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Krautrocksampler

Guida personale alla Grande Musica Cosmica dal 1968 in poi

Di

Editore: Fazi

4.3
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876250158 | Isbn-13: 9788876250156 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Luca Fusari

Genere: Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Julian Cope, musicista e scrittore, racconta in questo libro la storia di un movimento musicale che, nato in Germania per opera della prima generazione postbellica e influenzato dai contemporanei fermenti sociali e politici e dalla sperimentazione artistica di figure come Stockhausen e Timothy Leary, ha successivamente conquistato l'Inghilterra e l'America nella seconda metà degli anni Settanta per poi, misteriosamente, scivolare nell'oblio.
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  • 5

    un capolavoro. l'avevo tralasciato all'epoca perchè presuntuosamente pensavo fosse un libro di un fan (e che fan) fuori di testa per il kraut. e proprio perchè il libro di un fan (e che fan) fuori ...continua

    un capolavoro. l'avevo tralasciato all'epoca perchè presuntuosamente pensavo fosse un libro di un fan (e che fan) fuori di testa per il kraut. e proprio perchè il libro di un fan (e che fan) fuori di testa per il kraut è geniale. se vi siete mai emozionati per qualcosa di affine o vicino al kraut dategli una letta, ritroverete tutti gli stadi del fanatismo che avranno preso anche voi, uno dietro l'altro. da imparare a memoria. anzi da rivivere riascoltando tutta questa musica incredibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Al’età di 16 anni rimasi folgorato dall’ascolto di Ummagumma dei Pink Floyd. Mi spalancò orizzonti sonori sconosciuti e cambiò radicalmente i miei gusti musicali, facendomi sembrare banale ...continua

    Al’età di 16 anni rimasi folgorato dall’ascolto di Ummagumma dei Pink Floyd. Mi spalancò orizzonti sonori sconosciuti e cambiò radicalmente i miei gusti musicali, facendomi sembrare banale quanto sentito sino ad allora. Trascorsi dei mesi cercando di ascoltare qualcos’altro che mi procurasse delle sensazioni simili, ma con poco successo. Va detto che in questo modo scoprii un sacco di buona musica, di artisti e dischi fondamentali, ma quasi nulla che riuscisse con lo stesso fervore a trascendere la forma-canzone per lanciarsi ad esplorare l’ignoto. I successivi dischi dei Pink Floyd mi suonavano, e mi suonano ancora, piatti e patinati. Neppure molta di quella che mi veniva spacciata come psichedelia riusciva a soddisfarmi. Arrivai a concepire l’idea borgesiana di scrivere recensioni di dischi inesistenti che immaginavo potessero appagare le mie aspettative. Grazie al fitto scambio di cassette ed informazioni con altri musicofili riuscii ad ascoltare Yeti degli Amon Düül II e finalmente mi si spalancarono “le porte del cosmo, che stanno su in Germania”, per citare un noto brano di Finardi. La mia fame di suoni visionari fu saziata. Dopo le jam session orgiastiche degli Amon Düül II conobbi le estasi mistiche dei Popol Vuh, i trip lisergici degli Ash Ra Tempel, l’horror vacui di Tangerine Dream e Klaus Schulze, le inclassificabili, futuristiche, nevrotiche avanguardie di Faust, Can, Neu!, Cluster e via dicendo… Mi stupiva che la scena musicale tedesca dei ’70, il cosiddetto krautrock, venisse considerata per lo più come marginale dagli altri cultori e dalla critica (con qualche eccezione, in particolare il prezioso volumetto “La musica rock progressiva europea” di Al Aprile e Luca Majer). Eravamo negli anni ’80, fu a metà del decennio successivo che giunse a colmare la lacuna questa appassionata guida/ode alla grande Kosmische Musik. Il musicista/druido Julian Cope trasfonde nella scrittura lo stesso estro creativo ed allucinato che lo guida nel far musica. Scordatevi l’asettica completezza ed imparzialità delle enciclopedie, Cope si lascia guidare dal suo trascinante e contagioso entusiasmo di fan (“I was a teenage krautrocker” è l’incipit del libro), usando uno spericolato ed irresistibile linguaggio fatto di espressioni gergali ed iperboli. E’ semplicemente lo stile che questa musica richiede. L’ideale sarebbe cimentarsi con la lettura in lingua originale, ma la il traduttore Luca Fusari ha fatto un ottimo lavoro per questa tardiva ma meritoria edizione italiana. Peccato solo che, a differenza dell’edizione inglese, la copertina non abbia recuperato l’iconica immagine del “tristo mietitore” che campeggia sulla cover di Yeti degli Amon Düül II. Krautrocksampler accende inevitabilmente la miccia della curiosità nelle menti ignare. In me ha risvegliato il desiderio di riascoltare certi vecchi dischi in vinile, e riscoprire immutata la magia della musica incisa in quei solchi. Secondo Cope è la musica di una generazione bisognosa di creare qualcosa di nuovo ed estremo, per rompere col passato ed affrancarsi dall’eredità del nazismo.

