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Kushiel's Dart

The Kushiel's Legacy Trilogy, Book 1

By

Publisher: Tor

4.1
(1624)

Language:English | Number of Pages: 912 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0765342987 | Isbn-13: 9780765342980 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Romance , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The land of Terre d'Ange is a place of unsurpassing beauty and grace. It is said that angels found the land and saw it was good... and the ensuing race that rose from the seed of angels and men live by one simple rule: Love as thou wilt. Phedre no Delaunay is a young woman who was born with a scarlet mote in her left eye. Sold into indentured servitude as a child, her bond is purchased by Anafiel Delaunay, a nobleman with a very special mission ... and the first one to recognize who and what she is: one pricked by Kushiel's Dart, chosen to forever experience pain and pleasure as one. Phedre is trained equally in the courtly arts and the talents of the bedchamber, but, above all, the ability to observe, remember, and analyze. Almost as talented a spy as she is courtesan, Phedre stumbles upon a plot that threatens the very foundation of her homeland. Treachery sets her on her path; love and honor goad her further. And in the doing, it will take her to the edge of despair... and beyond. Hateful friend, loving enemy, beloved assassin; they can all wear the same glittering mask in this world, and Phedre will get but one chance to save all that she hold dear. Set in a world of cunning poets, deadly courtiers, heroic traitors, and a truly Machiavellian villainess, this is a novel of grandeur, lusuriance, sacrifice, betrayal, and deeply laid conspiracies.
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  • 5

    Ci sono libri che vanno al di là del giudizio indimenticabile, che ti inglobano talmente nel loro mondo da renderti difficile tornare alla realtà, legandoti con catene dolci e impossibili da spezzare. ...continue

    Ci sono libri che vanno al di là del giudizio indimenticabile, che ti inglobano talmente nel loro mondo da renderti difficile tornare alla realtà, legandoti con catene dolci e impossibili da spezzare. Chi è capace di parlare di questi libri è bravo, io mi sento piccola quando ci provo. E' impossibile spiegare cosa mi trasmette il Dardo e la Rosa, è un complesso di sensazioni che mi lascia senza parole. Non ricordo nemmeno quando è stata la prima volta che l'ho letto, ma è stato amore, amore imperituro. E poche settimane fa mi sono sentita come qualsiasi angeline via dalla sua patria che ascolti il Lamento dell'esule di Thélésis de Mornay, con una nostalgia feroce della mia patria. E mi sono rassegnata, nonostante la pila enorme di letture nuove e il senso di colpa ad ignorarle, a rileggere questo libro. Per di più con timore, perché avevo paura di rovinare il ricordo che avevo del romanzo, sapendo che una rilettura avrebbe inevitabilmente modificato le mie impressioni. Sono contenta invece che ne siano uscite rafforzate e arricchite.
    Questo libro non è una storia d'amore, ma una storia di Amore. Delle molteplici forme d'amore, da quello negato ad una bambina ceduta in servaggio dai genitori, a quello ammirato verso un mentore e protettore, a quello un po' geloso verso un quasi fratello con cui si è in competizione, a quello che nasce da un'amicizia che potrebbe essere qualcosa di più, a quello nato sulla forza di attrazione degli opposti e dalla conoscenza nelle difficoltà, a quello che scivola sul confine dell'odio, confine più sottile della lama di una flechette. Quello che sopravvive alla morte della persona amata in un debito d'onore. Quello nato da un sogno, a dispetto della politica e che può creare un'alleanza. Mille e mille forme d'amore, nessuna sbagliata, in fondo.
    Ed è una storia epica e potente, complessa e articolata, che passa dagli intrighi politici alle confessioni di letto, alle grandi battaglie, a struggenti addii, con dolore e gioia, talmente coinvolgente da farmi passare pagine e pagine con la pelle d'oca e le lacrime agli occhi, da farmi bere senza difficoltà più di 800 pagine di tomo. Con una scrittura magistrale nel linguaggio e stupefacente per come è capace di incastrare i particolari in tutto il libro come piccole tessere di un mosaico che poco a poco vanno al loro posto e rivelano un disegno strepitoso. Nulla è lasciato al caso in questo libro, ogni parola viene posata con consapevolezza e maestria, ogni dettaglio è inserito perché avrà motivo di esistere più avanti nel volume, non c'è nulla di gratuito o slegato. Stordisce quanto questo salta all'occhio ad una seconda lettura. Ma non è solo tecnica, perché come solo nelle migliori opere accade, queste parole prendono vita, facendomi provare la fatica e la disperazione di Phèdre e Joscelin in Skaldia, la gioia nel ritrovare Cecilie dopo il loro rientro in Terre d'Ange, la tensione ininterrotta durante tutta la battaglia di Troyes-le-Mont.
    Ho provato un nuovo amore verso Alcuin, ho acquisito un nuovo rispetto verso Barquiel de l'Envers in questa nuova lettura. E ho rinnovato il mio affetto per Phèdre e Joscelin, per Ysandre e Drustan. Ho capito meglio Delaunay e anche Melisande, che necessiterebbe di letture e letture per essere compresa completamente. E forse non ci si riuscirebbe comunque.
    Mi sono ritrovata con la rinnovata tentazione di andare a cercare le fonti di ispirazione della Carey, le basi da cui ha creato questo mondo splendido, tanto mi sentivo ignorante quando capivo che c'erano riferimenti storici rielaborati, ma non riuscivo a capire quali. Ha ragione Delaunay: non c'è nulla che non valga la pena di sapere (o meglio ancora All knowledge is worth having).
    Così mi ritrovo ancora una volta in Terre d'Ange e a dispetto di me stessa non riesco a lasciarla. Avevo promesso di alternare altre letture alla rilettura della saga di Phèdre, per lo meno un libro fra un volume e l'altro, ma non riesco. Io resto qui, fino a quando non dovrò ripartire e sentirmi di nuovo un'esule strappata dalla patria.

