L' usignolo dei Linke

Memorie di un'infanzia

Di

Editore: Adelphi

3.8
(80)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918459 | Isbn-13: 9788845918452 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biografia , Storia

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Descrizione del libro
L'autrice continua con questo romanzo a scavare nella memoria personale ecollettiva del Novecento. Questa volta trasmette il racconto affidatole ancorabambina da un piccolo profugo prussiano nell'estate del 1949. Attraverso leparole di Kurt rivivremo così la tragedia delle migliaia di tedeschi orientaliche nell'inverno 1944-45, fuggendo davanti all'Armata Rossa che avanzava daest, cercavano di raggiungere il Baltico e da qui la Germania Occidentale.Dopo aver assistito alla morte del nonno ed essersi trovato a stringere tra lebraccia il corpo del fratellino neonato che credeva di aver portato in salvo,Kurt sprofonda in un "lutto patologico", ma la simpatia che Helga si ostina adimostrargli segnerà l'uscita dall'orrore e l'inizio della guarigione.
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  • 4

    Helga e i bambini

    Dopo aver letto, della stessa autrice, "Il rogo di Berlino", romanzo che l'ha resa nota al grande pubblico, mi sono avvicinato a questa sua nuova prova, convinto di poter trovare lo stesso pathos che ...continua

    Dopo aver letto, della stessa autrice, "Il rogo di Berlino", romanzo che l'ha resa nota al grande pubblico, mi sono avvicinato a questa sua nuova prova, convinto di poter trovare lo stesso pathos che aveva caratterizzato il suo romanzo d'esordio. Le mie aspettative non sono andate affatto deluse: la storia, profondamente drammatica, racconta le peripezie del piccolo Kurt che nell'inverno 1944-'45 , insieme alla sua famigliola e ad altri profughi, fugge dalla Prussia orientale verso la Germania Occidentale, per sfuggire all'Armata rossa che avanzava vittoriosa.
    Attraverso il racconto del piccolo Kurt siamo trasportati in un mondo di sofferenza che ci spinge a solidarizzare con quelle migliaia di profughi che, forse, non avevano nulla da spartire con la guerra del Grande Terzo Reich, e la cui unica colpa è stata quella di essere "odiati" tedeschi.
    Spinti dalla lettura, non possiamo non considerare che, purtroppo, la guerra, oltre ai grandi crimini, come l'Olocausto, ha portato anche sofferenze e dolori che di fronte all'enormità dello sterminio, rischiano, anche questi, di essere completamente dimenticati.
    Così, la storia di Kurt, raccontata ad Helga, l'altra protagonista del libro, che avrà sul bambino quasi un effetto catartico, nel senso che riuscirà, attraverso la confessione, a lenire le sue profonde cicatrici morali, la storia di Kurt ci coinvolge e ci spinge ad amare quel piccolo mondo ricco di affetti, rappresentato dal villaggio in cui Kurt è sempre vissuto insieme all'adorato nonno e alla madre.
    H. Schneider riesce, secondo me, a trovarsi interamente a suo agio, quando le sue storie e la dimensione del racconto sono quasi interamente pervase dalla presenza di bambini, come ne "Il rogo di Berlino", oppure come nelle "Stelle di cannella. L'ombra di Hitler sulla vita di David e del suo gatto".
    Questa scrittrice ha la rara capacità di penetrare con semplicità e immediatezza l'animo infantile e a tradurre con verità i loro stati d'animo. Questo, io credo, è uno degli elementi, non secondari, che ci spingono ad amare i libri di Helga Schneider

    ha scritto il 

  • 5

    "Occhio per occhio, dente per dente"
    Spesso non si riflette sul fatto che la Seconda Guerra Mondiale ha portato dolore e distruzione anche tra lo stesso popolo tedesco, sia per le azioni dirette di Hi ...continua

    "Occhio per occhio, dente per dente"
    Spesso non si riflette sul fatto che la Seconda Guerra Mondiale ha portato dolore e distruzione anche tra lo stesso popolo tedesco, sia per le azioni dirette di Hitler, sia per le reazioni di vendetta di nemici e oppressi. A testimonianza che spesso all'odio si riesce a reagire solo con altro odio. Il fatto che questi eventi vengono raccontati attraverso gli occhi di due bambini che hanno perso la loro innocenza rende tutto ancora più commovente.
    "Kurt continua a fissare quella scena spaventosa e si accorge che gli tremano le ginocchia. È letteralmente sopraffatto dalla percezione precisa, allucinante, della follia, e sente ogni gemito di sofferenza delle vittime, ogni flebile lamento penetrargli nell'animo come stilettate".

    ha scritto il 

  • 4

    I ricordi della Schneider sono sempre molto toccanti. Questo in particolare, scritto come se stesse raccontando una "favola" è molto bello. La sua scrittura semplice, pulita, all'essenziale, per racco ...continua

    I ricordi della Schneider sono sempre molto toccanti. Questo in particolare, scritto come se stesse raccontando una "favola" è molto bello. La sua scrittura semplice, pulita, all'essenziale, per raccontare vicende molto drammatiche e dolorose.

    ha scritto il 

  • 4

    Non ai livelli del Rogo di Berlino, ma comunque un'ottima lettura incentrata su una fetta di storia forse troppo spesso dimenticata. Personalmente non mi stancherei mai di seguire le storie della picc ...continua

    Non ai livelli del Rogo di Berlino, ma comunque un'ottima lettura incentrata su una fetta di storia forse troppo spesso dimenticata. Personalmente non mi stancherei mai di seguire le storie della piccola Helga (che ricorda un racconto affidatole nell'estate dei suoi dodici anni) e penso che in fondo di libri così non ce ne siano mai abbastanza.
    Nota frivola: Edizione Adelphi davvero bella e ben curata.

    ha scritto il 

  • 3

    Come il libro recente della Arslan sull'esodo delle donne armene dalla Turchia, questo libro racconta di un'altra marcia inesorabile e micidiale di un gruppo di derelitti della Germania orientale, que ...continua

    Come il libro recente della Arslan sull'esodo delle donne armene dalla Turchia, questo libro racconta di un'altra marcia inesorabile e micidiale di un gruppo di derelitti della Germania orientale, questa volta in fuga dai russi, verso una fantomatica salvezza sulle rive del Baltico.
    L'autrice non ci risparmia nulla: nè la durezza del viaggio (tutto a piedi in mezzo alla neve e al gelo) nè tantomeno le sofferenze atroci dei fuggiaschi.

    ha scritto il