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Kitchen Chinese

Di

Editore: 66thand2nd

3.6
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 416 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8896538165 | Isbn-13: 9788896538166 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Caterina Barboni

Genere: Cooking, Food & Wine , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Isabelle, novella Bridget Jones in versione orientale, viene mollata dal fidanzato e licenziata in tronco. Decide di trasferirsi a Pechino dove vive la sorella, un avvocato di successo, e qui esplode la sua passione per la cucina, scorciatoia per una full immersion nella cultura della sua famiglia.
Immersa in un paese sconfinato e pieno di misteri, la protagonista vive il contrasto tra l'aspetto asiatico e l'identità americana. Si sente come una banana: gialla fuori e bianca dentro. Il viaggio alla scoperta delle specialità culinarie cinesi, tra ravioli speziati e anatra alla pechinese, le riserverà avventure tragicomiche ma anche incontri romantici…
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  • 3

    Cinese o americana?? Crisi d'identità!!

    Il romanzo ha come protagonista una donna di origini cinesi nata e cresciuta negli USA che decide di cercare lavoro a Pechino per rimettersi in gioco, ora che la Cina offre molto, e allo stesso tempo cercare le sue origini, o meglio le radici culturali dei suoi genitori.
    Mi è piaciuta molto ...continua

    Il romanzo ha come protagonista una donna di origini cinesi nata e cresciuta negli USA che decide di cercare lavoro a Pechino per rimettersi in gioco, ora che la Cina offre molto, e allo stesso tempo cercare le sue origini, o meglio le radici culturali dei suoi genitori.
    Mi è piaciuta molto, perché l'autrice sa mettere bene in luce la difficoltà di avere un aspetto orientale e quindi essersi sempre sentita un po' diversa quando viveva negli Stati Uniti, anche solo per le tradizioni culturali e alimentari della sua famiglia e poi di sentirsi nuovamente diversa ora che è in Cina, perché qui il suo aspetto è uguale a quello degli altri, ma le differenze culturali per essere nata e cresciuta in Occidente sono evidenti.
    E allora qual è la nostra casa? Quali sono le nostre vere origini? Sono i genitori che ci tramandano una certa cultura o è l'ambiente scolastico e professionale in cui ci formiamo? O è la somma di entrambi e per questo le persone che si rimettono in gioco in un paese straniero hanno spesso una marcia in più proprio per le difficoltà che devono affrontare?

    ha scritto il 

  • 3

    Gli occhi son diversi, di chi guarda e di chi è guardato

    Come ci si sente ad essere americana a tutti gli effetti e ad essere considerata straniera solo perché hai gli occhi diversi? E cosa si prova quando si ritorna alle origini e sei considerata una di loro ma una strana che non capisce la lingua e le usanze?
    L'autrice attraverso al descrizione ...continua

    Come ci si sente ad essere americana a tutti gli effetti e ad essere considerata straniera solo perché hai gli occhi diversi? E cosa si prova quando si ritorna alle origini e sei considerata una di loro ma una strana che non capisce la lingua e le usanze?
    L'autrice attraverso al descrizione della cucina e attraverso le strampalate dis(avventure) della protagonista tenta di dircelo, e ci trascina fra gli odori e i sapori della variegata cucina cinese. Molto piacevole

    7-/10

    p.s. non mi ha ingolosito però ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Se dovessi darle una definizione così di botto,direi una Weiner a Pechino più che una Kinsella. Il libro è leggero,ma nasconde molte riflessioni sui rapporti familiari, sulle radici della famiglia e delle proprie origini,che lo rende un qualcosa in più. E poi tanto cibo cinese per il quale è rius ...continua

    Se dovessi darle una definizione così di botto,direi una Weiner a Pechino più che una Kinsella. Il libro è leggero,ma nasconde molte riflessioni sui rapporti familiari, sulle radici della famiglia e delle proprie origini,che lo rende un qualcosa in più. E poi tanto cibo cinese per il quale è riuscita a suscitare la mia curiosità...nonostante mi faccia abbastanza orrore (o meglio, il mio stomaco si rifiuta di averci a che fare). Plauso all'edizione curatissima con tanto di segnalibro e ricettario annuale di accompagnamento. Sono davvero piacevoli questi libri 66thand2nd.

