Krwawy południk, albo, Wieczorna łuna na Zachodzie

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4.1
(1445)

Language: Polski | Number of Pages: 439 | Format: idBinding_ | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Spanish , German , Portuguese , Japanese , Czech , Swedish

Isbn-10: 8308044859 | Isbn-13: 9788308044858 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Crime , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 3

    Si scalpi chi può.

    Un piccolo difetto dei grandi romanzieri americani è che scrivono dei grandi romanzi americani, come se l’America – e del Nord, o senza andare mai più in giù dell’accenno di quella centrale – esaurisc ...continue

    Un piccolo difetto dei grandi romanzieri americani è che scrivono dei grandi romanzi americani, come se l’America – e del Nord, o senza andare mai più in giù dell’accenno di quella centrale – esaurisca il discorso della situazione umana, o quanto meno lo sintetizzi bene.

    All’origine dell’uomo, per McCarthy, c’è la violenza al di qua di qualsiasi sua regola o contenimento.

    “Vede l’impiccagione di un parricida in un gruppo di case a un crocevia e gli amici della vittima gli si precipitano addosso e lo tirano per le gambe. Morto, appeso alla corda con l’urina che gli chiazza di scuro i pantaloni.”

    Non è soltanto l’America a nascere da atti di violenza ma in America gli atti fondativi sono relativamente più recenti, e nessuna letteratura dei vincitori, o dei vinti che si sono lasciati integrare, ne ha ingentilito le origini come in Europa. Nessuno ha cantato epicamente le origini cioè facendo apparire mitiche e eroiche carneficine e brutalità, nessuno le ha redente con le parole, raccontando le virtù anche laddove forse di virtù non ce n’erano: ma era necessario raccontarle, inventarle, per sottrarre il campo al predominio dei vizi impenitenti, per creare alternative intanto nell’immaginazione.

    McCarthy non è epico, il suo non è nemmeno un algido distacco realistico. McCarthy vuole essere biblico meglio apocalittico glissando sulla redenzione e sulla resurrezione, vuole raccontare del Male che balla tra piramidi di ossa umane e animali, in breve il suo romanzo sembra una anticipazione del cinema di Tarantino senza umorismo nero e demenziale però, cioè senza Tarantino. Al posto di Tarantino, l’osnaburg a coprire i carri e i jacal pulciosi.

    “Passarono davanti al palazzo del governatore e davanti alla cattedrale con gli avvoltoi appollaiati lungo le trabeazioni polverose e fra le nicchie della facciata scolpita, proprio vicino alle statue di Cristo e degli apostoli, e gli uccelli esibivano le loro vesti nere in una posa stranamente benevola mentre lì appresso si agitavano al vento gli scalpi essiccati di indiani massacrati, appesi alle corde, e i lunghi capelli lisci danzavano come i filamenti di certe creature marine e la pelle secca sbatteva contro le pietre.”

    Dopo il terzo o il quarto decapitato con un colpo di coltellaccio tenuto a due mani, e con il collo del decapitato che allora ribolle di sangue come uno stufato, uno comincia a stufarsi lui per primo, e vistone uno sparato in faccia a bruciapelo li hai visti tutti, dopodiché non si riesce a focalizzare bene nessuno dei mercenari messi assieme dal giudice, questo ciccione glabro dai risvolti noiosamente infernali oltre che da porcellino di latte, un personaggio ottimo per un albo di Dylan Dog ma che nell’inclemente southern di McCarthy, eddai: se fosse il realismo disincatanto la sua cifra non durerebbe tre paragrafi prima di essere fatto in chissà quanti pezzi. Invece il giudice Holden diventa qualcuno che funzionerebbe benissimo in un libro di Stephen King.

    “Cercatori d’oro. Un’emorraggia di miserabili itineranti diretti a ovest come un’epidemia eliotropica.”

    La potenza stilistica, fin dal lessico, di McCarthy è evidente ma nel libro tende a soffocare, a saturare il materiale narrativo, e dopo un po’ come ci si scoccia di dover leggere di un altro eccidio spassionato, ci si scoccia pure di un altro scenario primitivo, suggestivo, insanguinato, e si desidera solo andare avanti o che muoia il ragazzino, perché s’è capito che la narrazione sta inseguendo il ragazzino, l’Ismaele naufragato nell’oceano del deserto messicano, la cui più grande condanna è il non avere nessuna balena bianca di cui andare a caccia: non c’è niente da cacciare, c’è da fare giorno e da fare sera, anzi è una balena nera anzi rosea come un porcellino a dargli la caccia: il giudice Holden che vuole corrompere il ragazzino, altrimenti il suo impero sulle coscienze, cioè sulla disattivazione delle coscienze, non potrà mai essere completo.

