King Lear ­/ Re Lear

Di

Editore: Einaudi

4.2
(2246)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 451 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Catalano , Olandese , Portoghese , Galego , Francese

Isbn-10: 8806168282 | Isbn-13: 9788806168285 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Emilio Tadini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere

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Descrizione del libro
Uno dei capolavori assoluti di Shakespeare, una tragedia che mette in gioco affetti semplici e profondi: Lear, prima che sovrano destituito, è un padre tradito da due delle sue figlie. Appartiene alla maturità del poeta, essendo stato probabilmente composto tra il 1605 e il 1609, fra "Othello" e "Macbeth" dunque. La tragedia rielabora un antico motivo del folklore britannico, quello del vecchio re cacciato dalle due ingrate e cupide figlie e invano soccorso dalla terza, la dolce e sventurata Cordelia. Opera sublime e terribile per eccellenza ha suscitato in alcuni critici una sorta di timore reverenziale, tanto che Henry James riteneva che non fosse "un dramma da recitare, ma un grande e terribile poema, il più sublime, forse, ma non un dramma".
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    I nuclei della tragedia sono tre: l'amore del padre; l'abbandono del padre nell'uragano; la vittoria di Pirro di Edgar.

    1 Ciò che dà il via, in parte, agli orrori della storia è l'idea di Lear di divi ...continua

    I nuclei della tragedia sono tre: l'amore del padre; l'abbandono del padre nell'uragano; la vittoria di Pirro di Edgar.

    1 Ciò che dà il via, in parte, agli orrori della storia è l'idea di Lear di dividere il regno in tre, assegnandone una parte a ognuna delle figlie. Però, Lear, come ogni uomo, ha bisogno di sapere che è amato tanto quanto ama. Cioè, in realtà, di essere amato prescindendo da quanto ama, ma va bene. Quindi, subordina l'assegnazione della parte del regno, a una dichiarazione d'affetto delle figlie. Ora, quello che colpisce della prima, lunghissima, scena è che Lear sa benissimo che le dichiarazioni d'affetto esclusivo fatte da Goneril e Regan sono, alla meglio, un proforma: entrambe sposate, entrambe già piuttosto freddine. Lo sa e gli va bene. Quando, però, Cordelia nonostante lui sappia quanto lo ami non riesce, per umiltà e onestà, a professare un simile amore, sbrocca totalmente, fino a cacciarla e diseredarla. Specialmente, quando Cordelia sottolinea come amare un altro uomo, il marito, la porterà, per necessità, ad amare con meno esclusività il padre. Com'è normale. Dallo sbrocco di Lear emergono due cose, fondamentalmente: a) lui (noi) ha bisogno che gli sia detto quanto è amato: l'amore va professato, provarlo senza dirlo è inutile. Collegato a questo concetto vi è anche il fatto che l'amore è materiale, fisico: ecco che dividere il regno diventa prova d'amore del padre per le figlie. O, nel caso di Edgar e Edmund, Edmund cerca di prendere il trono del padre per compensare il suo amore in difetto, essendone figlio bastardo ("Ordunque, o legittimo Edgar, io dovrò avere le tue terre. L'amore di nostro padre spetta a Edmund bastardo nella stessa misura che al suo proprio figliuolo legittimo") ; b) l'amore di Lear per Cordelia è un tantinello incestuoso. E' un amore che pretende di non essere padre, bensì di essere l'unico uomo per Cordelia. Rinnegarla non è più soltanto, si fa per dire, un padre che scaccia la figlia, ma un uomo che scaccia l'amata.

    2 Il terzo atto vede Lear, abbandonato dalle due figlie, che si sono spartite il regno, vagare in una foresta insieme a un Giullare (e un suo Conte, scacciato e tornato mascherato). Ora, probabilmente la decisione di abbandonare il padre, scaricandolo così, da parte delle due donne è riconducibile all'idea di sbarazzarsene per timore che avesse cambiato nuovamente idea riguardo a Cordelia, o di cadere in disgrazia loro. Ma, onestamente, non credo che sia una risposta sufficiente. Fondamentalmente perché la divisione è avvenuta e il Re ha perduto i suoi poteri. Il suo abbandono in mezzo all'uragano è un abbandono totalmente gratuito. E' lasciar morire il proprio padre semplicemente perché vecchio e inutile. Un peso. E' un'azione atroce e disgustosa. Ma è anche il nadir dell'esperienza umana. A Lear non resta altro che rifuggiarsi nella follia, lasciarsi impazzire, per poter sopportare una simile oscenità (a questo si riferisce Kent alla fine quando dice che Lear ha "usurpato la propria vita"). Ma Lear non è senza colpa, sia chiaro. La follia è sia fuga che castigo per contrappasso: così come, infatti, non ha saputo discernere la realtà che lo circondava, chi lo amava realmente (Cordelia, Kent) da chi no (le figlie), ora egli è destinato a vivere in un mondo privo di forma. L'uragano è, fondamentalmente, un punto di non ritorno, la rottura di Lear e del suo mondo, delle sue certezze, da cui è impossibile, per lui, tornare. E questo già sarebbe abbastanza tragico. Ma Shakhspeare aggiunge un secondo livello: Edgar.

