Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Koba the Dread

Laughter and the Twenty Million

By

Publisher: Vintage

3.9
(129)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Portuguese , Italian , Spanish , German , French

Isbn-10: 0224063030 | Isbn-13: 9780224063036 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: History , Humor , Non-fiction

Do you like Koba the Dread ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Koba the Dread is the successor to Martin Amis's celebrated memoir, Experience. It is largely political while remaining personal. It addresses itself to the central lacuna of twentieth-century thought: the indulgence of communism by intellectuals of the West. In between the personal beginning and the personal ending, Amis gives us perhaps the best "short course" ever in Stalin: Koba the Dread, losif the Terrible. The author's father, Kingsley Amis, though later reactionary in tendency, was "a Comintern dogsbody" (as he would later come to put it) from 1941 to 1956. His second-closest, and then closest friend (after the death of the poet Philip Larkin) was Robert Conquest, our leading Sovietologist, whose book of 1968, The Great Terror, was second only to Solzhenitsyn's The Gulag Archipelago in undermining the USSR. Amis's remarkable memoir explores these connections. Stalin said that the death of one person was tragic, the death of a million a mere "statistic." Koba the Dread, during whose course the author absorbs a particular, a familial death, is a rebuttal of Stalin's aphorism.
Sorting by
  • 4

    analisi critica su stalin e perchè ha spesso goduto nel mondo intelletuale internazionale come minimo una maggior condiscendenza fino addirittura un'aperta adulazione rispetto ad hitler.
    episodi tragici, grotteschi, ironici raccontati da testimoni e scrittori

    said on 

  • 0

    Godibile. Scorrevole. Ma...

    Godibile.
    Scorrevole.
    Strutturato in brevi frammenti che grazie all'aneddotica, storica e personale, tentano di ricostruire e spiegare Stalin e la vertigine staliniana.

    Fin qui nulla di male se non fosse che Amis si impegna a dovere per investire l'opera della propria abiura al ...continue

    Godibile.
    Scorrevole.
    Strutturato in brevi frammenti che grazie all'aneddotica, storica e personale, tentano di ricostruire e spiegare Stalin e la vertigine staliniana.

    Fin qui nulla di male se non fosse che Amis si impegna a dovere per investire l'opera della propria abiura al comunismo che diventa malafede storica quando illustra il teorema che vuole Staln naturale evoluzione di Lenin nonchè necessario specchio di Hitler: tutti e tre partoriti, insomma, dallo stesso grembo malato di lucida e sadica pazzia.

    A fine libro ho ripensato alla tagliente stoccata pronunciata da Concetto Marchesi nel '56: "Tiberio, uno dei più grandi e infamati imperatori di Roma, trovò il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato. A Stalin, meno fortunato, è toccato Nikita Kruscev."

    A noi, oggi, tocca Amis che saccheggia e rinchiude nello stesso orizzonte propagandista Salomov ed Evgenija Ginzburg,Solženicyn e Grossman così da piegare loro e le loro opere ai teoremi psico-storici dei due Robert britannici, Service e Conquest. I più famosi epigoni dell'equipollenza tra il rosso e il bruno.

    Insomma. Sul tema risulta più a fuoco il libro di Gianni Rocca, Stalin Quel Meraviglioso georgiano.

    said on 

  • 4

    una visitazione del periodo di potere di Stalin che ha portato ad una ecatombe di morti unica nella storia dell'umanità e di cui si parla sempre poco o comunque non abbastanza

    said on 

  • 3

    "Koba" è uno dei soprannomi di Stalin (anch'esso un soprannome, peraltro) e questo libro parla dell'era staliniana, con la sua spaventosa messe di morte, sofferenze inaudite, crudeltà la cui eredità chissà per quanto tempo ancora avvelenerà il nostro mondo.


    Prima di tutto, però, ci si doma ...continue

    "Koba" è uno dei soprannomi di Stalin (anch'esso un soprannome, peraltro) e questo libro parla dell'era staliniana, con la sua spaventosa messe di morte, sofferenze inaudite, crudeltà la cui eredità chissà per quanto tempo ancora avvelenerà il nostro mondo.

    Prima di tutto, però, ci si domanda: perché Amis, romanziere inglese contemporaneo, ha scritto questo libro? Amis è figlio di Kingsley Amis, anch'egli romanziere e poeta. In aggiunta, il grande storico dello stalinismo, Robert Conquest, è un amico di famiglia.
    Kingsley Amis fu per molto tempo un intellettuale engagé, filocomunista come molti della sua generazione. I fatti del '56 ne provocarono la conversione, facendolo diventare un acceso anticomunista e l'amicizia con Conquest, vien da dire, gli avrà dato sicuramente argomenti convincenti. Il figlio, nato nel '49, si è trovato per un certo tempo schierato sul fronte opposto, per motivi generazionali e, vorrei dire, edipici.

