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L' albergo dei poveri

Di

Editore: Einaudi

3.7
(196)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806181319 | Isbn-13: 9788806181314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
In un ospizio abbandonato di Napoli, uno scrittore marocchino ascolta unavecchia raccontargli storie d'amore e di dolore, scoprendo poco per volta lanatura dei sentimenti umani, della fantasia e della creazione letteraria.Ascoltandola finisce per conoscere mille storie di Napoli e dei suoi abitantie per raccontare la propria: anch'egli è alla ricerca della donna che ama,sebbene non l'abbia mai vista... ma questa donna esiste davvero o è unacreazione fantastica? E le storie della vecchia sono accadute sul serio?
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  • 3

    Malgrado la lettura scorra piacevolmente, malgrado non si possa certo dire che si tratti di un brutto libro o di uno scrittore mediocre (è la prima sua cosa che leggo), ho esaurito le ultime 50 pagine o giù di lì con una certa stanchezza.
    La sensazione, che già serpeggiava da un po', è che ...continua

    Malgrado la lettura scorra piacevolmente, malgrado non si possa certo dire che si tratti di un brutto libro o di uno scrittore mediocre (è la prima sua cosa che leggo), ho esaurito le ultime 50 pagine o giù di lì con una certa stanchezza.
    La sensazione, che già serpeggiava da un po', è che questo caleidoscopio di storie e figure, come si suol dire, manchi di una consistenza di fondo a sostenerlo: come se fosse un raffinato esercizio fine a se stesso.
    Le voci dei personaggi, per esempio, sono di fatto intercambiabili: la Vecchia o lo scrittore o Gino, non c'è nessuna inflessione personale a caratterizzarli, tutto si esaurisce nel racconto. Allo stesso modo, mi è semrato che Napoli e Marrakech, l'Islam e l'Ebraismo, siano intercambiabili e sostituibili con altri luoghi, altre religioni.
    Come un alito di vento, piacevole ed effimero.

    ha scritto il 

  • 4

    Una scrittura femminile

    Scritto divinamente con una sensibilità spiccatamente femminile, è un libro denso di emozioni, di suggestioni, di sperdimenti amorosi, alternati alla crudezza della miseria e del degrado.....il tutto sospeso tra il sogno e la realtà.

    ha scritto il 

  • 4

    Marrakech - Napoli e ritorno

    Ogni tanto vale la pena andare a ripescare tra i libri già letti. Sono andata a riprenderlo, lo confesso, certamente perché ricordavo che mi era molto piaciuto (non so più quanti anni fa lo lessi) ma principalmente perché è ambientato a Napoli, la città del mio cuore; e dal momento che solo di re ...continua

    Ogni tanto vale la pena andare a ripescare tra i libri già letti. Sono andata a riprenderlo, lo confesso, certamente perché ricordavo che mi era molto piaciuto (non so più quanti anni fa lo lessi) ma principalmente perché è ambientato a Napoli, la città del mio cuore; e dal momento che solo di recente sono riuscita ad andarci, avevo voglia di ritrovare qualcosa che finalmente avevo potuto vedere con i miei occhi.

    In realtà poi dei luoghi di Napoli non è descritto moltissimo, ma c'è l'atmosfera. La storia è quella di un professore e aspirante scrittore marocchino che da Marrakech compie un viaggio a Napoli per partecipare ad un concorso indetto dal comune per rilanciare la città attraverso i racconti di scrittori provenienti da varie parti del mondo.
    Bidoun, il protagonista, è un uomo deluso dal suo matrimonio, dal suo lavoro e in generale dalla vita. Molto bello, secondo me, l'incipit del libro:

    «Questa è la storia di un uomo contrariato. Sembra niente, ma un uomo contrariato è qualcuno che soffre. Imprevedibile, incontrollabile, capace di perdere la ragione, può diventare violento o vigliacco o scavare la sua galleria per scomparire.
    Ci sono due tipi di uomo contrariato: quello che ingoia rospi, protesta rumorosamente e si fa del male (alla testa, alla schiena, alla pancia), incassa e se la prende con se steso perché non ha la forza di reagire e di mandare al diavolo tutto quanto; e poi c'è quello che la sua contrarietà la sbatte in faccia all'aggressore, se ne sbarazza, la espelle e tuttavia non rimane di umore meno cattivo, pronto ad affrontare qualsiasi nuova aggressione.
    Io sono del genere che incassa e soffre in silenzio».