    3 Edgar, da una parte, assiste alla discesa di Lear, dall'altra vive un proprio percorso simile. Edgar, figlio legittimo del Conte di Gloucester, viene manipolato, così come il padre, dal fratellastro, Edmund, affinché perda il diritto di sucessione e Edmund possa salire al potere. Edgar, inizialmente, è, detto come va detto, un ingenuotto. Un sempliciotto che si lascia abbindolare con facilità. D'altronde, ha preso dal padre (anche lui vittima del castigo di contrappasso, incapace di distinguere il figlio buono da quello cattivo, perde entrambi gli occhi). Solo che, man mano che la tragedia prosegue, Edgar si rende conto della propria ingenuità. E per farlo discende nello stesso nadir di Lear, fingendosi pazzo, probabilmente diventandolo pure in alcuni punti. Tutto questo per ricongiungersi con il padre, e poi vendicarsi nei confronti di Edmund. Edmund che, tra l'altro, non pago della propria macchinazione famigliare, ha conquistato l'amore di entrambe le sorelle figlie di Lear, entrambe sposate. Al termine della tragedia, Edgar, però, sarà il più disilluso di tutit. Il più nichilista e disperato. Eppure è diventato re. Ma, il fatto è che nulla ha più un senso o valore. Nè l'amore, nè la giustizia. Ogni azione infatti nel Re Lear appare totalmente inutile. Edgar salva il padre per poi vederlo morire fra le propria braccia. Edmund nell'ultimo sprazzo di umanità, l'unico, salva Lear e Cordelia, ma è troppo tardi, Cordelia è morta e così Lear di crepacuore. Edgar al termine della tragedia è arrivato a vedere come tutto, tutto, accada senza un disegno o un motivo. Qualsiasi cosa si faccia, si fa senza motivo. Quella di Edgar è una vittoria di Pirro perché con il suo viaggio, Edgar ha perduto ogni possibilità di credere che l'amore sia qualcosa più che un regno, o che il pentimento possa salvare gli innocenti. Si è perduta, cioè, l'illusione che dietro una costruzione dei rapporti naturali (padre-figlia, fra sorelle) e non (matrimonio) vi possa essere un qualche valore implicito, quando non è così. Anzi. Si è ancora più crudeli con l'altro, tanto quanto ci è vicino (di nuovo: Lear abbandonato). Ma si è perduta anche l'idea che vi sia una direzione esterna alle nostre azioni, una sorta di giustizia divina. Niente di tutto questo rimane per Edgar. Edgar, fondamentalmente, si rende conto che non è mai uscito da quell'uragano.

    ha scritto il 

  • 4

    Non c'è speranza in un mondo folle

    La più nera e disperata tragedia di Shakespeare: la tragedia del vecchio re sconfitto dalla anzianità e tradito dalle figlie; la tragedia di chi non sa esprimere amore e ne rimane immobilizzata; la tr ...continua

    La più nera e disperata tragedia di Shakespeare: la tragedia del vecchio re sconfitto dalla anzianità e tradito dalle figlie; la tragedia di chi non sa esprimere amore e ne rimane immobilizzata; la tragedia del figlio bastardo che ambisce all'eredità paterna e finisce per distruggerla; la tragedia dell'avidità a cui le figlie sacrificano famiglia, marito, sorella; la tragedia dei mariti condannati sia che seguano la moglie, sia che si oppongano; la tragedia di chi vede troppo tardi nel cuore dei figli e finisce per perdere la vista…..
    E su tutto, questa contagiosa pazzia, questo ultimo rifugio a cui tutti ricorrono quando tutto il reale crolla su se stesso e non è più possibile trovare un senso - al punto che da queste strazianti pagine l'unico suono divertito che emerge sono le beffarde e insensate (ma davvero?) parole del buffone di corte….che non a caso sparisce senza spiegazioni già al terzo atto, lasciandoci totalmente soli nell'orrenda e mortale conclusione.

