L'abbazia di Northanger

Di

Editore: Newton Compton Editori (I MiniMammut)

3.8
(4314)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Chi semplificata , Catalano , Greco , Svedese , Portoghese , Olandese , Polacco , Russo , Danese , Ungherese , Giapponese , Ceco , Farsi , Coreano

Isbn-10: 8854181463 | Isbn-13: 9788854181465 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elena Grillo ; Prefazione: Riccardo Reim

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Rosa

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Descrizione del libro
Catherine Morland, la protagonista del romanzo, è invitata a trascorrere qualche giorno presso l’ex abbazia di Northanger, residenza della famiglia del giovane pastore anglicano con cui si è fidanzata, e che la crede una ricca ereditiera. Suggestionata dal luogo e ancor più dalle intense letture di romanzi dell’orrore all’epoca in gran voga, la giovane vive alterando banali eventi quotidiani alla luce di immaginarie atmosfere di terrore. Una serie di malintesi, frutto della sua fantasia sovreccitata, mette a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato, pregiudicato anche dalla scoperta delle sue reali condizioni economiche. Celebrazione dei riti di iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia a cavallo tra Sette e Ottocento, quest’opera della Austen non si esaurisce nella storia di una contrastata passione, ma rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale, e soprattutto del romanzo gotico, che resta di grande attualità ancora oggi.
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  • 5

    Catherine è una giovane ingenua e di sani principi e vive nelle campagne inglesi in modo semplice. Invitata dai vicini a trascorrere un periodo a Bath, Catherine fa nuove conoscenze: da un lato Mrs Th ...continua

    Catherine è una giovane ingenua e di sani principi e vive nelle campagne inglesi in modo semplice. Invitata dai vicini a trascorrere un periodo a Bath, Catherine fa nuove conoscenze: da un lato Mrs Thorpe e le sue figlie in cerca di marito, volubili e per niente sincere, che passano da un ballo all’altro alla ricerca del migliore partito, e dall’altro la famiglia Tilney, ricchi aristocratici abitanti dell’Abbazia di Northanger.

    Catherine è subito affascinata da Henry Tilney e si lega alla sorella di lui, timida, solitaria e giovanissima. Grazie a questo legame e ad un malinteso da parte dei Tilney sulla ricchezza della ragazza, Catherine viene invitata all’Abbazia di Northanger, un luogo decisamente suggestivo per chi, come lei, ama la lettura dei gotici.

    Catherine si farà suggestionare dall’atmosfera del posto e dai comportamenti del vecchio Mr. Tilney, ma continuerà a mostrare, non troppo velatamente, l’interesse per il giovane Herry.

    Dopo qualche fraintendimento, naturalmente, trionfa l’amore.

    Seppur i temi siano gli stessi affrontati negli altri romanzi della Austen, questa storia ha un qualcosa in più che mi ha decisamente conquistata. Catherine non è la solita eroina che si lascia influenzare da tutti, si rende conto da sola di quale sia il valore delle persone che la circondano e sa capire chi evitare e chi meno. E poi, come trascurare il fatto che mostra palesemente il suo interesse per un uomo?! Decisamente inusuale per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ed ambientato!

    Tra i romanzi della Austen, che ho finora letto, questo si piazza saldamente al secondo posto, dopo l’ineguagliabile “Emma”, nella mia personalissima classifica di gradimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Tra i romanzi della mia venerata zia Jane questo è certamente il meno coinvolgente, anche se non il meno interessante per i temi che preannuncia e che costituiranno l'ossatura delle sue opere successi ...continua

