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L'adolescente

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar Classici)

3.9
(925)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 661 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8804298103 | Isbn-13: 9788804298106 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anton Maria Raffo , Maria Rita Leto

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
L'adolescente (1875) segna un momento cruciale nell'opera di Dostoevskij: convogliano infatti in questo romanzo i temi che ormai da anni appassionavano lo scrittore e vi si delineano i tratti che porteranno al capolavoro dei Fratelli Karamàzov. Protagonista e narratore è l'adolescente Arkadij Makàrovic, "umiliato e offeso" durante l'infanzia, in bilico tra un forte desiderio di autoaffermazione e il bisogno di arrivare a distinguere il bene dal male. Se quand'era piccolo bastavano a consolarlo i suoi sogni, crescendo ha concepito una sua idea di riscatto: diventare un Rothschild, ricco e potente, ma in grado di rifiutare quella enorme ricchezza e potenza. Ma questo progetto perde progressivamente di importanza man mano che Arkadij cresce e si concentra su un altro, e ben più profondo obiettivo: sciogliere l'enigma che circonda Versilov, suo padre. Proprio questa figura, motore delle avventure e degli intrighi del romanzo, sarà il polo intorno al quale si catalizzano i sentimenti dell'adolescente, sempre più ansioso di scoprire infine la malvagità o la "grazia" della sua vera natura.
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  • 4

    "L'adolescente" nel panno verde de "ll giocatore"

    No v'è nessuna difficoltà a trovare in Dostoevskij quel dualismo e quella divisione che da sempre caratterizzano le sue opere; da “Umiliati e offesi" però, sebbene ancora circondato da un'aureola romantica, comincerà quel progressivo cambiamento e presa di coscienza che caratterizzeranno il secon ...continua

