Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Kitchen

By

Publisher: Grove Pr

3.8
(12980)

Language:English | Number of Pages: 152 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Chi simplified , Chi traditional , Japanese , Portuguese , German , Italian , Finnish , Dutch , Galego , Hungarian , Korean , Danish

Isbn-10: 0802115160 | Isbn-13: 9780802115164 | Publish date: 

Translator: Megan Backus

Also available as: Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

Do you like Kitchen ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 5

    Romanzo di esordio di Banana Yoshimoto, definito da lei stessa il suo primo immaturo lavoro, l’inizio di un ostinato cammino per far sentire la propria voce. Come in molti altri libri che seguiranno, ...continue

    Romanzo di esordio di Banana Yoshimoto, definito da lei stessa il suo primo immaturo lavoro, l’inizio di un ostinato cammino per far sentire la propria voce. Come in molti altri libri che seguiranno, la trama di Kitchen è inconsistente, quasi banale… Ma è il modo di raccontare la quotidianità, nei gesti semplici, nei pensieri ricorrenti, che rende questi romanzi unici, e, a mio parere, toccanti… Il linguaggio utilizzato dalla Yoshimoto è stato paragonato allo stile dei fumetti Manga, in particolare al Shoio Manga, il Manga per ragazze. A me, invece, il continuo richiamo agli elementi naturali e al paesaggio, che pervadono il racconto di poesia, mi fa pensare piuttosto allo stile degli Haiku, quelle brevissime liriche giapponesi che in soli tre versi, cercano di catturare un’immagine o un sentimento. Nelle tre parti che compongono il romanzo si snoda il percorso interiore dei personaggi per superare il dolore per la perdita delle persone care, per accettare l’idea della morte e nel contempo della vita che continua a scorrere… Essi appaiono lacerati tra il desiderio di rimanere attaccati ai ricordi, di perpetuare volutamente il dolore, quasi come una forma di fedeltà verso coloro che non ci sono più, e alla spinta naturale ad andare avanti, a cercare nuove strade, nuovi modi per attaccarsi alla vita. Nei sogni di Mikage, rimasta sola al mondo, la cucina diventa il luogo ideale, il luogo della vita, dove un frigo pieno di provviste, il rumore di pentole e piatti , le voci di gente indaffarata, il profumo del cibo preparato per essere condiviso, rappresentano il fulcro e il simbolo del calore familiare.
    “Le cucine dei sogni. Ne avrò infinite. Nell’anima, nella realtà, nei viaggi. Da sola, con tanti altri, in due, in tutti i posti dove vivrò. Sì, ne avrò infinite”.

    said on 

  • 4

    Banana Yoshimoto descrive minuziosamente, con uno stile moderno e vivace, degli stati d'animo che si pensa di essere gli unici a provare, quando si provano.
    L'autrice è riuscita non soltanto a farmi c ...continue

    Banana Yoshimoto descrive minuziosamente, con uno stile moderno e vivace, degli stati d'animo che si pensa di essere gli unici a provare, quando si provano.
    L'autrice è riuscita non soltanto a farmi comprendere bene cosa provano i protagonisti del suo libro ma a farmi sentire come Mikage e Satsuki; mi ha fatto assaporare gli stati d'animo che ha descritto...

    Recensione completa: http://www.mr-loto.it/recensioni/kitchen.html

    said on 

  • 5

    Bellissimo, stupendo.
    Questo libro (che raccoglie due racconti, il primo più lungo, il secondo abbastanza breve) mi ha regalato mille sensazioni e mille emozioni.
    Il tema centrale è quello della morte ...continue

    Bellissimo, stupendo.
    Questo libro (che raccoglie due racconti, il primo più lungo, il secondo abbastanza breve) mi ha regalato mille sensazioni e mille emozioni.
    Il tema centrale è quello della morte, vissuto dalla parte dei sopravvissuti. Ma, facendo attenzione, molte altre tematiche vengono affrontate con maestria dalla Yoshimoto: la famiglia (da quella tradizionale a quella più anticonformalista), l'omosessualità, l'amicizia, l'amore.
    Il tutto condito da quella leggiadria tipica dei romanzi giapponesi.
    Cinque stelle meritatissime.

    said on 

  • 5

    Moonlight Shadow... il top.

    Kitchen- Banana Yoshimoto
    Seconda lettura (ci ho preso gusto)
    Ok, lo ammetto… avevo detto che con Banana ci avrei dato un taglio, ma questo è un caso particolare.
    Prima di tutto perché è il suo primis ...continue

    Kitchen- Banana Yoshimoto
    Seconda lettura (ci ho preso gusto)
    Ok, lo ammetto… avevo detto che con Banana ci avrei dato un taglio, ma questo è un caso particolare.
    Prima di tutto perché è il suo primissimo romanzo che include due racconti; Kitchen e Moonlight Shadow.
    Poi perché in nove ore di viaggio non avevo nient’altro da leggere.
    Mi è piaciuto come la prima volta?
    Di più.
    Credo, non esagerando, che “Moonlight Shadow” sia il più bel racconto mai scritto dall’autrice. Una Banana superlativa, anche se parla di morte, tema a lei caro, comunque.
    Parla di un giovane morto in un incidente stradale, dell’indifferenza della gente rispetto alla sofferenza di chi resta, del limite sottile che ci separa dall’aldilà.
    In “Kitchen” la protagonista è sempre la morte, ma per mano differente.
    Lo consiglio soprattutto a chi non ha mai letto la Yoshimoto ricordando però di fermarsi in tempo. Troppe Banane potrebbero far male…

    said on 

  • 3

    Assurdo ma mai irreale

    “Non c'è posto al mondo che io ami di più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene.”
    Questo è l'incipit molto accattiva ...continue

    “Non c'è posto al mondo che io ami di più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene.”
    Questo è l'incipit molto accattivante che in poche frasi ci aiuta a inquadrare la protagonista Mikage. Rimasta sola al mondo viene accolta da Yūichi e da sua madre/padre Eriko.