    Tra i romanzi della mia venerata zia Jane questo è certamente il meno coinvolgente, anche se non il meno interessante per i temi che preannuncia e che costituiranno l'ossatura delle sue opere successive. In particolare, delle caratteristiche indispensabili a un matrimonio felice, ovvero una coppia formata da due persone, non da un padrone e da una sottoposta quasi muta, accondiscendente e semi-deficiente. Senza dimenticare però, perché Jane è una donna concretissima con i piedi ben piantati per terra, anche un minimo (e forse qualcosa di più) di sicurezza economica, perché la miseria non è foriera di felicità: non è tipo da due cuori e una capanna, la solida Austen, e per quanto romantici i suoi romanzi fanno sempre i conti con la realtà (non a caso, di conti questo libro è strapieno - dalle spese di viaggio ai calcoli delle distanze, fino ai minuziosi conteggi di rendite ed eredità).
    Se la vicenda paga il prezzo di un intento dichiaratamente ironico e parodistico, il libro resta comunque molto interessante anche per la descrizione particolareggiata di luoghi, usi e costumi della società "genteel" dell'epoca - ovvero quello strato sociale a cui lei stessa apparteneva, formato essenzialmente da proprietari terrieri (insieme ai graduati dell'esercito e ai professionisti di alto livello), caratterizzato soprattutto dal vivere di rendita e che si colloca in mezzo tra la borghesia e l'aristocrazia vera e propria. Raramente e solo di sfuggita compaiono i nobili - possiamo incontrare al massimo qualche baronetto -, e la classe "inferiore" serve solo da sfondo appena intravisto. Ma gentiluomini e gentildonne non hanno segreti per Jane Austen, che ce li svela in tutti i loro pregi e difetti - soprattutto difetti, quasi sempre legati all'avidità e a una mediocrità ignorante e gretta.
    Il valore di Northanger Abbey è soprattutto quello di costituire una sorta di introduzione, di pedagogia dell'eroina austeniana che qui cogliamo appena diciassettenne, con la testa tra le nuvole e piena di fantasticherie e romanticherie, che l'autrice riporta sulla terra mediante una serie di delusioni, secchiate d'acqua fredda e anche qualche predicozzo, intesi a far maturare la simpatica Catherine e possibilmente anche le sue giovani lettrici.

    L'edizione che ho seguito in questa rilettura (la terza, credo) è quella, meravigliosa, di David Shapard, che commenta passo passo tutto il testo con approfondimenti, spiegazioni e fantastiche illustrazioni. Una full immersion nell'epoca Regency che permette al lettore di ammirare mussole e gioielli, di seguire i protagonisti all'interno dei saloni di Bath e lungo le sue strade eleganti, di accompagnarli nelle gite in carrozzino e nei viaggi con il servizio di posta, e naturalmente di entrare insieme a Catherine nell'affascinante e misteriosa Abazia di Northanger.

    ha scritto il 

  • 4

    Book Challenge iRead 2017: 13/40 – Un classico
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 13/50 – Un'opera di Jane Austen

    Jane ed io non siamo mai state buone amiche. Decidere di leggere “Orgoglio e pregiudizio ...continua

    Book Challenge iRead 2017: 13/40 – Un classico
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 13/50 – Un'opera di Jane Austen

    Jane ed io non siamo mai state buone amiche. Decidere di leggere “Orgoglio e pregiudizio” a quattordici anni si è rivelata una pessima idea, tanto da incrinare il nostro rapporto per un lungo periodo. Per anni l'ho evitata come due conoscenti che non si sopportano e, pur riconoscendosi, evitano di salutarsi. Adesso che sto recuperando la sua conoscenza, capisco che avrei fatto meglio a cominciare con questo romanzo. Rispetto alle altre opere “L'abbazia di Northanger” è sicuramente un romanzo di minor spessore, nonostante questo non manca niente del mondo austeniano, tra le pagine spicca come sempre l'ironia tagliente dell'autrice volta a smascherare l'ipocrisia di alcuni personaggi. Si aggiunge a questo la parodia del romanzo gotico, la protagonista, Catherine, è infatti un'appassionata lettrice di questo genere di romanzi e sogna di vivere un'avventura come quelle narrate da Ann Radcliffe ne “I misteri di Udolpho”. Sono inevitabili i fraintendimenti e le situazioni paradossali in cui si trova coinvolta; Catherine è forse l'unica eroina di cui la Austen si burla, ma è pur sempre una protagonista piacevole, che cresce ed evolve nel corso della storia e a cui è difficile non affezionarsi.
    Adesso, finito il romanzo, mi piacerebbe leggere la trasposizione a fumetti che ne ha fatto la Marvel, pubblicata in Italia dalla Panini: http://www.jasit.it/esce-oggi-labbazia-di-northanger-fumetti-firmata-marvel/ , sembra davvero una graphic novel da non perdere!