    No v'è nessuna difficoltà a trovare in Dostoevskij quel dualismo e quella divisione che da sempre caratterizzano le sue opere; da “Umiliati e offesi" però, sebbene ancora circondato da un'aureola romantica, comincerà quel progressivo cambiamento e presa di coscienza che caratterizzeranno il secondo periodo artistico dello scrittore. Troppo esteso però il suo precocissimo successo, per appropriarsi di temi e concetti tanto alti come la religione, l'etica o la morale. Lo scrittore russo dopo la fulminea gloria accetterà di buon grado di essere Dio, lontano dagli uomini e dalle loro briciole di società. Ma ancora un'altra trasformazione avverranno nelle memorie del sottosuolo e da qui in poi si formerà un groviglio di amore, passione, passione del gioco e quindi denaro, fortuna , disperazione... E' il denaro ad avere un ruolo importante nei personaggi di molti suoi romanzi...ricomparirà determinante al servizio di una volontà di potenza e affermazione ne “L'adolescente”, penultimo romanzo di Dostoevskij e tramite, sembrerebbe, per arrivare alla fine di quel viaggio dell'essere umano con i Karamazov. Non quindi opera transitoria ma chiave di volta per cercare unità e ragionamento sull'analisi umana dello scrittore russo; Il giovane Arkadij non attribuisce alcun valore in sé alla ricchezza ma la riconosce come mezzo per elevare al di sopra degli altri anche il più mediocre degli uomini (tema , neanche a dirlo tra i più attuali del mondo di oggi). Questo adolescente quindi, figlio illegittimo dell'aristocratico Versilov e di Sofja, contadina da lui sottomessa e sedotta, porta in sé il rancore dell'abbandono paterno e il desiderio di rivalsa senonaltro per placare e ricomporre un anima scissa alla disperata ricerca di un'identità...L'autore ci descrive quindi, magistralmente quel passaggio dell'età in cui lo spirito uscito dall'infanzia comincia a rodere il corpo combattendo senza apparente soluzioni i dolori e le contraddizioni del corpo e della mente: il bisogno è l'approdo ad una sponda e ancor di più di una mano che in questa base concreta lo faccia salire e riposare, sentire il terreno quindi e non più le correnti aeree dei dubbi e delle paure. Fin dall'infanzia la sofferenza di Arkadij consiste nel rettificare continuamente la propria origine: un gioco terribile per un bambino costretto sempre a negare chi è il padre e precisando l'appartenenza ad una classe inferiore...cresce così in lui la stessa esperienza provata da sempre; non essere riconosciuti ed amati da il via libera a non riconoscere e a non amare nessuno...è una sorta di lunga e inesaudita preghiera, che porta l'adolescente a vivere nell'età più importante dell'infanzia una completa ed assoluta negazione, un nobile principio assoluto negato e, di rimando, una devozione spezzata per sempre.A differenza di un altro personaggio, Sofja, la madre simbolo del saggio fatalismo russo,qualità profonda ma allo stesso tempo irraggiungibile nella quotidiana limpidezza dell'anima contadina Versilov non ha, agli occhi del giovane figlio, alcuna attenuante: sedotta Sonja, moglie del suo anziano servo, egli lo costringe poi a seguirlo nella regione per i servigi, lasciando il piccolo in una solitudine ancor più crudele, vittima della malizia senza pietà dei coetanei, disprezzato dai maestri ignoranti, tra tutti Touchard, altra magistrale creazione dello scrittore, che ne fa l'esempio dell'educatore come di un male assoluto di viltà, cattiveria e quasi incredibile contrasto; colui infatti che dovrebbe educare si serve del piccolo Arkadij come del suo servo personale, in un crescendo di rancori e angherie contrapposte tanto appena percettibili quanto ancor più reali. L'infanzia violata è uno dei grandi temi del romanzo realista ottocentesco, ma in Dostoevskij essa schiude un orizzonte tanto vasto da assumere valenze metafisiche o filosofiche intorno al problema del Male e della suo inspiegabile gratuito scegliere nello scontro-incontro di due essenze e simboli contrapposti: L'innocenza dei bimbi e “ quella cosa “ che nessuno risparmia, nemmeno le anime pure...In Dostoevskij quindi non esiste un parametro, una linea invalicabile, e tutta la sua opera è piena di creature malate, dai destini difficili in una povertà che già li colorano espressioni adulte nei loro piccoli visi...è un percorso che solo nell'ultimo lavoro “I fratelli Karamazov” prende una posizione personale faccia a faccia con l'ingiustizia del destino. Per quanto riguarda “L'adolescente” basterà leggere le parole di Arkadij alla madre, a Versilov e a Tatiana Pavlovna; veri fulcri del romanzo che sottolineano come tutta l'opera non sia che il ripetersi angoscioso di un sentimento conscio e inconscio e dall'ambivalente slancio ora gettato con rabbia al niente ora trattenuto in un”pensiero adolescente”. Arkadij nel crescere, porterà questo blocco interiore ormai indistruttibile, proveniente dall'incapace critica definitiva del padre, una zona indefinitan che non porterà mai ad una piena affermazione concreta dei sentimenti e di un amore per se stesso e per gli altri definitivamnete adulto. Sono pagine davvero appassionate quelle dei tormenti del giovane, dei dubbi tra condanna e giustificazione del genitore...forse l'ambigua figura di Versilov riprende nuovamente nel romanzo il tema del doppio dal punto di vista differente di un adolescente ferito il quale mai finirà di chiedersi della bontà o della cattiveria del padre, domande che andranno a plasmare altri sdoppiamenti e atteggiamenti fuggenti proprio in Arkadi che inconsciamente rileva l'atteggiamento adolescenziale del principe Versilov...a questa catastrofe dei sentimenti e dei rapporti familiari l'adolescente risponderà quindi con le bassezze del padre trasformate, per sopravvivere al dolore, in qualità: l'insicurezza e la solitudine saranno, come è oggi, rimpiazzate dall'immagine esteriore, dal successo, dai soldi, dall'ambizione quanto dall'arroganza. Un romanzo che più attuale è impossibile dire...come un matematico delle vicende psicologiche Dostoevskij scrive di fenomeni che sono quelli di oggi. Ne “l'adolescente” ci aggiunge l'avarizia e il cinismo ricercato, come ruolo di tendenza. Questa grande saga dell'unione senza riconciliazione, definisce la Russia e, a detta di Dostoevskij,l'uomo moderno in generale. Niente da eccepire anzi: in primo piano il gioco della roulette dove ad ogni puntata dominio, disgrazia, schiavitù, sorriso o suicidio si susseguono, a seconda di un numero e di un'altra ambivalenza: il rosso o il nero nell'aridità della vita trasformata in un gioco. Nemmeno bello. E qui, per finire, lo scrittore si specchia, rivede la sua vita indebitata e disperata, di giocatore incallito, vede, al di la di tutte le belle parole sull'immagine di Cristo, quanto l'immagine del male gli sia stata vicino, con le sembianze che lui meglio preferiva...le fisches e un panno verde, il rumore ipnotico di una pallina che scorre...perché il personaggio di Arkadij ancor meglio che nel" Giocatore" è uno degli elementi principali "dei sotterranei" dello stesso Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 4

    “ ...Alle tenebre delle basse verità preferisco l'inganno che mi innalza ? “

    La crescita e la maturazione del giovane Arkadij Dolgorukij , figlio illegittimo di un nobile e di una serva , che cerca di riscattare i suoi natali coltivando un' “idea” , fantastica quanto scarsamente realizzabile, prima di rendersi conto che l'obiettivo prefisso si può invece raggiungere più ...continua

