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L'Iguana

Di

Editore: Adelphi

4.0
(187)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 204 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845906574 | Isbn-13: 9788845906572 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'isola che (forse) non c'é

    Nell'isola che (forse) non c'è, un mondo onirico dove i grandi temi della Ortese si intrecciano come in una fiaba: il dolore e l'ingiustizia, la pietà e l'amore, la vita e la morte e la redenzione. Su tutto la figura pietosa e inquietante di estrellita, l'iguanuccia che suscita l'amore del protag ...continua

    Nell'isola che (forse) non c'è, un mondo onirico dove i grandi temi della Ortese si intrecciano come in una fiaba: il dolore e l'ingiustizia, la pietà e l'amore, la vita e la morte e la redenzione. Su tutto la figura pietosa e inquietante di estrellita, l'iguanuccia che suscita l'amore del protagonista e che faremo fatica a dimenticare...

    ha scritto il 

  • 5

    Le chiavi di lettura di un romanzo talmente denso e continuamente sorprendente sono molteplici, e la più parte ci sono date dall'autrice stessa nel testo. La mia preferita per adesso è questa:
    «Sentiva due cose, fra loro altamente contrastanti, e che non riusciva, almeno per ora, a collegare, se ...continua

    Le chiavi di lettura di un romanzo talmente denso e continuamente sorprendente sono molteplici, e la più parte ci sono date dall'autrice stessa nel testo. La mia preferita per adesso è questa: «Sentiva due cose, fra loro altamente contrastanti, e che non riusciva, almeno per ora, a collegare, sebbene il significato fosse tutt’altro che terribile, fosse lieto e umano, e ci fosse dunque da sperare. Sentì che il suo viaggiare era stato immobilità, e ora, nella immobilità, cominciava il vero viaggiare. Sentì poi che questi viaggi sono sogni, e le iguane ammonimenti. Che non ci sono iguane, ma solo travestimenti, ideati dall’uomo allo scopo di opprimere il suo simile e mantenuti da una terribile società. Questa società egli aveva espresso, ma ora ne usciva. Di ciò era contento.»

    ha scritto il 

  • 3

    "Ché il cuore dell'uomo, anche se di un conte lombardo, non tralascia occasione, almeno nelle sue pieghe meno illuminate, di differire una qualsivoglia azione, se si presenta appena tale da sfinire l'anima con la sua problematica. Vi è della pigrizia, anche se non sembra, nel cuore dell'uomo." ...continua

    "Ché il cuore dell'uomo, anche se di un conte lombardo, non tralascia occasione, almeno nelle sue pieghe meno illuminate, di differire una qualsivoglia azione, se si presenta appena tale da sfinire l'anima con la sua problematica. Vi è della pigrizia, anche se non sembra, nel cuore dell'uomo."

    ha scritto il 

  • 2

    Altro che personaggi russi con tre nomi a testa, i portoghesi della Ortese stracciano ogni record. E arrivata alla fine io ancora non capivo di chi si stava parlando - forse la follia tardiva del protagonista c'ha messo lo zampino.
    Oppure mi sono persa in uno dei paragrafi da settordicimila inci ...continua

    Altro che personaggi russi con tre nomi a testa, i portoghesi della Ortese stracciano ogni record. E arrivata alla fine io ancora non capivo di chi si stava parlando - forse la follia tardiva del protagonista c'ha messo lo zampino. Oppure mi sono persa in uno dei paragrafi da settordicimila incisi l'uno.

    ha scritto il 

  • 3

    "...avrai constatato che il mondo, quando non è malato, è buono, e se non lo è, essendo soltanto malato, ha bisogno, per guarire, di tutto il nostro intelligente amore"

    L'oscuro e misterioso mondo (ospedale-cimitero) della Ortese s'arricchisce, con questo libro, d'un nuovo e bizzarro abitante. Sorella in particolar modo di Alonso, il gatto-puma di "Alonso e i visionari" (libro che, riprendendo i temi di questo a più di trent'anni di distanza, li raffina e li ris ...continua

