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L'Uomo Duplicato

! Scheda incompleta !

Di

4.0
(2081)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Svedese

Isbn-10: A000046261 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 5

    "La narrativa ha orrore del vuoto"

    Forse, è Pasqua, vi grazierò anche del solo vedere sulla home – se vi compaio come amico o vicino – la mia solita lenzuolata, spesso buttata giù concitatamente sull’onda della “passione”.
    Forse.

    For ...continua

    Forse, è Pasqua, vi grazierò anche del solo vedere sulla home – se vi compaio come amico o vicino – la mia solita lenzuolata, spesso buttata giù concitatamente sull’onda della “passione”.
    Forse.

    Forse vi parlerò soltanto della scrittura di Sarmago e del suo aver liberato se stesso e il narratore dalle catene del canone del dialogo, - : ", che da sempre ci deve illudere della discesa tra noi – lettori e per definizione malati di voyeurismo - dei personaggi, non più immaginari e oggetto di narrazione ma persone in carne, più o meno tremula, e ossa, più o meno osteoporotiche, di cui possiamo origliare i discorsi.

    Forse accennerò alla sua vena comica scoperta a ottant’anni e che solo con questo scrivere può dispiegarsi senza temere il ridicolo.

    Forse accennerò che L’uomo duplicato s’inserisce in una tradizione che ci viene dall'Anfitrione plautino e passa da invenzioni - chiave come il Sosia di Dostoevskij, il Visconte dimezzato, Dorian Gray, Dottor Jac fino dall'Operazione Shylock di Philip Roth.
    Tradizione che si abbarbicava alla fantasia e al terrore di scoprire il proprio doppio psichico che solo la penna dell’autore poteva trasformare in un clone e che ora questo clone è a portata di mano o meglio di tasca, perché qualche riccazzo si è già fatto clonare.

    Forse accennerò che si ha ben donde temere gli strizza cervelli che si fanno pagare per portare alla luce, come le mammane di una volta, il vostro doppio che avete ben nascosto e a cui sfuggite come il diavolo l’acqua santa per non finire come questo povero Tertulliano Màximo Afonzo, un nome ridicolo e due nomi per cognomi: una gran confusione già all’anagrafe, una predestinazione. Uno e trino.

    Forse vi parlerò del senso comune o del buon senso, coprotagonista col suddetto Tertulliano, professore di Storia e il suo sosia Antonio Claro, un figurante in carriera.
    Forse vi dirò soltanto che il grande Josè non lo ama granchè questo sesto senso, che si aggrappa alle scelte più banali e meno coinvolgenti ma che a volte è meglio ascoltarlo.

    Sicuramente non vi parlerò della trama e dell’intreccio che li potete trovare, esposti per sommi capi, nella pandetta della sovra copertina, anche perché sarebbe uno spoiler di un inquietante giallo d’autore. Ovviamente se la nostra vita, di cui disconosciamo il futuro, fosse un film di cui non conosciamo la trama e stessimo bellamente spaparanzati a vedercelo scorrere sotto gli occhi.
    Sicuramente ve ne consiglierò vivamente la lettura raccomandandovi di tenervi stretta la vostra “banale” unicità.
    Sicuramente la lenzuolata è servita.

    ha scritto il 

  • 5

    "Probabilmente, anche leggere è una maniera di esserci"

    Saramago, come di suo solito, ci regala una trama pazzesca. Un professore, guardando un film, scopre un attore secondario che è il suo esatto duplicato, identico a lui. Scritto magistralmente. Belliss ...continua

    Saramago, come di suo solito, ci regala una trama pazzesca. Un professore, guardando un film, scopre un attore secondario che è il suo esatto duplicato, identico a lui. Scritto magistralmente. Bellissimo finale.

    "Sappiamo tutti che ogni giorno che nasce è il primo per alcuni e sarà l'ultimo per altri, e che, per la maggioranza, è solo un giorno in più"

    "In effetti, non si sa mai molto bene a che servono le vittorie. Ma le sconfitte si sa benissimo a che servono, lo sanno soprattutto coloro che nella battaglia hanno investito tutto ciò che erano e tutto quanto possedevano, ma a questa lezione della storia nessuno fa caso"

    ha scritto il 

  • 3

    Non so se è l'edizione in mio possesso che prevede questa tipologia di traduzione ma se così non fosse non capisco la scelta dell'autore di scrivere un libro in questa maniera. La storia di per se è i ...continua

    Non so se è l'edizione in mio possesso che prevede questa tipologia di traduzione ma se così non fosse non capisco la scelta dell'autore di scrivere un libro in questa maniera. La storia di per se è intrigante ma come è stato scritto fa si che si complichi la lettura e lo rende a tratti noiso

    ha scritto il 

  • 3

    Abbasso la media dei voti

    Sinceramente non capisco i commenti entusiastici che si trovano su questo libro. E' il mio primo Saramago e penso che non mi lascerò scoraggiare, ma leggerò anche altro, giusto per dargli un'altra pos ...continua

    Sinceramente non capisco i commenti entusiastici che si trovano su questo libro. E' il mio primo Saramago e penso che non mi lascerò scoraggiare, ma leggerò anche altro, giusto per dargli un'altra possibilità.
    Questo uomo duplicato, oltre ad essere ossessivo e paranoico non mi ha trasmesso proprio nulla. Forse non l'ho capito...

    ha scritto il 

  • 4

    "Strano rapporto è quello che abbiamo con le parole. Ne impariamo da piccoli un certo numero, nel corso dell'esistenza ne raccogliamo altre che ci arrivano dall'istruzione, dalla conversazione, dal ra ...continua

    "Strano rapporto è quello che abbiamo con le parole. Ne impariamo da piccoli un certo numero, nel corso dell'esistenza ne raccogliamo altre che ci arrivano dall'istruzione, dalla conversazione, dal rapporto con i libri, eppure, a paragone, sono pochissime quelle sui cui significati, accezioni e sensi non avremmo alcun dubbio se un giorno ci domandassero seriamente se ne abbiamo. Così affermiamo e neghiamo, così convinciamo e siamo convinti, così argomentiamo, deduciamo e concludiamo, discorrendo impavidi alla superficie di concetti sui quali non solo abbiamo idee molto vaghe, e malgrado la falsa sicurezza che in genere ostentiamo quando tastiamo il cammino in mezzo alla nebulosità verbale, meglio o peggio continuiamo a capirci, e a volte persino ad incontrarci." (pp. 74, 75)

    ha scritto il 

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