L'Assommoir

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

4.3
(963)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 492 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8811364671 | Isbn-13: 9788811364672 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Ferdinando Bruno ; Prefazione: Lanfranco Binni

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
L'ammazzatoio è l'osteria dove i personaggi vanno ad annegare nell'alcool laloro disperazione. Gervaise, amante da anni di Lantier, si stabilisce a Parigicon i due figli da lui avuti. Lantier la abbandona e Gervaise sposa Copeau, unoperaio, che ha un grave incidente e per le cui cure vengono spesi tutti irisparmi. Demoralizzato Copeau si dà all'alcool e anche Gervaise comincia abere e si degrada sempre più fino a prostituirsi. Morto il marito in unospizio, Gervaise si riduce a vivere in un sottoscala in cui verrà infinetrovata morta di stenti.
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  • 4

    L'assomoir, l'ammazzattoio è la bettola dove prima o poi siedono tutti i poveri, disperati figli del proletariato parigino che Zola descrive nei suoi romanzi.
    Romanzo cupo, senza salvezza, senza spera ...continua

    L'assomoir, l'ammazzattoio è la bettola dove prima o poi siedono tutti i poveri, disperati figli del proletariato parigino che Zola descrive nei suoi romanzi.
    Romanzo cupo, senza salvezza, senza speranza, molto crudo ma capace di "pennellare" con le parole delle immagini indelebili.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli ho dato 4 ma solo perche' della serie ho preferito Nana e Germinal, ma di fatto e' un 4.9, perche il modo in cui Zola rende vivi i personaggi e le situazioni non lo riesce a superare nessuno! E' s ...continua

    Gli ho dato 4 ma solo perche' della serie ho preferito Nana e Germinal, ma di fatto e' un 4.9, perche il modo in cui Zola rende vivi i personaggi e le situazioni non lo riesce a superare nessuno! E' straziante veder come anche con le migliori intenzioni iniziali e tutta la possibilita di farcela, ci sono vite che vanno verso la distruzione lentamente, in questo modo.. E ci son persone orribili e persone meravigliose e per quanto i primi meritino un punizione e i secondi una qualche ricompensa questo romanzo non regala mai a chi legge la soddisfazione di veder giustizia, ma solo un frustrante nodo alla gola.

    ha scritto il 

  • 5

    Les misérables

    V'è un punto del resto, in cui infelici e infami si congiungono e si confondono in una sola parola fatale: i miserabili. Di chi la colpa? Eppoi, forse che quanto più profonda è la caduta non dev'esse ...continua

    V'è un punto del resto, in cui infelici e infami si congiungono e si confondono in una sola parola fatale: i miserabili. Di chi la colpa? Eppoi, forse che quanto più profonda è la caduta non dev'esser tanto più grande la carità?
    Zola rovescia e sconfessa spietatamente l'umanitarismo di Victor Hugo, dal cui capolavoro è tratta questa citazione. Per Gervaise, Coupeau, papà Bru e non c'è carità. La loro caduta nela miseria, nella più assoluta abiezione e infine nella morte non suscita compassione né pietà in alcuno, ma solo la maligna soddisfazione di vedere precipitare di nuovo nel fango chi aveva tanto lottato per rialzarsi, e questa volta senza rimedio.
    Di chi la colpa? Dove hanno sbagliato Coupeau e Gervaise? Coupeau, zincatore, è precipitato dal tetto rompendosi una gamba; Gervaise ha visto la sua linda, ordinata e fiorente bottega di stiratrice andare progressivamente a rotoli. Suo marito e il suo antico amante, Lantier, immortale incarnazione del mantenuto, hanno fatto amicizia e vivono con lei nella stessa casa. Le conseguenze sono tanto prevedibili quanto inevitabili. Certo, Gervaise ha la colpa di lasciarsi andare, di non voler vedere, di sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti di suo marito e di sua figlia; si ostina a non cogliere le prime avvisaglie della catastrofe che fatalmente travolge tutti. Ma se Gervaise può avere delle colpe, che colpa ha la piccola Lalie Bijard, che vede sua madre uccisa a calci dal padre sotto i suoi occhi, e che da quell'uomo col cervello rovinato dall'alcol viene frustata , picchiata e affamata fino a morire? Zola, ancora una volta, punta il dito contro la Miseria e la durezza di cuore di chi ha e non vuole dare nulla, nemmeno una moneta da dieci soldi per un tozzo di pane in una terribile sera di gennaio.Se si viene colpiti dalla miseria, se si muore di fame, si finisce inevitabilmente per perdere il rispetto di sé stessi, si diventa indifferenti ai colpi e agli insulti come bestie da soma; solo negli occhi di chi ci ama, come in quelli del gigante buono Goujet, prendiamo all'improvviso coscienza, e con quale dolore, della profondità dell'abisso in cui siamo caduti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    amaro ma dolce