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  • 3

    un centinaio di pagine in meno sarebbero state meglio

    il romanzo è ben costruito, la storia interessante (anche se sinceramente le varie dinamiche politiche delle prime 250 pagine ed i mille nomi di duchi, conti, pari, re, principi e regine mi sono risul ...continue

    il romanzo è ben costruito, la storia interessante (anche se sinceramente le varie dinamiche politiche delle prime 250 pagine ed i mille nomi di duchi, conti, pari, re, principi e regine mi sono risultati ostici) e la protagonista è abbastanza simpatica.
    qualche colpo di scena c'è e l'avventura mista ad azione non manca, però avrei reso più snella la prosa, senza soffermarmi sui mille dettagli del contesto.
    leggerò il seguito

    said on 

  • 4

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando a ...continue

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando arriva la crisi è totalmente inaspettata, colpisce duro come una mattonata in fronte e lascia il lettore lì a chiedersi come sia potuto succedere. Ciò che viene dopo sviluppa l'intreccio in maniera verosimile e mai scontata, tra politica di palazzo, duelli e lunghe traversate, disegnando il grande affresco di una realtà medievale parallela alla nostra, "marchiata" da eventi che affondano nella leggenda ma le cui ripercussioni sono ancora ben evidenti (la nascita della stirpe Angeline a seguito della "defezione" del Beato Elua, figlio di Yeshua/Gesù, e degli angeli che furono mandati a ricondurlo sulla retta via e ne furono invece conquistati).
    Due parole anche sull'utilizzo del sesso nella narrazione. Uno dei miei timori era che prendesse fin troppo spazio, al punto da legittimare l'etichetta di racconto "erotico": in fondo si narrano le avventure di Phedre, serva di Naamah (ossia prostituta, per quanto la definizione sia molto restrittiva) con una genetica predisposizione al masochismo estremo, il che la rende una "specialista" estremamente ricercata. In realtà non è così: la Carey dosa bene anche questo, mostrando senza pietà quando c'è bisogno ma sorvolando (ed evitando noiose ripetizioni) quando se lo può permettere.
    Spero solo che i seguiti siano all'altezza.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Un libro da cui è difficile staccarsi.

