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L'Uomo Duplicato

! Scheda incompleta !

Di

4.0
(2118)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Svedese

Isbn-10: A000046261 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 3

    uno di più, o....

    Faticoso, nonostante non sia il primo romanzo dell'autore che leggo, questo l'ho trovato più...ostile (se mi si passa il termine) rispetto agli altri di Saramago. Parentesi e considerazioni di troppo ...continua

    Faticoso, nonostante non sia il primo romanzo dell'autore che leggo, questo l'ho trovato più...ostile (se mi si passa il termine) rispetto agli altri di Saramago. Parentesi e considerazioni di troppo che frenano la narrazione.
    Di contro la storia appare piuttosto avvincente, anche se il tema del "doppio" non sia originalissimo ed il finale val bene la fatica della lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    geniale

    Semplicemente geniale. Due uomini perfettamente identici che si "scoprono" a 40 anni. Neanche i parenti notano alcuna differenza. Immaginate cosa può accadere. Avrei messo 5 stelline, ma il modo di sc ...continua

    Semplicemente geniale. Due uomini perfettamente identici che si "scoprono" a 40 anni. Neanche i parenti notano alcuna differenza. Immaginate cosa può accadere. Avrei messo 5 stelline, ma il modo di scrivere di Saramago a volte è irritante. Frasi lunghissime, digressioni letterarie e dialoghi senza punteggiature mi fanno venire l'orticaria ;-)

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/02/luomo-duplicato-jose-saramago/

    “Non è proprio così. C’era un tempo in cui le parole erano talmente poche che non ne avevamo neppure per esprimere qualcos ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/02/luomo-duplicato-jose-saramago/

    “Non è proprio così. C’era un tempo in cui le parole erano talmente poche che non ne avevamo neppure per esprimere qualcosa di tanto semplice come Questa bocca è mia, o Codesta bocca è tua, e tanto meno per domandare perché abbiamo le bocche unite. Gli uomini di oggi non immaginano neppure il lavoro che hanno dato questi vocaboli per essere creati, in primo luogo, e chissà che non sia stato, nel complesso, il più difficile, fu necessario capire che ce n’era bisogno, poi si dovette arrivare a un consenso sul significato dei loro effetti immediati e, infine, compito che non sarebbe mai giunto a concludersi completamente, immaginare le conseguenze che sarebbero potute derivare, a medio e a lungo termine, dai suddetti effetti e dai suddetti vocaboli. A paragone di ciò, e al contrario di quanto ha affermato tanto perentoriamente il senso comune ieri sera, l’invenzione della ruota fu un mero colpo di fortuna, come lo sarebbe stata la scoperta della legge di gravità universale solo perché una mela pensò bene di andare a cadere sulla testa di Newton. La ruota s’inventò e lì è rimasta inventata per sempre, mentre le parole, quelle e tutte le altre, loro sì, sono venute al mondo con un destino nebuloso, vago, quello di essere organizzazioni fonetiche e morfologiche di carattere eminentemente provvisorio, ancorché grazie, per puro caso, all’aureola ereditata dalla loro creazione aurorale, si ostinino a voler passare, non tanto per sé stesse, ma per quello che in modo variabile continuano a significare e a rappresentare, come immortali, imperiture, o eterne, secondo i gusti del classificatore. Questa tendenza congenita, cui non sapremmo né potremmo resistere, si è trasformata, con il trascorrere del tempo, in un gravissimo e forse insolubile problema di comunicazione, sia la collettiva di tutti, sia la privata del tu per tu, per cui hanno finito per confondersi i fischi e i fiaschi, le lucciole e le lanterne, e le parole hanno usurpato il posto di quello che prima, meglio o peggio, pretendevano di esprimere, dal che ne è derivata, infine, io ti conosco mascherina, questa assordante baraonda di scatolette vuote, questo corteo carnascialesco di lattine etichettate ma senza niente dentro, o appena, ormai in via di stemperarsi, l’odore evocativo dei nutrimenti per il corpo e per lo spirito che un tempo contenevano e serbavano.”
    (José Saramago, “L’uomo duplicato”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

