Koniec świata i hard-boiled wonderland

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4.3
(5347)

Language: Polski | Number of Pages: 478 | Format: idBinding_ | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Japanese , Chi simplified , German , French , Italian , Russian , Latvian , Dutch , Catalan , Spanish , Turkish , Portuguese

Isbn-10: 8373199543 | Isbn-13: 9788373199545 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 3

    Una storia sconclusionata e surreale ma di una dolcezza e una poesia che accompagnano il lettore cullandolo dalla prima all'ultima pagina. "Stai cercando di recuperare gocce di pioggia cadute in un fi ...continue

    Una storia sconclusionata e surreale ma di una dolcezza e una poesia che accompagnano il lettore cullandolo dalla prima all'ultima pagina. "Stai cercando di recuperare gocce di pioggia cadute in un fiume"

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  • 4

    In giro con un cibermatico e un lettore di sogni

    E' il miglior Murakami, nella mia classifica personale.
    Libro che, nonostante la mole e l'impegno nel seguire la duplice trama (e ambientazione), mi ha accompagnato per tre settimane su e giù per l'It ...continue

    E' il miglior Murakami, nella mia classifica personale.
    Libro che, nonostante la mole e l'impegno nel seguire la duplice trama (e ambientazione), mi ha accompagnato per tre settimane su e giù per l'Italia e fino ai confini dell'Europa, fra auto, treni, aerei e corriere, sola o in compagnia.
    Come non voler bene, dunque, a questa favola dove le ragioni del cuore riecheggiano nella memoria in modi diversi e originali? E come non affezionarsi ai due protagonisti alternati in altrettante dimensioni? Sono il cibermatico e il lettore dei sogni: un'accoppiata fantastica e molto più sensata e coerente di quanto possa sembrare.

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  • 0

    "Mi bastava abbandonare al vento il mio cuore, come gli uccelli. Perché non potevo buttarlo via, mi dissi. A volte era pesante e cupo, era vero, ma succedeva anche che portato in volo dal vento riuscisse a vedere attraverso l’eternità."

    Murakami è probabilmente il mio scrittore contemporaneo preferito e, ogni volta che apro uno dei suoi libri e mi immergo nelle sue atmosfere oniriche e malinconiche, mi sembra di tornare a trovare un ...continue

    Murakami è probabilmente il mio scrittore contemporaneo preferito e, ogni volta che apro uno dei suoi libri e mi immergo nelle sue atmosfere oniriche e malinconiche, mi sembra di tornare a trovare un vecchio amico che non vedo da tempo. Un amico a cui sono particolarmente affezionato. E non fa eccezione “La fine del mondo e il paese delle meraviglie“.
    La narrazione si snoda lungo due sentieri distinti ma paralleli, alternandosi capitolo dopo capitolo. “Il paese delle meraviglie” prende il via quando il protagonista, in una Tokyo alienante e feroce, accetta un oscuro lavoro commissionatogli da un geniale ma alquanto stravagante scienziato.
    “La fine del mondo” invece è ambientato in una città senza nome, circondata da altissime mura e da cui è impossibile fuggire. Gli abitanti sono privi di sentimenti e un senso di pace e di serenità regna incontrastato. Il Guardiano ogni giorno lascia entrare nel paese una mandria di unicorni, lasciandoli tranquilli di pascolare e girovagare liberamente, per poi farli tornare nei boschi al calar delle tenebre.
    “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” non è un libro semplice, ma come tutti i grandi romanzi necessita di tempo e dedizione. La scrittura fluida e mai banale di Murakami è poi un propulsore straordinario nell’incentivare la lettura, e ad ogni pagina che voltiamo ci sembra di scoprire un piccolo frammento in più di questa folle ma estremamente affascinante vicenda. Un viaggio visionario nell’inconscio dell’uomo, dove tutti possiamo in qualche modo identificarci con i protagonisti, avendo provato almeno una volta nella vita l’incredibile senso di vuoto sprigionato dalle loro anime.

