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L'éducation sentimentale

By Gustave Flaubert

(61)

| Mass Market Paperback | 9782070308798

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Book Description

De 1840 à 1867, la vie fait L'Éducation sentimentale de Frédéric Moreau et de toute une jeunesse idéaliste qui a préparé dans la fièvre la révolution de 1848. Le roman s'ouvre sur des rêves exaltés et s'achève sur la médiocrité des uns et des Continue

De 1840 à 1867, la vie fait L'Éducation sentimentale de Frédéric Moreau et de toute une jeunesse idéaliste qui a préparé dans la fièvre la révolution de 1848. Le roman s'ouvre sur des rêves exaltés et s'achève sur la médiocrité des uns et des autres. Entre temps, la vie s'est écoulée autour de Frédéric, qui semble n'avoir pas plus participé aux mutations de son temps qu'à l'édifice de sa propre destinée potentielle. Au cours de cette existence, Madame Arnoux, dont les apparitions sont autant de surgissements mystiques, tient lieu au jeune homme d'absolu insaisissable. Lui qui rêvait de terres lointaines et d'ouvrages romantiques déchirants dont il se voyait l'auteur génial, se retrouve, en guise de destination exotique, à Nogent, la ville de son enfance. Au terme de son parcours, que peut-il faire d'autre que ponctuer sa conversation avec Deslauriers, le pragmatique non moins malheureux, de "te souviens-tu" ? Flaubert éclaire ses personnages d'une lumière tantôt ironique, tantôt sympathique, et s'il adopte parfois une vision panoramique des choses, c'est semble-t-il pour mieux se couler dans l'esprit de son héros afin de faire vivre au lecteur les velléités de son caractère. --Sana Tang-Léopold Wauters

203 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Mi sono avvicinata a questo libro convinta di leggere il capolavoro di Flaubert, ma poi mi sono accorta che non era l’edizione del 1869, bensì quella del 1845, tradotta da Giorgio Caproni. Protagonisti sono infatti Henri e Jules, due amici con sen ...(continue)

    Mi sono avvicinata a questo libro convinta di leggere il capolavoro di Flaubert, ma poi mi sono accorta che non era l’edizione del 1869, bensì quella del 1845, tradotta da Giorgio Caproni. Protagonisti sono infatti Henri e Jules, due amici con sensibilità molto diverse .
    Ho letto e riletto molti punti poiché volevo fissare espressioni, pensieri, sensazioni… e non ho resistito alla tentazione di sottolineare alcune frasi. Davvero superba la caratterizzazione dei personaggi!!
    Se questa edizione è considerata un’opera minore,l’opera maggiore sarà fantastica!
    Sono così curiosa che la leggerò al più presto… 

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    cordelia said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro si può dividere in due parti :la prima più noiosa dove e' difficile farsi piacere un personaggio come Federico ; la seconda più scorrevole che non vi fa amare di più Federico ma almeno lo fa uscire dall'apatia w la monotonia di un unico amor ...(continue)

    Il libro si può dividere in due parti :la prima più noiosa dove e' difficile farsi piacere un personaggio come Federico ; la seconda più scorrevole che non vi fa amare di più Federico ma almeno lo fa uscire dall'apatia w la monotonia di un unico amore.

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    Ilaria said on Sep 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    All'inizio, e per buona parte del romanzo, il protagonista, Frédéric Moreau, mi ha suscitato un'istintiva antipatia; mi sembrava uno smidollato, un individuo le cui buone o cattive azione fossero determinate dagli eventi esterni e mai dalla sua volon ...(continue)

    All'inizio, e per buona parte del romanzo, il protagonista, Frédéric Moreau, mi ha suscitato un'istintiva antipatia; mi sembrava uno smidollato, un individuo le cui buone o cattive azione fossero determinate dagli eventi esterni e mai dalla sua volontà. Poi, mettendo da parte i miei pregiudizi, ho capito che si trattava di un giovane di vent'anni, libero e benestante, dunque senza preoccupazioni di natura materiale, e alla ricerca del soddisfacimento del proprio piacere inteso come unica via per la felicità. Attraverso le sue storie amorose ho visto la natura, sempre attuale, di varie tipologie femminili. Per quanto riguarda lo stile, non ho apprezzato le lunghe e dettagliate descrizioni che mi facevano perdere il filo del racconto; mentre ho apprezzato il linguaggio veritiero e mai edulcorato dell'autore anche a riguardo di situazioni scabrose, il che rende il romanzo davvero moderno. Va detto, infine, come spesso il racconto prenda delle svolte improvvise e impensabili, una cosa decisamente inconsueta. Ad ogni modo, un romanzo che lascia il segno e che va a lungo meditato, specie se lo si legge da giovani.

