Kitchen

Di

Editore: Club degli Editori

3.8
(13191)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Giapponese , Portoghese , Tedesco , Finlandese , Olandese , Galego , Ungherese , Coreano , Danese

Isbn-10: A000217017 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Amitrano ; Postfazione: Giorgio Amitrano

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 3

    Kitchen è un libro molto particolare, contiene due storie di cui solo una ha come argomento la cucina. La narrativa, si comprende bene, è prettamente giapponese, ma segue più la tecnica dei manga che ...continua

    Kitchen è un libro molto particolare, contiene due storie di cui solo una ha come argomento la cucina. La narrativa, si comprende bene, è prettamente giapponese, ma segue più la tecnica dei manga che non quella dei romanzi classici giapponesi. Il filo conduttore delle due storie è la morte e i cambiamenti a cui essa porta. Nei racconti sono dei ragazzi giovanissimi che fanno i conti con la repentina assunzione di responsabilità e delusioni che la porte di persone care porta con se. L'argomento però risulta molto leggero e di facile lettura, come detto la narrativa ricorda i manga e i sentimenti delle persone sono descritti dai paesaggi che vedono, in sostituzione dei disegni tipici dei manga. Lo stile di Banana Yoshimoto, come descrive anche Amitrano, aiuta a familiarizzare con la moderna società giovanile giapponese, la scrittrice ricerca una nuova via di scrittura che si avvicina di più alle esigenze letterarie delle nuove generazioni. È un libro che va letto, non solo da chi vuole conoscere meglio la società giapponese, ma sopratutto da chi vuole conoscere il loro modo di affrontare il lutto e verificare se i propri meccanismi di difesa sono altrettanto bizzarri.

    ha scritto il 

  • 5

    Una rivelazione

    Non conoscevo Banana Yoshimoto, Kitchen mi è stato consigliato da un'amica e l'ho letto perché il titolo mi incuriosiva molto, così come le prime righe del libro: "Non c'è posto al mondo che io ami pi ...continua

    Non conoscevo Banana Yoshimoto, Kitchen mi è stato consigliato da un'amica e l'ho letto perché il titolo mi incuriosiva molto, così come le prime righe del libro: "Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene".
    Non mi aspettavo di certo un libro così profondo e sì, diciamolo, così "triste" (soprattutto l'ultimo racconto). La scrittrice riesce tuttavia a parlare di situazioni difficili come la perdita di persone care in un modo incredibilmente magico e poetico, il che non permette alla tristezza di avere la meglio, anzi! Il suo stile è stato per me una vera rivelazione. Mi ha permesso di capire ed "affezionarmi" ai personaggi dopo le prime pagine, e di essere catapultata in un'atmosfera magica, difficile da descrivere...
    Non volevo assolutamente finire questo libro, ho fatto di tutto per leggerne solo qualche pagina al giorno, e poterne assaporare a pieno lo stile e la poesia. Leggerò sicuramente altri libri di Banana, e lo consiglio vivamente a tutti.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo vivere guardando il fiume che scorre.

    Non mi aspettavo un libro così triste. Il titolo, Kitchen, mi ispirava qualcosa di allegro, sapori, colori...e invece è un libro che parla di morte, della solitudine che ne scaturisce e della fatica e ...continua

    Non mi aspettavo un libro così triste. Il titolo, Kitchen, mi ispirava qualcosa di allegro, sapori, colori...e invece è un libro che parla di morte, della solitudine che ne scaturisce e della fatica e del dolore che servono per ritrovare la forza ed andare avanti. Il libro è composto da due storie, la prima più lunga e articolata, la seconda più breve ma, almeno per me, più toccante. Il dolore per la perdita di una persona cara lascia un vuoto incolmabile, toglie il fiato, la vita sembra non avere più senso...poi però quasi senza accorgersene si ricomincia ad andare avanti, il vuoto resterà sempre lì ma il flusso del tempo non si può fermare.

    ha scritto il 

  • 3

    Ero curiosa da tanto di leggere un libro di Banana Yoshimoto e sono partita dal suo esordio costituito da due racconti brevi. Il primo, Kitchen, mi è piaciuto abbastanza, i personaggi sono particolari ...continua

    Ero curiosa da tanto di leggere un libro di Banana Yoshimoto e sono partita dal suo esordio costituito da due racconti brevi. Il primo, Kitchen, mi è piaciuto abbastanza, i personaggi sono particolari, ben descritti, anche l'ambientazione è ben riuscita, mentre leggevo mi sentivo come se fossi stata li, sul divano enorme circondato da piante. La seconda storia mi ha coinvolto meno, è più corta e quindi meno approfondita. Ciò che le accomuna è il senso di solitudine, l'aria malinconica e cupa che pervade le giornate dei protagonisti a cui è venuta a mancare una persona cara. è un libro davvero triste e deprimente, da non leggere in un periodo no perchè di certo non aiuta... Credo comunque che darò un'altra occasione a questa autrice...

