L' incantatrice di Firenze

Di

Editore: Mondadori

3.6
(329)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804601299 | Isbn-13: 9788804601296 | Data di pubblicazione: 

Curatore: V. Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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  • 4

    Molto bello il romanzo di Salman Rushdie L'incantatrice di Firenze, in cui tra storia e favola si legano i destini dell'Occidente - la Firenze rinascimentale - e dell'Oriente - le splendide corti dell ...continua

    Molto bello il romanzo di Salman Rushdie L'incantatrice di Firenze, in cui tra storia e favola si legano i destini dell'Occidente - la Firenze rinascimentale - e dell'Oriente - le splendide corti dell'Asia -, tra individui che non si contentano di essere ma sono intenti a diventare, donne immaginarie fatte reali dalla forza dell'immaginazione di chi le ama, artisti capaci di sfuggire alla realtà nelle loro opere, assedi alla bella città di Prato, uomini con la spada che quando incontrano uomini con il fucile sono uomini morti perché nell'era dell'archibugio non c'è più posto per il cavaliere in armatura.

    ha scritto il 

  • 5

    Di Rushdie, ho letto un paio di saggi e molti articoli. Questo è il primo romanzo iniziato e portato a termine. Sono letteralmente caduta in trappola, preda del fascino della sua scrittura e del grovi ...continua

    Di Rushdie, ho letto un paio di saggi e molti articoli. Questo è il primo romanzo iniziato e portato a termine. Sono letteralmente caduta in trappola, preda del fascino della sua scrittura e del groviglio di storie che si svolgono tra l'impero dei Moghol in Asia e la Firenze rinascimentale. Rushdie ha detto di essersi ispirato alle città invisibili di Calvino per scrivere questo libro, uno dei suoi testi più eruditi. Io ci ho trovato tracce di Umberto Eco e del realismo magico di Marquez. E, nascosto sotto la polvere del broccato della corte imperiale, l'ideologia di fondo di Rushdie: il sogno utopico di una umanità libera dai condizionamenti religiosi (un desiderio che gli è valso la taglia che ancora esiste sulla sua testa), l'ideale rinascimentale dell'uomo artefice del proprio destino, la libertà di poter scegliere i propri antenati, la propria tradizione e la propria cultura, senza lasciarsi etichettare dalla provenienza geografica. Un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    mille e una storia per incantare le menti

    da Firenze alla corte di Akbar il Grande a Sikri
    ancora la storia di una donna incantatrice sullo sfondo delle beghe fiorentine all'epoca dei Medici e gli intrighi di corte del periodo d'oro della cor ...continua

    da Firenze alla corte di Akbar il Grande a Sikri
    ancora la storia di una donna incantatrice sullo sfondo delle beghe fiorentine all'epoca dei Medici e gli intrighi di corte del periodo d'oro della corte Mogol
    un lungo racconto che si snoda come una fiaba, meno potente delle altre raccontate da questo talentuoso scrittore, ma pure sempre un viaggio pieno di fascino

    ha scritto il 

  • 4

    Impegnativo. Molto complessa la struttura narrativa, ma scritto in modo eccezionale. Notevole anche l'approfondimento storico. Da rileggere con più calma (proposito)

    ha scritto il 

  • 4

    A Sikri, sede della corte Mogol, arriva un giovane viaggiatore occidentale dai capelli gialli e dall'abbigliamento eccentrico. Ha una storia da raccontare al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto ...continua

    A Sikri, sede della corte Mogol, arriva un giovane viaggiatore occidentale dai capelli gialli e dall'abbigliamento eccentrico. Ha una storia da raccontare al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande (e quindi, paradossalmente, "il Grande Grande"). Magie, inganni, intrighi, racconti nel racconto, innumerevoli personaggi, i dubbi filosofici dell'imperatore: tutto concorrerà a preparare (prima) e a sorreggere (dopo) il palcoscenico della storia raccontata dallo straniero, sospesa tra favola e romanzo storico.

    L'incontro tra oriente e occidente è multiforme: distanze spazio-temporali vengono colmate, così come le distanze culturali, tanto da far pensare all'imperatore che "la maledizione della razza umana non è che siamo così diversi gli uni dagli altri, ma che siamo tanto simili". Lo stile narrativo favolistico viene stemperato molto spesso in una cinica ironia che impreziosisce il romanzo. Ma a dominare, ancora una volta, è l'immaginazione: non importa che il racconto dello straniero sia vero o falso, importa l'importanza e la volontà di credere alla fantasia. Senza fantasia, non c'è mistero, nè magia, nè progresso. Senza fantasia, il potere e la ricchezza sono nulla, a oriente come a occidente. Senza la fantasia, resta la secca aridità del lago d'oro di Sikri.

    ha scritto il 

  • 4

    Un misterioso viaggiatore biondo arriva alla corte del Mogol, raccontando le meraviglie di una città chiamata Firenze. Romanzo che unisce il fascino del Rinascimento italiano al fantastico mondo india ...continua

    Un misterioso viaggiatore biondo arriva alla corte del Mogol, raccontando le meraviglie di una città chiamata Firenze. Romanzo che unisce il fascino del Rinascimento italiano al fantastico mondo indiano. Bellissimo!

    ha scritto il 

  • 3

    Infinito...

