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L'última trobada

Per

Editor: Empúries

4.1
(5343)

Language:Català | Number of Pàgines: 175 | Format: Paperback | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , German , Italian , French , Polish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Hungarian , Greek

Isbn-10: 8475969720 | Isbn-13: 9788475969725 | Data publicació: 

També disponible com: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descripció del llibre
Un dels últims grans descobriments de la literatura europea del segle XX. Publicat per primer cop el 1942, aquest clàssic de la literatura hongaresa ens situa en plena decadència de l´imperi austro-hongarès i ens nnrra el retrobament de dos amics que han viscut esperant-lo i compartint un secret d´una força singular.
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  • 5

    Le braci: gli strascichi di un fuoco che si smorza dopo aver bruciato sé stesso. Un uomo tradito aspetta quarantun'anni per avere la sua vendetta. Nel momento stesso in cui arriva si rende conto che è ...continua

    Le braci: gli strascichi di un fuoco che si smorza dopo aver bruciato sé stesso. Un uomo tradito aspetta quarantun'anni per avere la sua vendetta. Nel momento stesso in cui arriva si rende conto che è inutile, l'ennesima illusione.

    Il libro è un caleidoscopio di pensieri malfermi, domande sospese, rispose non date, riflessioni toccanti sulla solitudine, la forza e il significato delle passioni, la forza dell'indipendenza, il modo giusto di amare (senza aspettarsi niente in cambio?), l'amicizia virile.

    Scritto con una prosa lucida e asciutta, si legge tutto d'un fiato. Di un cinico e spietato romanticismo.

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  • 5

    Che cosa ci abbiamo guadagnato?

    Lui, il suo migliore amico, lei.
    Un istante cambia per sempre le loro vite.
    I loro destini si dividono per sempre.
    Gli uomini sopravvivono alla donna e si incontrano dopo 41 anni.
    Le passioni sembrano ...continua

    Lui, il suo migliore amico, lei.
    Un istante cambia per sempre le loro vite.
    I loro destini si dividono per sempre.
    Gli uomini sopravvivono alla donna e si incontrano dopo 41 anni.
    Le passioni sembrano sopite ma bruciano ancora sotto la cenere come le braci.
    Una notte, una storia da ricostruire, le domande mai formulate.
    L'ultimo atto si consuma all'alba, in quel tempo incerto. Che non è più notte e non è ancora giorno. Quando tutto può succedere.
    Pelle d'oca! Avrei voluto averlo scritto io, dentro c'è tutto.

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  • 2

    Libro molto (troppo) riflessivo. Può mantenere viva l'attenzione per la curiosità che destano i segreti rivelati solo a poco a poco su cui si concentra tutta la storia, ma ho sofferto un po' nel segui ...continua

    Libro molto (troppo) riflessivo. Può mantenere viva l'attenzione per la curiosità che destano i segreti rivelati solo a poco a poco su cui si concentra tutta la storia, ma ho sofferto un po' nel seguire tutte le varie divagazioni, soprattutto nel lungo monologo di uno dei protagonisti che ricopre una buona seconda metà del libro. Non è che mi sia piaciuto molto.
    Voto: 6

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  • 4

    "Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall’arsura, l’estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di f ...continua

    "Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall’arsura, l’estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di fuggire in capo al mondo." (pag. 12)

    "Il castello era un mondo a sé stante, come quei grandi e sfarzosi mausolei di pietra in cui languono le ossa di intere generazioni e si dissolvono le vesti funebri di seta grigia o panno nero di donne e uomini vissuti in altri tempi." (pag. 29)

    "Sentiva la musica con tutto il suo corpo, se ne abbeverava come un assetato, l’ascoltava come un prigioniero che tenda l’orecchio al suono di passi che si avvicinano e che gli portano forse la notizia della liberazione." (pag. 47)

    "Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza." (pag.101)

    "Ricordi i suoi occhi? Certe volte alzava lo sguardo, ed era come se diventasse giorno e tutto si illuminasse all’improvviso." (pag.123)

    "Se qualcuno si prepara così scrupolosamente a confessarsi con assoluta franchezza, è perché sa che nella sua vita arriverà il giorno in cui avrà effettivamente qualcosa da confessare." (pag. 131)

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  • 4

    Cos’è successo tra Konrad e Henrik? Perché un’amicizia duratura viene spezzata improvvisamente dalla fuga di uno dei due? C’entra forse Krisztina, la moglie dell’altro? E perché chi è fuggito torna im ...continua

    Cos’è successo tra Konrad e Henrik? Perché un’amicizia duratura viene spezzata improvvisamente dalla fuga di uno dei due? C’entra forse Krisztina, la moglie dell’altro? E perché chi è fuggito torna improvvisamente dopo quarantuno anni? E cosa ha da dirgli l’altro, cosa ha covato nel fondo del cuore per tutto quel tempo? Un desiderio di vendetta, “una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci”?

    “Un segreto come quello che esiste fra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…” dice Konrad all’amico, nel lunghissimo quasi-monologo che occupa i due terzi del romanzo. Che parla dell’amicizia e dell’amore, di fedeltà e tradimento, dello scorrere del tempo, della solitudine e dell’attesa. Di quello che cambia negli anni e di quello che, invece, resta. Delle domande che ti porti dentro tutta la vita e delle risposte che (forse) non avrai mai.

    “Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?...Cosa volevi veramente?...Cosa sapevi veramente?...A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?...Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?”

    Gran bel romanzo. Si legge tutto d’un fiato, ma resterà a lungo in qualche angolo nascosto del tuo cuore. Un fuoco assopito, come le braci.

