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L'Uomo Duplicato

! Scheda incompleta !

Di

4.0
(2100)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Svedese

Isbn-10: A000046261 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/02/luomo-duplicato-jose-saramago/

    “Non è proprio così. C’era un tempo in cui le parole erano talmente poche che non ne avevamo neppure per esprimere qualcos ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/02/luomo-duplicato-jose-saramago/

    “Non è proprio così. C’era un tempo in cui le parole erano talmente poche che non ne avevamo neppure per esprimere qualcosa di tanto semplice come Questa bocca è mia, o Codesta bocca è tua, e tanto meno per domandare perché abbiamo le bocche unite. Gli uomini di oggi non immaginano neppure il lavoro che hanno dato questi vocaboli per essere creati, in primo luogo, e chissà che non sia stato, nel complesso, il più difficile, fu necessario capire che ce n’era bisogno, poi si dovette arrivare a un consenso sul significato dei loro effetti immediati e, infine, compito che non sarebbe mai giunto a concludersi completamente, immaginare le conseguenze che sarebbero potute derivare, a medio e a lungo termine, dai suddetti effetti e dai suddetti vocaboli. A paragone di ciò, e al contrario di quanto ha affermato tanto perentoriamente il senso comune ieri sera, l’invenzione della ruota fu un mero colpo di fortuna, come lo sarebbe stata la scoperta della legge di gravità universale solo perché una mela pensò bene di andare a cadere sulla testa di Newton. La ruota s’inventò e lì è rimasta inventata per sempre, mentre le parole, quelle e tutte le altre, loro sì, sono venute al mondo con un destino nebuloso, vago, quello di essere organizzazioni fonetiche e morfologiche di carattere eminentemente provvisorio, ancorché grazie, per puro caso, all’aureola ereditata dalla loro creazione aurorale, si ostinino a voler passare, non tanto per sé stesse, ma per quello che in modo variabile continuano a significare e a rappresentare, come immortali, imperiture, o eterne, secondo i gusti del classificatore. Questa tendenza congenita, cui non sapremmo né potremmo resistere, si è trasformata, con il trascorrere del tempo, in un gravissimo e forse insolubile problema di comunicazione, sia la collettiva di tutti, sia la privata del tu per tu, per cui hanno finito per confondersi i fischi e i fiaschi, le lucciole e le lanterne, e le parole hanno usurpato il posto di quello che prima, meglio o peggio, pretendevano di esprimere, dal che ne è derivata, infine, io ti conosco mascherina, questa assordante baraonda di scatolette vuote, questo corteo carnascialesco di lattine etichettate ma senza niente dentro, o appena, ormai in via di stemperarsi, l’odore evocativo dei nutrimenti per il corpo e per lo spirito che un tempo contenevano e serbavano.”
    (José Saramago, “L’uomo duplicato”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

    Da “Il dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson a “Il sosia” di Dostoevskij, non mancano le storie sul tema del doppio, per non scomodare chi è andato ben oltre il doppio, come Pirandello. “L’uomo duplicato” di Saramago, sotto questo profilo, non è dunque una storia così originale, eppure il Nobel portoghese, che avevo già apprezzato in passato in altri romanzi quali “Cecità”, “Il vangelo secondo Gesù” o “L’anno della morte di Ricardo Reis” (peraltro riguardante Pessoa e i suoi eteronimi), è riuscito a catturarmi con la sua prosa avvolgente, le sue digressioni e la costante/pungente ironia delle sue parole.
    L’artifizio letterario è inverosimile, ma non per questo meno avvincente. Tertuliano Máximo Afoso è un professore di Storia alle scuole medie, che conduce un’esistenza piuttosto mogia, anzi depressa, alla prese con l’insegnamento, con un’amante, Maria, dalla quale non trova il coraggio di staccarsi, e con un vaghissimo ricordo del suo matrimonio, fallito per motivi che a lui sfuggono. Il tedio quotidiano riceva una scossa improvvisa quando, su suggerimento di un collega, Tertuliano noleggia una videocassetta con lo scopo di svagarsi la mente. Durante la visione, si accorge che un personaggio secondario del film è identico a lui sotto il profilo fisico. Incuriosito da tale circostanza, comincia un’indagine abbastanza assurda alla ricerca dell’identità di questo duplicato. Da quel momento, tutto per Tertuliano cambia, la curiosità si ridesta in lui, che adotta strategie varie per scoprire chi è quell’uomo che pare essere un suo vero e proprio clone. Qui, ovviamente, non mi dilungo sugli sviluppi della trama, che lascio al lettore indagare, ma sottolineo come, a prescindere dall’incredibilità della vicenda, è ovvio che la storia si presta a considerazioni sui temi dell’identità, della nostra personalità, della percezione di noi che hanno gli altri e via seguitando, in un vortice di avvenimenti che per Tertuliano, e di conseguenza per il suo alter ego, cioè Antonio Claro alias Daniel Santa-Clara, assumono contorni sempre meno divertenti e più tragici.