    Voto **** 1/2

    Qui trovate la recensione completa: https://ilblogconvista.wordpress.com/2016/02/22/haruki-murakami-la-fine-del-mondo-e-il-paese-delle-meraviglie-2/

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  • 4

    Le convergenze parallele

    Universo doppio in questo libro: una futuribile ma non troppo Tokyo, frenetica e straniata il primo (il paese delle meraviglie), una impenetrabile cittadella dalla mura invalicabili, in cui qualsiasi ...continue

    Universo doppio in questo libro: una futuribile ma non troppo Tokyo, frenetica e straniata il primo (il paese delle meraviglie), una impenetrabile cittadella dalla mura invalicabili, in cui qualsiasi sentimento è stato abolito il secondo (la fine del mondo).

    Due mondi disgiunti che Murakami narra a capitoli alterni e scorrelati, due romanzi in uno, ma con l’avanzare della lettura, e con l’imbatterci in flebili rimandi sapientemente distribuiti nelle pagine iniziamo ad intuire che l’uno ha qualcosa a che fare con l’atro, qualcosa di fondamentale, si, ma cosa?

    E’ così che lentamente si configurano l’io-dentro e l’io-fuori, entità ben diverse in effetti, tra cui le comunicazioni scarseggiano e sono difficoltose, specialmente quando l’io-dentro in questione è quello più profondo, indicibile ed inconfessabile, talvolta sconosciuto all’io stesso.

    Alla fine degli anni '50, Aldo Moro inventò una immaginifica espressione per indicare l’impossibile che si fa possibile: “le convergenze parallele” -altri scopi, altro contesto - ma, a ben pensarci, noi, l’io-dentro e l’io-fuori, questi “io”, siamo forse altro?

    In realtà in matematica, ci ha spiegato Desargues nel '600, due rette parallele si incontrano eccome, in un punto che si chiama “punto improprio” che si trova all'infinito.

    Ma che cosè, come è fatto? Desargues ce lo ha mostrato e Moro lo ha definito. Murakami, invece, lo racconta.

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  • 2

    Ci ho provato ma proprio non riesco vederla tutta questa bravura di Murakami che da l'idea di un Grisham giapponese con personaggi tutti simili tra loro come pure le trame. Certo, lo stile scorrevole ...continue

    Ci ho provato ma proprio non riesco vederla tutta questa bravura di Murakami che da l'idea di un Grisham giapponese con personaggi tutti simili tra loro come pure le trame. Certo, lo stile scorrevole rende abbastanza facile arrivare all'ultima pagina ma non basta una bella scatola per migliorare un contenuto scadente. A rischio di sembrare una bigotta bacchettona vorrei anche capire perché è fissato con il sesso! Non è nemmeno una questione di visioni diverse del mondo o del non saper apprezzare gli elementi onirici tanto cari all'autore il quale spesso inserisce allusioni a sproposito tanto che alcune discussioni tra i protagonisti non hanno senso e ti fanno sbellicare dalle risate!
    Murakami già nelle prime pagine svela qual è il rapporto tra le due storie seminando numerosi indizi e, visto che credo lo abbia fatto di proposito per concentrarsi sull'intreccio narrativo, non accetto queste cadute di stile. Ormai sono arrivata al mio terzo Murakami e ho capito che, nel mio caso, va bene come lettura intermedia fra altre più coinvolgenti e interessanti e che per sognare e riflettere devo dirigermi altrove.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Piccolo sondaggio per gli estimatori di Murakami!

    Ci sono parecchie cose di Murakami che non capisco. Premetto di aver letto 5 volumi di questo decantato autore, e più o meno nell'ordine in cui lui li ha scritti; mi sono piaciuti più o meno tutti, pa ...continue

    Ci sono parecchie cose di Murakami che non capisco. Premetto di aver letto 5 volumi di questo decantato autore, e più o meno nell'ordine in cui lui li ha scritti; mi sono piaciuti più o meno tutti, parte più, parte meno. Quello che vorrei chiedere, e vi prego di essere sinceri, e SE TUTTI I PROTAGONISTI SIANO UGUALI. Finora ho letto:

    -Sotto il segno della Pecora;
    - Dance, dance, dance;
    - Tokio blues;
    - L'uccello che girava le viti del mondo;
    - La fine del mondo e il paese delle meraviglie.

