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L' odio in Rete

Siti ultras, nazifascismo online, jihad elettronica

Di

Editore: Il Mulino

3.2
(14)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Altri

Isbn-10: 8815108874 | Isbn-13: 9788815108876 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Accingendosi a studiare i siti web che esaltano la violenza, Roversi aveva inmente una ricerca sociologica, e dunque si disponeva al necessario distaccoscientifico. Poi si è trovato di fronte i linciaggi di "negri" proposti daisiti neonazisti americani, le volgarità antisemite di certe pagine webitaliane, il volto cereo di Enzo Baldoni apparso all'improvviso durante lavisita di un sito medio-orientale. Superato l'impulso a spegnere il computer,l'autore ha scritto un libro che abbandona un impossibile atteggiamentodistaccato per lasciare spazio anche a ricordi, sensazioni e riflessionipersonali, senza rinunciare tuttavia a proporre alcuni significativi spunti didiscussione.
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  • 1

    "E poiché il mio compito è anche quello di documentare una realtà che pochi all'infuori del mondo ultras conoscono per esperienza diretta, mi sento costretto, di malavoglia e scusandomi in anticipo, a riportare un piccolo campionario [di frasi] scelto a caso[...]"


    Ho iniziato leggendo il c ...continua

    "E poiché il mio compito è anche quello di documentare una realtà che pochi all'infuori del mondo ultras conoscono per esperienza diretta, mi sento costretto, di malavoglia e scusandomi in anticipo, a riportare un piccolo campionario [di frasi] scelto a caso[...]"

    Ho iniziato leggendo il capitolo sugli ultras, ma dopo questa frase mi sono arresa. Lettura davvero fastidiosa, ammicca al favoloso mondo del pressappoco.

    ha scritto il 

  • 4

    Altro libro che ho scoperto in ambito universitario. Mi è piaciuto molto però, ti fa capire tante cose. Mi sono anche guardata i siti di cui parlava on-line, roba disgustosa. Importante per poter vedere un altro aspetto, meno evidente, della rete.

    ha scritto il 

  • 2

    Letto per un esame di sociologia della comunicazione. A tratti fa sbellicare dalle risate per quanto è ridicolo. Imperdibile la descrizione del pogo come "quello che -impropriamente- si chiama ballo".

    ha scritto il