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Kelefa

La prova del pozzo

Di

Editore: Edizioni dell'arco - Marna

3.2
(49)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8872032296 | Isbn-13: 9788872032299 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction , Religion & Spirituality , Travel

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Descrizione del libro
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  • 0

    Kelefa di Mbacke Gadji

    Nell'ultimo decennio il nostro Paese è stato messo alla prova da un fenomeno che non aveva mai conosciuto, quello dell'emigrazione. Un fenomeno, mondiale, globale che ha provocato (anche nel nostro Paese) fenomeni di razzismo e la nascita di movimenti politici che hanno nel loro programma politic ...continua

    Nell'ultimo decennio il nostro Paese è stato messo alla prova da un fenomeno che non aveva mai conosciuto, quello dell'emigrazione. Un fenomeno, mondiale, globale che ha provocato (anche nel nostro Paese) fenomeni di razzismo e la nascita di movimenti politici che hanno nel loro programma politico espressioni chiaramente e dichiaratamente xenofobe. Un fenomeno non esclusivamente populista ma che può generare fenomeni violenti e addirittura terroristici, a riprova di ciò basti pensare all'atto compiuto da Anders Behring Breivik. Un fenomeno questo, che si mostrerà ancora più radicale negli anni a venire, in contemporanea con il fenomeno della crisi economica globale che creerà sentimenti di paura nella popolazione e, conseguentemente, la facilità di trovare il capro espiatorio (l'immigrato, lo zingaro, l'escluso sociale...).

    Per lottare contro questo stato di follia collettiva uno strumento può essere la cultura, la letteratura e, nel caso specifico, il bel romanzo di Mbacke Gadji, "Kelefa. La prova nel pozzo". Leggendo questo romanzo infatti, al di là della storia che viene raccontata, si entra in un mondo diverso, il mondo dello "straniero", dell'"immigrato, dal suo punto di vista. Per una volta, dunque, non leggeremo la difesa dell'immigrato da parte dell'illuminato borghese europeo o occidentale ma, più semplicemente e forse più naturalmente, una storia raccontata da un immigrato che attraverso la fabula del racconto ci mostra quel mondo. Un mondo tanto diverso dal nostro, con le sue superstizioni, le sue magie, i suoi riti e i suoi simboli, ma anche con un senso di fratellanza, di solidarietà e di senso comunitario che può forse aiutaci a capirlo e a comprenderlo in maniera migliore.

    Il romanzo, scritto con uno stile semplice e asciutto grazie al ricorso continuo e costante al discorso diretto in prima persona (ma mai banale), inizia con una citazione chiaramente autobiografica: il ritorno di Mussa dall'Italia nel suo paese di origine, il Senegal. Qui va a trovare Bakri Ndiaye, il padre di un suo amico immigrato che è stato arrestato in Italia, per spiegargli come mai il figlio non si faceva sentire da anni. A questo punto il padre ha la prima "crisi", il primo momento di conflitto del romanzo, una crisi spirituale e simbolica. Secondo Bakri, infatti, questa "vergogna", per lui e per la sua famiglia, deriva dal non aver seguito l'insegnamento degli antenati, l'aver rinunciato alla corona nel suo villaggio d'origine.

    "Non so perché, ma dal momento che mio fratello mi ha dato queste informazioni sul nome di Kelefa, vedo il signor Ndaye con un occhio diverso. Penso che se il mondo fosse rimasto come prima, questa persona sarebbe un notabile fra la sua gente. Il suo ruolo era di proteggere il territorio dei suoi antenati nella ricca Casamance, governare il suo popolo e amministrare la vita di tutti in queste terre. Nei giorni di festa e nei momenti che contano, quest'uomo poteva essere la persona più importante di tutta la popolazione presente, l'uomo dal quale dipendeva la vita di una tribù, la sua gioia, la sua ricchezza e i suoi malori. Kelefa uomo-medicina, oggi modesto e insignificante mercante di piante e radici, è un principe"

