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L'última trobada

Per

Editor: Empúries

4.1
(5300)

Language:Català | Number of Pàgines: 175 | Format: Paperback | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , German , Italian , French , Polish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Hungarian , Greek

Isbn-10: 8475969720 | Isbn-13: 9788475969725 | Data publicació: 

També disponible com: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descripció del llibre
Un dels últims grans descobriments de la literatura europea del segle XX. Publicat per primer cop el 1942, aquest clàssic de la literatura hongaresa ens situa en plena decadència de l´imperi austro-hongarès i ens nnrra el retrobament de dos amics que han viscut esperant-lo i compartint un secret d´una força singular.
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  • 5

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fatali, si sono arrestati come le lancette di un orologio.
    Ma nulla è fermo in questa attesa. ...continua

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fatali, si sono arrestati come le lancette di un orologio.
    Ma nulla è fermo in questa attesa. Nel ricordo, e in queste due domande, c’è la determinazione che muove l’esplorazione intima dei due protagonisti.
    “Perché un segreto come quello che esiste tra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra.”
    Le braci sono la tensione dentro l’attesa quando è questa a dare senso alla vita degli uomini. Sono il fuoco latente che alimenta l’orgoglio, il risentimento, il dolore. Sono la forza costante di un’elaborazione meticolosa sulla natura dell’uomo, essere individuale e sociale.
    Attendere come “regola laica, anzi, pagana…senza scendere a patti con un mondo che ho conosciuto e estromesso”; attendere che il destino agisca e si risolva nella verità, perché “siamo quello su cui manteniamo il silenzio”.
    Per quarantuno anni il generale Henrik attende l’incontro con l’amico Konrad, perché da lui vuole la verità, più di quella verità che sta nelle azioni. Vuole la verità che sta nell’intenzione: “la colpa sta nell’intenzione”.
    Questo è, dunque “Le braci”: un racconto sulla passione che incendia tutti i sentimenti che scaturiscono e danno forma ai legami forti e profondi; li organizzano, li arricchiscono e poi li devastano. E’ l’attesa di un confronto, di un duello psicologico, su come la passione ci conduce, su come parla di noi e della nostra natura.
    "Si può e soprattutto si deve restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la propria felicità e quella degli altri?"
    Marai sa far parlare le stanze, gli arredi, il paesaggio, allo stesso modo che i personaggi. E il carico di passato si trasmette come per osmosi da loro al racconto. C’è un senso grave d’ineluttabile e di destino che avvolge le descrizioni e i dialoghi, e che li carica di un’enfasi crescente ma sempre contenuta, su un muto e ostinato senso dell’onore che rivendica la verità. Rimanda allo scorrere degli anni, alla forza del tempo che ci prepara alla saggezza, e ci riconsegna il misterioso fascino della passione come valore indomabile e indecifrabile.
    È, sì, una lettura romantica, ma anche molto di sostanza matura e materica, virile ma non muscolare, che ci chiama alla resa sul passo, sullo stile, sulla costruzione, senza compromessi; e allo stesso tempo ci ripaga con una speciale unicità e con qualità…”organolettiche” così intense da renderla assimilabile a un vino barricato, che si sente e persiste a lungo sul palato.

    dit a 

  • 4

    Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci.

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata di caccia in cui succede qualcosa che lo sconvolge terribilmente.
    I due amici, seduti l'uno ...continua

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata di caccia in cui succede qualcosa che lo sconvolge terribilmente.
    I due amici, seduti l'uno di fronte all'altro davanti ad un camino ripercorrono gli anni della loro vita e il legame che li ha uniti. Ma è stata veramente amicizia? Che valore ha questa parola? E quanto influisce il passare del tempo sul significato che diamo a parole come tradimento, fedeltà, gelosia? Splendido!

    Le simpatie che ho visto nascere tra gli uomini sono sempre naufragate, alla fine, nelle paludi dell’egoismo e della vanità. Il cameratismo o l’affiatamento assumono talvolta le parvenze dell’amicizia. Gli interessi comuni producono talvolta situazioni che somigliano all’amicizia. E per sfuggire alla solitudine gli uomini indulgono volentieri a rapporti confidenziali di cui in seguito si pentono, ma che per qualche tempo permettono loro di illudersi che la confidenza sia già una forma di amicizia. […] L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l’ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo? E se un amico ci delude perché non è un vero amico, possiamo forse metterlo sotto accusa, rinfacciargli il suo carattere, la sua debolezza? Quanto vale un’amicizia in cui apprezziamo l’altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, la sua perseveranza? Quanto vale un’amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l’amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall’altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? E che quanto più dà tanto meno si aspetta di essere contraccambiato? Chi dedica all’altro tutta la confidenza della giovinezza e tutta l’abnegazione dell’età virile, oltre al dono più prezioso che un essere umano possa offrire a un suo simile – la fiducia più appassionata, cieca e assoluta –, e si vede ripagato con l’infedeltà e l’abbandono, ha forse il diritto di offendersi, di volersi vendicare? E se colui che è stato tradito e abbandonato si offende, se grida vendetta, era davvero un amico? Vedi, sono queste le domande alle quali mi sono sforzato di rispondere quando sono rimasto solo.

    dit a 

  • 4

    La lentezza non è necessariamente un difetto

    Bel libro: una storia semplice ma non banale di fronte al fuoco di un camino...
    Certo, il ritmo è un po' lento (libro sconsigliato a chi ama l'azione e i colpi di scena), ma in maniera più che sostenibile.