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole tota ...continue

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole totale di 900 circa) che risultano piuttosto pesanti e scorrono esageratamente lente. Si tratta, infatti, del gigantesco set-up da cui si dipaneranno le successive vicende della protagonista, la bella Phèdre no Delaunay. Il problema è che il complesso intreccio fra le varie dinastie che reggono i giochi di potere a Terre d'Ange (regno modellato su una Francia cinquecentesca) viene esposto in modo troppo didascalico, dando luogo al rischioso "effetto mattone". Consiglio comunque di non mollare prima di pagina 300, perché poi la narrazione si snellisce e sveltisce; i colpi di scena senz'altro non mancano, la bella scrittura neanche, e tengono il lettore avvinto fino alla fine.
    Occorre anzitutto fare una premessa: in Terre d'Ange, terra fondata da angeli rinnegati dall'Unico Dio come intuibile dal nome, vige il motto "ama a tuo piacimento", che si traduce nell'esistenza di Tredici Case: ognuna dedicata a un angelo/dio, ognuna con una caratteristica distintiva, le Case addestrano fin da piccoli allievi e allieve, fino a renderli dei perfetti cortigiani. Si tratta, come nel caso di Phèdre, di bambini di estrazione umile che possono in tal modo ricevere un'educazione e in qualche caso raggiungere posizioni sociali assai elevate una volta completata la marque, elaborato tatuaggio sulla schiena che simboleggia lo stato di servaggio alla Casa di appartenenza. In sostanza, completando la marque grazie ai soldi di patroni facoltosi, si acquista la libertà. Il concetto di base, dunque, è quello della prostituzione sacra.
    Premesso questo, la nostra Phèdre capisce fin da piccola di essere destinata a una vita diversa: l'unico canone per poter accedere a una delle Case è quello di essere perfetti. Nati dagli angeli, gli angeline (così si chiama il popolo di Terre d'Ange) sono dotati di una bellezza sconfinata. Phèdre, nata da un'unione illegittima, ha un occhio deturpato da una macchiolina rossa. Considerato questo segno di imperfezione lei non avrebbe diritto a niente, non fosse per l'intervento di Anafiel Delaunay, letterato e poeta che riconosce in lei una anguissette, creatura in grado per natura di mescolare il piacere e la sofferenza. In soldoni, una masochista. Nell'opulenta società di Terre d'Ange, dedita al lusso e in qualche caso ai vizi, Phèdre diventa così una preda ambita. Delaunay, però, ha l'occhio lungo: decide di darle un'educazione, di farle studiare anche cose apparentemente inutili perché "non c'è nulla che non valga la pena sapere". Phèdre studia la storia, le lingue straniere, la geografia e molto altro. Ciò che almeno all'inizio la ragazza ignora è che Delaunay è una spia dei reali e che a Terre d'Ange è in atto un pericoloso complotto per rovesciare il regno. Grazie anche alle sue doti di anguissette e alla sua vicinanza con patroni di potenti famiglie nobili, Delaunay arriverà molto vicino allo sventarlo, ma...
    Ed è da questo "ma" che si dipanano le restanti seicento pagine. Che, fidatevi, scorrono via come acqua.