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    Il genio dei pensieri said on Sep 18, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Flaubert è Flaubert e per quanto il capolavoro assoluto sia Madame Bovary è indubbio che L'educazione sentimentale debba entrare di diritto nel pantheon dei grandi. Oltre alla tecnica innovativa (la realtà presentata attraverso gli schemi interpretat ...(continue)

    Flaubert è Flaubert e per quanto il capolavoro assoluto sia Madame Bovary è indubbio che L'educazione sentimentale debba entrare di diritto nel pantheon dei grandi. Oltre alla tecnica innovativa (la realtà presentata attraverso gli schemi interpretativi del protagonista) oltre alla costruzione del personaggio poco eroico di Frédéric, che appare sfaccettato, mutevole e decisamente portato alla menzogna e all'autoinganno, qui abbiamo un affresco preciso della società francese di metà Ottocento, della turbolenta situazione politica parigina (le famigerate rivoluzioni del '48) ma anche dei modi, delle usanze, delle parole che appartengono alla borghesia cittadina e provinciale. Vengono tratteggiati inoltre i contorni di una elementare ma forse archetipica struttura della psicologia "sentimentale" maschile.
    Le belle speranze del giovane Frédéric, di cui seguiamo la parabola evolutiva -appunto- sono destinate a incepparsi contro i diversi scogli rappresentati dalla dura realtà e tuttavia la sostanza romantica del personaggio: il suo attaccamento al primo amore (mai approfondito, mai consumato) e quello per l'amico Deslauries (un discreto farabutto, in realtà, profittatore senza tanti scrupoli) rimangono inscritti in un orizzonte ideale dove il periodo migliore della vita è collocato nell'adolescenza più acerba, quando l'imbarazzata fuga dei due imberbi giovanetti (Frederic e l'amico) dall'agognato postribolo viene commentato con "Non abbiamo avuto di meglio". Il meglio cioè è quel che non viene vissuto, quel che non viene raccontato; insomma quello "spazio bianco" che, secondo Proust, è la parte migliore del romanzo: un improvviso salto di tempi e vicende che, dopo molte pagine dedicate a raccontare una meticolosa sequela di eventi, viene scritto così:
    "Viaggiò.
    Conobbe la malinconia dei piroscafi, i freddi risvegli sotto le tende, lo smarrimento dei paesaggi e delle rovine, l'amarezza delle amicizie interrotte.
    Ritornò".
    Partecipò alla vita di mondo ed ebbe altri amori. "

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    Gabril said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/08/16/leducazio… “Voleva gettarsi ai suoi piedi: ma qualcosa scricchiolò nel corridoio e gli mancò il coraggio. A trattenerlo c’era anche una specie di timore religioso. Quella ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/08/16/leducazio…

    “Voleva gettarsi ai suoi piedi: ma qualcosa scricchiolò nel corridoio e gli mancò il coraggio.
    A trattenerlo c’era anche una specie di timore religioso. Quella veste che si confondeva con le tenebre gli sembrava smisurata, infinita, impossibile a sollevarsi; e proprio per questo, il suo desiderio cresceva. Ma la paura di fare troppo o di non fare abbastanza gli toglieva ogni discernimento.
    “Se le dispiaccio”, pensava, “che sia lei a cacciarmi via; se non le sono indifferente, tocca a lei incoraggiarmi!”
    E con un sospiro, disse:
    - Allora, voi non ammettere che si possa innamorarsi di una donna?
    Lei rispose: - Se è da sposare, la si sposa: e se appartiene a un altro, ci si allontana.
    - E così, la felicità non è possibile?
    - Non voglio dire questo. Però non la si trova certo nella menzogna, nelle inquietudini, nel rimorso.
    - Che cosa importa, se ci ricompensa con gioie sublimi?
    - È un’esperienza che costa troppo.
    Cercò di attaccarla con l’ironia.
    - Virtù, allora, non sarebbe altro che vigliaccheria!
    - Dite piuttosto chiaroveggenza. Anche per quelle che arrivassero a dimenticare il dovere e la religione, sarebbe sufficiente il buon senso. E l’egoismo costituisce una base solida per la saggezza.
    - Son proprio borghesi, i vostri principi!
    - Non ho mai preteso di essere una gran dama.
    In quel momento entrò di corsa il bambino.
    - Mamma, non vieni a mangiare?
    - Sì, subito.
    Frédéric si alzò, mentre arrivava anche Marthe.
    Non poteva risolversi ad andare via; e, con uno sguardo supplichevole: - Le donne di cui parlate sono proprio del tutto insensibili?
    - No, ma sorde quando necessario.
    (Gustave Flaubert, “L’educazione sentimentale”