    Un volta arrivato a Napoli viene invitato da una voce anonima che lo raggiunge al telefono a recarsi all'Albergo dei Poveri. Questo è un palazzo settecentesco, costruito per volere di re Carlo III di Borbone per ospitare i poveri della città. Negli anni in cui è ambientato il libro (siamo nei primi anni '90, Bassolino appena eletto sindaco) è in attesa di una riqualificazione ed è divenuto punto di raccolta per sbandati e senza tetto. Qui Bidoun incontra "la Vecchia", una donna che vive nell'Albergo e che raccoglie le storie che la gente va a raccontarle. Questo incontro sarà cruciale per Bidoun, in cerca di un riscatto per la sua vita ed in cerca soprattutto di una donna di Napoli con la quale da tempo ha intrapreso uno scambio epistolare. Entra quindi in contatto con una serie di personaggi che gravitano intorno alla Vecchia e all'Albergo e le storie che apprende da loro si fondono con la sua storia personale.

    Molte riflessioni sull'amore, sulla scrittura, tracciate con uno stile coinvolgente e poetico. Quando alla fine Bidoun prende congedo dalla Vecchia, le rivolge queste parole:

    «Grazie per avermi accolto e guidato in questa città torbida e complicata. Venuto per scoprire Napoli e per scrivere, ho fatto un incontro importante, e ciò grazie a voi, alla vostra sensibilità intelligente, alla vostra presenza piena di grazia, mi avete indicato la via per conoscere meglio me stesso. Ho scoperto di essere un uomo passivo, che immagina la vita invece di viverla e di affrontare gli altri. Quando ho deciso di uscire dalla mia vecchia pelle, ho incontrato l'amore, una passione breve ma molto intensa, che mi ha messo crudelmente di fronte a me stesso. Mi accingo a tirare avanti pensando a voi, a tutto ciò che mi avete insegnato, rivedendo il film della vostra storia, sperando di comprendere il misterioso legame che esiste tra voi e Kenza, quella che tutti noi abbiamo amato, in un momento della nostra vita. Kenza è la luce di una stella cadente, passata nell'istante preciso in cui non sapevamo più a che punto eravamo, né cosa stavamo facendo, un bagliore che ci ha messo di fronte a noi stessi, che ha aperto una finestra sul grande amore, quello che segna una vita e la rende migliore. So che Kenza continuerà per la sua strada tracciata nella Via Lattea e che non tornerà a consolare le lacrime amare di Gino, né a prendermi per mano per chiudersi con me in una veranda dove il tempo ci evitava per non disturbarci. Vi prometto di occuparmi di Momo, farò di tutto perché non resti a bighellonare per le strade di Napoli come un mendicante o un barbone. Vi prometto che lo riporterò nella sua terra, lo restituirò al suo villaggio, alla sua famiglia, laggiù dove sarà finalmente se stesso, appagato e riconciliato con l'Africa che porta dentro di sé con tutta evidenza ma che non riesce ad amare. Quanto a me, non so cosa farò. Per il momento, vado ad ascoltare ciò che Napoli sussurra».

    Bello assai.

    ha scritto il 

  • 4

    Forte e disperato, ironico ma spietato, duro ma profondo, impietoso ma magnifico...proprio come Napoli. Questo libro è un pugno allo stomaco, ma anche una magnifica descrizione di Napoli e di quella napoletanità che non ha nulla a che fare con la cartolina del Vesuvio, il mandolino o la pizza. Un ...continua

    Forte e disperato, ironico ma spietato, duro ma profondo, impietoso ma magnifico...proprio come Napoli. Questo libro è un pugno allo stomaco, ma anche una magnifica descrizione di Napoli e di quella napoletanità che non ha nulla a che fare con la cartolina del Vesuvio, il mandolino o la pizza. Una tale forza evocativa si trova solo nelle opere del grande Eduardo De Filippo, ma in questo caso non c'è bisogno di conoscere la lingua napoletana...e per fortuna neppure quella magrebina!

    ha scritto il 

  • 5

    Si narra la storia di uno scrittore marocchino che vince un premio: scrivere una storia su Napoli soggiornandovi per un periodo.
    A Napoli conosce subito l’albergo dei poveri, un’enorme stabile fatiscente, nei cui sotterranei alberga una popolazione di diseredati.
    Qui viene a contatto ...continua