    "...musica furiosa e armonizzata fatta di luce pura, da cui si rovesciano frammenti che radono al suolo la stanza. Riff dopo riff, titolo assurdo dopo titolo ancor più assurdo. L'ascoltatore è catturato da una ragnatela di suono denso denso. Stringere la copertina non vi salverà, perché ormai siete nel mezzo del più grandissimo trip Amon Düül di sempre. Non-uomini con voce di Dalek chiamano e ghignano, riff forgiati da Orchi-punk e Sacerdoti Fantascientifici vi intrappolano."

    http://youtu.be/FNfpFuXBDLY

    ha scritto il 

  • 4

    Lui gioca a spacciare per universale la sua storia personale, così come i suoi gusti. Certo, mancano certi nomi importanti (gli Agitation Free su tutti); c'è una certa puzza sotto il naso, per cui ...continua

    Lui gioca a spacciare per universale la sua storia personale, così come i suoi gusti. Certo, mancano certi nomi importanti (gli Agitation Free su tutti); c'è una certa puzza sotto il naso, per cui dei Kraftwerk viene citato solo il primo album e Phaedra e Rubycon dei Tangerine Dream sono solo citati come una svendita. Però assicuro che prima di questo libro trovare una ristampa krautrock era un'avventura quasi impossibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia un po' autobiografata della musica 'cosmica' tedesca degli anni '70. L'autore, Julian Cope (figura cult nella cultura alternativa e indie), ha cose interesanti da dire ma si lascia un po' ...continua

    Una storia un po' autobiografata della musica 'cosmica' tedesca degli anni '70. L'autore, Julian Cope (figura cult nella cultura alternativa e indie), ha cose interesanti da dire ma si lascia un po' troppo trascinare dalle sue idiosincrasie e i suoi giudizi e commenti non sono sempre lucidissimi. Tuttavia, il panorama presentato è ampio e ben articolato, quindi vale la pena leggere questo libro, se si è interessati alla musica alternativa 'Krautrock'.

    ha scritto il 

  • 5

    Wu Ming 5 su Krautrocksampler

    Tra le cose che non mi perdonerò mai c'è la vendita della collezione di dischi tedeschi degli anni '70, puro, prezioso vinile, sacrificati sull'altare della mancanza cronica di denaro ma più ...continua

    Tra le cose che non mi perdonerò mai c'è la vendita della collezione di dischi tedeschi degli anni '70, puro, prezioso vinile, sacrificati sull'altare della mancanza cronica di denaro ma più ancora traditi per insulso, avvilente conformismo punkista. Dischi che contenevano musica taumaturgica, sciamanica, inaudita. Incredibili aaaahhhhhhhhhh e zzzzzzzzzzz dei sintetizzatori alla Klaus Schulze, l'ondeggiare metamorfico delle sequenze dei Tangerine Dream, i paesaggi assorti dei Popol Vuh, il delirio controllato e camp degli Amon Duul II, le melodie infantili dei Cluster… Roba che mi metteva in un branco a parte, piccolo gregge di teste sconvolte, numero assai ridotto di capi, conventicola di invasati con la testa piena di nebbia e gli occhi puntati in alto. Roba da un'era trascorsa.
    Musica cosmica, ribattezzata ironicamente "krautrock" dagli inglesi, musica fatta con i sintetizzatori, ma non solo. Gli Ash Ra Tempel, ad esempio, aggiunsero nuovo significato all'idea di power trio, Basso (Hartmut Henke) Chitarra (Manuel Gottsching) Batteria (Klaus Schulze) utilizzati come un'arma sonica che si libra a migliaia di metri d'altezza, gigantesca V-2 freak a propulsione mantrica, razzo caricato a testate di pace selvaggia color arcobaleno, musica per nerds senza speranza, troppo sfigati per la disco e troppo snob per Deep Purple & Led Zeppelin, musica per gente come me che avrebbe visto un po' di luce solo dopo il primo acido. Musica davvero psichedelica, davvero senza compromessi, almeno fino alla svolta pre-New Age del '73: quello è l'anno in cui esce Phaedra dei Tangerine Dream, easy listening se confrontato ai capolavori degli anni precedenti, e la magia originaria svanisce.
    Il libro di Julian Cope, apparso originariamente nel 1995, chiarisce alcuni punti fondamentali. Primo, la mia ansia di conformismo alternativo era davvero demente (fu Giampaolo Giorgetti, ora Helena Velena, a consigliarmi di buttar via tutta quella mevda tedesca, e ascoltare i Crass – quando si dice i cattivi maestri!) , visto che in realtà buona parte della produzione tedesca di quegli anni ha debiti evidenti con i Velvet Underground, con Detroit addirittura, è proto o ur-punk nel senso più stretto del termine (roba come i LA Dusseldorf, ad esempio, i Neu! o gli stessi Can). Secondo, che musica davvero dirompente, in un certo senso definitiva fu possibile solo al di fuori del contesto culturale angloamericano, da parte di musicisti che avevano assimilato e rimasticato modelli angloamericani per anni e si erano rotti pesantemente il cazzo. Pensate a Edgar Froese, anima dei Tangerine Dream, che nel giro di pochi anni passa da suonare Midnight Hour tre volte a sera nel club di Johnny Halliday a Parigi al free rock più destrutturato e visionario, roba da far impallidire Zappa e gli Airplane e tutti gli altri, non parliamo di Pink Floyd e altra robaccia inglese: questa era gente che aveva preso sul serio A Saucerful of Secrets, più di chi l'aveva inciso, intendo, e aveva voglia di spostare lontano il confine, voglia di esplorazione, sonde lanciate oltre l'orbita del pianeta più esterno, segnali pulsanti, beep beep sintetico ben al fuori della trivialità rock'n'roll - poi Froese si procurerà i sintetizzatori e toccherà con i primi dischi elettronici (Alpha Centauri, del 1971, oppure Zeit, "Tempo", del 1972) vertici ineguagliati; oppure pensate a Klaus Schulze, uno dei batteristi più potenti e idiosincratici mai registrati, che compra il primo sintetizzatore da Florian Fricke dei Popol Vuh e produce un primo disco solista per Macchina Elettronica e Orchestra (Irrlicht, "Fuoco Fatuo", 1972) dove, semplicemente, l'idea di batteria è abolita; pensate a tutte queste cose, leggete il libro, ascoltate musica da un mondo trascorso e capite un'accezione importante della parola "coraggio".
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa10.htm#cope