    Qualche curiosità: “L'abbazia di Northanger” è uno dei primi romanzi scritti dalla Austen eppure venne pubblicato solo dopo la sua morte. Nel primo capitolo viene menzionato uno sport piuttosto inusuale per l'epoca e di cui la protagonista è un'appassionata praticante, si tratta nientepopodimeno che del baseball.

    Se ti piacciono i miei commenti, puoi seguirli anche sulla pagina facebook, Nuvola Rock: http://www.facebook.com/nuvolarock1

    ha scritto il 

  • 5

    Northanger Abbey è un romanzo sui generis nella produzione austeniana, una sorta di chiave di lettura per i romanzi in generale, e per i suoi stessi romanzi in particolare.
    Catherine è molto diversa d ...continua

    Northanger Abbey è un romanzo sui generis nella produzione austeniana, una sorta di chiave di lettura per i romanzi in generale, e per i suoi stessi romanzi in particolare.
    Catherine è molto diversa dalle altre eroine austeniane, è materia amorfa, da plasmare. La fanciulla che non è mai uscita di casa e che non conosce il mondo (e, soprattutto, le persone) se non quello distorto dei romanzi gotici - che consuma senza assorbire altro che la parte superficiale -, è un'ingenua che non sa valutare le persone che la circondano, al contrario dell'autrice che, come dice in quella divagazione che poi esprime quella che è la sua poetica, è una conoscitrice della natura umana, che ci descrive in tutte le sue sfaccettature.

    “È solo Cecilia, o Camilla, o Belinda”, o, in breve, solo un'opera in cui si dispiegano gli enormi poteri dell'intelletto, in cui la massima conoscenza della natura umana, la più felice descrizione delle sue sfaccettature, la più vivida dimostrazione di spirito e intelligenza, sono trasmesse al mondo nel linguaggio più ricercato. (L’Abbazia di Northanger, capitolo 5, traduzione di Giuseppe Ierolli).

    Se c'è un personaggio che invece esprime meglio il punto di vista della scrittrice, quello è Henry Tilney.
    Lui si crea la sua eroina proprio come farebbe un autore, coltivandola pian piano, insegnandole a osservare l'arte, il pittoresco, ad amare i fiori:

    "Che bei giacinti! Ho appena imparato ad amare i giacinti."
    "E come lo avete imparato? Per caso o col ragionamento?"
    "Me l'ha insegnato vostra sorella; non so dirvi come. Mrs. Allen ha sempre cercato, anno dopo anno, di farmeli piacere, ma io non ci sono mai riuscita, finché non li ho visti l'altro giorno a Milsom Street; di natura i fiori mi sono indifferenti."
    "Ma ora amate i giacinti. Tanto meglio. Avete guadagnato una nuova fonte di piacere, ed è bene avere il maggior numero possibile di supporti per la felicità. Inoltre, il gusto per i fiori è sempre desiderabile nel vostro sesso, se non altro per farvi uscire di casa, e invogliarvi a fare movimento più di quanto fareste altrimenti. E sebbene l'amore per i giacinti sia di natura piuttosto domestica, chi può dire che una volta destato questo sentimento non arriviate ad amare le rose?"
    (Cap. 22)

    E portandola per mano lungo il suo romanzo, e arrivando infine a volerle bene, a innamorarsi di lei. Per questo Northanger Abbey è un romanzo diverso dagli altri, perché Jane Austen si mette nei panni di un uomo. Forse perché si tratta di un romanzo più giovanile, in cui la Austen si avventura a sperimentare punti di vista che non le appartengono.

    Già dal primo incontro, nel terzo capitolo, Henry Tilney comincia a parlare con Catherine ponendo le solite domande predefinite, le classiche domande dettate dall'etichetta, ma quasi prendendosi gioco di essa, perché non ha bisogno di conoscere le risposte, un po' perché tutte le ragazze come Catherine sono uguali, un po' per la particolare conoscenza che ne ha "lui". E, a dire il vero, per quanto alluda alla presenza di una sorella con cui sembra avere un rapporto molto stretto, la sua conoscenza delle abitudini delle giovani di tenere un diario e la sua stravagante conoscenza di vestiti e stoffe ce lo fa vedere con un lato femminile molto spiccato, che dovrebbe farci sospettare qualcosa. Anche perché poi, nel capitolo 10 afferma:

    "Sarebbe umiliante per i sentimenti di molte signore, se fossero in grado di capire quanto poco il cuore di un uomo sia colpito da ciò che è nuovo o costoso nel loro abbigliamento; quanto poco si curi della trama di una mussolina, e come sia immune da particolari tenerezze nei confronti di quella a pois, con ricami floreali, leggera o pesante."

