Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'Italia che va a scuola

Di

3.5
(4)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842098248 | Isbn-13: 9788842098249 | Data di pubblicazione: 

Genere: Education & Teaching

Ti piace L'Italia che va a scuola?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    Lettura amara

    Negli ultimi anni, leggendo qua e là articoli relativi al mondo della scuola, mi è capitato sempre più spesso di infuriarmi o indignarmi, scandalizzandomi per l’ignoranza abissale mostrata dai giornalisti in questo settore. C’era però un’eccezione: Sandro Intravaia. I suoi articoli su “La Repubbl ...continua

    Negli ultimi anni, leggendo qua e là articoli relativi al mondo della scuola, mi è capitato sempre più spesso di infuriarmi o indignarmi, scandalizzandomi per l’ignoranza abissale mostrata dai giornalisti in questo settore. C’era però un’eccezione: Sandro Intravaia. I suoi articoli su “La Repubblica” mi hanno infatti sempre dato la sensazione che a scrivere fosse qualcuno con un’ottima conoscenza dei problemi e delle caratteristiche del sistema scolastico italiano, e in essi ho ritrovato molte delle considerazioni e degli interrogativi con i quali io stessa reagivo a proposte e riforme varie. In effetti non mi ero sbagliata, perché il volumetto “L’Italia che va a scuola” costituisce una sintesi chiara e lucida della situazione attuale del sistema scolastico italiano. Di capitolo in capitolo si susseguono riflessioni serie e sensate (perché certe idee non raggiungono mai i decisori politici?) su un settore per lo più disprezzato dai non addetti ai lavori (e non solo!). Nonostante ciò, il testo risulta appesantito da un eccesso di dati e dettagli tecnici, che rischiano di renderlo troppo noioso. Temo infatti che i lettori che non hanno a che fare direttamente con il campo dell’istruzione, annoiati dalle cifre e dai riferimenti normativi, non riusciranno ad arrivare neanche a metà del testo. Chi lavora nel mondo della scuola, invece, conosce molti degli aspetti di cui il giornalista si occupa. E allora, proprio per questo motivo, è facile terminare la lettura in preda allo sconforto, perché - come scrive Intravaia - “la prima sensazione che gli insegnanti provano quando sono alle prese con le novità sciorinate dalla classe politica nostrana è che quest’ultima non abbia la più pallida idea di come funzioni effettivamente la scuola”. L’autore prende in esame gli aspetti più rilevanti del caotico universo scolastico: i tratti salienti del docente-tipo, gli stipendi, gli elementi usuranti della professione, i temutissimi test Invalsi, il percorso per diventare dirigenti scolastici, le scelte politiche relative alla scuola, la fantomatica autonomia, l’integrazione dei disabili, lo stato degli edifici e le classi-pollaio, le scuole paritarie, le “riforme” ed i problemi economici. Quindi non posso certo affermare che si sia trattato di una lettura per me priva di interesse. Ma, in fin dei conti, questo quadro spietatamente lucido è solo servito a deprimermi più del solito. Inutile girarci intorno: si tratta dell’ennesima lettura che conferma la mia convinzione che, in questa fase, nulla nella scuola sia destinato a cambiare in meglio. E, in un momento così delicato per il nostro Paese, dovremmo chiederci tutti, insieme all’autore: “perché l’economia italiana dovrebbe riprendersi se i fattori per eccellenza dello sviluppo, istruzione e ricerca, sono stati presi di mira e compressi?”.

    ha scritto il