    Si narra la storia di uno scrittore marocchino che vince un premio: scrivere una storia su Napoli soggiornandovi per un periodo.
    A Napoli conosce subito l’albergo dei poveri, un’enorme stabile fatiscente, nei cui sotterranei alberga una popolazione di diseredati.
    Qui viene a contatto con una vecchia che gli racconta storie non si sa mai se vere o inventate su se stessa, su Napoli, sui poveri.
    Lo scrittore intanto scrive lettere alla moglie immaginandosela come no è: bella e affascinante.
    Purtroppo la realtà è un’altra, la donna è poco attraente e non lo ama più da tempo.
    Storie su storie si susseguono, fino a farci dubitare di quale sia la realtà, finchè tutto finisce e l’autore torna a casa.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letteralmente bevuto questo libro a grandi sorsate, facendolo durare soltanto 2 giorni, ma non potevo fare altrimenti. I suoi personaggi crudi, tristi, disperati ma al contempo romantici, passionali in ogni aspetto e comunque dolci e fragili mi hanno letteralmente conquistata. Il sapore oniric ...continua

    Ho letteralmente bevuto questo libro a grandi sorsate, facendolo durare soltanto 2 giorni, ma non potevo fare altrimenti. I suoi personaggi crudi, tristi, disperati ma al contempo romantici, passionali in ogni aspetto e comunque dolci e fragili mi hanno letteralmente conquistata. Il sapore onirico di questo romanzo si sposa a meraviglia con l'immagine di una Napoli segreta e misteriosa, crudele e spietata da un lato, ma al contempo accogliente e protettiva come una madre. La storia di questo scrittore marocchino e delle persone che incontra in un viaggio di lavoro ti dà prima un gran pugno nello stomaco, ma poi ti abbraccia e ti consola. Splendido.

    ha scritto il 

  • 4

    una narrazione simbolica in cui i personaggi sono disegnati a tinte forti, esagerati nelle loro caratteristiche fisiche per mettere meglio in luce la disperata ricerca di felicita' in cui sono impegnati e sempre riconducibile all'amore libero e sincero cercato ad ogni costo al punto tale da priva ...continua

    una narrazione simbolica in cui i personaggi sono disegnati a tinte forti, esagerati nelle loro caratteristiche fisiche per mettere meglio in luce la disperata ricerca di felicita' in cui sono impegnati e sempre riconducibile all'amore libero e sincero cercato ad ogni costo al punto tale da privare di senso qualsiasi altro aspetto della propria vita, il proprio fisico, le relazioni sociali, il lavoro, il denaro e la stessa dignita'. Ognuno pero' in una dimensione onirica priva totalmente di barriere a partire da quelle religiose etniche e culturali riuscira' a vivere il proprio sogno.

    ha scritto il 

  • 5

    L’Albergo dei Poveri è un luogo magico. Fatiscente ex-ricovero per indigenti nel cuore di una Napoli languida e decadente, è un crogiolo di storie, di vite, di amori, di fantasmi e proiezioni della mente. Luogo infestato da ratti e miseria, approdo di naufraghi della vita e dell’amore che vi trov ...continua

    L’Albergo dei Poveri è un luogo magico. Fatiscente ex-ricovero per indigenti nel cuore di una Napoli languida e decadente, è un crogiolo di storie, di vite, di amori, di fantasmi e proiezioni della mente. Luogo infestato da ratti e miseria, approdo di naufraghi della vita e dell’amore che vi trovano ristoro e rinascita. Uno scrittore marocchino, stufo di una vita piatta, senza stimoli, lascia Marrakech e va a Napoli, apparentemente per scrivere un libro sulla città partenopea. Napoli compie la sua magia. Lo scrittore si imbatte in quel luogo incantato, una corte dei miracoli, che è la rimessa dell’Albergo dei Poveri e grazie ad un’inquietante quanto carismatica signora anziana – la Vecchia, la chiamerà per tutto il libro – riesce a cogliere le anime molteplici, nascoste, sfuggenti di Napoli e, attraverso queste, la propria. La Vecchia vive circondata da personaggi irreali, oggetti eccentrici, in un’atmosfera lurida e magica insieme, in un mondo in cui ognuno può trovare la propria storia, custodita in uno degli scrigni gelosamente conservati nella rimessa, e nel quale a tutti è riservato un pizzico di calore umano che allevia il peso di vivere. Attraverso lo straordinario potere evocativo della parola, il lettore viene rapito, in un vortice di sofferenza e dolore che – come per lo scrittore straniero – alla fine lo porta a prendere coscienza di sé. Una rivelazione, questo romanzo, in cui l’eterna metafora del viaggio come scoperta di se stessi si arricchisce del magnetismo di una narrazione intima e corale, in cui è possibile identificarsi in un destino comune di riconciliazione con il proprio io. Memorabili le pagine dedicate a Napoli. Magia nella magia.

    ha scritto il 

  • 4

    forse non il suo più bello, ma c'è una Napoli da leggere e ci sono tutte le sue inquietudini e quel suo modo di raccontare l'estraneità che a me piace moltissimo

    ha scritto il