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  • 4

    Un romanzo sul significato della vita

    Si può pretendere la fedeltà nell’amore o nell’amicizia? Se lo chiede il protagonista, che, ormai anziano, ha passato più di 40 anni cercando risposte al tradimento delle due persone a lui più care. C ...continua

    Si può pretendere la fedeltà nell’amore o nell’amicizia? Se lo chiede il protagonista, che, ormai anziano, ha passato più di 40 anni cercando risposte al tradimento delle due persone a lui più care. Che cosa cerca veramente, la verità, la vendetta? Il tempo però ha cambiato la prospettiva e i contorni delle cose e i fatti accaduti, anche se perfettamente nitidi, appaiono sotto una luce diversa, più sfumata, più attenuata, la stanchezza ha preso il posto del rancore.
    Una lunga e intensa riflessione sull’amicizia, l’amore, la fedeltà, il tradimento, raccontata con una prosa intensa, coinvolgente, lucida. 
A pensarsi bene, un romanzo sul significato della vita stessa.


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  • 4

    Quasi amici (per sempre)

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il roma ...continua

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il romanzo a Budapest nel 1942 in un tempo lontano anni luce da quello rievocato nel libro.
    La prima parte procede lenta, pure troppo, e ci imprigiona in descrizioni di una vita e di un mondo lontano, nei valori, nei rapporti umani, nelle abitudini.
    La vita solitaria e tranquilla, in un castello isolato dei Carpazi, di un anziano generale e della sua balia, i flashback sul lontanissimo passato, la rievocazione di una virile amicizia, sincera, disinteressata e fiera che parte dalla gioventù, dura molti anni e poi di colpo si interrompe, il ricordo dei genitori, così diversi tra loro. Leggendo queste pagine iniziali ho capito perché molti abbiano abbandonato la lettura e bollato il testo come noioso e inconsistente. Se però riesci a proseguire, quella ragnatela di descrizioni ti avvinghia, ti porta ad un punto superato il quale ti giri indietro per cercare l'uscita non la trovi più e devi andare avanti, devi capire qual'è il senso della storia, qual'è il cruccio del generale, qual'è la ragione di quell'amicizia giovanile così totalizzante e qual'è il motivo del suo epilogo.
    Il fulmine che illumina tutta la storia arriva a pagina 108, da lì in poi è un'attesa spasmodica di capire anche noi quello che il protagonista vuol capire, e questa nostra attesa ha un senso solo perché nelle 107 pagine precedenti la tensione è stata portata lentamente e impercettibilmente fino a quel punto. Si perdonano allora all'autore tutte quelle descrizioni che sembravano inutili e si perdonano anche i dialoghi finali, del tutto implausibili nella vita reale. Si perdonano perché le domande, ponderate e maturate con precisione e lentezza, poste dal generale al suo vecchio amico incontrato dopo 41 anni, già contengono le definitive risposte sull'amicizia, sull'amore, sulla vita e anche sul tempo e sulla morte. Si aspetta anche, per molte pagine, la replica dell'amico, quasi un convitato di pietra, che non arriva e non è alla fine neppure necessaria.
    Nel libro si parla molto, anche in maniera idealizzata, di amicizia e queste frasi, pur se poste come dubitative sono, secondo me, rilevanti e esaustive sull'argomento:
    “L'amico, così come l'innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l'accetta così com'è”.
    e ancora:
    “Quanto vale un'amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l'amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione?”

    giudizi in un haiku

    si incontrano
    i nobili amici
    il tempo scorre

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  • 5

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fa ...continua

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fatali, si sono arrestati come le lancette di un orologio.
    Ma nulla è fermo in questa attesa. Nel ricordo, e in queste due domande, c’è la determinazione che muove l’esplorazione intima dei due protagonisti.
    “Perché un segreto come quello che esiste tra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra.”
    Le braci sono la tensione dentro l’attesa quando è questa a dare senso alla vita degli uomini. Sono il fuoco latente che alimenta l’orgoglio, il risentimento, il dolore. Sono la forza costante di un’elaborazione meticolosa sulla natura dell’uomo, essere individuale e sociale.
    Attendere come “regola laica, anzi, pagana…senza scendere a patti con un mondo che ho conosciuto e estromesso”; attendere che il destino agisca e si risolva nella verità, perché “siamo quello su cui manteniamo il silenzio”.
    Per quarantuno anni il generale Henrik attende l’incontro con l’amico Konrad, perché da lui vuole la verità, più di quella verità che sta nelle azioni. Vuole la verità che sta nell’intenzione: “la colpa sta nell’intenzione”.
    Questo è, dunque “Le braci”: un racconto sulla passione che incendia tutti i sentimenti che scaturiscono e danno forma ai legami forti e profondi; li organizzano, li arricchiscono e poi li devastano. E’ l’attesa di un confronto, di un duello psicologico, su come la passione ci conduce, su come parla di noi e della nostra natura.
    "Si può e soprattutto si deve restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la propria felicità e quella degli altri?"
    Marai sa far parlare le stanze, gli arredi, il paesaggio, allo stesso modo che i personaggi. E il carico di passato si trasmette come per osmosi da loro al racconto. C’è un senso grave d’ineluttabile e di destino che avvolge le descrizioni e i dialoghi, e che li carica di un’enfasi crescente ma sempre contenuta, su un muto e ostinato senso dell’onore che rivendica la verità. Rimanda allo scorrere degli anni, alla forza del tempo che ci prepara alla saggezza, e ci riconsegna il misterioso fascino della passione come valore indomabile e indecifrabile.
    È, sì, una lettura romantica, ma anche molto di sostanza matura e materica, virile ma non muscolare, che ci chiama alla resa sul passo, sullo stile, sulla costruzione, senza compromessi; e allo stesso tempo ci ripaga con una speciale unicità e con qualità…”organolettiche” così intense da renderla assimilabile a un vino barricato, che si sente e persiste a lungo sul palato.

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