L'Immoraliste

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Editeur: French & European Pubns

3.6
(635)

Language: Français | Number of pages: 192 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Polish , Dutch

Isbn-10: 0785922857 | Isbn-13: 9780785922858 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Travel

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Description du livre
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  • 4

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    La malattia che dà possibilità, la malattia che è un'opportunità per Michael di essere davvero. Ciò che è sempre stato (a mio parere la figura di Marceline rappresenta perfettamente la morale, ciò che ...continuer

    La malattia che dà possibilità, la malattia che è un'opportunità per Michael di essere davvero. Ciò che è sempre stato (a mio parere la figura di Marceline rappresenta perfettamente la morale, ciò che si deve essere o che si crede di dover essere, rispetto a ciò che si è. Marceline che lo aiuterà a guarire.) gli dà la forza per cambiare, per superare, per superarlo. Marceline si autodistrugge aiutando Michael. Quando, dopo il male, si inizia a prendere consapevolezza del proprio io reale, il percorso che segue porta all'annientamento (con qualche riserva) di ciò che si era prima.  Ed ecco che giungiamo alla frase sulla quale mi sono molto soffermata: "confondo il non essere piu con non l'essere mai stato", frase pronunciata non da Michael ma da Mènalque, che già forse è davvero libero, che irrita Michael. Lo irrita perché il suo viaggio, verso la vera libertà di essere, è ancora in corso. Forse questo confondere una cosa per un'altra fa paura, fa paura il pensiero di non essere mai stato, perché non dà una base dalla quale partire, base che invece c'è, perché semplicemente non si è più. Quando Marceline (finalmente) muore, Michael é libero, e questo lo spaventa, non per forza l'essere libero coincide con il piacersi, l'essere soddisfatti di sé, ma è necessario svolgere questo cambiamento, uccidere con egoismo ciò che credevamo di essere, per vivere davvero. Per non accontentarsi come fanno i più.

    dit le 

  • 5

    Il romanzo è narrato in prima persona da Michel a tre amici che sono il pubblico di questa sua confessione. Michel per far contento l'amato padre morente sposa una ragazza molto bella e dolce che non ...continuer

    Il romanzo è narrato in prima persona da Michel a tre amici che sono il pubblico di questa sua confessione. Michel per far contento l'amato padre morente sposa una ragazza molto bella e dolce che non ama, o meglio che ama di un amore troppo tranquillo per appagarlo interiormente. Subito sopo il matrimonio lui si ammala di tisi e Marceline, la moglie, gli si dedica con pazienza e abnegazione infinita tanto che anche se l'io narrante è quasi interamente preso da se stesso Marceline riesce a guarirlo dalla tisi e per un certo periodo allevia la sua malattia dell'anima che è l'egotismo prepotente. Ma anche in questi momenti di maggiore dedizione ad altri, l'io narrante scopre in se stesso una certa inclinazione al male per il fatto che inizia a mentire,cosa che gli riesce via via sempre più facile, e come la moglie stessa nota, tende troppo a cercare negli altri il male e il vizio ed è inesorabilmente attratto e incuriosito solo da questo lato della natura umana .
    Questa inclinazione al male che sarebbe stata facilmente contrastabile viene però incoraggiata da una filosofia di vita condivisa con l'amico Menalque: per poter accogliere la felicità bisognerebbe non possedere niente, svuotare la propria vita per poter essere in grado di gustare e accogliere i piaceri che si offrono per quanto effimeri.
    "AH! Michel, ogni gioia è simile alla manna nel deserto che dopo un giorno si guasta; è simile all'acqua del fiume Averno Ameles che, come racconta Platone, non si poteva raccogliere in nessun vaso. Auguriamoci che ciascun istante porti via tutto ciò che aveva portato con sè."
    A un certo punto la situazione iniziale si rovescia e l'io narrante, Michel, deve prendersi cura della moglie e ricambiare la sua devozione e il suo amore. In fondo le vuole bene per quanto può, e se c'è una donna che potrebbe amare è certamente lei. Ma Michel è molto attratto dalla sua filosofia di vita e da quel vuoto che assomiglia al vuoto dello stomaco prima di gustare il piacere di un cibo.
    Il racconto è condotto in modo meraviglioso dal punto di vista letterario. Il lettore è avvinto fino all'ultimo e fino all'ultima pagina spera in una conclusione diversa. E la conclusione è uno schiaffo anche se in parte preannunciata. Certo è un libro che dal punto di vista morale è odioso ma dal punto di vista letterario è bellissimo. La cosa che infastidisce molto del romanzo è la giustificazione implicita della pedofilia. Credo che l'autore condanni la morale comune come imposta dall'alto, c'è un evidente rifiuto di Dio fin dalle prime pagine, quelle in cui Michel non vuole chiedere a Dio la sua guarigione per non avere debiti con Lui. E' come se rifiutasse l'idea che i valori religiosi sono prima di tutto valori umani o è come se la condizione di omosessuale dello scrittore per cui sente di essere stato messo da Dio fuori della porta della morale cristiana lo porti poi a voler abbattere l'idea stessa di una morale. Purtroppo e con dispiacere devo dire che il libro è bellissimo.
    Nel finale si assapora comunque più il raggiungimento del vuoto che della felicità.
    "Avevo quando mi avete conosciuto, una grande fermezza di pensiero, e so che è questo che fa il valore di un uomo; ora non l'ho più. Ma la causa, credo, è in questo clima. Non c'è niente che renda così difficile l'attività di pensiero quanto un cielo costantemente azzurro. Qui qualunque ricerca è impossibile tanto la voluttà sussegue al desiderio. Circondato di splendore e di morte, sento che la felicità è troppo vicina e l'abbandono ad essa troppo uniforme. Vado a letto in pieno giorno per sottrarmi alla tristezza di ore interminabili e a questo vuoto insopportabile."
    Forse la tristezza del finale potrebbe essere considerata una pietra scagliata contro la sua filosofia di vita.