    Nota a margine: conosco gli Amis (Kingsley e Martin) unicamente di nome, non avendo mai letto nient'altro tranne questo libro e, per quanto riguarda Conquest, nella mia bilioteca il suo "Grande Terrore", aspetta pazientemente il suo momento.

    Questo libro nasce perciò come una riappacificazione tra padre (ormai morto) e figlio o quantomeno una messa a punto delle reciproche posizioni. Poteva anche essere l'occasione per una analisi o almeno uno "sguardo da dentro" di questa vasta area di consenso che il comunismo ebbe tra gli intellettuali inglesi tra il primo dopoguerra e la rivolta ungherese. Il libro invece si concentra essenzialmente sulla Russia e, senza darsi una struttura cronologica rigorosa, esamina i principali eventi che segnarono questo trentennio di terrore e di oppressione sistematica e i modi con cui ciò si manifestò.

    A tal scopo, Amis si è letto coscienziosamente la principale letteratura storica, memorialistica e letteraria sull'argomento, a partire da Solzhenicyn, la sua luce guida in questo viaggio nell'orrore. Il risultato è una serie di quadri ed episodi che probabilmente hanno un filo conduttore, senza una precisa cronologia.

    Il problema è che tutte queste testimonianze finiscono per fare assumere al libro l'aspetto di una sintesi ed una parafrasi delle sue fonti piuttosto che un'opera davvero originale.

    Cosa può dare quindi, di più e di diverso questo libro rispetto, per es. a saggi storici come quelli di Conquest, Figes, Pipes e altri ancora, oppure le opere di Solzhenicyn, Šalamov, ecc., da cui Amis trae le sue citazioni?

    said on 

  • 4

    Amis é grande scrittore ma anche saggista importante - qui si cimenta con il tema del comunismo e piú in generale dei grandi "criminali" della storia recente. lo fa con grande disciplina stilistica e con scorci sempre originali e illuminanti. da leggere - indipendentemente dal fatto che si tratta ...continue

    Amis é grande scrittore ma anche saggista importante - qui si cimenta con il tema del comunismo e piú in generale dei grandi "criminali" della storia recente. lo fa con grande disciplina stilistica e con scorci sempre originali e illuminanti. da leggere - indipendentemente dal fatto che si tratta di Amis

    said on 

  • 4

    Baffino e Baffone

    Amis scrive questo agghiacciante resoconto sulle atrocità staliniane (e non solo...) con il dichiarato intento di equipararle ai crimini hitleriani e smascherare la falsa coscienza di generazioni di "progressisti" occidentali; in realtà l'ossessiva riproposta dell'interrogativo che domina il libr ...continue

    Amis scrive questo agghiacciante resoconto sulle atrocità staliniane (e non solo...) con il dichiarato intento di equipararle ai crimini hitleriani e smascherare la falsa coscienza di generazioni di "progressisti" occidentali; in realtà l'ossessiva riproposta dell'interrogativo che domina il libro (perchè il nazismo è il male assoluto ed il comunismo no?) mostra che in fondo è lui il primo a non riuscire a convincersi fino in fondo dell'equivalenza delle due ideologie.
    Le ragioni di questa differenza potrebbero essere oggetto di infinito dibattito, ma in fondo, come si lascia sfuggire lo stesso Amis, le sentiamo tutti (o quasi) "nella pancia", e questo qualcosa vorrà dire.

    said on 

  • 4

    L'ultima parte non vale 4 stelle...

    Pag 14: E' sempre stato possibile scherzare sull'Unione Sovietica, mentre non è mai stato possibile farlo sulla Germania nazista. Non si tratta di una semplice questione di decoro. Nel caso tedesco la risata viene meno. Con buona pace di Adorno, non è stata la poesia a diventare impossibile dopo ...continue

    Pag 14: E' sempre stato possibile scherzare sull'Unione Sovietica, mentre non è mai stato possibile farlo sulla Germania nazista. Non si tratta di una semplice questione di decoro. Nel caso tedesco la risata viene meno. Con buona pace di Adorno, non è stata la poesia a diventare impossibile dopo Auschwitz. Ma la risata. Invece nel caso sovietico la risata ostinatamente si rifiuta di assentarsi. Quando ci si immerge nella realtà della catastrofe sovietica diventa difficile accettarlo, ma per quanto ci si immerga non ci si libererà mai della catastrofe della risata...

