L'Iguana

Di

Editore: Adelphi

3.9
(222)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 204 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845906574 | Isbn-13: 9788845906572 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Viaggi

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  • 4

    Un libro metafisico, visionario, onirico, reso un po' tortuoso dalla scrittura un po' barocca della Ortese, che a tratti ho fatto fatica a seguire ("colpa" dei periodi secchi e concisi cui mi hanno ab ...continua

    Un libro metafisico, visionario, onirico, reso un po' tortuoso dalla scrittura un po' barocca della Ortese, che a tratti ho fatto fatica a seguire ("colpa" dei periodi secchi e concisi cui mi hanno abituata gli autori contemporanei, spesso però indistinguibili l'uno dall'altro...) ma che si legge incantati come davanti a una fiaba e lascia, alla fine, una certa romantica tristezza difficile da definire.
    Un nobiluomo milanese dall'animo puro e semplice, andato per mare in cerca di terre lontane da acquistare, sbarca su un'isoletta quasi disabitata e si imbatte in un nobile spagnolo decaduto, aspirante letterato, che vive lì con i suoi fratelli e una misteriosa servetta, l'iguana, mezza donna mezza bestia, di cui si innamora.
    Impossibile raccontare di più della trama, che è un misto di vari generi e sta con un piede nella realtà e uno nel sogno...ma è un libro particolare e da riscoprire, come la sua autrice!

    ha scritto il 

  • 4

    Prima opera dell'A., si snoda in una trama di non facile decifrabilità, per i suoi continui slittamenti tra il piano della realtà e quello del fantastico, per le sovrapposizioni di varie dimensioni te ...continua

    Prima opera dell'A., si snoda in una trama di non facile decifrabilità, per i suoi continui slittamenti tra il piano della realtà e quello del fantastico, per le sovrapposizioni di varie dimensioni temporali e stratificate soglie dell'onirico. E' un libro simbolico, metaforico, davvero bello, dolce ed esotico, simile negli intrecci e ramificazioni a quei mondi speculari ma differenti che Borges amava creare partendo da enciclopedie e facendoli via via divenire reali e più reali del reale, nel momento in cui ci si accorge che quello che si percepisce reale è in realtà immaginario nel mondo che si ritiene frutto di fantasia.

    ha scritto il 

  • 0

    Incompreso

    Il nome di Anna Maria Ortense lo lessi in una rivista accompagnato dai titoli dei suoi libri, dalle strabilianti valutazioni sulla sua scrittura e dalla difficoltà che il largo pubblico aveva nel legg ...continua

    Il nome di Anna Maria Ortense lo lessi in una rivista accompagnato dai titoli dei suoi libri, dalle strabilianti valutazioni sulla sua scrittura e dalla difficoltà che il largo pubblico aveva nel leggerla ed amarla. Una scrittrice sconosciuta ai molti e bistrattata? Come non leggerla! Purtroppo, e con mio rammarico, mi sono trovata anche io nella larga massa di chi non è riuscito a comprendere e capire appieno la portata del suo realismo magico. Le sue continue metafore, una scrittura arcaica e formale, un' avventura cavalleresca dipinta a pennellate nette fra le categorie di bene e di male insieme a questa estate troppo calda hanno messo una profonda distanza fra me, il Daddo e la povera Estrella. Sono ferma al pozzo e non ho guardato dentro. Ma non demordo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non lasciatevi ingannare dalle 200 pg: è un romanzo relativamente breve ma densissimo, per mille motivi diversi. Quella che sembra una fiaba, un'allucinazione, non è altro che un'allegoria. Un romanzo ...continua

    Non lasciatevi ingannare dalle 200 pg: è un romanzo relativamente breve ma densissimo, per mille motivi diversi. Quella che sembra una fiaba, un'allucinazione, non è altro che un'allegoria. Un romanzo ottocentesco scritto nel 1963, una storia senza tempo ma estremamente reale, attuale. La Ortese ci parla di compassione, sentimenti, religione, teologia, filosofia, solitudine, emarginazione e soprattutto dolore. 'Cose' che lo scrittore-donna, 'la bestia che parla' conosce perfettamente e che ha sperimentato sulla sua pelle. Proprio per questo è difficile scindere la Ortese dalla sua Iguanuccia, dalla sua piccola stella, quella vecchia-bambina che tanto le somiglia e che forse somiglia un pò anche a tutti noi.

    ha scritto il 

  • 3

    È tutto vero; ovvero: tutto è vero.