    dit le 

  • 3

    Nessun vincolo morale

    In un lungo monologo, davanti a tre amici, Michel, il protagonista dice : ".. ho orrore delle persone cosiddette oneste. Se non ho niente da temere da loro, non ho neanche da imparare qualcosa. E d' ...continuer

    In un lungo monologo, davanti a tre amici, Michel, il protagonista dice : ".. ho orrore delle persone cosiddette oneste. Se non ho niente da temere da loro, non ho neanche da imparare qualcosa. E d'altronde non hanno niente da dire..."
    L’immoralista è la storia del giovane Michel che, vissuto in una famiglia in cui aleggia un rigido puritanesimo, sposa senza troppa convinzione , Marceline e intraprende un viaggio in Africa.
    In Tunisia, durante il viaggio di nozze, il protagonista è colpito da una grave forma di tubercolosi e riesce a salvarsi grazie alla dedizione della moglie. Scopre allora una nuova vita e una nuova inclinazione che lo porta ad ammirare il sole, la natura , il caldo dei paesi del Magreb … e i giovani tunisini.
    Continua a vivere accanto a Marceline, ma dominato da un egoismo feroce, scopre solo il male di vivere .
    L’abilità di Gide è sicuramente quella di trattare temi quali la mancanza di moralità e l’omosessualità (siamo nel 1902) in modo velato e implicito ma non per questo meno efficaci.
    Due aggettivi…spietato e doloroso.
    "Sapersi liberare non è niente, il difficile è sapere essere liberi".

    dit le 

  • 4

    Intriso di una sensualità torbida, "impura" - e per questo tanto più affascinante - in cui il non detto, il solamente alluso, conta più di quanto è detto esplicitamente (si tenga conto anche che il ro ...continuer

    Intriso di una sensualità torbida, "impura" - e per questo tanto più affascinante - in cui il non detto, il solamente alluso, conta più di quanto è detto esplicitamente (si tenga conto anche che il romanzo è stato scritto nel 1902, certi temi, come l'attrazione che il protagonista sente per certi giovani uomini pieni di quella vita "incolta", selvaggia, autentica che a un certo punto diviene la sua aspirazione ideale, sarebbero incappati inevitabilmente nella censura). Affascinante il personaggio di Mélanque, il collega professore universitario, molto nietzschano, che insegna al protagonista a disprezzare chi non vive secondo la sua parte più vera (la maggior parte delle persone), bensì appiattendosi su modelli socialmente accettati. Il senso di tutto il libro è, secondo me, racchiuso nelle parole iniziali del protagonista narratore. "Sapersi liberare non è niente; il difficile è saper essere liberi", parafrasabile, pressappoco, nel senso che non è tanto difficile arrivare a smascherare l'inautenticità, la falsità di certe idee e di certi modi di vita e quindi liberarsene; quasi impossibile, è sapere, capire come usare, come mettere a frutto questa ritrovata libertà senza farsi risucchiare in una perniciosa, autodistruttiva istintualità, dannosa anche per coloro ci vivono accanto (la sfortunata moglie del protagonista Michel).

    dit le 

  • 3

    Che cos'è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge si può raccontare.

