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L'Immoraliste

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Editeur: French & European Pubns

3.6
(588)

Language:Français | Number of pages: 192 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Polish , Dutch

Isbn-10: 0785922857 | Isbn-13: 9780785922858 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Travel

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Description du livre
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  • 4

    Molto bello questo romanzo, scritto come racconto diretto agli amici più intimi, dopo la scoperta di una propria interiorità distante da ciò che si è mostrato fino a quel momento, e che determina il totale ribaltamento dei principi morali che hanno diretto la vita di Michel, il protagonista.

    dit le 

  • 1

    non sono riuscita a leggerlo senza che scattasse una sorta di giudizio rabbioso. I bambini vanno protetti e rispettati, per gli adulti nessun problema ma i bimbi e i ragazzini…..

    dit le 

  • 4

    In seguito ad una grave malattia che gli aveva impedito di gioire del suo corpo, il protagonista, Michel, lo riscopre e inizia una lenta discesa nei piaceri terrestri. Non c'è da attendersi nessuna tinta troppo fosca, Sade è di certo lontano ma la sensualità del corpo e del contatto con la natura ...continuer

    In seguito ad una grave malattia che gli aveva impedito di gioire del suo corpo, il protagonista, Michel, lo riscopre e inizia una lenta discesa nei piaceri terrestri. Non c'è da attendersi nessuna tinta troppo fosca, Sade è di certo lontano ma la sensualità del corpo e del contatto con la natura e con gli uomini viene pian piano ad assumere un ruolo di primo ordine. Tanto più aumenta il piacere del protagonista, tanto più si ammala la moglie; morirà, infine, nel momento in cui Michel la tradisce abbandonandosi ai puri piaceri della carne. Egli ha commesso un grave “delitto” e quando tutto è terminato, quasi attonito, Michel chiede aiuto agli amici; forse però è troppo tardi e l’agire vizioso ha ormai preso il sopravvento. Eppure Michel si rende conto che la vita edonistica da lui teorizzata non può avere pretese razionali, e come Gide, seppure fortemente attratto da tali lusinghe, cerca di vincerle ma non per conformismo, bensì per un più alto imperativo etico. Alla fine del romanzo, protagonista e autore non hanno tuttavia ancora fatto pace con il proprio corpo: Michel allontana una donna con cui era andato a letto perché sorella di Ali, suo amico a cui la loro relazione infastidiva. La donna, una prostituta, lo prende in giro sostenendo che Michel tenesse più a suo fratello, a un uomo, che a lei. La frase finale, “Peut-être avait-elle un peu raison”, suggerisce che il protagonista dubita della sua omosessualià ma, al contempo, quel “peut-être” sottolinea, ancora una volta, come Michel e Gide abbiano difficoltà ad assumerla coscientemente. Maestro d'edonismo sarà Menalque.
    Per una lettura critica di partenza:
    http://web.centre.edu/french/LImmoralisteGide.htm

    dit le 

  • 2

    Michel, sei una brutta persona. Ma non per tutto, sappilo, sarebbe troppo facile. Per una cosa sola. E sei davvero una brutta persona.


    La cosa bella è la Ska che fa dell'ironia sulla triste fine di Marceline la Dolce; povera Marceline, mica se lo è scelto lei un nome così stupido. Però è s ...continuer

    Michel, sei una brutta persona. Ma non per tutto, sappilo, sarebbe troppo facile. Per una cosa sola. E sei davvero una brutta persona.

    La cosa bella è la Ska che fa dell'ironia sulla triste fine di Marceline la Dolce; povera Marceline, mica se lo è scelto lei un nome così stupido. Però è sintomatico. Michel, ti poteva capitare un'arpia e allora.. altro che bambini in giro! Teneri bei fanciullini da spizzare!
    Ti avrebbe mandato a calci in culo a fare quella supplenza alla Sorbonne, maledetto ventiquattrenne viziato.

    dit le 

  • 1

    Classici, per cominciare un nuovo anno - 01 gen 12

    Più di cento anni, e si sentono tutti. Si sentono nella trama, si sentono nella scrittura, insomma una lettura di puro interesse filologico, che poco apporta alle emozioni umane. Eppure, Gide è considerato uno dei maestri del Novecento (infatti, sta in questa pur meritoria collana di Repubblica). ...continuer

