L'écume des jours

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Editeur: 10/18

4.1
(2379)

Language: Français | Number of pages: 187 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Spanish , English , German , Italian , Danish

Isbn-10: 2264009322 | Isbn-13: 9782264009326 | Publish date: 

Afterword: Jacques Bens

Aussi disponible comme: Paperback , Others , Hardcover

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
Un titre léger et lumineux qui annonce une histoire d’amour drôle ou grinçante, tendre ou grave, fascinante et inoubliable, composée par un écrivain de vingt-six ans. C’est un conte de l’époque du jazz et de la science-fiction, à la fois comique et poignant, heureux et tragique, féerique et déchirant. Dans cette œuvre d’une modernité insolente, livre culte depuis plus de cinquante ans, Duke Ellington croise le dessin animé, Sartre devient une marionnette burlesque, la mort prend la forme d’un nénuphar, le cauchemar va jusqu’au bout du désespoir.Seules deux choses demeurent éternelles et triomphantes: le bonheur ineffable de l’amour absolu et la musique des Noirs américains…
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    Le prime pagine mi hanno rapito per il linguaggio e l’ambientazione surreale. Case, macchine, vestiti, cibi, animali, tutto è reinventato, arricchito, reso possibile. Poi, un secondo prima che questo ...continuer

    Le prime pagine mi hanno rapito per il linguaggio e l’ambientazione surreale. Case, macchine, vestiti, cibi, animali, tutto è reinventato, arricchito, reso possibile. Poi, un secondo prima che questo gioco potesse stancarmi, la storia ha preso una piega e un ritmo inaspettati, è diventata tragedia. Una tragedia raccontata con altrettanta maestria, con le stupende immagini della casa che perde luminosità e si rattrappisce mentre Chloé è sempre più malata. Non credevo, sbagliando, che un libro così poco “realistico” potesse commuovere. Vian è un maestro che ci fa entrare in un altro mondo, e alla fine la storia di Colin e Chloé è veramente, come disse Queneau, “il più straziante dei romanzi d’amore contemporanei”

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    sembra impossibile, ma questo libro parla della realtà! di come essa si appropri dei nostri sogni di felicità per riportarci sul piano tragico di ciò che è reale! Lo fa in un linguaggio poetico e buff ...continuer

    sembra impossibile, ma questo libro parla della realtà! di come essa si appropri dei nostri sogni di felicità per riportarci sul piano tragico di ciò che è reale! Lo fa in un linguaggio poetico e buffo, caotico e metaforico! tante immagini rimangono impresse indelebili nella mente di chi legge. Ma ognuno ha le sue credo! io ho certo le mie più care! La ninfea che cresce nel petto è sicuramente tra le più potenti, come il disprezzo del religioso nei confronti di un Colin impoverito che si può permettere solo un funerale povero!

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    L’ecume des jours è un romanzo spacciato per storia d’amore con epilogo drammatico (una Love story francaise), in realtà nasconde una intenzione molto più sperimentale, innovativa e simbolica e non ...continuer

    L’ecume des jours è un romanzo spacciato per storia d’amore con epilogo drammatico (una Love story francaise), in realtà nasconde una intenzione molto più sperimentale, innovativa e simbolica e non di accesso così immediato.
    Infatti lo si comincia proprio come una storia d’amore (almeno così è stato per me), sbarazzina, un poco snob, chic, allegramente frivola ma, a poche pagine dall’inizio, si intuisce che qualcosa non gira nel verso giusto, perchè un’anguilla non può uscire (o almeno vivamente io lo spero) dalle tubature del lavello e finire nella padella di un cuoco che compone elaborati piatti molto nouvelle cuisine, perché un jukebox non dovrebbe shakerare e preparare cocktail mentre riproduce musica, e un appartamento che si rimpicciolisce e abbassa il suo soffitto e cambia il colore delle pareti modulandosi all’umore di chi lo abita chi lo ha mai visto? E tante altre stravaganze che si susseguono proseguendo le pagine.