    “La via retta e la via tortuosa sono una cosa sola, e ora che sei qui cosa contano gli anni trascorsi dall’ultima volta che ci siamo incontrati? I ricordi degli uomini sono incerti, e ciò che è stato nel passato non è molto diverso da ciò che non è stato.” Il verbo del giudice è la cancellazione del verbo: tutto è scritto nella sabbia, niente resta se nessuno lo testimonia, se nessun Ismaele sopravvive, non a sé stesso: chi vorrebbe raccontare di sé se le sue opere sono state tutte devote al male ovvero compiute nella totale assenza di un principio di bene? Il male viene sconfitto quando ti offre le spalle e tu non ne approfitti per fargli un buco dietro la nuca. McCarthy racconta tutta la demenza del male ma, data la sostanziale ridondanza del male, la sua risicata capacità di variazione, ce la si cavava con parecchie pagine in meno, e non si sarebbe notata chissà quale differenza nell’opera.

    “Il fondo del bacino era liscio e privo di tracce, e le montagne nelle loro isole azzurre galleggiavano disancorate nel vuoto come templi fluttuanti.” – qui mi sembra una illustrazione della Dautremer.

    Il romanzo di McCarthy è, purtroppo, metafisico, e tutto ciò che è metafisico, per me, dovrebbe avere la buona grazia di non durare più di una ventina di pagine, e anche sprecare tanta potenza di parole per descrivere le bravate di una compagnia di mentecatti rischia di risultare naïf, come quando a McCarthy scappa di definire la sua combriccola di macellai una “milizia falstaffiana”.

    Una bambina che cade in un pozzo o le sventure di un soldatino di stagno continuearanno a essere per me più emotivamente inquietanti di qualsiasi carovana di avventurieri amorali che cercano di esaurire il catalogo delle malefatte eseguibili lungo gli ipotetici e porosi confini, della realtà, nella metà del diciannovesimo secolo.

    said on 

  • 4

    Le donne odiavano il western … “non si capisce il motivo” (parafrasando Paolo Conte).

    Il “motivo” di “meridiano di sangue” è nel titolo: il sangue estorto al corpo con la ferocia.
    Ed è un motivo che suona riluttante a molti, a molte donne, perché forse in molti, in molte donne, quel mo ...continue

    Il “motivo” di “meridiano di sangue” è nel titolo: il sangue estorto al corpo con la ferocia.
    Ed è un motivo che suona riluttante a molti, a molte donne, perché forse in molti, in molte donne, quel motivo non trova echi, né corrispondenze interiori.
    Condivido l’opinione di chi, prima di me, ha osservato che, libro alla mano, l’obiettivo del lettore è sopravvivere. Arrivare alla conclusione ancora sani di mente. Capire che tutto è finito e che almeno noi siamo in salvo.
    Se questo era anche l’obiettivo di McCarthy, direi che il risultato è stato raggiunto egregiamente.
    Un western da antologia.

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  • 5

    Un libro che ferisce il lettore

    Finire questo libro è una sofferenza, nel senso positivo del termine, dal momento che l'autore è stato così bravo a trasmettere ogni sensazione che pare che ogni colpo sparato, ogni scalpo tagliato, o ...continue

    Finire questo libro è una sofferenza, nel senso positivo del termine, dal momento che l'autore è stato così bravo a trasmettere ogni sensazione che pare che ogni colpo sparato, ogni scalpo tagliato, ogni pugnalata, siano gesti rivolti anche a noi che leggiamo. Questo libro è una storia di violenza e depravazione, con finale aperto a varie interpretazioni, al termine del romanzo di formazione del "ragazzo", che negli ultimi due capitoli si fa "uomo". Non semplice, soprattutto per la crudezza di vari passaggi.

    said on 

  • 3

    epico

    Non è una lettura facile. McCarthy é difficile ma lo sforzo è ampiamente ripagato. Un Far West feroce e crudo. Un romanzo epico, di violenza e depravazione. Obiettivo del lettore è sopravvivere. Arriv ...continue

    Non è una lettura facile. McCarthy é difficile ma lo sforzo è ampiamente ripagato. Un Far West feroce e crudo. Un romanzo epico, di violenza e depravazione. Obiettivo del lettore è sopravvivere. Arrivare alla conclusione ancora sani di mente e capire che tutto è finito e che almeno noi siamo in salvo. Emozionante come pochi altri, un libro capace di farti sentire il silenzio maestoso del deserto.
    Da leggere ascoltando Sky Shackin' - Solo Blues Performance by Justin Johnson

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  • 3

    "Gli enormi portali intagliati e decorati a pannelli pendevano dai cardini e una Vergine di pietra scolpita teneva fra le braccia il Bambino decapitato."