    Lettura impegnativa, storia amara ma libro eccezionale. La storia di questa donna che cerca in tutti i modi di dare un senso alla sua vita, alla sua famiglia e al suo lavoro ma che viene sconfitta e c ...continua

    Lettura impegnativa, storia amara ma libro eccezionale. La storia di questa donna che cerca in tutti i modi di dare un senso alla sua vita, alla sua famiglia e al suo lavoro ma che viene sconfitta e consumata dall'alcool che la porta ad una squallida morte solitaria in un sottoscala. Un immagine che personalmente mi porterò dentro tutta la vita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'unica cosa che Trionfa è la Disperazione

    Appartenente alla "saga" dei Rougon-Macquart (come Germinale), L'assommoir è, possibilmente, più crudo e spietato di Germinale sotto molteplici punti di vista, ma quello che spicca per ferocia è il li ...continua

    Appartenente alla "saga" dei Rougon-Macquart (come Germinale), L'assommoir è, possibilmente, più crudo e spietato di Germinale sotto molteplici punti di vista, ma quello che spicca per ferocia è il linguaggio. Completamente nuovo, quasi sperimentale è il modo in cui Zola incide le parole sul foglio, quasi avesse un bisturi, anzi, un coltello. Un coltello che non taglia molto bene poiché ad ogni parola si può scorgere il sangue zampillare dalla ferita aperta nelle pagine. Il lessico è crudo e brutale; è un lessico VERO che ti trascina di forza all'interno della narrazione. Sì, perché i casi umani di cui tratta il romanzo non sono signorotti perbene e agiati. Sono ubriaconi, lavoratori pigri che guadagnano nulla e bevono anche quei pochi franchi che dovrebbero invece riportare a casa. L'alcol rende violenti, picchiano mogli, figli, si picchiano tra di loro, si feriscono e ancora altro sangue si riversa nelle strade così come sulle pagine bianche di Zola. La povertà divora l'anima delle persone, l'ignoranza ne fiacca lo spirito e le rende cattive, l'invidia per chi ha poco di più giunge in fretta e l'alcolismo è l'unica fonte di riparo dai danni morali di un contesto che di morale ed etico non ha nulla, dove vige la legge del più forte e del più ignorante, in sintesi: del più cattivo. Questo è lo sfondo su cui cerca di ergersi Gervaise. Una semplice operaia, abbandonata da Lantier, il suo "fidanzato" storico, che lotta disperatamente per la sua indipendenza, per la sua emancipazione. Repentina e drammatica è la rivelazione: lottare per l'emancipazione equivale a lottare contro un mondo che ti rema contro, e quando hai così tante persone che vogliono il tuo male e si adoperano attivamente o indirettamente per questo, tu fallisci, sempre. E non ne capisci nemmeno il motivo. Questo rende frustrati. Eppure cosa chiedeva Gervaise? Non chiedeva, forse, solo un letto caldo e che del cibo non mancasse mai dalla dispensa? E' davvero un lusso?. La risposta è spietatamente SI. Se io non ho nemmeno quello, tu non devi nemmeno sognartelo. Eppure lei ci prova dalla prima all'ultima pagina, riesce sempre ad andare avanti, trova un brav'uomo, un operaio, buono e gentile, che la ama e la rispetta. Le cose vanno bene, poi, l'incidente. Lui cade da un'impalcatura e purtroppo non muore - sarebbe stato più semplice - si rompe una gamba. Questo vuol dire permanenza forzata a letto e noia. Il risultato è funesto, Coupeau (il nome del marito di Gervaise) s'incammina verso i lidi perniciosi ed insidiosi dell'ozio, del vizio. Durante la convalescenza rifiuta di imparare a leggere e, al contrario, diventa assiduo frequentatore di osterie, lui che un tempo era astemio!!. E qui si ha la conversione, anche lui diviene un alcolista che picchia la moglie e inizia a dilapidarne il patrimonio, franco dopo franco. A questo si sommano miriadi di altre vicende di cui ovviamente non sto qui a parlare, ma che hanno come unico fine la distruzione. Un vortice nichilista e violento avvolge i sobborghi e la periferia delle città e Zola assiste con occhio freddo e impassibile, analitico. Così annota gli eventi, perché qualcuno li deve narrare e chi lo fa deve mostrarli in tutta la loro brutalità, al di là delle colpe, al di là del male. Qui il caso si infittisce, se potessi dare un giudizio, dovrei partire dalla fine chiedendomi "chi è il cattivo?" La domanda è ardua, eppure Zola non ha dubbi: Il Male è l'ignoranza, Il Male è la disoccupazione. Quel Male risveglia la cattiveria delle persone, ne tira fuori demoni, individui con caratteri bestiali, non-umani. Zola va oltre e rintraccia una cura per tutto questo, ed ecco che presenta personaggi positivi, che non si lasciano corrompere. Come è possibile? Se il Male risiede nel contesto e domina in modo dispotico il fato di coloro che riesce a sedurre, ecco che colui che lavora in modo operoso, che sa leggere, quindi è istruito, costui sarà una brava persona, una persona buona. Questo è il dramma sociale e Zola, il pioniere del Naturalismo francese ne individua le cause e traccia anche se in modo debole le linee guida per il rimedio, quasi fosse una malattia. Ma non potrebbe essere diversamente, poiché si sa che lo sguardo analitico di Zola è preciso e chirurgico, ritaglia le situazioni che sono utili al suo scopo, isola i malvagi senza generalizzare ed esalta le virtù di poche persone, che resistono in modo vano e non hanno mai vere speranze. Alla fine, l'unica cosa che trionfa è appunto la Disperazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un quadro

