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L'accalappiastreghe

Romanzo orrorifico-fantasy-culinario

Di

Editore: Salani

4.2
(257)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 410 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8884519632 | Isbn-13: 9788884519634 | Data di pubblicazione: 

Genere: Science Fiction & Fantasy , Teens

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Descrizione del libro
Se Mefistofele si trasferisse a Zamonia, lì, tra pellestrelli e uova ponzanti, scarpolufi saccenti e shokkie innamorate, fantasmi cotti e mummie ciclopiche, lupi fogliosi e vedove candide, quasi sicuramente assumerebbe le sembianze di Succubio Malfrosto, l'accalappiastreghe municipale. E il sinistro figuro, eccellente alchimista e signore incontrastato della desolata città di Sledwaya, dove "chi è malato è sano e chi è cattivo è buono", forse cercherebbe di prendere per la gola Eco, novello Faust, cratto talentuoso ma sul punto di morir di stenti, promettendo al suo palato i paradisi dell'arte culinaria, in cambio, semplicemente, del suo... grasso. Un altro capolavoro di Walter Moers magistralmente in equilibrio tra il brivido e la risata, tra l'orrido e il ridicolo, fra lo schifoso iperbolico e il grottesco, tra la citazione colta e la demenzialità più sublime.
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  • 3

    Nessuno capisce i pellestrelli, nemmeno i pellestrelli..

    In realtà questo libro avrebbe anche un bel potenziale, ma la parte iniziale è un po' noiosa.. Credo inizi ad accadere qualcosa dopo pagina 150.
    Tralasciando la cornice di Eco e Malfrosto, le cose che ho preferito in assoluto sono i racconti! La vigna assassina, la vedova candida, i mostri ...continua

    In realtà questo libro avrebbe anche un bel potenziale, ma la parte iniziale è un po' noiosa.. Credo inizi ad accadere qualcosa dopo pagina 150.
    Tralasciando la cornice di Eco e Malfrosto, le cose che ho preferito in assoluto sono i racconti! La vigna assassina, la vedova candida, i mostri succhiasangue, il manicomio dove impazzirono medici e infermiere, le storie di Ferraglia. Erano bellissime. Poi, si sa, nessuna delle storie di Zamonia ha lieto fine XD
    Ho apprezzato anche le trasformazioni alchemiche. Gnork è grande! Era interessante il modo di pensare dei pellestrelli.
    Alla fine 3 è la media per tante cose, le storie interne varrebbero di più.
    Il fatto che io abbia apprezzato particolarmente quelle, fa capire perché non mi spavento come certi formaggi u.u

    SPOILER
    Alla fine ho avuto anche un po' paura. Pensavo che Malfrosto avrebbe incatenato Iza in una prigione di ferro. Ok, non mi aspettavo andasse tutto bene, ma vederlo spingerla di sotto.. ero così o.o

    ha scritto il 

  • 4

    Molto carino!

    "Malfrosto venne sempre più vicino, si fermò infine davanti al cratto, si chinò su di lui e l'osservò, a lungo e spietatamente. Il vento gli faceva fremere l'ossuto collare e gli occhi scintillarono di scoperta e maligna soddisfazione di fronte alle evidenti sofferenze d'una creatura in procinto ...continua

    "Malfrosto venne sempre più vicino, si fermò infine davanti al cratto, si chinò su di lui e l'osservò, a lungo e spietatamente. Il vento gli faceva fremere l'ossuto collare e gli occhi scintillarono di scoperta e maligna soddisfazione di fronte alle evidenti sofferenze d'una creatura in procinto di tirare il calzino. Il puzzo di ammoniaca e etere, di zolfo e petrolio, di acido prussico e essenza cadaverica penetrò come un fascio d'aghi affilati nel sensibile nasino di Eco, ma lui non si spostò d'un dito. "Mi fa la carità, signor accalappiastreghe municipale?" gnaulò miserevolmente. "Ho una fame tremenda". Lo sguardo di Malfrosto s'accese di lampi ancor più demoniaci, e un largo ghigno gli comparve sulla facciaccia pallida. Sfoderò l'indice lungo e secco per solleticare le costole sporgenti di Eco. "Sai parlare?" domandò. "Dunque non sei un gatto qualunque, ma un crattino. Uno degli ultimi esemplari della tua specie". Gli occhi di Malfrosto si strinsero quasi impercettibilmente. "Che ne diresti di vendermi il tuo grasso?"

    L'accalappiastreghe è un libro per me di difficile classificazione, narrativa per ragazzi? Fantasy? Favola? Narrativa per ragazzi, ma è piacevole da leggersi anche per gli adulti. Un fantasy in cui la fantasia la fa veramente da padrona, ma forse in alcuni tratti un po' troppo roboante (sono stata costretta a saltare frasi e pezzi pieni di cose totalmente inventate e non ben specificate che non mi dicevano nulla, non riuscendo a immaginarmele). Una favola classica, come lo stile infatti il romanzo è scritto in terza persona con narratore onnisciente (cosa che mi ha reso difficile l'immedesimarmi nei protagonisti e patire per loro), ma allo stesso tempo innovativo rispetto a ciò che si vede oggi giorno. Di orrore sinceramente ci ho visto poco o nulla, visto che il romanzo è stato classificato anche così, ma al mio avviso erroneamente (forse può incutere timore solo a un pubblico giovanissimo).

