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L'Agnese va a morire

Di ,

Editore: Einaudi (ET scrittori, 190)

4.1
(1202)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806174843 | Isbn-13: 9788806174842 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Non rilegato

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Protagonista del romanzo di Renata Viganò è Agnese, una donna non più giovane che, dopo la morte del marito, “rastrellato dai tedeschi”, diventa una staffetta partigiana. In questo romanzo, ...continua

    Protagonista del romanzo di Renata Viganò è Agnese, una donna non più giovane che, dopo la morte del marito, “rastrellato dai tedeschi”, diventa una staffetta partigiana. In questo romanzo, né gonfia retorica né ostentato eroismo, solo una pacata ed ostinata fede nella libertà. Il suggestivo paesaggio delle Valli di Comacchio diventa teatro di destini costantemente esposti alla minaccia del dolore e della morte, ma anche dell'irripetibile esperienza della Resistenza, contraddistinta da uno spirito di solidarietà e di abnegazione che gli italiani non sapranno mai più ritrovare. Il tono sommesso, talvolta perplesso dell'autrice, riporta a “UNA QUESTIONE PRIVATA” di Fenoglio, altro grande capolavoro ispirato alla lotta partigiana. L'Agnese – il titolo stesso lo annuncia - sarà uccisa da un tedesco non durante una missione, ma quasi per caso... Ed è risaputo in che modo il caso domini le vicende degli uomini quando questi si combattono. Libro giustamente insignito del premio Viareggio nel 1949! Leggetelo!

    ha scritto il 

  • 4

    Necessario

    La contadina partigiana Agnese è quel classico personaggio che oscilla tra il reale e la metafora. Il suo motto è molto semplice: "Io non capisco niente, ma quello che c'è da fare, si fa". ...continua

    La contadina partigiana Agnese è quel classico personaggio che oscilla tra il reale e la metafora. Il suo motto è molto semplice: "Io non capisco niente, ma quello che c'è da fare, si fa". Infaticabile staffetta, sempre pronta a consolare con un piatto di minestra caldo, a versare qualche lacrima senza mai lasciarsi andare ad un pianto scomposto, a ponderare dieci volte sulle conseguenze delle proprie azioni. É l'incertezza della lotta clandestina, in cui l'esito di una azione, anche la più banale, risulta imprevedibile. É il risveglio della coscienza: dopo l'uccisione del marito e quella della sua gatta nera, unico legame che le restava col defunto, uccide un soldato tedesco e si dà alla lotta clandestina, durante la quale prende coscienza a poco a poco del disegno più grande della guerra e della lotta partigiana, che comunque non può capire fino in fondo non avendo i mezzi culturali per farlo (è del resto una contadina che per tutta la vita ha lavorato come un mulo). La Viganò racconta tutto con una prosa funzionale, efficace, che mai cede al lirismo commemorativo. Non aspettatevi elucubrazioni filosofiche o grandi discettazioni sul conflitto mondiale: in nome della concretezza romagnola si vola basso, si sentono i crampi della fame e i brividi del freddo, il fischio del vento che sferza la valle e l'odore putrido delle paludi. Non ci nasconde il lato feroce della guerra, dove le posizioni sotto nette: amico o nemico e di lì vivo o morto. Tutte le sfumature vengono lasciate al dopo, alle valutazioni a mente fredda. Ne risulta un libro prezioso nel suo raccontare con schiettezza un periodo dolorosissimo che fa sempre male vedere infangato dal comportamento dei contemporanei che non si meritano quel sacrificio di vite giovani e belle. Hanno compiuto delle malefatte in guerra? Se fosse stata una cosa bella, la guerra l'avremmo fatta tutti i giorni e avrebbe profumato di fragole e rose.

    ha scritto il 

  • 5

    Parecchie note

    Un libro che avrei voluto leggere a scuola perché il tempo per approfondire (o forse proprio conoscere) la resistenza è sempre stato poco, troppo poco. In questo romanzo si spiega alla perfezione ...continua

    Un libro che avrei voluto leggere a scuola perché il tempo per approfondire (o forse proprio conoscere) la resistenza è sempre stato poco, troppo poco. In questo romanzo si spiega alla perfezione la fatica di essere italiano durante la fine della seconda guerra mondiale. Rende benissimo l'idea della paura, dell'essere abbandonati, dell'odio, della diffidenza. E poi la vita dura dei partigiani... È un argomento che devo approfondire, che voglio conoscere meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Forse non è un libro perfetto dal punto di vista letterario, ed è un filo troppo manicheo. Ma la figura di Agnese è bellissima, e le emozioni che la lettura risveglia e lascia a lungo valgono ...continua

    Forse non è un libro perfetto dal punto di vista letterario, ed è un filo troppo manicheo. Ma la figura di Agnese è bellissima, e le emozioni che la lettura risveglia e lascia a lungo valgono tutte le cinque stelline.

    ha scritto il 

  • 4

    LA LORO GUERRA

    Vivo e avventuroso se pensiamo alle donne di questa generazione, pronte a tutto per la libertà, Agnese sarà un nome di fantasia ma la sua storia è anche la storia di moltissime donne e uomini che ...continua