    Kitchen è il reale incontro tra due animi affini attratti l'uno dall'altro che condividono della vita più di quello che in realtà credono. Una storia a tratti assurda ma mai irreale: Eriko uomo che diventa donna è un personaggio estremo ma possibile, come possibile è la solitudine che circonda Mikage e Yūichi.

    Banana Yoshimoto, con il suo misurato utilizzo delle parole e la sua eleganza nelle descrizioni, si avvicina al lettore lentamente suggerendogli in un bisbiglio la propria visione della vita che si condensa in due parole: conquistare e crescere. Felicità e dolore sono insiti nella vita di ognuno, non vi può sfuggire ma solo imparare ad affrontarli perché non si sa mai come andrà a finire.

    Se vuoi saperne di più su questo libro ti invito a visitare il mio blog:
    http://saleeparole.weebly.com/parole/kitchen-banana-yoshimoto

    said on 

  • 2

    Sicuramente l'ho letto in un'età sbagliata , ma il mio commento più benevolo potrebbe essere che fortunatamente è piuttosto breve.
    Due storie distinte di giovani in cui l'autrice usa la semplicità esp ...continue

    Sicuramente l'ho letto in un'età sbagliata , ma il mio commento più benevolo potrebbe essere che fortunatamente è piuttosto breve.
    Due storie distinte di giovani in cui l'autrice usa la semplicità espressiva come carta vincente , ma quando essa sconfina nella banalità allora si fa forte la sensazione di aver sprecato del tempo.

    said on 

  • 3

    Questa è la storia di una ragazza che per sventura si ritrova all'improvviso orfana e sola e che per non avvertire la solitudine decide di dormire sul pavimento della cucina, anche se questo al risveg ...continue

    Questa è la storia di una ragazza che per sventura si ritrova all'improvviso orfana e sola e che per non avvertire la solitudine decide di dormire sul pavimento della cucina, anche se questo al risveglio le causa molti dolori.
    Un bel giorno un amico di università la invita a trasferirsi a casa sua. Lì farà conoscenza con sua madre, o meglio suo padre, la cui storia di coraggio e di tenacia l'ha invoglierà a proseguire il cammino fino all'agognata felicità.
    «Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare.
    Le cucine dei sogni.
    Ne avrò infinite. Nell’anima, nella realtà, nei viaggi. Da sola, con tanti altri, in due, in tutti i posti dove vivrò. Sì, ne avrò infinite».
    Una breve storia che mette tristezza il cui unico difetto è, appunto, quella di essere troppo breve. Perché l'autrice non la prosegue fino al raggiungimento degli obbiettivi di Mikage? Cosa farà della sua vita la ragazza ora che incoraggiata da una storia altrettanto triste ma con finale lieto si appresta a cambiare e vivere appieno la sua vita?

    said on 

  • 4

    Dipingere con la penna

    “Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre”.
    “Continuavo a ripetere, come se pregassi:
    ‘Ce la farò, ce la farò ad uscirne. È solo questione di tempo.’ “
    Secondo incontro-scontro c ...continue

    “Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre”.
    “Continuavo a ripetere, come se pregassi:
    ‘Ce la farò, ce la farò ad uscirne. È solo questione di tempo.’ “
    Secondo incontro-scontro con Banana Yoshimoto, seconda volta che chiudendo il libro, l’autrice ti lascia alquanto perplesso. Forse più che perplessità, è lo stare sospesi tra la comprensione e la superficie delle cose. Però è una sensazione piacevole, un po’ come quando bevi giusto quel goccetto in più e riesci a percepirti contemporaneamente dentro e fuori il corpo.
    Lo stile di questo libro è veramente apprezzabile e con la sua semplicità ben si presta al narrare le vicende dei personaggi. In alcuni momenti assume un qualcosa di infantile, si carica di un’ingenuità che ben si addice anche all’età ancora acerba delle figure che popolano il libro ma, soprattutto, aderisce pienamente alle forme della situazione ancora irrisolta che portano dentro.
    Un po’ come in "Norwegian Wood" di Murakami, i personaggi sono apprezzabilissimi, molto vicini a noi, totalmente sprovvisti di particolari talenti ma ricchissimi in termini di umanità. Essi vivono le piccole vicende quotidiane che potrebbero accadere anche a noi, e uniscono questa quotidianità a pensieri che chiunque potrebbe formulare in quelle situazioni. Ecco perché sento di poter dire che lo stile giapponese è sublime in questo contesto: sono capaci di poetare con gli elementi che spesso noi occidentali lasciamo fuori, etichettiamo come non strettamente importanti. Inoltre è sempre da gustare l’abilità di questi scrittori nel dipingere letteralmente le figure, una pennellata alla volta, senza mai avere però la descrizione fisica completa. Sono gli impressionisti della carta e dell’inchiostro.
    La storia filo conduttore del libro è veramente semplice -forse addirittura banale se ci proponiamo di leggere con superficialità- e verte per lo più sulle perdite affettive vissute da personaggi di giovane età. Sarebbe quindi troppo affrettato concludere con quest’etichetta. A mio parere questo libro mostra come, in modi anche bizzarri e surreali in certi punti, l’essere umano per il quale il tempo si è fermato con la perdita, riesca a trovare dentro di sé una forma di coscienza antica che gli intima di procedere ancora.

    said on 

Sorting by
Sorting by