    E ce ne fosse uno che non aveva per protagonista un ragazzo di 30, 35 anni (devo forse dedurre che fosse la sua età quando li ha scritti?), solitario, lasciato dalla moglie o simili (lui per caso è stato piantato?), una persona infelice che si lascia trascinare dagli eventi e non prende una sola decisione in vita propria. Un uomo che nessuno andrebbe a cercare se sparisse. Un uomo che conosce un'adolescente e ne è attratto sessualmente, in modo piuttosto evidente, un uomo solitario e mesto a cui però capita di tutto.

    Vorrei conoscere la risposta, perchè mi piace sinceramente cambiare e leggendo le sue storie dopo un pò mi sembra di riprendere sempre lo stesso libro e questo lo trovo sinceramente noioso.

    Detto questo, il libro ha una trama carina, i due racconti alla fine si intrecciano e scopriamo che il protagonista è sempre lui; devo ammettere di essermi però stancata dello stile dello scrittore, troppo descrittivo, a volte quasi maniacale, senza che i discorsi approdino in alcunchè. Non ho trovato perle di saggezza, come negli altri; non mi ha fatto impazzire, anche se la fine era decisamente più coinvolgente dell'inizio. Come tutti i suoi libri, dopotutto! E per fortuna io sono snella: quel parlare di ragazza grassa qui, ragazza grassa lì, senza neppure un nome mi ha messo già così di malumore.

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  • 3

    Anche in questo romanzo ho trovato le stesse atmosfere surreali di quelli letti in precedenza, anche se onestamente mi è piaciuto un pochino meno. La lettura è scorrevole e i capitoli alternati manten ...continue

    Anche in questo romanzo ho trovato le stesse atmosfere surreali di quelli letti in precedenza, anche se onestamente mi è piaciuto un pochino meno. La lettura è scorrevole e i capitoli alternati mantengono alta l'attenzione verso le due diverse ambientazioni e ciò che succede. Si arriva in fondo senza quasi accorgerne e solo all'ultima pagina realizzi di aver viaggiato con loro.

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  • 3

    Due storie parallele di cui solo una mi ha colpito

    Lo stile è simile a quello degli altri libri di Murakami. Bellissima l'atmosfera di una Tokyo futuribile benché calata nel contesto degli anni '80. Notevole (ma con lungaggini ed eccessi) la parte di ...continue

    Lo stile è simile a quello degli altri libri di Murakami. Bellissima l'atmosfera di una Tokyo futuribile benché calata nel contesto degli anni '80. Notevole (ma con lungaggini ed eccessi) la parte di storia ambientata a Tokyo. Completamente diversa invece l'atmosfera della città fantastica illustrata nella storia parallela. Utile ai fini narrativi, ma a mio parere l'autore si è concentrato davvero poco su questa parte della storia, che purtroppo non rimane impressa ed è una fatica leggerla. Davvero troppo disomogenee le due parti.

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  • 4

    La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un romanzo del 1985, uno dei primi di Aruki Murakami, un altro esempio della sua capacità di creare mondi onirici, folli, complicati, eppure solidissimi ...continue

    La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un romanzo del 1985, uno dei primi di Aruki Murakami, un altro esempio della sua capacità di creare mondi onirici, folli, complicati, eppure solidissimi e senza sbavature, in cui ogni evento o elemento si fa portatore di un messaggio.
    Il titolo del libro indica proprio i due mondi in cui si muove il protagonista - non ci si impiega molto a capire che i due uomini sono in realtà la stessa persona -: l'uno, il paese delle meraviglie, è una Tokio futuristica e violenta controllata dal "Sistema", in perenne lotta con la "Fabbrica" per il controllo di dati e informazioni, ma più probabilmente solo per il loro sfruttamento, mentre l'altro, la fine del mondo, è una città protetta da una muraglia i cui cittadini conducono una vita pacifica e tranquilla perché hanno rinunciato letteralmente al loro cuore e non provano più alcuna emozione.
    Nonostante ciò, il primo mi è sembrato molto più claustrofobico del secondo, in cui, ad un certo punto, il protagonista riesce a portare un barlume di speranza.