    ha scritto il 

  • 0

    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che imm ...continua

    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che immaginavo, soprattutto per la forma. Essendo un'opera teatrale, quindi limitata ai soli dialoghi, lascia molto spazio all'immaginazione e soprattutto trova la sua piena realizzazione nella rappresentazione, senza la quale sembra di vedere un'ombra che cammina. Il vero modo di fruire l'opera è di vederla rappresentata e in questo sta la sua forza, perché ogni rappresentazione la rinnova e la rafforza, sicché essa non invecchia né muore mai.
    Entrando nel merito della storia, un dramma immane che lascia ben pochi sopravvissuti, colgo la forza di sentimenti assoluti e forti, sia negativi come l'orgoglio, la rivalsa, l'invidia, la pazzia, ma anche positivi come la fedeltà, la devozione, la nobiltà. Le contrapposizioni sono forse la caratteristica maggiore del Re Lear: padri e figli, folli e saggi, devoti e traditori, vincitori e perdenti. Il tutto si alterna in un balletto sul filo dell'equilibrio, che inevitabilmente finisce per cadere nella tragedia finale.

    ha scritto il 

  • 5

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en ...continua

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en la que la vida y la muerte juegan un difícil equilibrio. Dentro de esa locura, nunca entenderé el final, pero esta obra está tan llena de grandes escenas y la fuerza de la trama es tanta que merece cualquier disculpa.

    ha scritto il 

  • 4

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non ...continua

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non sia quello che mi batte dentro." (Atto III,4)
    "È la piaga dei nostri tempi, quando i pazzi guidano i ciechi" (Atto IV,1)

    ha scritto il 

  • 0

    Se Scuotilancee l’ha chiamato all’incirca Re Pugiardo significa che la verità non può dirla nessuna e che ciascuno non può raccontare che la sua.

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, ...continua

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, la perizia linguistica di Aldo Busi, se non a quella di Shakespeare nel Re Lear. Io il Re Lear non lo avevo letto, perciò per farmene una idea ho cercato cosa c’è online e ho incontrato lui, Goffredo Raponi. Di Shakespeare, e di Aldo Busi, si dovrebbe dire così tanto che si finisce per non dirne niente e lasciar dire agli altri, i quali altri però poi dicono sempre le stesse cose già dette ma pazienza, e una cosa la voglio dire su Goffredo Raponi: per quel che ne ho capito cercandone il nome in Rete Raponi non è un traduttore-per-mestiere; ha lavorato come giornalista per alcuni organi statali, quindi più un uomo da rassegne stampe, e una volta in pensione si è messo a tradurre tutto Shakespeare, mettendoci venticinque anni, a gratis, tra le alzatine di spalle e le snaricciate degli Addetti-ai-lavori. Le traduzioni di Raponi, dunque, non sono ‘professionali’, però le tengono in considerazione pure in Polonia, e al San Ferdinando di Napoli, almeno nel 2008, le hanno pure mandate in scena. Shakespeare è bellissimo, King Lear (o “Sventato colui che è grato”) è un’ordalia di caratteri inconfondibili e a Goffredo Riponi va tutta la mia gratitudine, sebbene io non sappia cosa possa farsene, ora, siccome è morto da qualche anno. L’amica dell’amministratore della pagina, ho saputo poi, regge e rilegge Shakespeare in lingua originale, quindi è corretto dire che lei legge Shakespeare e io Shakespeare nella maniera di Goffredo Raponi.

    Qui la traduzione:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/shakespeare/re_lear/pdf/re_lea_p.pdf

    CORNOVAGLIA - Costui dev’essere di quei compari
    che avendo avuto da qualcuno lodi
    per la loro brutale sfrontatezza,
    affettano una bolsa villania
    assumendo forzati atteggiamenti
    del tutto estranei alla lor natura.
    Non sa adulare, lui! Anima schietta,
    non dice che l’onesta verità!
    Se il prossimo la beve, tanto meglio;
    se no, lui schietto è stato e schietto resta.
    Conosco questa risma di furfanti
    che dietro l’ostentata lor schiettezza
    celano più scaltrezza e oscuri fini
    di venti smidollati cortigiani
    usi a curvar la schiena tutto il giorno
    ed a profondersi in salamelecchi
    nel modo più impeccabile e garbato.

    ha scritto il 

  • 5

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazz ...continua

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazzo chè allora il mio pensiero andrebbe sciolto da ogni angoscia: le mie angosce, in quel falso immaginare, perderebbero coscienza di sé”.

    ha scritto il 

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