    A quel punto ci si domanda quali siano le intenzioni di Boris Vian e si comincia ad intuire che, dietro una storia d’amore giovanile, disincantata, romantica e inizialmente molto deresponsabilizzata forse si nasconde un intento più serio da parte del suo autore.
    Si scopre poi che Boris Vian è influenzato dal surrealismo, dissemina la sua storia di elementi simbolici, riesce, parlando d’amore, a fare satira e non ha pudore, né timore, nel prendere aspramente a bersaglio il filosofo più trend del suo tempo tale Jean Paul Sartre ci cui distorce il nome in tono denigratorio, dileggiandolo in gag divertenti esagerate e surreali.
    Tra avvenimenti ameni e leggeri, cene romantiche, pomeriggi passati a pattinare sul ghiaccio, Vian camuffa e infila episodi in cui ha modo di esprimere per bocca dei suoi personaggi all’apparenza ingenui e un po’ sciocchi una velata polemica sociale sul mondo del lavoro, delle sue idee sul rapporto uomo macchina en tous cas, c'est idiot de faire un travail que des machines pourraient faire , sulla dipendenza e sull’ossessione per il denaro.
    La storia prende poi una piega drammatica, Chloé, la deliziosa e leggiadra protagonista femminile, si ammalerà ai polmoni (è questo l’aspetto che mi ha fatto avvicinare all’opera di Vian) e la vena surreale dell’autore non si arresta nenache di fronte a questo epilogo tragico: la malattia è raffigurata come una ninfea che ha messo radici negli alveoli polmonari di Chloé, la ninfea è sbocciata e si è espansa in rivoli schiumosi, l’unica terapia possibile è una terapia floreale, secondo il principio omeopatico che il simile si cura con il simile, e il giovane marito di Chloé, disperato e innamorato, riempie la sua camera di fiori, a dozzine, a mazzi, a bouquet, tanti colorati profumati, e Chloé che giace pallida, esanime sul letto scopre il suo petto bianco, ansimante e lo ricopre di narcisi, di rose, di lillà di fresie li abbraccia, ne aspira avidamente il profumo affinchè essi possano assorbire e risucchiare via tutto il male come per un fenomeno di osmosi, ma fino ad appassire essi stessi.
    Riuscire a trasmettere l’idea di malattia in modo quasi dolcemente poetico e romantico, sebbene anche dissacrante, è notevole, e questo aspetto mi ha colpito moltissimo.

    Penultima nota a proposito del linguaggio, avendolo letto in lingua originale ho percepito meno la stravaganza dei vocaboli di nuovo conio di Boris Vian, le sue invenzioni linguistiche mi sono sembrate più termini francesi che non conoscevo che giochi di parole, forse stupiscono di più in una lettura tradotta.

    Ultima nota: ho scoperto che nel 2013 dal romanzo è stato tratto un film dal titolo Mood Indigo, ho visto il trailer e mi è parso assolutamente delizioso, credo che le invenzioni bizzarre e le situazioni grottesche messe in scena da Boris Vian siano particolarmente adatte allo schermo, anzi penso che la storia possa avere una resa più efficace come film che come romanzo, romanzo che alla fine mi è piaciuto, sì , ma solo moderatamente.

    Indico il link del film a chi può eventualmente interessare.

    http://www.mymovies.it/film/2013/moodindigo/trailer/

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  • 2

    Perché accidenti non m'è piaciuto?

    - Perché sei arrangiata male.

    http://tinyurl.com/b8p5juh

    Insieme alla schiuma (di una birra), una cedrata per @Hari (il cui tasso alcolico è pari a 15 mL di Curasept ...continuer

    Perché accidenti non m'è piaciuto?

    - Perché sei arrangiata male.

    http://tinyurl.com/b8p5juh

    Insieme alla schiuma (di una birra), una cedrata per @Hari (il cui tasso alcolico è pari a 15 mL di Curasept), un Midori lemon e un lieve fine, grazie, magari si poteva pure fare.
    Sì, hai ragione, sono arrangiata male.

    p.s. la colonna sonora "e che ve lo dico a fare" è dedicata a Nood-trattino, un po' Nicholas, un po' Omar Sy!, un po' tamburello.

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  • 3

    Come ricorda Pennac nell’intervista che funge da postfazione a questo romanzo, dopo la sua pubblicazione nel 1947 da parte di Boris Vian esso ebbe in realtà una vita piuttosto sotterranea fino alla ri ...continuer