    Dietro Henry Tilney si nasconde dunque proprio Jane Austen, che entra di prepotenza nel romanzo per riscattare la sua eroina dallo stato di inconsistenza. (Anche perché la sua accompagnatrice, Mrs. Allen, non è assolutamente in grado di darle una mano!)

    In quella che è vista anche come una parodia dei conduct books, in cui l'autrice era solita portare pedantemente per mano la sua eroina, dicendole cosa fare e come comportarsi, agendo da "coscienza", Henry Tilney, è, a maggior ragione, il personaggio che, prendendosi carico di istruire Catherine e insegnandole che spesso le persone e le cose non sono perfettamente come ci appaiono, e che, pur affermando una cosa, non sempre la intendono davvero, sembra volersi sostituire all'autrice. Tuttavia, Henry Tilney è tutt'altro che pedante, e lascia Catherine piuttosto libera di decidere autonomamente, tanto che si innamora di lei proprio quando capisce che è indipendente e ha superato la prova, degna di un'eroina gotica, di viaggiare tutta sola, con pochissimi soldi e senza cedere neanche per un attimo al panico o allo sconforto.

    A proposito delle varie chiavi di lettura che ci vengono fornite da Northanger Abbey, ricordiamo che uno dei dialoghi più belli del romanzo è quello in cui Henry Tilney paragona il ballo al matrimonio, che esprime quanto fosse importante l'etichetta sulla pista da ballo, e che diventa una chiave di lettura per molte scene di ballo dei romanzi successivi.

    Io considero la contraddanza come un simbolo del matrimonio. Fedeltà e compiacenza sono i principali doveri di entrambi; e quegli uomini che non scelgono di ballare o di sposarsi, non hanno nessun diritto con dame o mogli dei loro vicini."
    "Ma sono cose talmente diverse..."
    "... che credete non possano essere paragonabili."
    "Sicuramente no. Le persone che si sposano non si possono più separare, e devono mettere su casa insieme. Le persone che ballano, stanno solo una di fronte all'altra per mezzora in una lunga sala."
    "E questa è la vostra definizioni di matrimonio e di ballo. Vista in questa luce, la somiglianza non è certo evidente; ma io credo di poterla mettere in una luce diversa. Dovete ammettere che, in entrambi i casi, l'uomo ha il vantaggio della scelta, la donna solo il potere di rifiutare; che in entrambi i casi, c'è un impegno tra uomo e donna, preso a vantaggio di entrambi; e che una volta accettato, essi appartengono l'uno all'altra fino al momento dello scioglimento; che è loro dovere fare entrambi tutto il possibile affinché l'altro, sia lui che lei, non abbia motivo di desiderare di impegnarsi altrove, e che è di primario interesse evitare che la loro immaginazione corra verso le perfezioni dei vicini, o fantasticare che sarebbero stati meglio con qualcun altro. Ammettete tutto questo?"
    "Sì, certo, per come l'avete messa, sembra tutto perfetto; eppure rimangono cose talmente diverse. Non riesco a vederle nella stessa luce, né a credere che i doveri siano gli stessi."
    "In un certo senso, c'è di sicuro una differenza. Nel matrimonio, l'uomo ha l'incarico di provvedere al sostentamento della donna, la donna di rendere la casa piacevole all'uomo; lui deve fornire, e lei sorridere. Ma nel ballo, i loro doveri sono esattamente opposti; la piacevolezza, la remissività, spettano a lui, mentre lei fornisce il ventaglio e l'acqua di lavanda. Suppongo che sia questa la differenza di doveri che vi ha colpito, tanto da rendere le due situazioni impossibili da paragonare.
    "No, davvero, non ho mai pensato a questo."
    "Allora devo arrendermi. Tuttavia, un'osservazione la devo fare. Questa tendenza da parte vostra è piuttosto allarmante. Voi respingete totalmente ogni somiglianza negli obblighi; e posso perciò non dedurre che le vostre idee sui doveri del ballo non siano così vincolanti come il vostro cavaliere potrebbe desiderare? Non ho motivo di temere che se il gentiluomo che parlava con voi poco fa dovesse tornare, o se qualche altro gentiluomo vi rivolgesse la parola, non ci sarebbe nulla a impedirvi di conversare con lui a vostro piacimento?"
    "Mr. Thorpe è un così caro amico di mio fratello, che se mi parla devo rispondergli; ma non ci sono nemmeno tre giovanotti in sala, oltre a lui, che io conosca in qualche modo."
    "E questa è la mia sola certezza? ahimè, ahimè!"
    "No, sono certa che non potreste averne una migliore; perché se non conosco nessuno, mi è impossibile parlare con qualcuno; e, inoltre, non voglio parlare con nessuno."
    "Ora mi avete fornito una certezza degna di rispetto."