    La crescita e la maturazione del giovane Arkadij Dolgorukij , figlio illegittimo di un nobile e di una serva , che cerca di riscattare i suoi natali coltivando un' “idea” , fantastica quanto scarsamente realizzabile, prima di rendersi conto che l'obiettivo prefisso si può invece raggiungere più semplicemente vivendo la vita stessa , con tutte le sue avversità , le sue difficoltà , ma anche le le sue conquiste.
    Ogni tanto , specie dopo letture poco impegnative (anche se divertenti... ) , mi prende il desiderio di isolarmi , di rifugiarmi almeno per un po' in un mondo lontano e totalmente diverso dall'attuale , come quello che si può ritrovare nella grande letteratura russa , per riassaporare il piacere intimo di un certo tipo di scrittura.
    E sebbene la struttura di questo romanzo non sia delle più semplici sia per il numero dei personaggi , ovviamente citati con nome e patronimico , che per lo sviluppo non sempre lineare della trama, basterebbe tuttavia la potente e splendida parte finale , nella quale alle parole di Nikolàj Semenovié , ex precettore di Arkadij ossia del narratore e protagonista principale , viene affidato un commento relativo alle “Memorie” che costituiscono appunto l'intero corpo dell'opera , per trovarvi motivo sufficiente per affrontare un testo che , pur nella sua complessità, vale comunque la pena di leggere .

    ha scritto il 

  • 4

    Letto da: Peppe.


    Un'anima in formazione si affaccia all'uscio della società. Un adolescente è l'idea stessa dello sperimentare. Dostoevskij utilizza l'ennesimo strumento per scavare la recondita psicologia umana e per suggerire vie salvifiche per l'umanita', suggerendo un messaggio che sia ...continua

    Letto da: Peppe.

    Un'anima in formazione si affaccia all'uscio della società. Un adolescente è l'idea stessa dello sperimentare. Dostoevskij utilizza l'ennesimo strumento per scavare la recondita psicologia umana e per suggerire vie salvifiche per l'umanita', suggerendo un messaggio che sia universale. Si rintracciano nel romanzo molte idee poi sviluppate in altre opere dostoevskijane.

    ha scritto il 

  • 3

    Quasi come Dumas

    Uno legge Dostoevskij: Delitto e castigo, capolavoro (ah, Raskolnikov!); L'idiota, capolavoro (ah, Myshkin!); I demoni, capolavoro (ah, Stavrogin!); L'adolescente, capol... ah, no.


    È uno strano romanzo. Si direbbe quasi che D si sia sfidato a far entrare i suoi personaggi (qui, più esagit ...continua

    Uno legge Dostoevskij: Delitto e castigo, capolavoro (ah, Raskolnikov!); L'idiota, capolavoro (ah, Myshkin!); I demoni, capolavoro (ah, Stavrogin!); L'adolescente, capol... ah, no.

    È uno strano romanzo. Si direbbe quasi che D si sia sfidato a far entrare i suoi personaggi (qui, più esagitati che tormentati, diventano quasi delle formule) in un intrigo alla Dumas. C'è troppo di tutto: troppe lettere, troppi impazzimenti, troppi suicidi, troppi innamoramenti repentini... per non farsi mancar nulla, persino una banda di ricattatori (uno dei quali si suicida: ricattatore sì, ma russo).

    Troppe cose: al punto che alcune (la passione del padre e del figlio per la stessa donna, il figlio illegittimo, l'uomo di Dio) saranno ricombinate e riutilizzate, con altra arte, nei Fratelli Karamazov. Che è il libro immenso che sappiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ah, Fëdor, Fëdor, giungerà mai il momento in cui terrò fra le mani una tua opera che non abbia amato sino alla follia?


    Che dire? Che le aspettative sono state soddisfatte, se non addirittura superate. L'adolescente è la storia, assolutamente non lineare, di Arkadij Makàrovič, giovan ...continua

    Ah, Fëdor, Fëdor, giungerà mai il momento in cui terrò fra le mani una tua opera che non abbia amato sino alla follia?

    Che dire? Che le aspettative sono state soddisfatte, se non addirittura superate. L'adolescente è la storia, assolutamente non lineare, di Arkadij Makàrovič, giovane ragazzo figlio illegittimo del ricco Versilov, padre adorato e disprezzato, figura emblematica e instabile, verso cui il protagonista riversa un amore misto a rabbia, nonché un'adulazione eretta su un terreno fatto di dubbi. La storia si dipana ribollente di sentimenti e ansietà, sprezzante e mai piatta, come una piccola barca in una tempesta di pioggia e vento, in cui pochi sono gli appigli e gli scogli sicuri: uno di questi è il personaggio, indimenticabile, di Sof'ja Andrèevna, madre di Arkadij, simbolo di amore, umiltà, devozione. E aggiungerei, seppur sia un carattere minore, il personaggio di Makàr Ivanovič, originario marito di Sof'ja, rappresentante di una vita semplice e forse incosciente, intrisa di una bellezza che non fa uso delle parole. E attraverso questi personaggi lo svolgersi delle vicissitudini che li investono, in un crescendo di emozioni e avvenimenti, sino al finale esplosivo ma riflessivo, perfettamente e splendidamente "dostoevskijano".