    “Si dice che odia il prossimo soltanto chi odia sé stesso, ma il peggiore di tutti gli odi dev’essere quello che spinge a non sopportare l’uguaglianza dell’altro, e probabilmente sarà anche peggio se tale uguaglianza dovesse mai essere assoluta.”

    ha scritto il 

  • 4

    Non tra i migliori di Saramago, privo della potenza immaginifica dei suoi capolavori, e con una scrittura a tratti pesante, è comunque un romanzo dalla trama semplice ma intrigante, con tante piccole ...continua

    Non tra i migliori di Saramago, privo della potenza immaginifica dei suoi capolavori, e con una scrittura a tratti pesante, è comunque un romanzo dalla trama semplice ma intrigante, con tante piccole genialate che rendono la lettura gradevole.

    ha scritto il 

  • 3

    3.5/5

    Lo stile di scrittura è il solito, così particolare e che richiede una buona dose di concentrazione, ma in questo libro Saramago trovo che si perda un po' troppo in divagazioni non necessarie soprattu ...continua

    Lo stile di scrittura è il solito, così particolare e che richiede una buona dose di concentrazione, ma in questo libro Saramago trovo che si perda un po' troppo in divagazioni non necessarie soprattutto nella parte centrale.
    Verso la fine invece il ritmo aumenta vertiginosamente, fino al drammatico (e geniale) epilogo.

    ha scritto il 

  • 4

    perturbante

    Ed eccomi al mio secondo Saramago. Con grande ironia viene raccontata l'incredibile vicenda del professore di storia Tertuliano Maximo Afonso nel momento della scoperta del suo duplicato, un attore di ...continua

    Ed eccomi al mio secondo Saramago. Con grande ironia viene raccontata l'incredibile vicenda del professore di storia Tertuliano Maximo Afonso nel momento della scoperta del suo duplicato, un attore di serie b con una carriera in ascesa. Mettendo in campo un narratore onniscente, volutamente troppo ingombrante (ed è lì la genialità), la vicenda si dipana attraverso le elucubrazioni dei personaggi.
    Rifacendosi al topos narrativo del doppio, Saramago ci invita a riflettere sul valore dell'identità e su quanto sia importante per noi stessi saperci unici. Cosa faremmo infatti se domani incontrassimo per strada il nostro doppio identico? Chi siamo noi?
    Di grande importanza anche tutti i segnali ideologici e l'ampio sottotesto; in più occasioni ci si domanda se davvero le parole possono rappresentare la vita e che peso hanno nella nostra esistenza. In un romanzo tutto giocato attraverso l'ottica di un narratore ultra onniscente, la vicenda, narrata sul filo di una sottile ironia, rifà splendidamente il verso ai racconti fantastici ottocenteschi.
    Spassosissimi, infine, i dialoghi con il Senso comune. Grande romanzo e senza anticipare nulla, grande finale.
    Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 1

    L'argomento sarebbe stato da tre stelline (forse anche di più, se fossi riuscita a finire il libro o quantomeno superare la metà) invece ne ho attribuito solo una per lo stile e il linguaggio. Una fra ...continua

    L'argomento sarebbe stato da tre stelline (forse anche di più, se fossi riuscita a finire il libro o quantomeno superare la metà) invece ne ho attribuito solo una per lo stile e il linguaggio. Una frase costituita da quindici (15) righe ininterrotte sono troppo per la mia (limitata) capacità di concentrazione dopo una lunga giornata di lavoro. Anche se queste quindici righe senza neppure l'ombra di un punto sono state scritte da un premio Nobel. Forse affronterò qualche sua altra opera quando sarò meno incavolata!

    ha scritto il 

  • 5

    "La narrativa ha orrore del vuoto"

    Forse, è Pasqua, vi grazierò anche del solo vedere sulla home – se vi compaio come amico o vicino – la mia solita lenzuolata, spesso buttata giù concitatamente sull’onda della “passione”.
    Forse.