    Non voglio rivelare troppo sulla trama, dunque passo direttamente a descrivere alcuni fra i molti personaggi del romanzo. Quelli che, in particolare, restano nel cuore.
    La stessa Phèdre, malgrado la sua perfezione, non è una Mary Sue: sarà il fatto che si legge la ponderatezza dietro le sue azioni (quasi tutte le sue azioni, almeno), sarà che è un personaggio che si prende i rischi di quel che fa e con essi le responsabilità, sarà che matura nel corso della narrazione... o sarà il concetto di fondo che è proprio bello: "non c'è nulla che non valga la pena sapere", perché a salvare Phèdre e a consentirle di trovare di volta in volta la soluzione ai problemi che le si presentano è la cultura che ha. La conoscenza delle lingue le permette di comunicare, la capacità di ragionare le consente di districarsi attraverso giochi di potere spesso sanguinosi, il suo essere una prostituta... la fa apparire più innocua di quanto non sia. E via discorrendo. Si salva più grazie alle proprie conoscenze e alla sua mente logica piuttosto che grazie a un corpo che invece spesso la caccia nei guai. D'accordo, più di una volta userà anche quello per togliersi dagli impicci o sbloccare una situazione, ma... la Carey ci risparmia vittimismi e ipocrisie. Phèdre è una donna che, almeno a partire dalla seconda parte del libro, *sceglie* - ed è qui la componente fondamentale - a chi darsi. E sceglie che cosa fare o non fare. Nota di merito a Jacqueline Carey: di scene erotiche nel libro ce ne sono, più o meno esplicite e più o meno sadomaso, ma non ne ho trovata una che sia volgare.
    Detto ciò, passiamo a un altro personaggio, che di Phèdre è spalla, complemento e qualche volta avversario: Joscelin Verreuil. La premessa è che io amo questo personaggio, l'ho amato in questa seconda lettura come fosse la prima, è stato un piacere riscoprire questo splendido sacerdote guerriero che lotta come una tigre e ha l'anima candida e orgogliosa di un bambino. Joscelin... come tutti gli abitanti di Terre d'Ange, specie quelli di origine nobile, è bellissimo. A parte questo, il suo legame con Phèdre si configura fin da subito come un legame di servaggio, poiché viene assoldato da Delaunay per difendere l'incolumità dell'anguissette. Lui, giovane sacerdote guerriero appartenente alla Confraternita Cassiliana, prende questo incarico non nel migliore dei modi (i Cassiliani sono estremamente morigerati e obbedienti al voto di celibato), ma comunque assolve sempre al suo compito di "proteggere e servire". Phèdre, dal canto suo, all'inizio non lo sopporta. Come si arriverà dal disprezzo a un "ti amo" sussurrato sui bastioni delle mura di una città, ve lo lascio leggere... basti dire che questi due insieme sono belli da piangere, per il modo in cui smussano le angolosità dei rispettivi caratteri, molto forti, e per il modo in cui si completano e si amano malgrado le innumerevoli difficoltà intrinseche che rischiano di minare il loro rapporto.
    Una delle mie coppie preferite di sempre.
    Ma tornando a Joscelin: è un personaggio che inizialmente si configura come ingessatissimo dietro la sua disciplina cassiliana e dietro al rigore che questa prevede. Si rivela letale in combattimento quanto la morte con la sua falce, sempre tuttavia pieno di scrupoli morali. Si rivela testardo a tratti fino all'ottusità, ma fedele e sincero anche se goffo nell'esprimere i propri sentimenti. E infine, è un piacere vederlo sbocciare, da ragazzotto cocciuto, orgoglioso e irreprensibile allo splendido uomo che sarà nell'ultimo libro della trilogia (ma già nell'ultima parte de "Il dardo e la rosa" si nota una scioltezza maggiore...). Merito anche di Phèdre, che fa affiorare in lui sentimenti e un'emotività che l'addestramento cassiliano aveva sepolto e congelato dietro un'espressione impassibile, il tutto in modo estremamente graduale e realistico. A fine libro è già un altro uomo, pur restando sempre se stesso e coerente. Altro gran merito della Carey, che crea personaggi che non perdono mai se stessi ed è difficile, tanto.
    Altro personaggio: Hyacinthe. Trattasi di un ragazzo mezzo tsingano (ossia, mezzo gitano) e mezzo angeline, cresciuto con sua madre nella parte bassa della Città di Elua. Fin dall'infanzia è il miglior amico di Phèdre, segretamente - ma non troppo - innamorato di lei, dotato del potere del dromonde (la visione del futuro e del passato). Non è il mio personaggio preferito, ho sempre tifato Joscelin, ma ha un suo profondo perché nel suo essere *diviso a metà*: metà angeline, ma da sempre legato al popolo degli tsingani, di cui vuole essere il Principe, Hyacinthe è una natura libera, sorridente, solare, che si troverà a compiere la più difficile delle scelte: vivere in isolamento in mezzo al mare e diventare il successore del Signore dello Stretto, un essere immortale condannato a vivere in eterno senza potersi allontanare dal luogo in cui è nato, ma con la capacità di dominare i mari e le acque (nonché uno dei pochissimi elementi genuinamente fantasy del libro). Hyacinthe rinuncerà così a metà della propria natura, quella libera, autocondannandosi alla solitudine eterna. Rinuncerà anche a Phèdre, sapendo comunque di lasciarla in buone mani. Dietro al suo sorriso perenne è probabilmente il personaggio più maturo di tutti, e anche gli altri se ne accorgeranno.
    Ultimi due personaggi per me degni di nota sono Mélisande Shahrizai e Ysandre de la Courcel. Una è "l'arcinemica" della saga, una donna bellissima ed estremamente affascinante e calcolatrice, che attira Phèdre tra le sue braccia come una sirena attirerebbe i marinai col canto. Pericolosissima, Mélisande darà filo da torcere fino alla fine: il libro si chiude proprio con Phèdre che, ancora una volta, rinnova i suoi propositi di vendetta dopo essere stata nuovamente sfidata dalla donna. Proprio con lei, a causa del loro complicato legame carnale, si consumeranno alcune delle scene più sensuali del romanzo (sì, c'è omosessualità sia femminile che maschile, perché il comandamento di Terre d'Ange è "ama a tuo piacimento", dunque senza tabù di alcun genere). Ysandre è invece la neoeletta regina di Terre d'Ange, nonché uno dei miei personaggi preferiti: una ragazza giovanissima ma già scaltra per quanto riguarda i suoi doveri verso il regno, il cui nerbo d'acciaio si percepisce tra le righe al di sotto della sua apparente fragilità. Sarà ancora nel segno dell'amore che compirà le sue scelte, un amore che porterà alla realizzazione di un sogno: unire due regni in uno solo.
    L'amore e i sogni sono i motori del romanzo, per ognuno dei personaggi presentati, siano essi negativi o meno.