    Come sono andate le cose. Leggo i romanzi di Alessio Arena, li trovo – il primo, specialmente il primo romanzo – soglie di una nuova letteratura. Attraverso Arena ho letto Arenas, e per Arenas ho svil ...continua

    Come sono andate le cose. Leggo i romanzi di Alessio Arena, li trovo – il primo, specialmente il primo romanzo – soglie di una nuova letteratura. Attraverso Arena ho letto Arenas, e per Arenas ho sviluppato una passione istantanea e affamata. Sempre attraverso Arena sono arrivato al nome di Anna Maria Ortese, di cui non sapevo niente tranne che avesse scritto “Il mare non bagna Napoli” e io a lungo ho avuto una idiosincrasia verso gli scrittori che scrivono di Napoli. Non ho ancora letto Ermanno Rea, Raffaele La Capria, ho letto e stimo e leggo e seguo con rispetto e ammirazione Roberto Saviano, ma la dice lunga, il fatto che Saviano riesca a leggerlo, i romanzieri no. Il reale, riconoscono autori come Anna Maria Ortese, Arenas e Alessio Arena, è solo una parte della realtà; in letteratura; e fuori dalla letteratura non è che ci sia molto, e quel che c’è non ha bisogno di parole che lo suggeriscano, o che lo indichino. C’è e basta. Invece in letteratura il fatto che ci sia non basta per niente.

    Come sono andate le cose: il conte Daddo, lombardo (come lo usa mandandolo a segno, la Ortese, questo aggettivo: dice “lombardo” e ti fa pensare a una educazione da istitutore e biancherie pulite, vecchiotta e obbligata alla nobiltaggine; con un aggettivo ha ricoperto un personaggio), parlando con l’Adelphi, no: con l’Adelchi, amico suo che fa l’editore e che vorrebbe qualche opera insolita e esotica da offrire al mercato lombardo, perché c’ha questa passioncela per le storie insolite e esotiche, il mercato lombardo (com’è diverso, l’aggettivo ‘lombardo’, quando la Ortese lo utilizza per l’Adelpchi, no: per l’Adelcphi; o per il mercato, e non per il conte Daddo), tanto meglio se dentro c’è pure un po’ di questione sociale. Daddo, dotato di mezzi suoi e di mamma ricca che gli mette uno smeraldo in mano raccomandandosi tanto di tornare a casa con una nuova isola acquistata per il buon nome del casato, salpa e raggiunge un’isola e sull’isola ci vive una storia insolita e esotica, con tanto di questione sociale (più complicata e grottesca del previsto, ma c’è) dentro, ma non avevano considerato, né l’Adelchi né il conte Daddo, che però poi non s’è tirato indietro, che una vera storia insolita e esotica, con dentro la vicenda umana costretta alle questioni sociali, si paga a caro prezzo. Che non è quello di copertina, né quello che l’editore verserà all’autore o al curatore dello stesso. Le storie non si curano e non ti curano e non hanno autori, solo portavoce stregati, cioè costretti a raccontarle.

    Anna Maria Ortese è grottescamente adelphiana quindi satirica nel miglior modo: contro se stessa, contro i possibili committenti delle sue storie, perché la Ortese, come il Daddo, sarà pure animata dai migliori intenti verso l’iguanuccia, ma è pur sempre il pretesto degli affari a farle prendere il mare dell’inchiostro, che c’è sempre, tra il fare e il dire perché lo si è fatto. Un’isola si compra, un casato pure, se c’è un americano soldi-in-mano disposto a mettere anche sua figlia nella transizione; una iguana invece no, lei è moooolto più esosa, non le bastano i quattrini, ma nemmeno le carezze, nemmeno l’amore che ripara le ingiustizie del mondo, nemmeno l’umanità, nemmeno Dio, perché nemmeno Dio può cambiare quel che è stato, mentre l’iguana vorrebbe proprio questo: che le cose non fossero state come sono state. Le cose cambiano ma non si rinnegano, e questo è il male irreparabile dell’iguana: niente può cambiare la sua storia, e la sua storia la condanna, e condanna chi vorrebbe riscattarla, chi vorrebbe perdonarsi il non averla evitata prima che accadesse. Com’è inutile, il bene, che rimedia al male ma non può distruggere le sue opere già compiute e com’è stupido, il male, coi suoi sogni nichilistici di distruzione del passato per dare sollievo al presente e per darsi un desiderio di futuro.