    ha scritto il 

  • 3

    [da Repubblica Sera]


    L’incipit. Una tavola, due sorelle che non si vedono da quasi due anni, una salsa scura e scaglie di cetriolo. «Il mio primo pasto a Pechino consiste in un’anatra arrosto, o kaoya come viene chiamata in cinese». E’ tagliata in oltre cento pezzi, la pelle ...continua

    [da Repubblica Sera]

    L’incipit. Una tavola, due sorelle che non si vedono da quasi due anni, una salsa scura e scaglie di cetriolo. «Il mio primo pasto a Pechino consiste in un’anatra arrosto, o kaoya come viene chiamata in cinese». E’ tagliata in oltre cento pezzi, la pelle croccante, la carne che si scioglie in bocca, le dita unte.
    La trama. Isabelle Lee è una cino-americana di New York che in un solo giorno perde fidanzato e lavoro: la rivista di moda presso cui lavora come correttrice di bozze e dove sogna di diventare redattrice, la licenzia per non aver verificato il pezzo di una free lance. E’ il turning point che la spedisce a Pechino, dove si stabilisce in casa di sua sorella Claire, ex liceale secchiona, ora avvocatessa sexy, una versione orientale di Nicole Kidman con cui confrontare le proprie frustrazioni. Con il suo cinese basic, Isabelle si guadagna precariamente da vivere in un giornale per stranieri, Bejing Now, dove le viene offerto di scatenare la sua passione per la cucina attraverso una rubrica di gastronomia. E in mezzo a rotoli al vapore e dolci al sesamo, cibo di strada e hot pot, vivrà la sua altalena sentimentale tra il serioso Charlie, misterioso esponente dell’ambasciata, e l’improbabile Jeff, pop star per tredicenni.
    Lo stile. Anche Ann Mah, l’autrice, è americana d’origine cinese, lavorava come assistente di redazione, s’è costruita una carriera da apprezzata critica gastronomica. Per la sua Isabelle semi autobiografica attinge a piene mani al canone del chick lit: dal dichiaratissimo modello Bridget Jones (compresi i grassi saturi intorno al girovita) alla Andy Sachs del Diavolo veste Prada, dalla Becky di Sophie Kinsella alla Carrie Bradshow di Sex and the City. Dialoghi fitti, descrizioni di grande leggerezza, tutto già pronto per lo schermo.
    Pregi e difetti. Il cibo etnico e il viaggio si confermano efficaci strumenti narrativi. Peccato per un paio di refusi ortografici che macchiano una confezione ben curata, a partire dal bel disegno in copertina di Julia Binfield.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    chick lit alla pechinese

    gradevole, ben scandito dalle diverse tradizioni regionali della cucina cinese, piacevoli le descrizioni di cibo e luoghi. meno efficaci i tentativi di introspezione, e pure qualche dialogo un po' tirato per i capelli.


    Sarebbero tre stelline e mezza, peccato per la riproposizione un po' ri ...continua

    gradevole, ben scandito dalle diverse tradizioni regionali della cucina cinese, piacevoli le descrizioni di cibo e luoghi. meno efficaci i tentativi di introspezione, e pure qualche dialogo un po' tirato per i capelli.

    Sarebbero tre stelline e mezza, peccato per la riproposizione un po' rituale dei più frusti 'topoi letterari' da chick-lit: la sorella secchiona, apparentemente figlia ideale ma in realtà più incasinata della protagonista, una situazione lavorativa che sembra senza sbocco ma che invece offre un'insperata occasione per tirar fuori il proprio talento, la protagonista combattuta tra un narcisista mascalzone ed immaturo e uno scapolo d'oro, bravo ragazzo, ricco e praticamente perfetto, palesemente innamorato.

    possibile che persino la millenaria saggezza cinese non sappia evitare di perdere tempo con l'insulso hugh grant quando al piano di sopra abita l'uomo ideale?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    lei è cinoamericana e ha mollato New York per andare a Pechino, dove incontra tante gente tra cui l'ambasciatore americano che abita nel suo condominio. Romanzo per sciampiste di bocca buona

    ha scritto il