    Niente da dire sullo stile, eccettuate quelle prime 300 pagine un (bel) po' troppo ricche di particolari: elegante, evocativo e non volgare. I miei complimenti vanno anche alla traduttrice, che ha fatto un ottimo lavoro su un romanzo per niente facile e dalla mole considerevole.
    Si nota che l'autrice ama la storia, perché questo romanzo di fantasy - se si eccettuano appunto il Signore dello Stretto e l'ascendenza angelica degli angeline - ha ben poco. Riprende elementi della religione cristiana, dei vangeli apocrifi, delle religioni orientali, della storia e della cultura europea antica, medievale e rinascimentale, li shakera in un insieme che risulta incredibilmente coeso e organico. La buona notizia, e posso dirlo perché ho letto anche gli altri due libri della trilogia di Phèdre, è che la saga va in costante crescendo.
    E mi fanno ridere i commenti dei bigotti che "oddio che schifo la prostituzione, oddio che schifo l'omosessualità, oddio che schifo il masochismo, oddio blasfemia storpia la religione cristiana". Ma l'avete letto il retro del libro prima di spendere i soldi? No, perché è tutto scritto lì.
    Aggiungo, en passant e per concludere, che una Troisi a caso avrebbe TANTO da imparare dalla Carey su come si scrive una battaglia fra eserciti.

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  • 2

    Intelligente l'ambientazione, una specie di 1100 alternativo come va di moda di questi tempi, con una spruzzata di magia e un sistema religioso articolato e post-cristiano.
    La Carey ha anche l'onestà ...continue

    Intelligente l'ambientazione, una specie di 1100 alternativo come va di moda di questi tempi, con una spruzzata di magia e un sistema religioso articolato e post-cristiano.
    La Carey ha anche l'onestà di avere una protagonista prostituta (e masochista), ma di non indugiare mai nelle scene più pruriginose e non concedere nulla alla morbosità.
    Eppure il libro non ti entra dentro, la trama, articolata, non riesce mai a trascinarti e anche i momenti di maggiore epicità mi hanno lasciato indiffirente. E' proprio il coinvolgimento che mi è mancato durante tutta la lettura, un peccato mortale, purtroppo...

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  • 5

    Uno splendido romanzo a metà tra lo storico e il fantasy. Ho amato molto i diversi personaggi, piacevolmente sorpresa da quelli femminili che, per una volta, non hanno solo bisogno di essere salvati, ...continue

    Uno splendido romanzo a metà tra lo storico e il fantasy. Ho amato molto i diversi personaggi, piacevolmente sorpresa da quelli femminili che, per una volta, non hanno solo bisogno di essere salvati, ma sanno prendere in mano il proprio destino e combattere, nel bene e nel male.
    Basandomi sulla trama e sulla lettura della prima parte del libro mi ha colpito molto la piega che poi ha preso l'intera storia in modo del tutto inaspettato e mi sembra sia uno dei casi in cui una trilogia possa effettivamente arricchire il mondo creato dall'autrice. Il mio unico timore è che gli altri due volumi non siano all'altezza del primo. In ogni caso per conto mio cinque stelline meritatissime

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  • 5

    E' stato il libro che mi ha aperto le porte del fantasy. Di questo genere in giro ce ne son pochi, è una storia che vi incatena e non si può non leggere i libri successivi. C'è tutto intrighi, amore, ...continue