    Definita dallo stesso autore: "Favola culinaria zamonica di Gofid Letterkel, ripoetata da Ildefonso de' Sventramitis, tradotta dallo zamonko e illustrata da Walter Moers." L'autore finge in questo caso di esserne solo il traduttore e l'illustratore, non se ne capisce bene il motivo forse per incuriosire i giovani lettori. Le illustrazioni in bianco e nero devo dire sono fatte bene e in alcuni casi mi hanno aiutato a figurarmi le strambe creature protagoniste delle vicende. I temi portanti della vicenda sono appunto l'ambito culinario, l'alchimia, l'ambito medico, streghe un po' particolari e un gatto, un bel mix. Una cosa mi ha dato fastidio: l'uso delle note, in sé e per sé utili nella finzione dell'esserne solo il traduttore e no lo scrittore, però veramente di cattivo gusto quando invece di descrivere una creatura mi mette la nota con scritto "Si veda libro x o libro y di Moers" un astuto modo di vendere altri dei suoi romanzi
    Il protagonista della nostra favola è Eco, un gatto o meglio un cratto, poiché a differenza dei normali gatti egli è in grado di parlare e conosce tutte le lingue (anche quelle degli animali). Vive a Sledwaya, una città di Zamonia, il mondo creato da Moers. Ogni città di Zamonia ha una sua peculiare caratteristica, in questo caso Sledwaya è la città dei malati, è piena di dottori di ogni tipo, farmacie, ospedali e qualsiasi si voglia elemento analogo. Non proprio un luogo allegro dove andare a vivere.

    Per continuare a leggere la recensione su Club Urban Fantasy:
    http://cluburbanfantasy.blogspot.it/2013/09/recensione-laccalappiastreghe_9.html

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo..la fantasia di Moers è allucinante.
    E' stato come immergersi in un cartone animato,uno di quelli che produrrebbe Tim Burton, per essere precisi.Sarà anche catalogato come libro per bambini ma fa volare anche i grandi

    ha scritto il 

  • 4

    Di Moers aveva già letto La Città dei Libri Sognanti, libro bello e coinvolgente. Avevo apprezzato al tempo l'intelligenza e la sconfinata fantasia dell'autore e il suo modo di proporre la storia e dipanarla nel tessuto narrativo.
    Con L'Accalappiastreghe questa caratteristica di Moers viene ...continua

    Di Moers aveva già letto La Città dei Libri Sognanti, libro bello e coinvolgente. Avevo apprezzato al tempo l'intelligenza e la sconfinata fantasia dell'autore e il suo modo di proporre la storia e dipanarla nel tessuto narrativo.
    Con L'Accalappiastreghe questa caratteristica di Moers viene confermata, l'autore ha un potere immaginifico superlativo e lo applica alla storia egragiamente, costruendo un romanzo divertente, emozionante e avvincente. Il suo stile e la costruzione narrativa mi ricordano in un certo qualmodo Michael Ende, per la vasta capacità di creare il fantastico.
    I personaggi sono come al solito caratterizzati in modo splendido, sono veramente pochi rispetto all'universo multicolore e multiforma de La Città dei Libri Sognanti, ma sono comunque spassosi e irriverenti come tutti quelli trovati nell'altro libro.
    L'Accalappiastreghe è un'esperienza appagante, da consigliare a chiunque: a chi vuole nutrire la propria fantasia, a chi ancora gioca con il suo fanciullo interiore.
    Sull'onda di questo entusiasmo ho acquistato quasi tutti gli altri romanzi di Moers e credo che vi annoierò ancora con altre recensioni di questo autore, perché ne vale veramente la pena.
    Difetti? Se proprio proprio se ne vuole cercare qualcuno, direi che a volte l'eccesso di fantasia porta l'autore a divagare un po' troppo, come ad esempio le digressioni delle varie portate preparate da Succubio Malfrosto e le varie degustazioni di vini e cibi. Divertenti, ma a volte un po' troppo lunghe.
    In conclusione dico che questo è un altro piccolo capolavoro di Moers e se cercate qualcosa di imprevedibile e inaspettato, questo è il libro che fa per voi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Che Walter Moers fosse un genio della letteratura fantastica contemporanea lo sapevo da tempo. Dal giorno, in effetti, in cui un mio carissimo amico portò in Accademia la sua ultima lettura e me la affidò, invitandomi (obbligandomi moralmente) a leggerla.
    Si trattava de "Le Tredici Vite e M ...continua

