L' impronta ecologica

Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra

Di ,

Editore: Edizioni Ambiente

4.1
(9)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Altri

Isbn-10: 8889014156 | Isbn-13: 9788889014158 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Adatto a un pubblico di non addetti ai lavori, ma indispensabile per idecisori politici, questo volume propone ragionamenti, esempi e dati, secondoi criteri della migliore divulgazione: un linguaggio estremamente efficace, losviluppo di ogni concetto in diversi contesti, l'illustrazione didattica, ledidascalie, i box di approfondimento. Ma la vera specificità è la propostametodologica: rileggere il bilancio ecologico (locale, regionale, globale)ribaltando l'approccio tradizionale alla sostenibilità. Non più calcolarequanto "carico umano" può sorreggere un habitat definito, bensì quantoterritorio è necessario per un definito carico umano, cioè per reggerel'"impronta ecologica" che una determinata popolazione imprime sulla biosfera.
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    L’impronta ecologica è un modello che si pone l’obiettivo di quantificare quanto territorio e quanta acqua servano a ciascuno (persona, famiglia, regione, nazione) per produrre ciò che gli serve (ovv ...continua

    L’impronta ecologica è un modello che si pone l’obiettivo di quantificare quanto territorio e quanta acqua servano a ciascuno (persona, famiglia, regione, nazione) per produrre ciò che gli serve (ovvero a mantenere la qualità della vita che si ritiene non trattabile) e smaltirne i rifiuti.
    Come tutti i modelli è forzatamente una proiezione semplificata del problema e le principali accuse che ha ricevuto sono proprio quelle legate a una sua eccessiva limitatezza, staticità (mentre il sistema biosfera è dinamico) e il taglio molto pedagogico.
    Il concetto di Impronta ecologica ribalta e supera quello di carrying capacity (capacità portante, ossia non ci si chiede quanto possiamo crescere, ma quante risorse (in termini appunto di acqua, territorio produttivo e smaltimento), ci serve per farlo.
    Il problema dello sviluppo sostenibile in quest’ottica mette molto in evidenza che ogni volta che qualcuno ha un’impronta ecologica che eccede la legittima quota di terra, altri si vedono ridotta la propria. Sono evidenti le ripercussioni del problema, che superano la visione strettamente naturale ed entrano in quella sociale.
    È chiaro che, aumentando la popolazione, la superficie della nostra legittima quota di terra diminuisce. Inoltre, per ogni persona la cui Impronta Ecologica supera la quota legittima di 3 volte (come avviene per i nordamericani), devono esserci altre tre persone che si accontentano di un terzo della quota. Qualcuno si offre volontario?
    Già Platone, in qualche modo, si era posto il problema, tant’è che nelle sue Leggi dice: Il numero massimo ottimale di cittadini non può essere calcolato senza prendere in considerazione il territorio o gli stati confinanti. L’estensione del territorio deve essere sufficiente a consentire a un dato numero di persone un confortevole tenore di vita: non è necessaria una spanna di più.

    I critici del modello sostengono che la tecnologia fa risparmiare risorse. Il linea teorica, questa è una buona osservazione, il problema sta nel fatto che le risorse liberate dal risparmio indotto dalla tecnologia, vengono il più delle volte utilizzate per aumentare i consumi, annullando il beneficio del guadagno in efficienza. Quindi l’efficienza energetica riduce i costi solo se i guadagni vengono fin dall’inizio sottratti a una successiva circolazione economica (non vi ricorda il principio delle cooperative?)
    Il modello non si propone l’obiettivo di dare LA soluzione, ma di affiancare le strategie in uso e la sperimentazione per conoscere, seppur in modo schematico, come comportarsi per compensare il nostro impatto: niente ecosfera vuol dire niente economia, niente economia vuol dire niente società (o più semplicemente, per chi non comprende altro linguaggio che quello degli affari, niente pianeta vuol dire niente profitto).

    www.globalfootprint.org
    www.earthconservation.org
    www.lifegate.it
    www.impattozero.it

    ha scritto il