    Lo stile di Anna Maria Ortese – non è lo stile che piace a me, che sono per la distensione e non per la concentrazione, più arioso che acquatico, non anfibio come l’iguana o qualsiasi altra commistione mitologica simile, più per il corpo a corpo che per il veleno trasmesso con un bacio lanciato da lontano – è bellissimo. In un paragrafo, con frasi brevissime intarsiate con le virgole, la Ortese scrive paesaggi e passaggi d’animo per i quali altri sprecherebbero pagine senza ottenere lo stesso effetto di precisione e intensità: si è felici e il rigo dopo si è infelici, e tutto fila; ora il giorno è radioso e ora la notte è oscura è il tutto è durato una frase ma è una frase che ha assorbito tutto il tempo e gli effetti di luce tra il giorno e la notte.

    La scrittura insolita e esotica di Anna Maria Ortese, che ha dentro la questione umana ch’è sempre una questione sociale, come lo è la solitudine più cupa, essendo essa stessa una assemblea di voci in disaccordo, esplora le parti della realtà che tutti dicono di voler conoscere a patto che il viaggio di andata, chissà se con ritorno, sia sempre qualcun altro a farlo al loro posto. E quindi ha il diritto di riportarle come lei vuole, stritolate nel suo stile suadente e tossico da incantata dai serpenti, le storie che l’hanno trovata.

    ha scritto il 

  • 4

    L'isola che (forse) non c'é

    Nell'isola che (forse) non c'è, un mondo onirico dove i grandi temi della Ortese si intrecciano come in una fiaba: il dolore e l'ingiustizia, la pietà e l'amore, la vita e la morte e la redenzione. Su ...continua

    Nell'isola che (forse) non c'è, un mondo onirico dove i grandi temi della Ortese si intrecciano come in una fiaba: il dolore e l'ingiustizia, la pietà e l'amore, la vita e la morte e la redenzione. Su tutto la figura pietosa e inquietante di estrellita, l'iguanuccia che suscita l'amore del protagonista e che faremo fatica a dimenticare...

    ha scritto il 

  • 5

    Le chiavi di lettura di un romanzo talmente denso e continuamente sorprendente sono molteplici, e la più parte ci sono date dall'autrice stessa nel testo. La mia preferita per adesso è questa:
    «Sentiv ...continua

    Le chiavi di lettura di un romanzo talmente denso e continuamente sorprendente sono molteplici, e la più parte ci sono date dall'autrice stessa nel testo. La mia preferita per adesso è questa:
    «Sentiva due cose, fra loro altamente contrastanti, e che non riusciva, almeno per ora, a collegare, sebbene il significato fosse tutt’altro che terribile, fosse lieto e umano, e ci fosse dunque da sperare. Sentì che il suo viaggiare era stato immobilità, e ora, nella immobilità, cominciava il vero viaggiare. Sentì poi che questi viaggi sono sogni, e le iguane ammonimenti. Che non ci sono iguane, ma solo travestimenti, ideati dall’uomo allo scopo di opprimere il suo simile e mantenuti da una terribile società. Questa società egli aveva espresso, ma ora ne usciva. Di ciò era contento.»

    ha scritto il 

  • 3

    "Ché il cuore dell'uomo, anche se di un conte lombardo, non tralascia occasione, almeno nelle sue pieghe meno illuminate, di differire una qualsivoglia azione, se si presenta appena tale da sfinire l' ...continua

    "Ché il cuore dell'uomo, anche se di un conte lombardo, non tralascia occasione, almeno nelle sue pieghe meno illuminate, di differire una qualsivoglia azione, se si presenta appena tale da sfinire l'anima con la sua problematica. Vi è della pigrizia, anche se non sembra, nel cuore dell'uomo."

    ha scritto il