    Molto, molto difficile recensire un libro come questo!Più che di un romanzo si tratta di quadro vivido, a colori tanto più brillanti quanto maggiore è il degrado e la miseria che rappresenta.
    Immagino ...continua

    Molto, molto difficile recensire un libro come questo!Più che di un romanzo si tratta di quadro vivido, a colori tanto più brillanti quanto maggiore è il degrado e la miseria che rappresenta.
    Immagino il lavoro preparatorio compiuto da quel genio di Zola prima di scriverlo: il suo aggirarsi nei bassifondi parigini, osservando, ascoltando, documentandosi sulla lingua e il modo di vivere, lavorare e soprattutto ubriacarsi e morire di fame di quello sterminato ammasso di carne purulenta che erano gli abitanti di quei luoghi.
    Tale lavoro preparatorio è davvero ben illustrato in questa magnifica edizione (Meridiani Mondadori) costituita per una buona metà di sole note (ammetto di non averle lette tutte, per non interrompere troppo spesso il filo della narrazione xD) che gettano ancor più luce sull'opera e valorizzano l'ottima traduzione.
    Ci si appassiona alla storia di Gervaise, ragazza come tante la cui buona volontà è costantemente tiranneggiata da forze avverse che sembrano sgorgare direttamente dal dna che le hanno trasmesso i genitori, dalle persone che la circondano e dallo stesso luogo in cui vive, e ci si commuove per alcune vicende secondarie ma terribili come quella della piccola Lalie. Memorabili il capitolo del matrimonio e quello della cena di Gervaise...Zola è una droga, ora mi toccherà continuare con Nanà, giusto per vedere quali variegate sventure colpiranno la figlia della povera Gervaise! xD Già, perchè se c'è una cosa che un po' mi disturba di Zola è la costante mancanza di un lieto fine, di un po' di felicità per i suoi personaggi...capisco che il suo intento sia una rappresentazione fedele della vita dei poveracci dell'epoca, però che angoscia! xD

    ha scritto il 

  • 0

    L'alcolismo

    In questo libro, Zola affronta la piaga dell'alcolismo cui é dedito uno dei discendenti dei Rougon-Macquart.

    Zola é un romanziere molto prolifico e ogni sua opera conferma la sua bravura e la sua cap ...continua

    In questo libro, Zola affronta la piaga dell'alcolismo cui é dedito uno dei discendenti dei Rougon-Macquart.

    Zola é un romanziere molto prolifico e ogni sua opera conferma la sua bravura e la sua capacità di non annoiare mai il lettore.

    Molto bello.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci sono luoghi letterari che non amo particolarmente frequentare, soglie che non mi sognerei mai di varcare in compagnia di uno scrittore qualunque. Ma Zola non è certo uno scrittore qualunque… Con lu ...continua

    Ci sono luoghi letterari che non amo particolarmente frequentare, soglie che non mi sognerei mai di varcare in compagnia di uno scrittore qualunque. Ma Zola non è certo uno scrittore qualunque… Con lui ho già attraversato le gallerie asfissianti delle miniere di Montsou, in Germinal, e respirato l’aria altrettanto soffocante di una bottega senza luce, in Thérèse Raquin. Perciò sapevo già cosa aspettarmi percorrendo in lungo e in largo i boulevard della barriera Poissonnière, chiusa tra il mattatoio e l’ospedale. Aspettarsi è un cosa, abituarsi un’altra però ed io non posso dire di essermi abituata a sentire addosso l’odore nauseabondo dell’ubriachezza, della povertà, della promiscuità… perché con Zola tutto questo lo senti per davvero, come in un’esperienza che coinvolge tutti e cinque i sensi.
    Non è stato il viaggio più doloroso, ma di sicuro il più abbrutente… altro termine per descriverlo non c’è, forse perché è difficile considerare semplicemente la protagonista una vittima e compatirla.
    Gervaise ha un solo desiderio: mantenere la propria famiglia risparmiando quel che basta per lasciare un giorno Parigi e andare a trascorrere la vecchiaia in campagna. Avrebbe la tenacia, l’intraprendenza e la forza per farlo, anche a dispetto dei tiri mancini che le riserva la sorte. Poi però, all’improvviso, forse perché stanca di essere vittima delle debolezze altrui, semplicemente si arrende, diventa vittima di se stessa e ogni possibile giudizio sul suo conto rimane sospeso.