    Più di cento anni, e si sentono tutti. Si sentono nella trama, si sentono nella scrittura, insomma una lettura di puro interesse filologico, che poco apporta alle emozioni umane. Eppure, Gide è considerato uno dei maestri del Novecento (infatti, sta in questa pur meritoria collana di Repubblica). Ed inoltre nel 1947 ottiene anche il Nobel per la letteratura, tardo riconoscimento al quasi ottantenne scrittore. Ricordo che un tempo provai a leggere “I sotterranei del Vaticano” e non riuscii ad andare oltre le prime venti pagine. Qui, mi sono imposto di vedere cosa tirava fuori in queste 150 pagine scarse. Innanzi tutto, devo ribadire che più di cento anni di scrittura lasciano il segno. Ricordo altri autori coevi a Gide (o di poco prima o di poco dopo) il cui modo di scrivere mi procura lo stesso fastidio. Conrad su tutti, ad esempio. L’autore si mette là, nella bocca del suo personaggio principale. E pontifica per tutto il romanzo. Non narrando, ma tenendo quasi un sermone dal pulpito. Ho fatto questo per questo e quest’altro motivo. Quella donna è stata buona con me. Quel ragazzo mi ha sorriso. Mai uno sguardo in cui tutti sono vivi. Solo lui è vivo, solo lui sa e dice. E cosa dice il nostro Michel - Andrè (perché c’è tanto di Gide in Michel)? Dice che era uno studioso di cose antiche (tipo la storia di Atalarico, che credo tutti conoscano), che alla morte del padre si sposa per convenienza, che fa un viaggio nei paesi arabi francofoni. E rimane affascinato dall’immanenza, dal sole, dalla natura, e dalle persone. Soprattutto uomini e ragazzi, che anche Michel ha la sua vena omosessuale. Ma non se ne parla, ancora è tabù. Oscar Wilde viene imprigionato per questo. Si aspetta ancora il grande coraggio espressivo di Thomas Mann e la sua Morte a Venezia. Così Gide, dice e non dice. Dice che Michel cerca di raggiungere i suoi sogni, la bellezza di una vita estetica, la compagnia gradita. Eccessi nel bere. E tanti altri eccessi, che vediamo solo dalle sue parole, e che quindi accettiamo con il filtro del suo pudore. Eccessi anche nella malattia, nella tubercolosi che al tempo mieteva vittime su vittime. Ma lui si salva, non così la povera Marceline. Che forse si sarebbe salvata se Michel non pensasse sempre e soltanto al proprio ombelico. Ombelico che continua a guardare fino in fondo. Che fa mascherare di grande pensamento tutta la sua vita, prima, durante e dopo Marceline. Ma che vita fa il buon Michel? Non ha mai avuto un problema economico al mondo. Vuole comprare una casa? Lo fa. Vuole viaggiare da Parigi a Siracusa? E via, si parte. Purtroppo, ripeto, il tipo di scrittura non facilita a me seguire la storia. Che alla fine mi sembra pallosa e non capisco dove sia l’immoralità. È immorale perché cerca di capire chi sia e cosa vuole dalla vita? Che cerca di capire se ama di più le donne o gli uomini? Che egoisticamente porta in giro per l’Europa la moglie malata perché lui vuole andare in giro? E cosa avrebbe detto Gide sulla moralità se avesse conosciuto Berlusconi? Alla fine, certo, calato nella realtà di centodieci anni fa, doveva avere un suo impatto. Ora la magia è scomparsa. Resta un lungo racconto senza mordente, che si legge come Michel legge le storie dei suoi amati Goti. Passivamente, senza coglierne possibili magie, come farebbe ora una narrazione di Alessandro Barbero.
    “Presto capii che le cose ritenute peggiori (la menzogna, per non dire di altre) sono difficili da fare quando non le si è mai fatte; ma presto diventano tutte agevoli, gradite, facili da fare, e, in seguito, del tutto naturali.” (61)
    “Le opere migliori dell’uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara o ciò che la distrugge, si può raccontare.” (70)
    “Non ero mai stato un buon conversatore… In compagnia degli altri mi sentivo monotono, triste, fastidioso, annoiavo gli altri ed ero annoiato io stesso. (90)

    dit le 

  • 4

    Letto, in una diversa edizione, parecchi anni fa.
    Scritto bene, senza eccessi, pur toccando temi che oltre cent'anni fa erano difficili da trattare. Asciutto, ma quasi delicato.

    dit le 

  • 4

    Finalmente letteratura autentica. Pubblicato nel 1902, ha però ancora il sapore del romanzo dell'ottocento, raffinato, elegante, mai volgare nonostante la scabrosità del tema.
    E' notevole come si possa leggere tutto il romanzo senza provare alcun biasimo per Michel, ma arrivare alla fine a ...continuer

    Finalmente letteratura autentica. Pubblicato nel 1902, ha però ancora il sapore del romanzo dell'ottocento, raffinato, elegante, mai volgare nonostante la scabrosità del tema.
    E' notevole come si possa leggere tutto il romanzo senza provare alcun biasimo per Michel, ma arrivare alla fine a deplorare senza indugio l'"immoralità" del protagonista.

    dit le 

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