    Decide, così, di far ritorno alla sua terra di origine, insieme proprio a Mussa e alla figlia Banda, personaggio essenziale nel romanzo trasformandolo da "macchiettismo folkloristico" in un vero e proprio documento letterario. Banda, pur essendo sempre vissuta in Senegal, rappresenta infatti la controparte dialettica di Mussa. Come Mussa, pur essendo andato a vivere in Occidente, difende le tradizioni del Senegal e addirittura gli antichi ordini e la Monarchia, Banda vede tutto ciò con occhio distaccato e ironico, come del vecchiume nostalgico da cui liberarsi. Elemento essenziale questo personaggio, dicevamo, anche perché, contrariamente a ciò che ci si poteva aspettare, è lei e non Mussa a esaltare e difendere i valori occidentali imposti. In altre parole, chi ha vissuto e provato con mano i valori occidentali cerca di recuperare le antiche tradizioni, chi invece ne ha una visione distorta e immaginaria li esalta.

    Come dicevamo all'inzio questo romanzo rappresenta, al di là dei riti, dei simboli, e delle magie, un vero e proprio romanzo realistico. Al di là della storia, di cui non sveliamo ai lettori la fine, è proprio il contesto che è essenziale: il contrasto tra i valori tradizionali e moderni e quello tra la comunità senegalese e gli immigrati (di cui Mussa è l'emblema). Elemento particolarmente interessante, questo, poiché come dice Mussa stesso essi si sentono "stranieri due volte", per la loro comunità di origine e per quella attuale. Un senso, insomma, di totale estranietà sociale, la mancanza di una comunità di riferimento. È questo, a parere di chi scrive, il vero dramma dell'immigrato e che andrebbe risolto con una vera politica di integrazione (e non certo di esclusione che non fa altro che alimentare il problema sociale derivato dalla spoliazione delle risorse da parte dell'Occidente). Ma, evidentemente, questo non è né il tempo né il luogo per parlarne e concludiamo citando la bellissima introduzione che fa Elena Ferro, dell'autore più che del romanzo a dire il vero:

    "È importante sottolineare lo sforzo che l'autore compie nel raccontare la sua terra con le parole, la grammatica, la sintassi di un'altra lingua, che ha dovuto prima possedere per poi utilizzarla per raccontare, nello scegliere di comunicare direttamente la propria storia alla gente che lo ha accolto e di cui oggi è parte integrante, non come immigrato ma come cittadino. Credo sia un esempio di come ci si possa adattare senza perdere i propri punti di riferimento, di come si possa essere ancora intimamente legato a quella terra pur essendone distante e permeato da una cultura occidentale, quella italiana, con cui necessariamente si confronta e vive"

    ha scritto il 

  • 3

    Libro comprato per strada.
    In una Dakar che ha ben poco a che fare sia con la modernità europea che col passato africano, Mussa, emigrato in Italia, è incaricato di portare una busta e un messaggio. Tutte le contraddizioni che si possono trovare nella sua realtà esploderanno nel più imprevisto de ...continua

    Libro comprato per strada. In una Dakar che ha ben poco a che fare sia con la modernità europea che col passato africano, Mussa, emigrato in Italia, è incaricato di portare una busta e un messaggio. Tutte le contraddizioni che si possono trovare nella sua realtà esploderanno nel più imprevisto dei modi quando scoprirà che il destinatario del messaggio ha un grande progetto che non tiene in conto i secoli trascorsi...

    Il punto di forza del libro è la totale estraneità rispetto a qualunque esperienza dei lettori. I fatti che avvengono si pongono in un'area della realtà che non c'entra con quella europea. Se nella prima parte del libro il grande contrasto è quello fra chi parte per l'Italia e chi resta, con il motivo secondario di chi parte dalla campagna per la città e si trova in un mondo che somiglia al suo ma non è il suo, la seconda parte è quella dell'incredulità nei confronti di realtà antichissime e apparentemente prive di qualunque connessione con il mondo circostante che sopravvivono tranquillamente, senza bisogno di giustificazione. L'italiano è particolarissimo, con scelte lessicali a volte non omogenee per quanto riguarda il livello; le parti non dialogiche sono in un italiano che ha più punti di vicinanza con quello parlato che con quello scritto, mentre i discorsi diretti, di grande estensione, usano una sintassi più complessa e una scelta dei vocaboli più difficile. Nei discorsi diretti si trova gran parte del significato espresso nel libro; sono sempre dei dialoghi in cui voci contrapposte esprimono opinioni diverse e mutevoli. Forse nello sforzo di simulare il più possibile un dibattito veloce, non è quasi mai riportato il nome del parlante, che può portare a confusione (qualcosa di simile capita a volte anche in Salgari). Unico difetto reale del libro è la ricchezza di errori di stampa, con virgolette in più e in meno. Il libro è narrato completamente al presente e i fatti sono riportati al momento del loro verificarsi, un espediente narrativo ricco di fascino.