    ha scritto il 

  • 3

    Impresa ragionevolmente difficile é recensire i classici. Cosa dire di nuovo?
    In realtà c´é molto da dire.
    Ad esempio non farsi prendere dal timore reverenziale, e semplicemente evidenziarne pregi e d ...continua

    Impresa ragionevolmente difficile é recensire i classici. Cosa dire di nuovo?
    In realtà c´é molto da dire.
    Ad esempio non farsi prendere dal timore reverenziale, e semplicemente evidenziarne pregi e difetti.

    Zola ad esempio é un realista visionario; conosciamo il suo metodo, la sua aspirazione naturalista ma dà il meglio nelle scene di abiezione, dolore o crapula, dove può esprimere il suo talento barocco e influenzato dal simbolismo e dal tardo-romanticismo (cosi almeno si dice).
    Ci sono scene incredibili: la descrizione di una Parigi cupa, sporca, fangosa, la morte della bambina, e poi il destino di Gervaise e Coupeau (non voglio spoilerare).

    Ma Zola ha (aveva) anche i suoi limiti. Una mentalità tutto sommato gretta, l´idea che il proletariato nascesse con una sorta di tara ereditaria, e questo romanzo é in effetti a tesi: si tratta di un romanzo
    sull´alcolismo, rigido e dritto come un fuso, ci si dilunga per troppe pagine (visto che a un certo punto si capisce dove si andrà a parare) e senza dubbio la "conversione" di Coupeau é molto improvvisa e ingiustificata - fin troppo chiaro come lo scrittore credesse a fattori congeniti.

    Insomma, lettura potente, soddisfacente, credo comunque che Zola nella sua grandezza sia un autore che, più di altri, possa invecchiare (o essere invecchiato) in fretta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Le nefaste conseguenze dell'accidia

    "Trovava ormai naturale la sua condizione, una condizione simile a tante altre; e cercava semplicemente di ricavarsi un piccolo angolo di felicità".
    L'Assommoir che dà il titolo al romanzo è il nome d ...continua

    "Trovava ormai naturale la sua condizione, una condizione simile a tante altre; e cercava semplicemente di ricavarsi un piccolo angolo di felicità".
    L'Assommoir che dà il titolo al romanzo è il nome della bettola di papà Colombe dove troneggia la distillatrice di acquavite che "avvelena" gli operai che cedono alla tentazione di berla.
    Il romanzo segue le vicende di Gervaise, una lavandaia giunta a Parigi dalla campagna quando era poco più che ventenne, dei suoi familiari e dei vicini del quartiere operaio dove vive.
    Dopo essere stata abbandonata dal suo compagno, il farabutto Lantier, Gervaise sembra ritrovare la serenità con Coupeau, lo zincatore. Nei primi anni di matrimonio, i due lavorano sodo e riescono a vivere decorosamente, ma l'improvviso incidente sul lavoro di lui dà una svolta drammatica alle loro esistenze. Gervaise comincerà a precipitare sempre più giù, trascinata da Coupeau e da Lantier che intanto si è rifatto vivo, senza avere la forza di arginare la fiumana di degrado che vuole inghiottirla e che finirà per portarla a fondo per sempre. Intendiamoci, la vita di una donna della classe operaia dell'epoca non sarebbe stata in ogni caso facile, ma Gervaise ci mette molto del suo nel rovinarsi, nel lasciarsi andare, nell'infischiarsene.
    Per quanto riguarda lo stile, mi è sembrato di leggere una cronaca: la miseria della vita operaia è descritta minuziosamente, ma senza empatia o pietà. E infatti sono solo due i personaggi che arrivano al cuore: Goujet, il giovane e immaturo fabbro innamorato di Gervaise e la piccola e sfortunatissima Lalie.
    D'altra parte Zola è un naturalista e, così facendo, ha semplicemente portato a termine il suo compito, un compito senza lode e senza infamia, però.

    ha scritto il 

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