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Kim

I grandi romanzi, 17

By Rudyard Kipling

(162)

| Hardcover

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Book Description

108 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    letto con la testa del bambino per rilassarmi.
    senza pensare a secondi livelli, metafore o altri piani di lettura.
    certamente con la sola chiusura il libro mi ha ridato la sua grandezza, quella del pensiero orientale e la scelta culturale del bianco ...(continue)

    letto con la testa del bambino per rilassarmi.
    senza pensare a secondi livelli, metafore o altri piani di lettura.
    certamente con la sola chiusura il libro mi ha ridato la sua grandezza, quella del pensiero orientale e la scelta culturale del bianco Kipling.
    scelta anche mia .

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    Gianni Bestagno said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Con le lacrime agli occhi.

    I libri sono come le persone: a seconda del momento della tua vita in cui li leggi (o le incontri) suscitano emozioni e pensieri diversi. "Kim" apparteneva ad uno dei 3 libri che io non ero mai riuscita a finire. L'avevo sempre trovato noiosissimo e ...(continue)

    I libri sono come le persone: a seconda del momento della tua vita in cui li leggi (o le incontri) suscitano emozioni e pensieri diversi. "Kim" apparteneva ad uno dei 3 libri che io non ero mai riuscita a finire. L'avevo sempre trovato noiosissimo e decisamente poco concludente. Recentemente me ne hanno riparlato in maniera entusiasta e avendo stima della persona che me lo dipingeva in toni così coinvolgenti che ci ho riprovato. Ecco, letto adesso è uno dei libri più belli che potessi leggere. Un Entwicklunsgroman in piena regola, un libro altamente poetico e ricco di riflessioni importanti sulla vita, sui suoi valori, sulla ricerca degli obiettivi, sull'insegnamento, sugli insegnanti e sui genitori, sulla morte e sul valore che quest'ultima conferisce alla vita. Il tutto immerso in una grandissima descrizione e dichiarazione d'amore per l'India, il suo popolo e la sua civiltà, firmata da un uomo che molto ha amato questo paese e a cui deve moltissimo. Un grande, grandissimo libro.

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    Clara Mazzi said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Kim, orfano anglo-indiano, è costretto ad andare in orfanotrofio. Incontra un Lama che è alla ricerca del "Fiume", decide di scappare dall'orfanotrofio e di accompagnare il Lama nell'interminabile ricerca. (Riccardo)

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    BiblioSanGerardojunior said on Feb 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo libro attendeva dal 1990(!) d’esser letto, ma un paio di righe aggiunte davanti al frontespizio me lo rendevano odioso – ancor piú che non mi respingesse l’autore: di per sé, e in quanto creatore de Il libro della giungla...
    —Cosí infin ...(continue)

    Questo libro attendeva dal 1990(!) d’esser letto, ma un paio di righe aggiunte davanti al frontespizio me lo rendevano odioso – ancor piú che non mi respingesse l’autore: di per sé, e in quanto creatore de Il libro della giungla...
    —Cosí infine, pur cedendo, immagino il merito debba andar sopra ogni cosa alla splendida barba (e tenuta) d’Errol Flynn, e un poco anche al giovane Dean Stockwell che interpretava il protagonista nel film hollywoodiano... Infatti, pur non alimentando –finora– desideri di lettura, quel film mi piacque non poco – ed è a esso che ho ripensato decidendomi a rimediare alla mancanza, se d'essa si tratta.
    —E dunque sia detto –a onor del vero soltanto– che meriti n’ha di suoi propri questo romanzo!
    —Si tratta qui di far un viaggio, a fianco di Kim (e del lama suo maestro), per l’India delle mille lingue, dei mille popoli, dei mille incantati paesaggi... un’India, se si vuole, pittoresca: espurgata delle sue tragedie (le caste, per esempio...) – e resa fascinosa (ancor piú di quanto non sia comunque ogni civiltà d’antica origine) nella sua immobilità, e, appunto, nella sua multiformità luminosa: sicché poi la fine del romanzo (e d’un viaggio) non può ch’essere –e infatti è– un nuovo inizio...
    —E si perdoni il mio concluder nell’ovvietà da filosofia d’accatto!

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    Morvan [Sunt lacrimae rerum] said on Oct 5, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E’ la delicata storia di Kim, figlio di un soldato britannico in India, che nasce e cresce nel suo nuovo paese adottivo, integrandosi perfettamente nei suoi usi e costumi, ma avendo sempre la consapevolezza del suo retaggio europeo, lasciatagli dal p ...(continue)

    E’ la delicata storia di Kim, figlio di un soldato britannico in India, che nasce e cresce nel suo nuovo paese adottivo, integrandosi perfettamente nei suoi usi e costumi, ma avendo sempre la consapevolezza del suo retaggio europeo, lasciatagli dal padre che ora non c’è più. Un giorno il giovane Kim incontra un monaco tibetano, di cui diventerà allievo (chela) e da cui imparerà un certo modo di vedere la vita, secondo i dettami della filosofia buddista, e lo aiuterà nella sua cerca, quella di un leggendario fiume sacro in grado di purificare tutti i peccati passati in modo da spezzare una volta per tutte l’eterno ciclo della Ruota (Samsara), il ciclo di rinascite successive che dovrebbe condurre l’anima, a patto che se ne renda meritevole lungo il cammino, ad elevarsi fino a raggiungere il Nirvana e dunque fino a liberarsi dal giogo della Ruota.
    Nel frattempo Kim dovrà fare anche i conti col suo passato e lungo la sua strada troverà soldati inglesi che, riconoscendolo come uno di loro, lo manderanno a studiare in una scuola rinomata fondata da missionari, dopo la quale entrerà al servizio dello spionaggio di Sua Maestà britannica in quello che diventerà famoso, anche nelle pagine di Hopkirk, come il Grande Gioco, ossia la contesa fra Gran Bretagna e Russia per estendere l’influenza in Asia centrale e vanificare gli analoghi tentativi dell’avversario.
    Bello spaccato dell’India a cavallo fra Otto e Novecento, il libro è in grado di far respirare un po’ di quelle atmosfere.
    Peccato che la versione nella quale l’ho letto io, edizione kindle, non questa della Newton Compton (tra l’altro il primo e-book che ho letto), è zeppa di strafalcioni ortografici anche grossolani che mi danno la certezza che o non ci sia stata una correzione di bozze o che la correzione sia avvenuta in modo a dir poco superficiale. Veramente un’edizione sciatta. Peccato.

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    Argyll said on Oct 2, 2013 | Add your feedback

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