    Probabilmente l'odio che ho provato, giunta al termine del romanzo, per il personaggio di Michel è un po' un odio comune; non riesco a capire se il semplice fatto di disprezzare il protagonista possa ...continuer

    Probabilmente l'odio che ho provato, giunta al termine del romanzo, per il personaggio di Michel è un po' un odio comune; non riesco a capire se il semplice fatto di disprezzare il protagonista possa far sì che io disprezzi anche il libro.. Mi ha molto confusa il tutto. Do' tre stelle perché contiene alcuni pensieri davvero notevoli.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

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    Nessuno ha mai saputo essere malato. Vivono, hanno l'aria di vivere e di non saperlo. Del resto pure io, dacché mi trovo con loro, non vivo più. Oggi, ad esempio, cos'ho fatto?
    (...) Stanco morto, tor ...continuer

    Nessuno ha mai saputo essere malato. Vivono, hanno l'aria di vivere e di non saperlo. Del resto pure io, dacché mi trovo con loro, non vivo più. Oggi, ad esempio, cos'ho fatto?
    (...) Stanco morto, torno a casa e tu sei stanca non meno di me (...) e quando la sera, adesso, mi chiedo quanto abbia fatto m'accorgo che questa mia giornata è stata così vana: mi appare talmente vuota che vorrei riafferrarla al volo, e ricominciarla ora per ora, e mi sento triste sino alle lacrime.
    Eppure non avrei saputo dire cosa intendessi per vivere, né se tutto il segreto del mio disagio consistesse semplicemente nel bisogno da me acquisito d'una esistenza più libera, ariosa, meno costretta e condizionata dal prossimo; questo segreto mi pareva molto più misterioso: il segreto d'un resuscitato, pensavo, poiché restavo un estraneo tra gli altri come un reduce del regno dei morti. E dapprima avvertii soltando un disorientamento molto doloroso; ben presto, tuttavia, si svelò in me un sentimento assolutamente nuovo. Non avevo provato alcun orgoglio, posso assicurarlo (...) Era forse orgoglio quello che provavo adesso? Forse; ma, almeno, nessuna sfumatura di vanità vi era mescolata. Era, per la prima volta, la coscienza del mio valore: quanto mi separava e mi distingueva dagli altri era l'importante; quello che nessuno all'infuori di me diceva o poteva dire, ecco cosa dovevo dire.

    Paiono stupirsi, oggi, che un uomo dai costumi riprovevoli possa avere ancora qualche virtù. Io non so fare dentro di me tutte le distinzioni, le discriminazioni che questa gente pretende di stabilire, io esisto solo nel complesso, sono un'unità. Tendo a essere il più naturale possibile, voglio solo quanto è naturale: il piacere che ne provo è l'indice della necessità di ogni mia azione.
    (...) Ah, se la gente che ci sta intorno potesse convincersi di questo. Ma la maggior parte di loro pensano di poter ottenere da se stessi qualcosa di buono solo a forza di costrizioni; si piacciono solo quando sono contraffatti. Ognuno pretende di somigliare il meno possibile al proprio io. Ognuno si propone un modello, poi lo imita; anzi, non sceglie neppure il modello da imitare, ma accetta quello più convenzionale. Eppure quante cose ci sono da afferrare, nell'uomo. Non se ne ha il coraggio. Non si osa girare la pagina. Sono le leggi dell'imitazione; io le chiamo leggi della paura. Tutti hanno paura di trovarsi soli: così non si trovano in assoluto.
    Questa agorafobia morale mi è odiosa; è la peggiore delle viltà. Eppure, soltanto nella solitudine si crea. Ma chi cerca qui di creare? Quanto di diverso uno avverte in sé, ecco quanto di raro possediamo, quanto costituisce il valore dell'individuo: e l'individuo tenta di sopprimere proprio questo.
    Tutti imitano.
    E poi pretendono di amare la vita.

    dit le 

  • 4

    Tutto è nell’uomo. (p. 148)

    "Le opere migliori dell’uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge, si può raccontare." (p. 70)

    dit le 

  • 4

    L'immoralista. A. Gide.

    In questo romanzo, il protagonista Michel racconta, aprendo il proprio animo agli amici più intimi, la scoperta di una sua nuova interiorità molto distante da ciò che ha sempre mostrato e che determin ...continuer

    In questo romanzo, il protagonista Michel racconta, aprendo il proprio animo agli amici più intimi, la scoperta di una sua nuova interiorità molto distante da ciò che ha sempre mostrato e che determina il totale ribaltamento dei principi morali che hanno fin'ora diretto la propria esistenza.
    Molto bello.

    dit le 

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