    Se questa recensione ti è piaciuta e ne vuoi leggere altre, visita il mio blog: http://stardustreview.webnode.it/

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel libro. Lo consiglio. Solo un paio di note negative: troppi errori di battitura (forse non c'è stato un editing...?) e tanti dialoghi a scena, cioè una battuta dopo l'altra non inframezzate. In pratica tu leggi e fatichi a capire chi sta parlando con chi. Ma, a parte questi puntini sulle "i ...continua

    Un bel libro. Lo consiglio. Solo un paio di note negative: troppi errori di battitura (forse non c'è stato un editing...?) e tanti dialoghi a scena, cioè una battuta dopo l'altra non inframezzate. In pratica tu leggi e fatichi a capire chi sta parlando con chi. Ma, a parte questi puntini sulle "i" è un buon libro e merita 3 stelline.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel racconto che considero più utile di un trattato di antropologia o di un saggio di etnologia. L'autore, in modo leggero, ci fa penetrare, attraverso le vicende di un padre colpito nell'orgoglio da eventi disonorevoli, nella cultura e nelle tradizioni di questa popolazione: un viaggio dalla ...continua

    Un bel racconto che considero più utile di un trattato di antropologia o di un saggio di etnologia. L'autore, in modo leggero, ci fa penetrare, attraverso le vicende di un padre colpito nell'orgoglio da eventi disonorevoli, nella cultura e nelle tradizioni di questa popolazione: un viaggio dalla decrepita periferia di Dakar, al cuore della savana, alla ricerca di quella cultura che anni di sopraffazione del cristianesimo e dell'islamismo hanno annientato e confinato ai margini della società, una cultura che difficilmente sopravviverà all'avanzata del progresso. Ma il messaggio di questo bel racconto è che non esiste progresso senza memoria storica, e da ogni cultura si può attingere per migliorare il futuro.

    ha scritto il 

  • 3

    Il giovane senegalese Massu, emigrato in Italia e di ritorno a Dakar per una vacanza, si ferma a recapitare una lettera da parte di un altro giovane immigrato, chiuso in carcere a Genova, al padre di quest'ultimo.
    Senza capire fino in fondo, si lascerà coinvolgere in un viaggio apparentement ...continua

    Il giovane senegalese Massu, emigrato in Italia e di ritorno a Dakar per una vacanza, si ferma a recapitare una lettera da parte di un altro giovane immigrato, chiuso in carcere a Genova, al padre di quest'ultimo.
    Senza capire fino in fondo, si lascerà coinvolgere in un viaggio apparentemente insensato nei villaggi del sud, per una inaspettata cerimonia di insediamento del vecchio sul trono ancestrale dei Kelefa, sospesa tra la follia anacronistica e la magia di alcuni inspiegabili eventi.
    Leggere questo libro è come dare uno sguardo alla mentalità degli africani del Senegal, e questo è il suo pregio principale. E' una sensazione che non scaturisce tanto dalla trama, in verità piuttosto confusa, almeno agli occhi di un occidentale. Si tratta piuttosto del modo in cui i le persone vivono i rapporti e reagiscono agli eventi, della concezione del mondo sottesa a tutta la storia e, non ultima, della lingua in cui l'autore, ben integrato ormai nella società italiana, ha scelto di scrivere: un italiano incerto, influenzato dalla lingua e dalla cultura d'origine e quindi intensamente rivelatore.
    Per il resto, la storia è affascinante, ma il finale è quasi incomprensibile e i personaggi sono poco più di allegorie delle diverse posizioni degli africani su un tema peraltro di ampio respiro: la storia della propria terra e le tradizioni animiste in rapporto alle grandi dominazioni musulmana e cristiana, la possibilità o meno che il passato assuma un ruolo nel riscatto dell'Africa.

    ha scritto il