    Pag 16 Estratto di una lettera di Lenin indirizzata a Gorky: Le forze intellettuali degli operai e dei contadini sovietici si rafforzano nella lotta per il rovesciamento della borghesia e dei suoi complici, questi intellettualoidi lacchè del capitalismo che si travestono da cervello della nazione. In realtà non ne rappresentano il cervello. MA LA MERDA.
    Pag 29 Ancora Lenin: E' adesso e soltanto adesso mentre nelle regioni afflitte dalla carestia c'è cannibalismo e le strade sono ingombre di centinaia se non migliaia di cadaveri [...] le masse contadine ci accorderanno il loro favore, o comunque la neutralità. [...] Per questa ragione sono giunto alla conclusione inequivocabile della necessità di attaccare adesso con la massima decisione e spietatezza i preti[...] e vincere la loro resistenza con una brutalità tale che non la dimenticheranno per decenni.
    Pag 32 Lenin lasciò in eredità ai suoi successori uno stato di polizia ben avviato. L'indipendenza della stampa venne distrutta entro pochi giorni dal colpo di stato dell'OTTOBRE. I primi campi di concentramento vennero costruiti all'inizio del 1918 [...] Poi giunse fulmineo il terrore: le esecuzioni per quote.

    Pag 59 Stalin torturava non per costringere a rivelare un fatto, ma per costringere a rendersi COMPLICI DI UNA FINZIONE.

    PAG 102 Questi uomini formavano la cerchia intima di Stalin: erano il gruppo con la << carnagione del Cremlino>> ( terrea, con chiazze livide), lavoravano con lui tutto il giorno e bevevano con lui tutta la notte. [...] Questi uomini pallidi avevano dato a Stalin un pò del proprio sangue.
    Pag 119 la collettivizzazione era già un evidente catastrofe. [Lenin] aveva accettato la ssconfitta, si era ritirato ed era sceso a compromessi[Stalin] Lui non avrebbe accettato la realtà. L'avrebbe soggiogata.
    Pag 171 [si parla di <<eroi>>]Uno di questi era Iosif Visarionovic, il <<genio universale>>, come ora veniva chiamato. Stalin possedeva già gli spazi fisici della Russia. Ma ne pretendeva anche gli spazi mentali. Voleva spadroneggiare all'interno di ogni mente.
    Pag 201 In un paese in cui << ognuno dava l'addio alla famiglia uscendo di casa per recarsi al lavoro, perchè non poteva avere la certezza di tornare la sera>> (Solzenicyn), Stalin fu sempre molto popolare. Naturalmente la popolarità di Stalin fu [...]prodotta dall'indottrinamento. [...] allora la gente non sapeva cosa fosse la propaganda, e quindi la propaganda funzionava. Persino Sacharov amava Stalin, e [...] rimase sconvolto dalla sua morte. [...] E' anche incredibile, poi, come Stalin fosse riuscito a far credere che la Ceka operasse indipendentemente dal Cremlino. Racconta un famoso aneddoto: due uomini si incontrano per le strade di Mosca nel periodo più buio del terrore: <<Ah, se qualcuno lo facesse presente a Stalin!>>. [...] I due uomini erano Il'ja Ehrenburg e Boris Pasternak.
    Pag 222 E comunque, che cosa ci facevano lì tutte quelle persone in lutto per lui? Quel giorno ben più di un centinaio di persone morirono asfissiate nelle strade di Mosca. Così Stalin, imbalsamato nella sua bara, continuò a fare la cosa che gli riusciva meglio: stritolare i russi.

    said on 

  • 4

    Una volta, all'università, criticai aspramente un mio compagno d’appartamento che leggeva solo biografie e, a mio modo di vedere, si privava dell’universo dell’invenzione narrativa. La sua risposta fu secca: la realtà supera abbondantemente la fantasia. Lì per lì mi parve una banalità: leggendo q ...continue

    Una volta, all'università, criticai aspramente un mio compagno d’appartamento che leggeva solo biografie e, a mio modo di vedere, si privava dell’universo dell’invenzione narrativa. La sua risposta fu secca: la realtà supera abbondantemente la fantasia. Lì per lì mi parve una banalità: leggendo questo libro invece ho capito. Il TERRORE che Amis descrive va oltre ogni mia capacità di immaginazione. Ho dovuto fidarmi ciecamente dello status di questo scrittore per non cadere nell’incredulità e facendo questo sono precipitato nell’abisso dell’abiezione più assoluta. Prosa e acume splendidi rendono scorrevole l’inconcepibile.
    Alla fine, a latere, una certezza: Orwell aveva capito tutto e 1984 non contiene una sola riga di irrealtà.

    said on