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L'Immoraliste

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Editeur: French & European Pubns

3.6
(608)

Language:Français | Number of pages: 192 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Polish , Dutch

Isbn-10: 0785922857 | Isbn-13: 9780785922858 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Travel

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Description du livre
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  • 4

    Intriso di una sensualità torbida, "impura" - e per questo tanto più affascinante - in cui il non detto, il solamente alluso, conta più di quanto è detto esplicitamente (si tenga conto anche che il ro ...continuer

    Intriso di una sensualità torbida, "impura" - e per questo tanto più affascinante - in cui il non detto, il solamente alluso, conta più di quanto è detto esplicitamente (si tenga conto anche che il romanzo è stato scritto nel 1902, certi temi, come l'attrazione che il protagonista sente per certi giovani uomini pieni di quella vita "incolta", selvaggia, autentica che a un certo punto diviene la sua aspirazione ideale, sarebbero incappati inevitabilmente nella censura). Affascinante il personaggio di Mélanque, il collega professore universitario, molto nietzschano, che insegna al protagonista a disprezzare chi non vive secondo la sua parte più vera (la maggior parte delle persone), bensì appiattendosi su modelli socialmente accettati. Il senso di tutto il libro è, secondo me, racchiuso nelle parole iniziali del protagonista narratore. "Sapersi liberare non è niente; il difficile è saper essere liberi", parafrasabile, pressappoco, nel senso che non è tanto difficile arrivare a smascherare l'inautenticità, la falsità di certe idee e di certi modi di vita e quindi liberarsene; quasi impossibile, è sapere, capire come usare, come mettere a frutto questa ritrovata libertà senza farsi risucchiare in una perniciosa, autodistruttiva istintualità, dannosa anche per coloro ci vivono accanto (la sfortunata moglie del protagonista Michel).

    dit le 

  • 3

    Che cos'è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge si può raccontare.

    Probabilmente l'odio che ho provato, giunta al termine del romanzo, per il personaggio di Michel è un po' un odio comune; non riesco a capire se il semplice fatto di disprezzare il protagonista possa ...continuer

    Probabilmente l'odio che ho provato, giunta al termine del romanzo, per il personaggio di Michel è un po' un odio comune; non riesco a capire se il semplice fatto di disprezzare il protagonista possa far sì che io disprezzi anche il libro.. Mi ha molto confusa il tutto. Do' tre stelle perché contiene alcuni pensieri davvero notevoli.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    0

    Nessuno ha mai saputo essere malato. Vivono, hanno l'aria di vivere e di non saperlo. Del resto pure io, dacché mi trovo con loro, non vivo più. Oggi, ad esempio, cos'ho fatto?
    (...) Stanco morto, tor ...continuer

    Nessuno ha mai saputo essere malato. Vivono, hanno l'aria di vivere e di non saperlo. Del resto pure io, dacché mi trovo con loro, non vivo più. Oggi, ad esempio, cos'ho fatto?
    (...) Stanco morto, torno a casa e tu sei stanca non meno di me (...) e quando la sera, adesso, mi chiedo quanto abbia fatto m'accorgo che questa mia giornata è stata così vana: mi appare talmente vuota che vorrei riafferrarla al volo, e ricominciarla ora per ora, e mi sento triste sino alle lacrime.
    Eppure non avrei saputo dire cosa intendessi per vivere, né se tutto il segreto del mio disagio consistesse semplicemente nel bisogno da me acquisito d'una esistenza più libera, ariosa, meno costretta e condizionata dal prossimo; questo segreto mi pareva molto più misterioso: il segreto d'un resuscitato, pensavo, poiché restavo un estraneo tra gli altri come un reduce del regno dei morti. E dapprima avvertii soltando un disorientamento molto doloroso; ben presto, tuttavia, si svelò in me un sentimento assolutamente nuovo. Non avevo provato alcun orgoglio, posso assicurarlo (...) Era forse orgoglio quello che provavo adesso? Forse; ma, almeno, nessuna sfumatura di vanità vi era mescolata. Era, per la prima volta, la coscienza del mio valore: quanto mi separava e mi distingueva dagli altri era l'importante; quello che nessuno all'infuori di me diceva o poteva dire, ecco cosa dovevo dire.