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto

    Il primo libro che leggo della Yoshimoto, Kitchen, racconto breve, tema delicato, per qualcuno risulta incompleto, per me non è stato così, credo che un finale c'è, positivo o negativo, ognuno interpr ...continua

    Il primo libro che leggo della Yoshimoto, Kitchen, racconto breve, tema delicato, per qualcuno risulta incompleto, per me non è stato così, credo che un finale c'è, positivo o negativo, ognuno interpreta a modo suo. 4 stelle :)

    ha scritto il 

  • 3

    Troppo vago

    Esageratamente dispersivo, paesaggi eterei e persone che sembrano/sono presenze. Non mi ha particolarmente preso, ma è scorrevole e inquadrando le storie con un'ottica diversa cambia tutto. Kitchen 4, ...continua

    Esageratamente dispersivo, paesaggi eterei e persone che sembrano/sono presenze. Non mi ha particolarmente preso, ma è scorrevole e inquadrando le storie con un'ottica diversa cambia tutto. Kitchen 4, Moonlight Shadow 2.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli scrittori giapponesi hanno quel qualcosa. Hanno la capacità unica di trasformare una scena estremamente ordinaria di una persona normale in qualcosa di magico. C'è qualcosa di profondamente melanc ...continua

    Gli scrittori giapponesi hanno quel qualcosa. Hanno la capacità unica di trasformare una scena estremamente ordinaria di una persona normale in qualcosa di magico. C'è qualcosa di profondamente melanconico ma molto significativo in queste bellissime vignette che creano. A mio parere, sono in pochi a riuscire a creare un immaginario altrettanto surrealistico come gli scrittori giapponesi.
    "Kitchen" di Banana Yoshimoto non è un'eccezione. Il libro, che tratta come affrontare la perdita di una persona cara, ha come protagonista due giovani donne e i loro sentimenti sulla vita e la morte.
    Adoro il suo uso della cucina come metafora della vita e delle interazioni giornaliere nella vita. Se ci si ferma a pensare, molte cose succedono in una cucina durante la giornata. Ma la cucina-metafora non è l'unico punto focale della storia (che noia altrimenti!). La Yoshimoto alterna le scene nella cucina (casa, appartamento, ristorante, mangiare insieme) con un linguaggio diretto che è bellissimo e pieno di messaggi subliminali. Forse potrebbero non piacere ai lettori che amano particolarmente l'eloquenza! Questa tecnica narrativa semplice è, però, coerente con l'intenzione originale, cioé raccontare la storia di persone normali che fanno cose normali mentre arrivano ad elaborare dei bellissimi e profondi pensieri sulla vita. In particolare la domanda del racconto è: Cosa significa l'amore per una persona quando quest'ultimo non è più presente nella sua vita?
    È difficilissimo rispondere a questa domanda, sia per noi lettori che per i personaggi del libro. In "Kitchen", Mikage perde sua nonna e viene poi invitata a stare con Eriko (un trans) e suo figlio, Yuichi. Per un po', la "famiglia" va avanti nelle sue interazioni giornaliere come se fosse tutto assolutamente normale, finché non colpisce una tragedia (che non dirò qui), e Mikage subisce di nuovo una perdita. E noi come lettori diventiamo partecipanti attivi del dolore e della confusione dei personaggi.
    Il libro ci fa capire come le tragedie personali cambiano ancora e ancora il nostro modo di vedere la vita e la morte, la catarsi che speriamo di ottenere e i meccanismi a cui spesso ci affidiamo per non far annegare la vita di tutti i giorni nel nostro lutto personale. Potrebbe essere etichettato come romanzo "sentimentale", ma si perderebbe il punto del discorso.

    ha scritto il 

  • 3

    davvero inaspettato. ho visto da sempre questo libro nei negozi, ne sono sempre stata incuriosita ma non lo avevo mai letto. avevo pero' un'aspettativa troppo alta.
    nonostante i personaggi siano non c ...continua

    davvero inaspettato. ho visto da sempre questo libro nei negozi, ne sono sempre stata incuriosita ma non lo avevo mai letto. avevo pero' un'aspettativa troppo alta.
    nonostante i personaggi siano non consueti, anzi, davvero particolari, la trama non mi ha particolarmente colpita, anzi mi ha attraversata senza molta lasciare traccia...

    ha scritto il 

  • 5

    quella notte in cui correre in taxi

    c'è la città invernale fuori dalle finestre, ci sono i cieli lucidi, la morte, uomini che sono donne e viceversa perché c'è solo la loro essenza d'amore, in questo libro.
    L'immaginario nipponico etere ...continua

    c'è la città invernale fuori dalle finestre, ci sono i cieli lucidi, la morte, uomini che sono donne e viceversa perché c'è solo la loro essenza d'amore, in questo libro.
    L'immaginario nipponico etereo e delicato di un amore che si fa concreto, soprattutto per la capacità di attraversare le distanze, di notte, col taxi, per portare un sapore, una pietanza ancora calda, a chi si ama.

    ha scritto il 

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