    E' stato il libro che mi ha aperto le porte del fantasy. Di questo genere in giro ce ne son pochi, è una storia che vi incatena e non si può non leggere i libri successivi. C'è tutto intrighi, amore, politica ect; i personaggi sono descritti talmente bene da sembrar reali. Lo consiglio vivamente

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  • 5

    Gentilmente consigliatomi dalla mia amica Giuditta, le cui raccomandazioni d'ora in poi prenderò assolutamente sul serio, questo libro mi è arrivato più o meno come una succosa bistecca in un momento ...continue

    Gentilmente consigliatomi dalla mia amica Giuditta, le cui raccomandazioni d'ora in poi prenderò assolutamente sul serio, questo libro mi è arrivato più o meno come una succosa bistecca in un momento di inappetenza letteraria, e mi ha risvegliato piano piano, frase dopo frase, una fame che non ricordavo di avere. Era molto tempo che un libro mi lasciasse incapace di mollarlo. Ho messo l'ebook nel tablet e nel cellulare, per averlo sempre con me, mi ricorda i tempi in cui infilavo libri nella mia gigantesca borsa per portarmeli ovunque e leggerli pure dove sarebbe stato scortese farlo.
    Ma andiamo al sodo: la Carey è brava - no, magistrale - nell'intrecciare la storia e fare in modo che comunque l'inizio, che contiene tutti gli ingredienti necessari perché la storia si svolga, mi sembra che non ci sia una virgola sprecata, sia altrettanto interessante ed appassionante come il cuore dello svolgimento. Similmente all'intreccio sulla schiena di Phédre, in cui ogni linea trova sboccio a diversi punti, così la Carey ha strutturato la trama. Distratta da quello che sembrava un fastidioso foreboding da parte di Phédre, neanche mi sono accorta che si stava tutto predisponendo per la storia.
    Devo inoltre complimentarmi col traduttore o la traduttrice, che hanno reso abilmente una prosa null'affatto asciutta senza appesantirla di fronzoli. La traduzione dell'angeline arcaico, che ricorda il linguaggio di Dante, mi è piaciuta tantissimo.
    Inoltre, non posso davvero resistere al sapore di una spy story, dove armata del suo corpo, dei suoi occhi ed orecchie e soprattutto della sua istruzione, Phédre riesce a... beh a dimostrare che "lo sgravio di una puttana" può giungere a molto.
    Mi piace l'approccio assolutamente sex positive di questo libro, perché il sesso è bello e non c'è nulla di cui vergognarsi. Mi piace che l'omosessualità non faccia scandalo in Terre d'Ange. Mi è piaciuto vedere anche ritratto quello che mi è capitato di imparare riguardo alla cultura BDSM.
    Mi è piaciuto scoprire lentamente le indicazioni riguardo la geografia, riconoscere qualche tratto caratteristico dei luoghi europei e riconoscere fatti storici, simpatiche strizzatine d'occhio che tengono viva la sospensione d'incredulità.
    Il finale ti lascia un po' come il dolore lascia una anguissette: oh sì, ancora.

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  • 5

    Originale e ben scritto

    Finalmente un fantasy che non sa di già visto. Jacqueline Carey riesce a creare un credibilissimo mondo basato su una religione molto sentita, misteri da districare, intrighi politici. Ogni personaggi ...continue

    Finalmente un fantasy che non sa di già visto. Jacqueline Carey riesce a creare un credibilissimo mondo basato su una religione molto sentita, misteri da districare, intrighi politici. Ogni personaggio è diverso, appartiene a una sua dimensione e ha un suo credo: tutti si rispettano l'un l'altro anche se non sempre si comprendono. Su tutti ovviamente svetta Phedre, la protagonista, che da figlia illegittima, abbandonata da bambina, scala le vette della società e veste un ruolo principe per le sorti della sua terra d'origine grazie agli insegnamenti ricevuti. La conoscenza di molte lingue, l'aver letto tanto, aver studiato l'arte della discrezione, ma soprattutto essere stata istruita a PENSARE, cogliere i dettagli e fare associazioni cognitive saranno i suoi tesori più grandi. Un romanzo sapiente, affatto superficiale, che coinvolge, appassiona e si divora eche, seppur incentrato su ruoli femminili, saprà sicuramente rapire anche i lettori di sesso maschile, dal momento che nessun personaggio è dato al caso e gli uomini che ruotano attorno a Phedre sono anch'essi scritti con precisione.

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