    Da “Il dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson a “Il sosia” di Dostoevskij, non mancano le storie sul tema del doppio, per non scomodare chi è andato ben oltre il doppio, come Pirandello. “L’uomo duplicato” di Saramago, sotto questo profilo, non è dunque una storia così originale, eppure il Nobel portoghese, che avevo già apprezzato in passato in altri romanzi quali “Cecità”, “Il vangelo secondo Gesù” o “L’anno della morte di Ricardo Reis” (peraltro riguardante Pessoa e i suoi eteronimi), è riuscito a catturarmi con la sua prosa avvolgente, le sue digressioni e la costante/pungente ironia delle sue parole.
    L’artifizio letterario è inverosimile, ma non per questo meno avvincente. Tertuliano Máximo Afoso è un professore di Storia alle scuole medie, che conduce un’esistenza piuttosto mogia, anzi depressa, alla prese con l’insegnamento, con un’amante, Maria, dalla quale non trova il coraggio di staccarsi, e con un vaghissimo ricordo del suo matrimonio, fallito per motivi che a lui sfuggono. Il tedio quotidiano riceva una scossa improvvisa quando, su suggerimento di un collega, Tertuliano noleggia una videocassetta con lo scopo di svagarsi la mente. Durante la visione, si accorge che un personaggio secondario del film è identico a lui sotto il profilo fisico. Incuriosito da tale circostanza, comincia un’indagine abbastanza assurda alla ricerca dell’identità di questo duplicato. Da quel momento, tutto per Tertuliano cambia, la curiosità si ridesta in lui, che adotta strategie varie per scoprire chi è quell’uomo che pare essere un suo vero e proprio clone. Qui, ovviamente, non mi dilungo sugli sviluppi della trama, che lascio al lettore indagare, ma sottolineo come, a prescindere dall’incredibilità della vicenda, è ovvio che la storia si presta a considerazioni sui temi dell’identità, della nostra personalità, della percezione di noi che hanno gli altri e via seguitando, in un vortice di avvenimenti che per Tertuliano, e di conseguenza per il suo alter ego, cioè Antonio Claro alias Daniel Santa-Clara, assumono contorni sempre meno divertenti e più tragici.

    “Si dice che odia il prossimo soltanto chi odia sé stesso, ma il peggiore di tutti gli odi dev’essere quello che spinge a non sopportare l’uguaglianza dell’altro, e probabilmente sarà anche peggio se tale uguaglianza dovesse mai essere assoluta.”

    ha scritto il 

  • 4

    Non tra i migliori di Saramago, privo della potenza immaginifica dei suoi capolavori, e con una scrittura a tratti pesante, è comunque un romanzo dalla trama semplice ma intrigante, con tante piccole ...continua

    Non tra i migliori di Saramago, privo della potenza immaginifica dei suoi capolavori, e con una scrittura a tratti pesante, è comunque un romanzo dalla trama semplice ma intrigante, con tante piccole genialate che rendono la lettura gradevole.

    ha scritto il 

  • 3

    3.5/5

    Lo stile di scrittura è il solito, così particolare e che richiede una buona dose di concentrazione, ma in questo libro Saramago trovo che si perda un po' troppo in divagazioni non necessarie soprattu ...continua

    Lo stile di scrittura è il solito, così particolare e che richiede una buona dose di concentrazione, ma in questo libro Saramago trovo che si perda un po' troppo in divagazioni non necessarie soprattutto nella parte centrale.
    Verso la fine invece il ritmo aumenta vertiginosamente, fino al drammatico (e geniale) epilogo.

    ha scritto il 

  • 4

    perturbante

    Ed eccomi al mio secondo Saramago. Con grande ironia viene raccontata l'incredibile vicenda del professore di storia Tertuliano Maximo Afonso nel momento della scoperta del suo duplicato, un attore di ...continua

    Ed eccomi al mio secondo Saramago. Con grande ironia viene raccontata l'incredibile vicenda del professore di storia Tertuliano Maximo Afonso nel momento della scoperta del suo duplicato, un attore di serie b con una carriera in ascesa. Mettendo in campo un narratore onniscente, volutamente troppo ingombrante (ed è lì la genialità), la vicenda si dipana attraverso le elucubrazioni dei personaggi.
    Rifacendosi al topos narrativo del doppio, Saramago ci invita a riflettere sul valore dell'identità e su quanto sia importante per noi stessi saperci unici. Cosa faremmo infatti se domani incontrassimo per strada il nostro doppio identico? Chi siamo noi?
    Di grande importanza anche tutti i segnali ideologici e l'ampio sottotesto; in più occasioni ci si domanda se davvero le parole possono rappresentare la vita e che peso hanno nella nostra esistenza. In un romanzo tutto giocato attraverso l'ottica di un narratore ultra onniscente, la vicenda, narrata sul filo di una sottile ironia, rifà splendidamente il verso ai racconti fantastici ottocenteschi.
    Spassosissimi, infine, i dialoghi con il Senso comune. Grande romanzo e senza anticipare nulla, grande finale.
    Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 1

    L'argomento sarebbe stato da tre stelline (forse anche di più, se fossi riuscita a finire il libro o quantomeno superare la metà) invece ne ho attribuito solo una per lo stile e il linguaggio. Una fra ...continua

    L'argomento sarebbe stato da tre stelline (forse anche di più, se fossi riuscita a finire il libro o quantomeno superare la metà) invece ne ho attribuito solo una per lo stile e il linguaggio. Una frase costituita da quindici (15) righe ininterrotte sono troppo per la mia (limitata) capacità di concentrazione dopo una lunga giornata di lavoro. Anche se queste quindici righe senza neppure l'ombra di un punto sono state scritte da un premio Nobel. Forse affronterò qualche sua altra opera quando sarò meno incavolata!

    ha scritto il 

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