L' asino d'oro

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1991)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 353 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806125796 | Isbn-13: 9788806125790 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Bontempelli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Lucio, protagonista e narratore, in Tessaglia per affari, abita a casa di Milone e di sua moglie Panfile, ritenuta una maga. Procuratosi un unguento magico che sapeva aver trasformato Panfile in uccello, Lucio si trasforma però in asino. Dei ladri saccheggiano la casa di Milone e caricano l'asino Lucio del bottino. Giunto poi alla caverna dei briganti, Lucio ascolta la favola di Amore e Psiche, narrata da una vecchia a una fanciulla rapita. Sconfitti i briganti dal fidanzato della ragazza, Lucio passa di padrone in padrone, subendo ogni tipo di tormento, Finché non si addormenta sulla spiaggia di Cencree. In sogno gli appare la dea Iside che gli indica la strada per riprendere la forma umana. Lucio esegue le indicazioni della dea e si fa iniziare al suo culto.
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  • 0

    L'asino d'oro

    Portato in scena dalla "Compagnia di Paolo Poli"
    Regia di Paolo Poli

    Con:
    Paolo Poli
    Alfonso De Filippis
    Raffaele Di Antonio
    Piero Di Rosolini
    Rosario Spadola ...continua

    Portato in scena dalla "Compagnia di Paolo Poli"
    Regia di Paolo Poli

    Con:
    Paolo Poli
    Alfonso De Filippis
    Raffaele Di Antonio
    Piero Di Rosolini
    Rosario Spadola

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia semplice

    è precisamente ciò che mi ci voleva dopo aver letto la Recherche - che sto ancora a malincuore smaltendo, o forse non lo sarà mai del tutto?

    Testimonianza diretta dei gloriosi tempi romani con i suoi ...continua

    è precisamente ciò che mi ci voleva dopo aver letto la Recherche - che sto ancora a malincuore smaltendo, o forse non lo sarà mai del tutto?

    Testimonianza diretta dei gloriosi tempi romani con i suoi costumi, le credenze e gli usi. Racconto lineare, inaspettatamente fluido nella scrittura, senz'ombra di ambiguità, procede come una fiaba a tratti macabra e licenziosa, a tratti brutale e grottesca.

    ha scritto il 

  • 5

    Meglio asino finito che un tre volte iniziato!

    Non ho letto Le metamorfosi di Apuleio – non per vantarmi ma il latino mi sono sempre rifiutato di studiarlo, e non è stato difficile: nessuno ha mai provato a insegnarmelo, neanche la maestrina d’ita ...continua

    Non ho letto Le metamorfosi di Apuleio – non per vantarmi ma il latino mi sono sempre rifiutato di studiarlo, e non è stato difficile: nessuno ha mai provato a insegnarmelo, neanche la maestrina d’italiano alle medie, o alle elementari?, durante le sue due ore di latino, ministerialmente parlando, evitandomi un fallimento clamoroso – ma mi sono goduto quelle bellissime di Alessandro Fo; e che Apuleio abbia scritto, e non tradotto come ha saputo Fo con appagante inventiva, con la stessa brillantezza nello stile posso crederci solo ricorrendo alla fiducia. Tra l’altro pure Apuleio ha frugato e rimaneggiato quanto già circolava al tempo suo (quanti anni avrà la letteratura che quando è letteratura è una fanciullina di una grazia e di una tenacia inossidabili?), quindi maggior libertà espressiva si è preso Alessandro Fo più è stato apuleiano, e una traduzione con tanta predilizione per lo svecchiamento linguistico, amante degli anacronismi più spudorati e divertiti, nella collana de I classici classici ci sta al bacio.

    Devo leggere uno scrittore di duemila anni per godermi un paio di descrizioni di personaggi come ormai quelli che si credono bravi e moderni non vogliono essere più capaci di farne [sono alle prime cinquecento pagine de “L’uomo senza qualità” di Musil, e le darei indietro tutte per un ritratto di Ulrich rotondo e pettegolino come quelli di Apuleio su Lucio e di Fotide]; mettono una immediata voglia di sapere moooolto altro di loro, la presentazione per altra bocca, femminile, di Lucio (“Slanciato ma non speriticato. Snello però polposo. Colorito non esagerato. Biondi capelli senza artefazione. Occhi sì chiari, ma svegli, e sfolgorante sguardo (ah, d’aquila, d’aquila!) Viso che giralo-come-ti-pare è un fiore [quoquouersum floridum]. Portamento aggrazziato e inaffettato!”) e la presentazione per bocca maschile di Fotide, un nome che è tutto un corteggiamento se associato alla sua figura: “E lei era tutta elegantina, vestita di una tunica di lino, con una fascettina rossa per il petto che le squillava proprio sotto il seno, sostenendoglielo là un poco in alto. A quella pentolina di cibo, le sue mani di fiore imprimevano giro giro rotazioni, movimentate da frequenti scosse lungo le parabole del cerchio; al medesimo tempo, mollemente sinuosificava le sue membra, tanto che ne vibravano appena un poco i glutei, e divincolava la sua schiena agile: era un’onda di grazia e di bellezza.”

