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L' albero della conoscenza

Di ,

Editore: Garzanti Libri

4.1
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811593999 | Isbn-13: 9788811593997 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Melone

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Descrizione del libro
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  • 5

    Per una metafisica del terzo millennio

    Questo è un libro importante. Maturana e Varela nel capitolo riassuntivo scrivono "Se il lettore ha seguito con serietà si vedrà costretto a guardare tutte le sue azioni - gustare, preferire, rifiutare e conversare - come prodotto dei meccanismi che abbiamo descritto". Il richiamo alla serietà se ...continua

    Questo è un libro importante. Maturana e Varela nel capitolo riassuntivo scrivono "Se il lettore ha seguito con serietà si vedrà costretto a guardare tutte le sue azioni - gustare, preferire, rifiutare e conversare - come prodotto dei meccanismi che abbiamo descritto". Il richiamo alla serietà sembra provenire da uno scritto di Jaspers (piuttosto insolito per un libro di divulgazione scientifica) ed è doveroso perchè l'organicità e la piana esposizione del libro possono sembrare di primo acchito banali e semplicistiche, un'esposizione nemmeno tanto brillante dell'epistemologia scientifica (biologia, cibernetica e teoria dei sistemi...) fioriti negli ultimi cinquant'anni. Si tratta infatti di uno scritto che ha l'organicità e l'ambizione di un trattato d'altri tempi (e ciò lo rende un poco pedante e non così brillante come può essere l'esposizione vulcanica e densa di allegorie di Greogory Beteson di cui i due autori sono pienamente debitori). Infatti l'obiettivo è quello di fornire una chiave di lettura per il fenomeno della conoscenza nel vivente, un pensiero di ampio respiro che abbraccia la vita dall'ameba pluricellulare alla facoltà dell'introspezione così peculiare nella nostra specie. Si tratta di camminare sul filo del rasoio fra solipsismo e rappresentazionismo, fra ontogenesi e filogenesi, ed anche qui si tratta di re-introdurre nella scienza la variabile tempo (vedi Prigogine). Secondo il rappresentazionismo il comportamento deriva dalla capacità del cervello di fabbricare immagini della realtà esterna e il pensiero scaturirebbe dal metter in relazione queste rappresentazioni. Secondo tale paradigma ancora vivissimo (si pensi a Cartesio e alle sue meditazioni) un "cervello elettronico" appare più flessibile del sistema nervoso poichè un computer è in grado di mutare la propria struttura interna a seconda degli input. Secondo M&V la flessibilità dell'organismo è devuta invece alla sua continua deriva strutturale che lo mette in ogni istante della sua vita in relazione con l'ambiente circostante (sia quello fisico sia quello culturale). Nell'evoluzione non si dà "sopravvivenza del più adatto" ma più genericamente "sopravvivenza dell'adatto" poichè l'organismo si adatta i svariati modi senza nessun criterio di ottimizzazione estraneo alla sopravvivenza. Il fatto che questo genere di riflessioni arrivino ad abbracciare un tutto che va dall'osmosi cellulare al fenomeno umano (la sfera degli affetti, la responsabilità ...) mi fa pensare al termine pretenzioso di metafisica: probabilmente se Cartesio oggi fosse vivo forse imposterebbe il suo metodo come i due scienziati cileni.

    ha scritto il