    Che Walter Moers fosse un genio della letteratura fantastica contemporanea lo sapevo da tempo. Dal giorno, in effetti, in cui un mio carissimo amico portò in Accademia la sua ultima lettura e me la affidò, invitandomi (obbligandomi moralmente) a leggerla.
    Si trattava de "Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu", il primo romanzo di questo autore e illustratore umoristico.
    Come il suo ormai antico predecessore, "L’ACCALAPPIASTREGHE" (Salani) si può trovare nello scaffale dei romanzi per ragazzi. Questo ti fa pensare che si tratti di una semplice fiaba. Poi cominci a leggere e ti rendi conto che le tematiche non sono sempre adatte alla lettura spensierata di un bambino…anzi, molti aspetti della vicenda non possono essere compresi che da un adulto! Al contempo, l’umorismo e la natura dei protagonisti –animali parlanti, per lo più- ti costringono a tornare all’infanzia per riuscire a goderti la trama. Ma allora di che si tratta? Fiaba? Fantasy? Un miscuglio improbabile di entrambi o qualcosa di completamente nuovo?
    Definire la letteratura di Moers è impossibile. Si può solo godersela senza fare tante storie. Se ti lasci prendere, se consenti a Moers di catturarti, non sei più libero finché non leggi la parola fine: mi sono fatta fuori L’Accalappiastreghe in tre giorni.
    Eco è un cratto, cioè una creatura identica ad un gatto…non fosse per i due fegati, la capacità di parlare e la straordinaria intelligenza. Il crattino ha appena perso la padrona, deceduta di vecchiaia, e ora si aggira affamato e sperduto per la città di Sledwaya, turpe ricettacolo di malanni, virus e batteri caratterizzato da una popolazione sempre sul punto di tirare le cuoia. Quando la morte sembra ormai volerselo portare via per consunzione, una proposta diabolica gli viene offerta dal personaggio più equivoco di tutta Sledwaya: Malfrosto, l’Accalappiastreghe.
    Malfrosto è il tiranno delle shokkie, le orride streghe di Zamonia, nonché il produttore di tutti i malanni di Sledwaya. Ambizioso e crudele alchimista, sta collezionando il grasso di tutti gli animali rari di Zamonia al fine di conservarvi le essenze volatili dei suoi esperimenti. Gli manca giusto del grasso di cratto e alla vista di Eco in tali condizioni si affretta a mettere l’animaletto alle strette.
    Malfrosto si impegna a fornire al cratto pasti luculliani, una calda dimora e tutta la sua sapienza per un mese. Alla fine di quel periodo, avendolo ingrassato per bene, Malfrosto lo ucciderà e ne userà il grasso. Messo in condizione di decidere se morire subito di fame o dopo un mese a pancia piena, Eco firma il contratto che lo lega all’alchimista.
    Comincia così una pazzesca avventura culinaria, alchemica e magica in cui Eco imparerà e mangerà di tutto, facendo conoscenza con assurde creature mai incontrate prima (pellestrelli, api demoniache, vedove bianche, ululoni…), finché non scoprirà che il cuore di Malfrosto non è così inattaccabile e che forse l’amore potrà essere la chiave per spezzare il contratto e continuare a vivere.
    L’Accalappiastreghe è un romanzo sorprendente, a tratti toccante, sempre imprevedibile. Malfrosto avverte spesso il lettore che le favole di Zamonia finiscono sempre male e in questo caso risulta davvero difficile avere fiducia in un lieto fine. I momenti orribili non mancano, alternati a parentesi fiabesco/grottesche che lasciano spiazzati.
    Moers continua a migliorare.

    ha scritto il 

  • 4

    Divorato in due giorni, complice la mini-vacanza in montagna, questo libro mi ha tenuto incollata dall'inizio alla fine, facendomi presto affezionare al piccolo cratto, portandomi a patire, gioire e scoprire con lui, coinvolta nelle sue mille avventure e nei suoi strampalati incontri. Moers riman ...continua

    Divorato in due giorni, complice la mini-vacanza in montagna, questo libro mi ha tenuto incollata dall'inizio alla fine, facendomi presto affezionare al piccolo cratto, portandomi a patire, gioire e scoprire con lui, coinvolta nelle sue mille avventure e nei suoi strampalati incontri. Moers rimane saldo sulla vetta delle mie preferenze letterarie, finora non smentisce la sua immensa bravura.
    Ma...solo io, leggendo, avevo l'impressione che non fosse proprio una lettura sempre adatta a un pubblico di bambini? ^_^

    ha scritto il 

  • 5

    "Cucinare è alchimia e alchimia è cucinare" sentenziò Malfrosto

    "Ciò che è morto ricominci
    punti perdi giochi vinci.
    Si sollevi ciò che è stato
    nella broda ben lessato.
    Schizzi su e venga via
    per l'onor dell'alchimia"

    ha scritto il 

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