    L'oscuro e misterioso mondo (ospedale-cimitero) della Ortese s'arricchisce, con questo libro, d'un nuovo e bizzarro abitante. Sorella in particolar modo di Alonso, il gatto-puma di "Alonso e i visionari" (libro che, riprendendo i temi di questo a più di trent'anni di distanza, li raffina e li risolve, contaminandoli di luce e di purezza), l'Iguanuccia protagonista, indiretta (in quanto essa, che è soprattutto simbolo, agisce pochissimo), de "L'Iguana" è, come la maggior parte dei personaggi partoriti dall'immaginazione dolorosa e sensibilissima di Anna Maria, una "piccola", una creaturina fragile, vittima ideale di soprusi crudeli e di violenze intollerabili. Essere bestiale (per quanto ella abbia l'aspetto di un'iguana solo nella fantasia esasperata del conte), emblema di un'umanità originale ed incorrotta (ma non senza colpa poiché anche lei sa essere dispettosa ed irriverente), cioè non raffinata (e per questo confinata dai potenti all'inferno), la servetta della Ortese, è, al pari di tutti gli altri deboli, incapace di vivere ed inadatta alla vita (vita che la scrittrice dipinge spesso come un'impresa penosa, un'inutile fatica). Sin troppo vicina al Cielo (ovvero a Dio che, farfalla candida e agonizzante, ha generato il mondo emanando scariche di trasparente bellezza) e alla Natura, ella è invece distantissima dagli uomini (e dai loro intrighi) che non ne comprendono, se non attraverso intuizioni tanto penetranti quanto brevi, le gioie, i dolori, la fedeltà (che lei, semplice anumuccia, prova verso coloro che dimostrano di averne pietà) e gli smarrimenti (di fronte a terribili tradimenti). Impossibile, dunque, per oppressi ed oppressori comprendersi, avvicinarsi. Presi nel fuoco di un'impossibile congiunzione (dal momento che non sempre la bontà viene ripagata con altra bontà e che tutti i sentimenti umani, amore compreso, hanno in sé un grumo di diffidenza che adombra ed avvelena), anche i mediatori (come il conte Daddo), eroi improvvisati e disarmati (vagamente kafkiani), sono destinati, infine, a perire, appesantiti dalla coscienza che, pur facendo tutto quanto in loro potere, non sono riusciti a mutare di nulla la situazione (i poveri, privati dell'intelligenza e dei mezzi, resteranno sempre poveri). Si riesce a scorgere, tra le righe fitte di queste pagine, l'idealismo acerbo che ha guidato la mano e la mente di Anna Maria nella stesura del romanzo. Anche se commossa, dunque, non posso assolutamente dirmi convinta: sono soprattutto la cornice fantasticamente onirico-allegorica (ma la O. non risparmia alcune tremende stilettate al mondo blindato dell'editoria italiana) e lo straordinario italiano ortesano (che è pieno e stratificato) a rendere "L'Iguana" un'opera affascinante ed unica nel panorama letterario nostrano di allora, di oggi e certamente anche di domani.

    Forse lo sbaglio è stato nell'averlo letto subito dopo l'incredibile "Il porto di Toledo". La materia dalla quale la Ortese è partita per plasmare "L'Iguana" è troppo grezza e scura per poter reggere il confronto con quella dolorosamente lucente che caratterizza le pagine de "Il porto di Toledo".

    Molto interessante l'intervista (realizzata da Dario Bellezza) riportata nelle ultime pagine del volume.

    ha scritto il 

  • 4

    La fantasia della Ortese origina questo strano romanzo, a metà strada tra la fiaba e l'apologo, e uno stile che rimane unico nel panorama letterario italiano. Da questa stessa fantasia nascerà più tardi quel libro complesso e ben più arduo che è "Il porto di Toledo" ("Ricordi della vita irreale", ...continua

    La fantasia della Ortese origina questo strano romanzo, a metà strada tra la fiaba e l'apologo, e uno stile che rimane unico nel panorama letterario italiano. Da questa stessa fantasia nascerà più tardi quel libro complesso e ben più arduo che è "Il porto di Toledo" ("Ricordi della vita irreale", ovvero una sorta di autobiografia trasfigurata), immenso capolavoro ancora oggi largamente incompreso e/o ignorato. Ecco, il percorso per giungere a quel libro fondamentale, vero punto nodale nella vita e nella produzione letteraria della scrittrice, nasce forse proprio da qui. Per questo, forse, è la lettura ideale per giungere più agevolmente a quell'altro. Io, almeno, sono riuscito ad "entrare" a Toledo, le cui alte mura mi avevano in precedenza respinto, solo dopo avere affrontato questo melanconico Iguana.

    ha scritto il 

  • 5

    Grandezza misconosciuta

    Lo ripeterò fino alla nausea: la letteratura italiana non merita la Ortese, il cui immaginario possente e mitico rimanda ad altri vigori, ad altri respiri.

    ha scritto il