    Una sgaloppata tra ogni tipo di racconti, dal più goliardico (l’omicida/otricida!) al più turpe al più romantico (“Psiche fu presa da amore per Amore. Cupida di Cupido(…)”) al più mascalzone (“Non come i pseudobaci che corrono nei postriboli fra sborsaidenari meretrici e melitengostretti clienti.”) al più ieratico, in compagnia di un asino che non si lascia mai andare al raglio della lagna umana, e pur attraversando un mondo sanguinario e infedele, abitato tra gli altri da “una fetentissima femmina” “violenta e vinolenta”, e mica da una sola, lo fa sulla scorta di una felicità delle parole che non può che rallegrare anche il mondo stesso.

    In Apuleiofo ci ho trovato il verbo in una delle sue più meravigliose coniugazioni riflessive: “(…) lei stava già congemellandosi[congermanescenti] con me(…)”, e i più frugali consigli: “E infatti di queste sole provviste ha bisogno la navigazione di Venere: vino e olio, per calice e lucerna, in abbondanza, da poter stare tutta la notte svegli.”

    Apuleiofo si virilizza l’animo ([animum meu conmasculo]) per ogni “insolente in avvenenza”, e ne ha altrettante per la bellezza maschile quando in Cupido stanco di amore riconosce “il dio stupendo stupendamente addormentato.”

    Così è saggiamente scritto: “(…) non esitare di fronte all’invito, ma neanche precipitarsi in assenza della chiamata.” Comprensibile non si sia mai letto Apuleiofo se nessuno ci ha chiamati a farlo, ma questo mio ora è uno schietto invito al viaggio, perciò: basta esitazioni, non sono ammesse, poiché Apuleio mantiene quel che promette quando dice: “Lector intende: laetaberis.” Io, un lettore, sono stato attento: e mi sono divertito eccome.

    Certo né i culti di Iside né quelli di Osiride valgono quello per i glutei di Fotide, ma forse anche Apuleio ai suoi tempi qualche rogna coi moralizzatori ce l’avrà avuta, perciò si sarà dato un finale che potesse piacere anche a loro, altrimementi non glielo autorizzavano, e oggi non potremmo ridere ancora, e grazie al libro e dei moralizzatori buggerati. Io il mio finale piacevole poi me lo racconto da me.

    ha scritto il 

  • 4

    Lucio arrivato in Tessaglia (rinomata terra di maghi), è ospite di una coppia di cui la moglie è dedita alle arti magiche. La curiosità di Lucio ha la meglio sulla prudenza e chiede la complicità dell ...continua

    Lucio arrivato in Tessaglia (rinomata terra di maghi), è ospite di una coppia di cui la moglie è dedita alle arti magiche. La curiosità di Lucio ha la meglio sulla prudenza e chiede la complicità della servetta Fotide per poter assistere di nascosto alla trasformazione della padrona in gufo e successivamente per provare su di sé la magia.
    Fotide però sbaglia unguento e Lucio viene tramutato in asino mantenendo comunque la ragione umana.
    Questo episodio-chiave muove tutto il resto dell'intreccio e questo pretesto gli permette una strano viaggio attraverso l'universo della varia umanità.
    Romanzo che si legge facilmente e con piacere, ricorda come frammentazione delle storie e come spregiudicatezza di alcuni episodi, il Decamerone di Boccaccio

    ha scritto il 

  • 5

    Grande narratore favolistico, esuberante, equilibrista, curioso del mondo : siamo alle origini del puro gusto del narrare. Un picaro avventuroso conduce il lettore nel mondo tardo latino, fra briganti ...continua

    Grande narratore favolistico, esuberante, equilibrista, curioso del mondo : siamo alle origini del puro gusto del narrare. Un picaro avventuroso conduce il lettore nel mondo tardo latino, fra briganti, streghe, eventi leggendari, avventure erotiche, con un finale sorprendente in chiave mistico e religioso. Un latino ricco di sfumature dialogiche e colloquiali, un puro divertimento irrispettoso di qualunque regola.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    Questo libro contiene tutto, ma proprio tutto. E si capisce dove molti altri autori abbiano tratto ispirazione per le loro opere, tra cui i fratelli Grimm, Dante, Boccaccio e altri.

    ha scritto il 

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