    Vivo e avventuroso se pensiamo alle donne di questa generazione, pronte a tutto per la libertà, Agnese sarà un nome di fantasia ma la sua storia è anche la storia di moltissime donne e uomini che hanno fatto la resistenza, che hanno dato la vita per la propria e l'altrui libertà e per le generazioni a venire. Purtroppo spesso dimentichiamo e diamo per scontato che tutto ci sia dovuto senza soffermarci al sacrificio fatto da questi eroi senza medaglie. Libro veramente consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Dirò la verità, mi è difficile trovare le parole per recensire questo libro. Probabilmente sarà un commento breve, dunque. "L'Agnese va a morire" è un libro di quelli che rimangono, nel tempo e ...continua

    Dirò la verità, mi è difficile trovare le parole per recensire questo libro. Probabilmente sarà un commento breve, dunque. "L'Agnese va a morire" è un libro di quelli che rimangono, nel tempo e nel cuore. Rimane il personaggio di Agnese, donna ormai prossima alla vecchiaia, segnata da una vita di lavoro e di fatiche, dall'occhio burbero e dal cuore generoso. Perde il marito - e la gatta - a causa dei tedeschi e diventa la "mamma" di un gruppo di partigiani. Dapprima semplice staffetta, diventa infine un punto di riferimento sempre più importante. Il suo animo generoso, onesto e coraggioso di contadina e lavoratrice, la spinge a dare tutto quello che può ai ragazzi che aiuta. E la sua abnegazione è totale, un sacrificio che non conosce la fatica di chilometri percorsi al freddo ogni giorno, né il dolore personale. Il suo dolore è soltanto la paura che possa accadere qualcosa agli altri. E infine Agnese arriva a capire in che modo si possa morire nel nome di un'idea, qualcosa che aveva sempre creduto "cosa da uomini". Agnese è un personaggio commovente, vividissimo, una donna di quelle che non esistono quasi più ma che ogni odierno trentenne o quasi ha avuto per nonna. Alla sua si intrecciano le vicende di tutta una brigata di partigiani e di un'umanità rurale che cerca come può di sopravvivere, stretta fra le maglie dei tedeschi in ritirata e degli alleati che, lentamente, avanzano. Mi ha ricordato a tratti Fenoglio, stessa felice mano intensa e antiretorica, stessa prosa vibrante anche se la Viganò è meno spregiudicata col linguaggio. Diversi però i protagonisti e, soprattutto, il paesaggio: non ci sono le colline delle Langhe, ma le paludi del delta del Po. C'è, però, lo stesso devastante incomparabile inverno. Entrambi, inoltre, non risparmiano frecciate di amara ironia verso i "piani alti" degli eserciti, nazisti come alleati. I partigiani si sacrificano per gente imbecille, dice Agnese, e la guerra è un gioco mosso a spese dei piccoli. A spese di chi sotto i proiettili ci muore. Un romanzo certamente fra i più potenti che abbia mai letto. L'intento della Viganò di restituire l'asprezza della vita partigiana - nonché la profonda dignità umana di Agnese - e la vita in generale dell'Italia di quegli anni, è perfettamente riuscito.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla storia di Agnese,una grossa lavandaia di paese,tranquilla ed insignificante,finchè non le ammazzano il marito durante i rastrellamenti tedeschi.Da quel ...continua

    Impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla storia di Agnese,una grossa lavandaia di paese,tranquilla ed insignificante,finchè non le ammazzano il marito durante i rastrellamenti tedeschi.Da quel momento in poi la sua vita ha un solo scopo: aiutare i partigiani. E così Agnese cucina per soldati affamati,dorme per terra, pedala per ore interminabili,cerca di dimenticare cosa sia la paura. Davvero un romanzo intenso su cosa sia stata davvero la Resistenza.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Agnese va a morire

    Uno dei più bei libri che io abbia mai letto, il primo che mi ha fatto veramente battere il cuore. Un romanzo, forse di natura autobiografica, scritto per non dimenticare che cosa è stata la ...continua

    Uno dei più bei libri che io abbia mai letto, il primo che mi ha fatto veramente battere il cuore. Un romanzo, forse di natura autobiografica, scritto per non dimenticare che cosa è stata la Resistenza; un documento di una straordinaria umanità dove la donna, non meno dell’uomo combattente, impressiona per la sua moralità e la sua generosa audacia. La battaglia di Agnese è silenziosa, ed è inserita in uno scenario del nord Italia che è come lei, gelido e nebbioso, dai contorni indefiniti, sorprendente quando la nebbia dirada, paludoso e minato. Tutti i personaggi "minori" ruotano attorno alla figura di Agnese e sembrano quasi avere un ruolo freudiano nella vicenda, in cui spesso la protagonista sogna, mitigando i limiti di quella terribile realtà di guerra. I tedeschi sono spietati e la gente comune vive con l'illusione che l'arrivo degli alleati metterà fine ai loro dolori. Ma la guerra è terribile da qualunque parte la si guardi.. "L'Agnese va a morire" è una storia da leggere perché la nebbia dell’oblio non avvolga anche la nostra mente.

    ha scritto il 

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