    Conoscevo McCartuy solo nominalmente come autore di Non è un paese per vecchi, per il film omonimo ovviamente. Questo libro mi è stato caldamente consigliato e pure prestato da un amico di lettura, ch ...continue

    Conoscevo McCartuy solo nominalmente come autore di Non è un paese per vecchi, per il film omonimo ovviamente. Questo libro mi è stato caldamente consigliato e pure prestato da un amico di lettura, che lo ha decantato il decantabile sostenendo inoltre che ero l'unica tra i suoi amici a poterselo permettere.
    Non è un libro per tutti, quindi, direi parafrasando il titolo precedente.
    Ma, e mi dispiace soprattutto per l'amico, temo non sia nemmeno il romanzo per me.
    Intendiamoci: ha una scrittura che definirla ipnotica sarebbe poco, e che mi ha portata a spingermi ben altre alla metà delle pagine ed a paventarne l'abbandono -tanto che ancora non sono sicurissima, forse lo terminerò pure.
    Leggere questo romanzo è sostanzialmente un piacere, perchè come dicevo la scrittura è semplicemente maestosa, al punto che la semplice lettura alla fine ti sazia e ti rende soddisfatto per il fatto in se' stesso. Ma quando alla fine ripensi a cosa stai leggendo, o semplicemente o a quale punto della narrazione sei arrivato capisci che non esiste concretamente una trama.
    Esiste solo un susseguirsi di eventi e più o meno cruente ed invereconde vicende, che pare mirino solo ed unicamente a mettere in luce la natura ferina dell'uomo e la sua cattiveria di base.
    Oltre a questa mancanza di trama, io ho trovato gravemente deficitari pure i personaggi: sul cosiddetto "ragazzo", il protagonista, non vengono spese che poche parole. Quello che emerge in qualche modo è il giodice Holden. ma anche in questo caso la sua unica funzione è di dover essere un uomo di cultura per dimostrare a noi che nemmeno la cultura e la conoscenza potranno mai rappresentare o porre un limite alla cattiveria ed alla violenza dell'uomo.
    Ultima cosa, ma non per rilevanza, la "sporcizia" del libro. Voglio dire, occhei che il selvaggio west si distingueva evidentemente per attività violente quant'altre mai, ma il fatto che tutto questo sia VISSUTO -non sopportato- come normalità e nessuna bestialità riesca a suscitare il minimo disgusto o reazione.
    In conclusione, ripeto, non è decisamente un libro per tutti: io personalmente non lo consiglierei proprio.

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  • 2

    Niente.... ho trovato irritantissimo lo stile di scrittura. Dopo un po' non riuscivo più a concentrami sul contenuto. Non so se in originale possa esser diverso, ma ne dubito.

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  • 0

    "È il mistero del Male e della violenza la grande ossessione di McCarthy", dice la quarta di copertina, e in effetti lo scrittore statunitense non ci nasconde nulla, in quanto a massacri e scotennamen ...continue

    "È il mistero del Male e della violenza la grande ossessione di McCarthy", dice la quarta di copertina, e in effetti lo scrittore statunitense non ci nasconde nulla, in quanto a massacri e scotennamenti. Ma in questo libro c'è anche altro. La descrizione a tratti epica e onirica del paesaggio in una zona del mondo che nel 1850, anno in cui si svolge la vicenda, era ancora selvaggia e crudele. Ci sono i ritratti dei vari personaggi, dipinti in modo realistico, tanto che ti senti addosso lo sguardo implacabile di Glanton o ti sembra di avere davanti il viso impenetrabile e cotto dal sole di un indigeno. È un libro scritto bene, forse la trama è un po' fiacca, si potrebbe addirittura dire che non c'è una trama, ma solo la cronaca delle gesta di una banda di cacciatori di scalpi. Alla fine Il giudice vince su tutto, sugli indiani, sul deserto, sul Male e - si dice - anche sulla morte. Non avevo mai letto Cormac McCarthy e lo leggerò ancora, al momento Faulkner è lontano.

    said on 

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