    Per esempio, in Mansfield Park, quando al ballo nel capitolo 12, Maria balla con Mr. Rushworth, il suo fidanzato, ma intanto chiacchiera animatamente con Henry Crawford, che sta invece ballando con Julia, Jane Austen ci vuole dare un segnale della loro scarsa fedeltà anche nella vita, e un avvertimento di quello che accadrà in seguito.

    ha scritto il 

  • 3

    Permette questo ballo?

    Lo ammetto, mi piacerebbe tanto ri-vivere la mia esistenza nell'ambiente descritto in questo libro. L'ambientazione ottocentesca tira fuori da me quell'istinto da donna frivola e "da maritare" così ab ...continua

    Lo ammetto, mi piacerebbe tanto ri-vivere la mia esistenza nell'ambiente descritto in questo libro. L'ambientazione ottocentesca tira fuori da me quell'istinto da donna frivola e "da maritare" così abilmente descritto in questo racconto. Beh, ecco, magari più che abilmente oserei dire chiaramente. Jane Austen in questa sua prima gioventù scrive in modo chiaro e diretto senza scomodare più di tanto metafore ardite o lo studio profondo della psiche umana. Ve lo butta lì, insomma. Ci sono rimasta un po' male, a dire il vero, quando organizzatami già per il thé delle 5, vestita di organza e merletti, il libro era già finito fregandosene di tutti. Lo consiglio a chi vuole imparare a come comportarsi da eleganti signorine in società.

    ha scritto il 

  • 3

    Come raccontare in modo abile e sagace un mondo fatto di formalità, false cerimonie, interessi e inutili parole.

    Catherine, diciassettenne di provincia, amante dei romanzi gotici, figlia quartogenita ...continua

    Come raccontare in modo abile e sagace un mondo fatto di formalità, false cerimonie, interessi e inutili parole.

    Catherine, diciassettenne di provincia, amante dei romanzi gotici, figlia quartogenita della numerosa famiglia del pastore Morland si reca a Bath, invitata dagli Allen.
    È il momento del suo ingresso in società, e proprio a Bath s’innamorerà, stringerà amicizie, e noi lettori scopriremo quanta pochezza può celarsi fra mussole, balli e cordialità.

    Scrittura fresca, intelligente e non priva d’ironia. I personaggi sono ben tracciati, tanto da provare nei loro confronti sentimenti ora di stizza, ora di tenerezza.
    Più di una volta mi sono ritrovata a sollecitare Catherine: “Sveglia, ragazza!”, quando era in compagnia dell’antipatica e falsa Isabella.