    For ...continua

    Forse, è Pasqua, vi grazierò anche del solo vedere sulla home – se vi compaio come amico o vicino – la mia solita lenzuolata, spesso buttata giù concitatamente sull’onda della “passione”.
    Forse.

    Forse vi parlerò soltanto della scrittura di Sarmago e del suo aver liberato se stesso e il narratore dalle catene del canone del dialogo, - : ", che da sempre ci deve illudere della discesa tra noi – lettori e per definizione malati di voyeurismo - dei personaggi, non più immaginari e oggetto di narrazione ma persone in carne, più o meno tremula, e ossa, più o meno osteoporotiche, di cui possiamo origliare i discorsi.

    Forse accennerò alla sua vena comica scoperta a ottant’anni e che solo con questo scrivere può dispiegarsi senza temere il ridicolo.

    Forse accennerò che L’uomo duplicato s’inserisce in una tradizione che ci viene dall'Anfitrione plautino e passa da invenzioni - chiave come il Sosia di Dostoevskij, il Visconte dimezzato, Dorian Gray, Dottor Jac fino dall'Operazione Shylock di Philip Roth.
    Tradizione che si abbarbicava alla fantasia e al terrore di scoprire il proprio doppio psichico che solo la penna dell’autore poteva trasformare in un clone e che ora questo clone è a portata di mano o meglio di tasca, perché qualche riccazzo si è già fatto clonare.

    Forse accennerò che si ha ben donde temere gli strizza cervelli che si fanno pagare per portare alla luce, come le mammane di una volta, il vostro doppio che avete ben nascosto e a cui sfuggite come il diavolo l’acqua santa per non finire come questo povero Tertulliano Màximo Afonzo, un nome ridicolo e due nomi per cognomi: una gran confusione già all’anagrafe, una predestinazione. Uno e trino.

    Forse vi parlerò del senso comune o del buon senso, coprotagonista col suddetto Tertulliano, professore di Storia e il suo sosia Antonio Claro, un figurante in carriera.
    Forse vi dirò soltanto che il grande Josè non lo ama granchè questo sesto senso, che si aggrappa alle scelte più banali e meno coinvolgenti ma che a volte è meglio ascoltarlo.

    Sicuramente non vi parlerò della trama e dell’intreccio che li potete trovare, esposti per sommi capi, nella pandetta della sovra copertina, anche perché sarebbe uno spoiler di un inquietante giallo d’autore. Ovviamente se la nostra vita, di cui disconosciamo il futuro, fosse un film di cui non conosciamo la trama e stessimo bellamente spaparanzati a vedercelo scorrere sotto gli occhi.
    Sicuramente ve ne consiglierò vivamente la lettura raccomandandovi di tenervi stretta la vostra “banale” unicità.
    Sicuramente la lenzuolata è servita.

    ha scritto il 

  • 5

    "Probabilmente, anche leggere è una maniera di esserci"

    Saramago, come di suo solito, ci regala una trama pazzesca. Un professore, guardando un film, scopre un attore secondario che è il suo esatto duplicato, identico a lui. Scritto magistralmente. Belliss ...continua

    Saramago, come di suo solito, ci regala una trama pazzesca. Un professore, guardando un film, scopre un attore secondario che è il suo esatto duplicato, identico a lui. Scritto magistralmente. Bellissimo finale.

    "Sappiamo tutti che ogni giorno che nasce è il primo per alcuni e sarà l'ultimo per altri, e che, per la maggioranza, è solo un giorno in più"

    "In effetti, non si sa mai molto bene a che servono le vittorie. Ma le sconfitte si sa benissimo a che servono, lo sanno soprattutto coloro che nella battaglia hanno investito tutto ciò che erano e tutto quanto possedevano, ma a questa lezione della storia nessuno fa caso"

    ha scritto il 

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