    «Addio, Kraft! A che pro cacciarsi fra la gente che non vi vuole? Non vale meglio forse mandar tutto all’aria, e farla finita?»
    «E poi? Dove andare?», domandò egli accigliato guardando in terra.
    «A casa, a casa! Spezzare tutti i vincoli e ritirarsi nel proprio guscio.»
    «In America?»
    «In America! A casa, sì… Ecco tutta quanta la mia idea, Kraft.»
    Egli mi fissò curioso.
    «E l’avete voi questo posto che chiamate a casa?»
    «L’ho. Arrivederci, Kraft. Vi ringrazio, dolente di avervi disturbato. Nei vostri panni, per poco che mi figurassi una Russia come voi la vedete, manderei tutti al diavolo: via di qua, intrigate, rodetevi… A me di voi non importa niente.»

    ha scritto il 

  • 4

    Dostoevskij è sempre Dostoevskij

    Il carattere geniale del suo scrivere alla fine viene a galla in tutti i suoi racconti e non si smentisce mai. Devo dire che ad un certo punto ho dubitato che questo avvenisse ne L'ADOLESCENTE, ma dopo una prima parte un pò farraginosa che fatica a farsi seguire, piena di temi filosofici e psicol ...continua

    Il carattere geniale del suo scrivere alla fine viene a galla in tutti i suoi racconti e non si smentisce mai. Devo dire che ad un certo punto ho dubitato che questo avvenisse ne L'ADOLESCENTE, ma dopo una prima parte un pò farraginosa che fatica a farsi seguire, piena di temi filosofici e psicologici e con pochi accadimenti, dalla seconda parte il racconto parte come un fiume in piena, ti travolge e come un fiume in piena raccoglie pietre e detriti dalle sponde per trascinarli con sè fino alla foce, così Dostoevskij raccoglie lungo il suo narrare personaggi che spuntano dal nulla e che diventano essenziali per lo sviluppo e la perfetta comprensione della novella.
    I bassifondi, i diseredati, gli istinti meschini e vili degli uomini, trovano ancora in Dostoevskij la mano eccelsa che li porta alla luce e ne racconta le gesta.
    L'odore delle bettole, il tanfo descritto in certi tuguri dove alcuni personaggi vivono sembra quasi sentirlo esalare dalle pagine che si sfogliano una dopo l'altra con avidità che è propria degli stessi personaggi e da cui il lettore viene contagiato.
    Le anticipazioni, le digressioni, i flashback ed i commenti del narratore rendono la scrittura Dostoevskiana unica nel suo genere ed ineguagliabile.
    La storia si snoda in seno ad una che oggi verrebbe definita "famiglia allargata", vista dagli occhi di un figlio illegittimo con tutti i sentimenti che ne scaturiscono: gli amori per la madre e la sorella, il rispetto verso il padre legittimo che gli ha dato il nome e la venerazione per quello naturale ma illegittimo, visto come "futuro padre" che crea un'antitesi tra ammirazione e odio a seconda della fase narrativa. Poi l'amore impossibile accarezzato con la fantasia giovanile e la tragedia, sempre pronta a colpire e prendersi la scena.
    Un Doestoevskij completo e maturo che racchiude in questo romanzo molti aspetti, secondo me, di altre sue opere come IL GIOCATORE e DELITTO E CASTIGO, per non parlare de L'IDIOTA, onnipresente nella scrittura Dostoevskiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Immancabile

    .nella libreria personale degli amanti dell'educazione "affettiva". Il protagonista (Arkadji se non erra la memoria...) è un po' l'alter ego, come il buon Pierre di Guerra e Pace. Seguire il suo divenire è un po' seguire una sottile linea di congiunzione che lega topoi della solitudine, del penti ...continua

    .nella libreria personale degli amanti dell'educazione "affettiva". Il protagonista (Arkadji se non erra la memoria...) è un po' l'alter ego, come il buon Pierre di Guerra e Pace. Seguire il suo divenire è un po' seguire una sottile linea di congiunzione che lega topoi della solitudine, del pentimento e della ricerca (in un percorso che un po' mi ricorda il buon Tolstoj). Sì , non scorre via piacevolmente, ma questo fa il paio certamente con la vita dell'autore , tutt'altro che normale. Se "Il regno di Dio è in voi" , qui è essenzialmente ancora "homo viator" (ma non lo siamo tutti, d'altronde?..

    ha scritto il 

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