    P.S. Jane, e ora dovrò cercarmi l’Udolpho!

    ha scritto il 

  • 3

    Simpatico, ironico e con qualche mistero

    Gran parte del racconto si svolge a Bath, rinomata località termale britannica presso la quale si trasferiscono tutte le giovani donzelle in età maritabile per trovare quella che mio padre definirebbe ...continua

    Gran parte del racconto si svolge a Bath, rinomata località termale britannica presso la quale si trasferiscono tutte le giovani donzelle in età maritabile per trovare quella che mio padre definirebbe ciorta e che potrebbe essere tradotta con “innamorarsi perdutamente di qualcuno non facendo alcun riferimento alla ricchezza e al prestigio sociale”.
    Durante il soggiorno a Bath impariamo a conoscere la nostra eroina (come scherzosamente la definisce la stessa Austen, ma che dell’eroe non ha nulla!): amante del libri sentimentali e gotici tanto da confondere spesso la fantasia con la realtà, una tontolona esagerata (persino il protagonista maschile, tale Mr.Tilney, sembra più volte chiedergli “ma ci sei o ci fai?“), incapace di distinguere le amicizie vere da quelle finte. Insomma Catherine Morland è lontana anni luce da Elizabeth Bennet, ma si fa ben volere per il suo amabile carattere e la sua vivacità (in tal senso Fanny Price resta la protagonista più odiosa della Austen!)
    Le caratteristiche che si ripetono costantemente nei romanzi della Austen (amicizie false, fidanzamenti improbabili, arrampicatrici sociali etc..) sono presenti anche in questo romanzo, ma sono messi in secondo piano: a mio parere Catherine Morland è il personaggio a cui la Austen dedica maggiore spazio all’interno del racconto, tutto ruota intorno a lei e alle sue fantasie.

    Con Northanger Abbey la Austen sembra voler quasi mandare un messaggio: non dobbiamo mai lasciarci condizionare troppo da ciò che leggiamo. E dico io, ma parli proprio tu che hai rovinato intere generazioni di donne che sono cresciute aspettando il signor Darcy?!?! Non ce lo poteva far sapere scrivendolo in tutti i romanzi?
    Mi cucio la bocca e non vi dico nient’altro!! Vi basti sapere che se volete leggere qualcosa di diverso della Austen questo è il libro che fa per voi! Simpatico, ironico e con qualche mistero!!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    http://changeschances.blogspot.it/2016/12/labbazia-di-northanger-jane-austen.html

    ha scritto il 

  • 3

    Rilettura.
    A distanza di 35 anni il mio giudizio è migliorato. Rimane uno dei meno perfetti di Austen. La 'scioglievolezza' della scrittura, l'ironia , la capacità di mettere a fuoco i caratteri femmi ...continua

    Rilettura.
    A distanza di 35 anni il mio giudizio è migliorato. Rimane uno dei meno perfetti di Austen. La 'scioglievolezza' della scrittura, l'ironia , la capacità di mettere a fuoco i caratteri femminili ci sono già tutti ma, spesso, c'è poca armonia tra le parti, manca lo straordinario equilibrio che rende la lettura delle opere maggiori della Austen un' esperienza entusiasmante

    ha scritto il 

  • 3

    Primo romanzo che leggo di questa autrice perché fuori dalla mia comfort zone e ne sono rimasta convinta a metà. Forse sono stata fuorviata dalla quarta di copertina che parlava di un amore tormentat ...continua

    Primo romanzo che leggo di questa autrice perché fuori dalla mia comfort zone e ne sono rimasta convinta a metà. Forse sono stata fuorviata dalla quarta di copertina che parlava di un amore tormentato e si c'è una storia d amore ma il tormento dura solo due capitoli. E questo mi ha un po' delusa. I personaggi a parte due Tinley e sorella che mi sono stati simpatici tutti gli altri li avrei presi a sberle. Catherine é di un’ ingenuità disarmante al limite dello stupido. Questi personaggi sono di certo una metafora usata per descrivere il clima in cui si svolge la storia ( almeno io ci ho visto questo) e devo dire che se ci ho visto giusto la Austen nel suo intento ci é riuscita molto bene. Però questi personaggi disturbanti mi hanno fatto apprezzare questo romanzo solo a metà. Le descrizioni dei personaggi cosi come dei luoghi calano bene il lettore nell’atmosfera di quel periodo storico. Tra l altro le figure femminili sono dipinte come prive di senso, per essere donna si deve aver per forza un uomo a fianco... Di certo leggerò altro di questa autrice ( pensavo ad orgoglio e pregiudizio) perché nonostante il nervoso che mi é venuto sono curiosa di conoscerla meglio.

    ha scritto il 

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