    Nonostante le neppure 400 pagine, L'incantatrice di Firenze di Rushdie è stata una delle letture più lunghe della mia vita (se non la più lunga); me lo son "tirato dietro" per tipo un mese. In realtà, ...continua

    Nonostante le neppure 400 pagine, L'incantatrice di Firenze di Rushdie è stata una delle letture più lunghe della mia vita (se non la più lunga); me lo son "tirato dietro" per tipo un mese. In realtà, andando a vedere, una settimana l'ho dedicata alla lettura e le altre tre invece a niente, ma era un libro che mi "stancava" così tanto che per molti giorni non riuscivo a continuare la lettura.
    Per quanto riguarda la ricchezza dei contenuti, sicuramente meriterebbe un voto più alto, ma il finale un po' deludente, questa pesantezza di lettura e il fatto che alcuni punti mi sembravano più riassunti o elenchi di dati mi hanno portato a dare 3 stelline.
    Mi fossi dovuta basare solo sulle prime 80 pagine circa, ne avrei date anche meno, perché sono quelle il vero ostacolo alla lettura: se si riescono a superare quelle, poi il libro lo si finisce.
    Tutto sommato, a livello di trama non mi è neppure dispiaciuto, ma non l'ho amato e nessun personaggio mi è rimasto indelebilmente nel cuore.
    Quindi tanto di cappello a Rushdie a cui riconosco cultura e gran lavoro, ma il libro in sé per me non è imperdibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Incantata dall'Incantatore di Bombay

    Questo libro attinge ad una lunga tradizione culturale basata sul racconto che ha radici ancestrali sia in oriente che in occidente. Rushdie con l’Incantatrice di Firenze ci dà un saggio della potenza ...continua

    Questo libro attinge ad una lunga tradizione culturale basata sul racconto che ha radici ancestrali sia in oriente che in occidente. Rushdie con l’Incantatrice di Firenze ci dà un saggio della potenza delle parole, della suggestione del racconto che attraversando spazio e tempo giunge fino a noi con grande potenza espressiva.
    Più che un grande libro, a mio avviso questo è un romanzo di finezza tecnica: l’autore usa la sua enorme capacità di narratore e lo fa sfoggiando cultura. Il rinascimento italiano sia politico che culturale sono l’essenza di un racconto narrato al più grande imperatore Mogul.
    La corte di Akbar è mostrata nella sua grandezza e nella quasi enorme ingenuità che dimostra nell’apertura all’ascolto e all’accettazione delle storie narrate da personaggi equivoci.
    I protagonisti sono innumerevoli, come sia possibile è presto spiegato nella tradizione delle Mille e una Notte cui Rushdie attinge per metodo e tecnica.

    Degli orientali io adoro il gusto per il racconto, l’arte della descrizione e della narrazione che si trova ancora intatto a Oriente e Rushdie ne da una prova d’arte con L’Incantatrice di Firenze.

    Apri il libro, leggi 30 righe, e boom… sei nell’India Moghul dell’Imperatore Akbar che rivive tra realtà e magia e si lascia trasportare dalle parole di un avventuriero in una Firenze di fine ‘400 dove anche il prosaico e cinico Machiavelli diventa romantico e combattuto personaggio da romanzo. L’espediente narrativo è la ricerca di “Angelica” o Beatrice o Laura, la donna del mito, il mito che diventa donna e incarna l’amore, la quint’essenza stessa della vita.

    L’idea della figura femminile diventa più forte della donna stessa (e siamo in piena cultura prerinascimentale italiana, l’ho detto che Rushdie è colto!) di cui innamorarsi al solo ascoltare della sua bellezza. La donna diventa espressione della perfezione e incarnazione dell’ideale dell’assoluto (come in quadro preraffaellita di fine ‘800).

    E incantenato dalle parole e dal gioco di luci e ombre, di racconto e storia, il lettore è sopraffatto e si lascia trascinare. La parola scritta acquista una potenza esclusiva: pare di avvertire il canto degli uccelli, la melodia dei suonatori di corte, i sussurri dell’harem, i clamori delle battaglie, lo scroscio del lago imperiale . Il naso odora la pelle di Angelica e delle sue diverse incarnazioni, gli unguenti dello Scheletro, il puzzo della carne carbonizzata nei roghi di piazza, il sudere del guerriero.
    Realismo e magia si confondono nell’unica certezza che sembra risiedere nella parola.
    La cosa che stupisce è quanto profonda sia la con .... recensioni completa qui http://parladellarussia.wordpress.com/2014/05/20/lincantatrice-di-firenze-rushdie/

    ha scritto il 

  • 4

    Un uomo viaggia...

    ...da Firenze all'India per raccontare una storia del passato alla corte del grande Akbar. La narrazione confonde e sovrappone storia, fatti, leggende. Il risultato è un affresco affascinante pieno di ...continua

    ...da Firenze all'India per raccontare una storia del passato alla corte del grande Akbar. La narrazione confonde e sovrappone storia, fatti, leggende. Il risultato è un affresco affascinante pieno di sorprese e di magia e la considerazione che in fondo nessun popolo ha la saggezza, e che forse il problema degli essere umani non è che siano così diversi ma che siano così uguali.

    ha scritto il 

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