    Il mio primo incontro con Flaubert non fu entusiasmante, perché “Madame Bovary” non mi colpì. Ho talvolta pensato di rileggerlo, perché magari non era il momento “adatto”, ma finora non l’ho fatto. “Bouvard e Pécuchet”, invece, mi piacque di più. Tornando all’attualità, scrivo subito che “L’educazione sentimentale” mi ha sorpreso in positivo e che, al netto di qualche descrizione paesaggistica che non mi è andata giù (ma ciò fa parte di un discorso più generale, quello tra me e le descrizioni paesaggistiche), lo considero un grande romanzo. Flaubert ne scrisse una prima edizione oltre vent’anni prima di quella che poi fu la definitiva, edita nel 1869.
    Il romanzo è considerato un fulcro della sua produzione e la lettura appena fatta mi ha fatto comprendere il perché. Il protagonista principale è il giovane Frédéric Moreau, del quale cominciamo a seguire le vicende sentimentali nel 1840, appena diciottenne, e che accompagniamo fino a un’età più matura, seguendolo nel suo percorso di educazione (o diseducazione) sentimentale. Se il romanzo si limitasse a narrarci le vicende di cuore del giovane, potremmo definirlo un classico “romanzo di formazione”; Flaubert, però, non si limita a questo, ma inserisce la vicenda del singolo all’interno di una cornice storica rappresentata dai moti rivoluzionari del 1848 e da ciò che ne seguì. Inoltre, Frédéric è attorniato da una serie di personaggi che rendono il romanzo corale e più avvincente. In primo luogo, le donne che costituiscono il percorso dell’educazione sentimentale del protagonista, molto diverse tra loro. Innanzitutto M.me Arnoux, che rappresenta l’amore ideale, quello totalizzante e irraggiungibile per eccellenza, la donna alla quale Frédéric non sa dichiararsi, il sogno che, qualora diventasse realizzabile, sarebbe degradato e che quindi è destinato a restare in una sfera di nostalgia e rimpianto non rimediabile. Rosanette invece è la cortigiana svampita, “convinta che il Libano fosse in Cina”; poi c’è la signora Dambrouse, la donna di classe che è anche un mezzo per introdursi negli ambienti che contano; infine Louise, la giovane e ingenua ragazza di campagna.
    Come scritto, l’educazione sentimentale di Frédéric s’intreccia a vicende sociali più ampie e gli altri personaggi, oltre che impelagarsi anch’essi nelle questioni di cuore, sono esponenti di tipologie umane che, mutato ciò che c’è da mutare, non appartengono certo solo all’epoca in cui è ambientato il romanzo. Deslauriers è il povero che smania di diventare ricco e non si preclude mezzi per il suo fine; Dussardier è il rivoltoso ingenuo, convinto davvero che la lotta politica possa mutare in meglio il mondo; Pellerin è l’artista in perenne ricerca di ispirazione; Arnoux è il marito della donna idealizzata da Frédéric, maldestro commerciante d’arte; poi ci sono i giornalisti in cerca di collocamento che fiutano il vento politico, cospiratori che si riuniscono al “Circolo dell’intelligenza” non mostrando di rendere onore al nome, e tanti altri soggetti che Flaubert ritrae con maestria, alternando ironia, sarcasmo e compassione umana.
    Ho l’impressione che se l’avessi letto un paio di decenni fa, l’avrei apprezzato ancora di più, ma siccome non posso saperlo, mi fermo qua, evito le inutili elucubrazioni mentali che potrebbero portarmi “fuori tema” e mi limito a confermare che “L’educazione sentimentale” mi è piaciuto molto.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Aug 16, 2014 | 1 feedback

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