    ha scritto il 

  • 4

    Bizzarro cantante della scena post-wave negli anni '80 (girava travestito da tartaruga...), Cope si è successivamente riscoperto antropologo e archeolgo (!!), tornando con questo volume ad occuparsi ...continua

    Bizzarro cantante della scena post-wave negli anni '80 (girava travestito da tartaruga...), Cope si è successivamente riscoperto antropologo e archeolgo (!!), tornando con questo volume ad occuparsi di un terreno a lui più congeniale: la musica. Qui racconta in modo spigliato e suggestivo della scena rock tedesca di fine anni '60-anni '70 e delle caratteristiche di quello che, anche con gratuita ironia, si è definito kraut-rock. La demolizione dei linguaggi musicali tradizionali da parte di gruppi come Faust, Can, Neu! è invece l'interessante specchio di un'epoca: sembra a volte che questi musicisti abbiano realizzato, con i loro strumenti, l'etica indicata da Böll in "Opinioni di un clown".

    ha scritto il 

  • 5

    Epico. La storia del rock tedesco a cavallo tra '60 e '70.
    Tutti, prima di prendere in mano uno strumento dovrebbero leggerlo. Suonerebbero molto meglio, dopo, e soprattutto si divertirebbero di più. ...continua

    Epico. La storia del rock tedesco a cavallo tra '60 e '70.
    Tutti, prima di prendere in mano uno strumento dovrebbero leggerlo. Suonerebbero molto meglio, dopo, e soprattutto si divertirebbero di più.
    Lettura obbligatoria per tutti i (non)musicisti punk.

    ha scritto il 

  • 3

    Senza dubbio un'opera ostica per un lettore che non sa nulla della scena rock tedesca(ma per questo ideale per chi come me vi si è avvicinato proprio grazie a queste pagine) fra la fine dei Sessanta ...continua

    Senza dubbio un'opera ostica per un lettore che non sa nulla della scena rock tedesca(ma per questo ideale per chi come me vi si è avvicinato proprio grazie a queste pagine) fra la fine dei Sessanta e gli anni(meravigliosi)dei Settanta.Per quanto glorioso,innovativo,eccentrico,seminale,assurdo,potente e folcloristico il krautrock è poco noto al grande pubblico e quindi questo "studio"di Cope parrebbe destinato ad una fetta di pubblico limitata,una nicchia.Tuttavia la passione,l'amore,il desiderio di esprimerne e cantarne la grandezza di quella irripetibile epopea,porta l'autore ha scrivere un libro godibilissimo anche per chi è un neofita.Cope scrive,descrive,inventa,sogna,si accalora per gruppi,figure,album,copertine,storie e ci rende un affresco dettagliato e bellissimo.Cope è forse un pazzo,un esaltato,ma questo libro è un atto d'amore e non può lasciare indifferenti.

    ha scritto il