    Paiono stupirsi, oggi, che un uomo dai costumi riprovevoli possa avere ancora qualche virtù. Io non so fare dentro di me tutte le distinzioni, le discriminazioni che questa gente pretende di stabilire, io esisto solo nel complesso, sono un'unità. Tendo a essere il più naturale possibile, voglio solo quanto è naturale: il piacere che ne provo è l'indice della necessità di ogni mia azione.
    (...) Ah, se la gente che ci sta intorno potesse convincersi di questo. Ma la maggior parte di loro pensano di poter ottenere da se stessi qualcosa di buono solo a forza di costrizioni; si piacciono solo quando sono contraffatti. Ognuno pretende di somigliare il meno possibile al proprio io. Ognuno si propone un modello, poi lo imita; anzi, non sceglie neppure il modello da imitare, ma accetta quello più convenzionale. Eppure quante cose ci sono da afferrare, nell'uomo. Non se ne ha il coraggio. Non si osa girare la pagina. Sono le leggi dell'imitazione; io le chiamo leggi della paura. Tutti hanno paura di trovarsi soli: così non si trovano in assoluto.
    Questa agorafobia morale mi è odiosa; è la peggiore delle viltà. Eppure, soltanto nella solitudine si crea. Ma chi cerca qui di creare? Quanto di diverso uno avverte in sé, ecco quanto di raro possediamo, quanto costituisce il valore dell'individuo: e l'individuo tenta di sopprimere proprio questo.
    Tutti imitano.
    E poi pretendono di amare la vita.

    dit le 

  • 4

    Tutto è nell’uomo. (p. 148)

    "Le opere migliori dell’uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge, si può raccontare." (p. 70)

    dit le 

  • 4

    L'immoralista. A. Gide.

    In questo romanzo, il protagonista Michel racconta, aprendo il proprio animo agli amici più intimi, la scoperta di una sua nuova interiorità molto distante da ciò che ha sempre mostrato e che determin ...continuer

    In questo romanzo, il protagonista Michel racconta, aprendo il proprio animo agli amici più intimi, la scoperta di una sua nuova interiorità molto distante da ciò che ha sempre mostrato e che determina il totale ribaltamento dei principi morali che hanno fin'ora diretto la propria esistenza.
    Molto bello.

    dit le 

  • 1

    non sono riuscita a leggerlo senza che scattasse una sorta di giudizio rabbioso. I bambini vanno protetti e rispettati, per gli adulti nessun problema ma i bimbi e i ragazzini…..

    dit le 

  • 4

    In seguito ad una grave malattia che gli aveva impedito di gioire del suo corpo, il protagonista, Michel, lo riscopre e inizia una lenta discesa nei piaceri terrestri. Non c'è da attendersi nessuna ti ...continuer

    In seguito ad una grave malattia che gli aveva impedito di gioire del suo corpo, il protagonista, Michel, lo riscopre e inizia una lenta discesa nei piaceri terrestri. Non c'è da attendersi nessuna tinta troppo fosca, Sade è di certo lontano ma la sensualità del corpo e del contatto con la natura e con gli uomini viene pian piano ad assumere un ruolo di primo ordine. Tanto più aumenta il piacere del protagonista, tanto più si ammala la moglie; morirà, infine, nel momento in cui Michel la tradisce abbandonandosi ai puri piaceri della carne. Egli ha commesso un grave “delitto” e quando tutto è terminato, quasi attonito, Michel chiede aiuto agli amici; forse però è troppo tardi e l’agire vizioso ha ormai preso il sopravvento. Eppure Michel si rende conto che la vita edonistica da lui teorizzata non può avere pretese razionali, e come Gide, seppure fortemente attratto da tali lusinghe, cerca di vincerle ma non per conformismo, bensì per un più alto imperativo etico. Alla fine del romanzo, protagonista e autore non hanno tuttavia ancora fatto pace con il proprio corpo: Michel allontana una donna con cui era andato a letto perché sorella di Ali, suo amico a cui la loro relazione infastidiva. La donna, una prostituta, lo prende in giro sostenendo che Michel tenesse più a suo fratello, a un uomo, che a lei. La frase finale, “Peut-être avait-elle un peu raison”, suggerisce che il protagonista dubita della sua omosessualià ma, al contempo, quel “peut-être” sottolinea, ancora una volta, come Michel e Gide abbiano difficoltà ad assumerla coscientemente. Maestro d'edonismo sarà Menalque.
    Per una lettura critica di partenza:
    http://web.centre.edu/french/LImmoralisteGide.htm

    dit le 

  • 2

    Michel, sei una brutta persona. Ma non per tutto, sappilo, sarebbe troppo facile. Per una cosa sola. E sei davvero una brutta persona.

    La cosa bella è la Ska che fa dell'ironia sulla triste fine di Ma ...continuer

    Michel, sei una brutta persona. Ma non per tutto, sappilo, sarebbe troppo facile. Per una cosa sola. E sei davvero una brutta persona.

    La cosa bella è la Ska che fa dell'ironia sulla triste fine di Marceline la Dolce; povera Marceline, mica se lo è scelto lei un nome così stupido. Però è sintomatico. Michel, ti poteva capitare un'arpia e allora.. altro che bambini in giro! Teneri bei fanciullini da spizzare!
    Ti avrebbe mandato a calci in culo a fare quella supplenza alla Sorbonne, maledetto ventiquattrenne viziato.

    dit le 

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