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  • 0

    Amicizia

    Un sentimento raccontato in poco più di 100 pagine che lasciano una traccia nel lettore profonda e fanno riflettere. Cosa cerchiamo negli altri e cosa troviamo? A volte diamo alla parola amicizia, amore, fedeltà un senso perchė' ne abbiamo bisogno e ci affidiamo agli altri per convenienza, senza ...continua

    Un sentimento raccontato in poco più di 100 pagine che lasciano una traccia nel lettore profonda e fanno riflettere. Cosa cerchiamo negli altri e cosa troviamo? A volte diamo alla parola amicizia, amore, fedeltà un senso perchė' ne abbiamo bisogno e ci affidiamo agli altri per convenienza, senza farci domande. Ma poi succede un qualcosa e siamo costretti a metterci in discussione e vogliamo risposte a domande che forse era meglio che non ci fossimo mai posti. Si respira una gran solitudine in salsa romantica, molto struggente

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  • 5

    Vendetta...

    Una vendetta che ti tiene in vita, ma che alla fine pare quasi nostalgia.
    Un romanzo dalle straordinarie qualità di introspezione.
    181 pagine che potrebbero essere un intera citazione, sull'amore e sull'amicizia.
    Davvero Bello

    dit a 

  • 5

    Sándor Márai con questo romanzo mi ha veramente coinvolta e non solo la mente, ma anche il cuore e l’anima.. che meraviglia questo romanzo
    Pagine intense, vive, un salire di emozioni
    riflessioni profonde sull’amicizia, l’amore, la passione, l’illusione, la fedeltà, il tradimento, la c ...continua

    Sándor Márai con questo romanzo mi ha veramente coinvolta e non solo la mente, ma anche il cuore e l’anima.. che meraviglia questo romanzo
    Pagine intense, vive, un salire di emozioni
    riflessioni profonde sull’amicizia, l’amore, la passione, l’illusione, la fedeltà, il tradimento, la capacità di perdonare, di dimenticare e, la solitudine.
    Parole capaci di coinvolgerci completamente e di lasciarci senza respiro
    Henrik e Konrad, un tempo amici si rincontrano dopo 41 anni.
    Anni passati nell’attesa di capire, nell’attesa di una vendetta, nell’attesa di un’inutile verità..
    Un segreto si cela nei loro cuori, così immenso ed eterno e una notte li vedrà ripercorrere quell’esistenza lontana ma vivissima, quel tormento senza fine di un amore ormai lontano per poi bruciare tutto, cancellare dimenticare fino a lasciarne solo le braci in un camino!
    Dal libro: “Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione?”
    Un romanzo che ti scava veramente nell’anima!

    scritto il 5 ott 2009

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  • 3

    La mia corazzata Potemkin

    Considerato quello che sto per scrivere rispetto a quello che è stato scritto su questo romanzo, sono perfettamente consapevole che farò la fantozziana figura di una modesta e maldestra impiattatrice al cospetto di un plotone di grandi chef.
    Ma pazienza, c’est’ la vie.
    A me queste Bra ...continua

    Considerato quello che sto per scrivere rispetto a quello che è stato scritto su questo romanzo, sono perfettamente consapevole che farò la fantozziana figura di una modesta e maldestra impiattatrice al cospetto di un plotone di grandi chef.
    Ma pazienza, c’est’ la vie.
    A me queste Braci hanno un po’ annoiato. Beh.. diciamo pure tanto.
    Ce l’ho messa tutta, per farmele piacere. Ho provato seriamente ad immedesimarmi in lui, in lei, nell’altro, nella balia novantenne, nei fiori sul tavolo, nelle candele azzurre, nel caminetto acceso...
    Tutto inutile, non ci sono riuscita.
    Sàndor Màrai scrive bene, non lo metto in dubbio, se affermassi il contrario sarei come una pulce che vuol dare del nano a una giraffa; e scrive di temi importanti quali l’amicizia, l’odio, il tradimento, la vendetta, l’amore, la solitudine, l’invidia, la morte.. Ma leggere questo dialogo, che in realtà è un lunghissimo monologo, fra due uomini sopravvissuti alle personali catastrofi della vita e ormai entrambi quasi mummificati... m’ha fatto venire l’abbiocco più volte.
    Uno dei due è l’amico tradito, che dopo quarant’anni ancora rimugina, l’altro è l’amico traditore che quarant’anni prima se l’è data a gambe senza lasciare un recapito. Il primo è pieno di rancore e parla, parla, parla, parla, l’altro non risponde, non protesta, non batte ciglio, non dà segno di aver udito l’accusa.

    non è che a un certo punto s’è abbioccato pure lui e Màrai non se n’è accorto?

    ☆☆☆ abbondanti, ma intente a fare un pisolino

    3 stelle = così così

    dit a 

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