    Come ricorda Pennac nell’intervista che funge da postfazione a questo romanzo, dopo la sua pubblicazione nel 1947 da parte di Boris Vian esso ebbe in realtà una vita piuttosto sotterranea fino alla riscoperta durante il Sessantotto. Il fatto non deve destare meraviglia: i suoi evidenti tratti surrealistici nel 1947 potevano perfino sonare epigonali, e certamente di surrealismo in Francia si era fatta nei precedenti lustri un’abbuffata bella e buona; dal canto loro, i pontefici del movimento, a cominciare da Louis Aragon con moglie (Elsa Triolet) al seguito, cominciavano ad apparire ormai tutt’altro che giovani rivoluzionarî, non foss’altro per motivi anagrafici. Nel Sessantotto il Surrealismo era ormai un’avanguardia storica consacrata e riposta in un museo, Vian, morto giovane, già era un mito, e il clima di sovreccitazione aerea e stralunata della sua scrittura si prestava perfettamente a fungere da cibo letterario per quella jouissance sans entrave che il Maggio Parigino proclamava nei comizî e sui muri della metropoli. Ora, tutti citano i surrealisti; cita soltanto loro perfino Pennac, che è francese e conosce la letteratura di casa sua meglio di me. Ma come mai a nessuno viene in mente invece di tirare in ballo la patafisica? Anche se non ho idea di quando Vian entrasse nel Collège de Pataphysique, non occorreva certo far parte di tale movimento per conoscere l’opera di Alfred Jarry e farsene emulo; e a mio modesto avviso in queste pagine c’è addirittura forse più di Jarry che di surrealismo – anche se poi mi si potrebbe obiettare che i surrealisti stessi Jarry lo conoscevano benissimo. Molte acrobazie linguistiche, molti deragliamenti del pensiero suonano proprio come esercizî di ammirazione di Ubu o del Dottor Faustroll; e li si confronti, viceversa, con un romanziere surrealista beffardo e intriso di pessimismo qual era René Crevel per vedere quale distanza vi sia dal beffardo e pessimista Boris Vian. Nel quale, peraltro, tutte queste forti suggestioni poetiche e stilistiche appaiono rielaborate con un’originalità così forte da sfidare i tempi, sì da renderne i risultati ancor oggi ricchi di fascino per numerosi lettori, che di volta in volta o si lasciano catturare dalla lugubre malia vertiginosa e claustrofobica dei capitoli finali, o si divertono con la satira corrosiva e sconfortata del lavoro, dell’industria, della religione e delle istituzioni militari, oppure preferiscono volare sui tetti a mo’ di omini di Chagall seguendo l’aura onirica e gentile della prima parte, dove un cuoco parla come Jeeves, un topolino conversa giudiziosamente col padrone di casa, e tutto sembra sorridere perché reso bello e lieve dall’amore. A me spiace in fondo di non far parte di questa eletta schiera di lettori incantati: sarà che comincio ad invecchiare, sarà che sono troppo aristotelico, ma tutte queste fantasie sovrabbondanti, folli e anarchiche mi lasciano più spesso freddo di quanto mi lascino ammirato; forse sarei stato maggiormente conquistato dalla lingua se avessi letto il romanzo in francese, perché nessuna traduzione, per quanto funambolica e sensibile, può riprodurre la bellezza matta di certe trovate. Sta di fatto che il piacere l’ho provato solo a intervalli e, al contrario di tutti gli amanti di Vian, l’ho apprezzato molto più con la testa che col cuore.

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  • 5

    Capolavoro surreale e commuovente

    C'è un solo modo per descrivere questo libro di Boris Vian: capolavoro. Mi spiace solo esserci arrivato così tardi, a 41 anni suonati (anzi, proprio di regalo di 41mo compleanno si tratta), ma per for ...continuer

    C'è un solo modo per descrivere questo libro di Boris Vian: capolavoro. Mi spiace solo esserci arrivato così tardi, a 41 anni suonati (anzi, proprio di regalo di 41mo compleanno si tratta), ma per fortuna ci sono arrivato!
    La scrittura di Vian è davvero incredibile, poetica, surreale, piena di calembour e giochi di parole (a proposito: complimenti al traduttore, deve essere un incubo avere a che fare con un libro così). Si respira, in ogni riga del libro, l'ansia di vita che deve aver contraddistinto il suo autore, si provano sentimenti di enorme pienezza, si intravede un amore che tracima...e si finisce per piangere disperati alla fine, quando si scopre che l'assurdo e l'ineluttabile hanno la meglio sulle nostre vite. Vian gioca con le parole, con la lingua, con la storia è coi suoi incredibili personaggi. Il lettore lo segue affascinato, trovando
    perfettamente plausibili tutte le sue stramberie e godendone. Un grande libro. Certo, bisogna cambiare registro e accettare situazioni surreali...

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  • 3

    Quando si è giovani, innamorati e felici tutto appare colorato e lieve, poi la malattia, una ninfea nel polmone scolora la realtà, restringe i confini, soffoca e annulla lo spazio.
    Inizio leggero e d ...continuer

    Quando si è giovani, innamorati e felici tutto appare colorato e lieve, poi la malattia, una ninfea nel polmone scolora la realtà, restringe i confini, soffoca e annulla lo spazio.
    Inizio leggero e delicato, finale straziante.
    L’amore conta - conosci un altro modo per fregar la morte?
    Così canta Ligabue ma forse non c’entra tanto con Vian, o forse si.

    (Solo tre stelle per la troppa carne al fuoco)

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    Ecco, onestamente sono un po' in imbarazzo a scrivere una recensione su un capolavoro del surrealismo, romanzo chiave della letteratura del XX secolo che però mi ha lasciato un po' freddino.
    Le invenz ...continuer

    Ecco, onestamente sono un po' in imbarazzo a scrivere una recensione su un capolavoro del surrealismo, romanzo chiave della letteratura del XX secolo che però mi ha lasciato un po' freddino.
    Le invenzioni si sprecano, molte trovate sono assolutamente geniali e non si fatica a comprendere quanto Vian abbia ispirato moltissimi autori successivi ma la prima metà è puro cazzeggio. Meglio la drammatica seconda parte dove le derapate verbali dell'autore diventano acuta denuncia sociale diretta verso obiettivi belli tosti: il lavoro, la religione, la medicina, la cultura, l'amministrazione statale, la guerra e chi più ne ha più ne metta, fino a un finale da tragedia, tristissimo.

    Non so, sono parecchio confuso e non mi sento davvero di esprimere un giudizio netto.

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