    La storia scorre su due binari paralleli, con i capitoli dedicati alternativamente all'uno o all'altro mondo, e a poco a poco riusciamo a scoprire come stanno davvero le cose e qual è l'ordine cronologico degli eventi.

    I capitoli dedicati alla fine del mondo sono di sicuro i più interessanti, quelli in cui c'è più da scoprire e da capire, mentre quelli dedicati al paese delle meraviglie risultano spesso concettosi o troppo lunghi - mi sono annoiata molto durante la discesa del protagonista e della ragazza dal tailleur rosa nelle viscere della terra -.
    Della fine del mondo non ho apprezzato l'ombra parlante, che ho voluto comunque vedere come una sorta di coscienza. Il percorso del protagonista mi è invece piaciuto molto. Quando si trova ad un bivio fondamentale della sua esistenza, egli sceglie la vita anche al di là della vita, perdendo quella rigidità e limitatezza che lo avevano da sempre caratterizzato, e che avevano fatto sì che non vivesse mai una vita piena o degna di nota.
    Anche il nome della città, la fine del mondo, è fortemente suggestivo: se può esistere un mondo in cui le persone non hanno più un cuore e non provano più niente, e le loro vite scorrono sì tranquille e pacifiche, ma grigie e piatte, allora non siamo di fronte al mondo, bensì alla fine del mondo.

    Il romanzo tocca diversi temi fondamentali, come le paure più inconsce ed ataviche, rappresentate dal sottosuolo e dalle strane e pericolose creature che vi abitano; l'inganno e il profitto ( il "Sistema" e la "Fabbrica", forse facce della stessa medaglia); il senso della perdita, più volte provato dal protagonista.
    In particolare, è notevole come l'autore abbia descritto la reazione dell'uomo di fronte alla consapevolezza del termine della propria vita - o, almeno, della vita così come lui la conosce -. Quella vita, infatti, che fino a quel momento avrebbe definito con una scrollata di spalle, diventa improvvisamente qualcosa di preziosissimo a cui il protagonista si sente fortemente legato. Doverla perdere gli provoca una tristezza così profonda che non può prendere nemmeno la forma delle lacrime:

    "E' una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno la capirebbe. E' una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento. [...] La tristezza troppo profonda non può prendere la forma delle lacrime."

    La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un romanzo che ci catapulta in un universo in cui uno scienziato è capace di controllare i suoni fino ad eliminarli del tutto, o in cui esistono gli unicorni i cui teschi nascondono un tesoro preziosissimo, eppure la storia parla delle nostre paure più profonde, del senso della vita e dell'amore, delle scelte e di responsabilità. risultando molto più attuale e reale di quanto possa sembrare ad una prima occhiata.

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/2015/07/la-fine-del-mondo-e-il-paese-delle.html

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  • 3

    TRE STELLE E MEZZO

    Ne ho divorati quasi due terzi con voracità. Murakami ha uno stile innegabilmente godibile e coinvolgente, di lui adoro la capacità di esporre con pochi fronzoli, quasi minimalista, e i suoi viaggi n ...continue

    Ne ho divorati quasi due terzi con voracità. Murakami ha uno stile innegabilmente godibile e coinvolgente, di lui adoro la capacità di esporre con pochi fronzoli, quasi minimalista, e i suoi viaggi nel surreale, dove, oserei dire, l'introspezione puó espandersi libera oltre i confini delle interpretazioni terrene. Peccato per gli ultimi capitoli, uno strascico di divagazioni che definirei vuoto a perdere e inutili prolungamenti. Mi sono sentita un po' come un'amante insoddisfatta.

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