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L'adolescente

Di

Editore: Einaudi

3.9
(932)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 574 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 880617567X | Isbn-13: 9788806175672 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
La cronaca famigliare che Dostoevskij inventa ispirandosi alle rubriche dei giornali è molto diversa da quella cui ci aveva abituato Tolstoj, con la sua rappresentazione di un solido mondo patriarcale. Lacerata e divisa, la famiglia di Dostoevskij è lo specchio dei tempi nuovi, dei traffici di una società avida e iniqua che non esita a lanciarsi nelle imprese più spregiudicate, a perdersi in tormentosi conflitti con i demoni che la agitano.Confessione autobiografica di un giovane ventenne, "L'adolescente" snoda una sequenza vertiginosa di fatti, un turbine di avvenimenti incalzanti. Figlio naturale di un proprietario terriero, Arkadij coltiva sogni di potere e rivincita, ma non riuscirà a sottrarsi al giro di ricatti e intrighi.
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  • 0

    L'Adoloscente - Introduzione

    Trovo che l'introduzione di Eridanio Bazzarelli sia una delle poche che ho letto con gusto. Si comprende chiaramente ed è pervasa da sincera passione.

    ha scritto il 

  • 5

    Io sono di parte e me ne vanto!

    Quanto è facile scrivere quando si tratta di un “autore un pò così” e non di un “cotanto autore”. Ti vengono fuori dei “burlesque” a tema libero, quello su cui ci buttavamo quando il secondo titolo da ...continua

    Quanto è facile scrivere quando si tratta di un “autore un pò così” e non di un “cotanto autore”. Ti vengono fuori dei “burlesque” a tema libero, quello su cui ci buttavamo quando il secondo titolo dato pretendeva giudizi su “grandi autori”, ma per noi egregi sconosciuti all’insaputa dei prof.
    Dosto è “cotanto” per la vulgata e, soprattutto, per me.
    L’Adolescente mi ha, diciamo, spiazzato. Mi mancava, ma a metà del tomazzo, (non per ripetermi: 554 pag a pt 7 e interlinea 0.5, che manco le note a piè pagina), m’ero pentita di non averlo lasciato sospeso tra gli “assolutamente da leggere”, cioè tra i sogni e le fantasticherie che non rischiano di perdere il loro fascino. Ma la terza e ultima parte (la confessione dell’adolescente Arkadij Dogorukij riguarda appena nove giorni della sua vita di ventenne, tre per ogni parte) l’ho letto perfino all’ impiedi, mentre attendevo ai miei doveri di cuoca (scarsetta, scarsetta).
    Il miracolo è la sua immensità: non si tira indietro davanti alle contraddizioni dell’uomo né si abbassa a manipolarle, come nel classico romanzo ottocentesco, rendendole un moto rettilineo uniforme, in cui l’azione precedente giustifica la successiva o viceversa. A svantaggio della forma e della comprensibilità. Ma non è uno scribacchino e lo sa.
    Certo, già con Rodion Raskol'nikov ci aveva rappresentato quest’ adolescente un po’ “fuori”, al di là del bene e del male, aspirante alla “grandezza napoleonica” per mezzo di un delitto gratuito.
    Qua però la vicenda sembra, sulle prime, esile esile; la vendetta del ragazzino sul nobile padre naturale e il suo mondo aristocratico, al compimento della quale avrebbe posto mano alla sua “idea grandiosa” di diventare un Rothschild dimostrando a tutti la sua forza, mica appassiona più di tanto. Ha tratti stucchevoli, a volte è noiosa e, in più, ingarbugliata per l’arrivo di comparse fuori contesto.
    Ma cos’è la vita se non un’interruzione continua per eventi marginali, apparentemente estranei, che rendono quasi impossibile trovarne il bandolo?
    Questo, ci rappresenta Fëdor: l’essere dentro l’esistenza.
    Il ragazzino si affanna a scrivere i fatti. Se lo ripete per tutta la confessione a posteriori, ma più ne racconta meno, lui e noi, capiamo chi sia in realtà, cosa voglia, chi ami.
    Essendo però un semplice adolescente (sembra che si debba a Dosto l’invenzione di questa fase della crescita) il suo ondivagare sta nelle cose.
    È nel quasi cinquantenne Versilov, il padre naturale, che si dispiega la terribile contraddittorietà umana quasi che ogni essere fosse costretto a vivere col suo “doppio”, senza pace e senza amore. Attenzione! Questo doppio non è de-realizzato (o lo è solo durante le febbri maniacali) ma è colui che manipola la realtà disfacendo la tela di buoni e sinceri propositi di cui è lastricata la nostra vita. Doppio che ha una sua potentissima volontà fino a renderci, noi coscienti, delle banderuole in suo potere, succubi delle sue sirene incantatrici che ci prefigurano un mondo dove saremo degli eroi.

    Ma cos’è l’eroe più grande se non riesce nell’impresa più difficile, quella di amare almeno una persona nella vita e renderla felice, fa dire Dostoevskij al suo alterego Versilov quando il suo doppio gli da tregua? Solo attraverso la sconfitta e la disperazione, dice Kierkegaard, si può risalire: dopo aver toccato il fondo.
    L’epilogo ,infatti, che sulle prime mi era sembrato un espediente letterario o un contentino all’editore, è l’unica soluzione al disastro di vivere, e non necessariamente “ soluzione cristiana”: il dare amore non è un messaggio prettamente rivolto ai credenti. Nemmeno l’ateo può sottrarsi a questa esigenza.
    Versilov non afferma mai di essere un credente granitico, accarezzando l'ateismo, allo stesso modo del suo antagonista, il buono e puro Makar Ivanovic, patrigno dell’adolescente, cristiano professante.
    E non mi è sembrato che Dosto sia il fanatico convertito che si dice, né l’oppositore di destra che ci hanno descritto. Destra o sinistra, concetti non ancora nati e men che meno morti, non sono nelle corde di cotanto autore. La nota distintiva del romanzo non mi sembra sia nemmeno l’attualità dei suoi discorsi sull’avidità di ricchezza. Ogni epoca ha i suoi modi di essere avidi e dopo centocinquanta anni Arkadij non può essere assimilato a un giocatore di wall-street, o al nostro consumatore compulsivo. Solo solo per l’eterogeneità dei suoi fini.
    Centocinquant’anni che, nella forma di questo romanzo, si vedono tutti ma che si dileguano procedendo la scalata quando ti si offre una veduta mozzafiato.
    Formalmente è una rappresentazione teatrale in tre atti, un precipitare verso l’irreparabile, proprio della tragedia, con colpi di scena al cardiopalma; una voce fuori campo, a sipario calato, ci informa sul destino dei personaggi distesi in mezzo al loro sangue sul palcoscenico.
    Ci sono la Sonia di turno, la donna angelo sotto le vesti di Sofija, la madre di Arkadij, serva e poi badante di Versilov; c' é Dunia, qua la sorella Liza, passionale e generosa. C’è pure la femme fatale suo malgrado, Katarina Nilolaevna e la protettrice burbera e benefica, Tatiana Pavlovna. Non manca l’Idiota, il padre adottivo nonché marito di Sofija, vagabondo e eremita.
    Dette così appaiono figurine ma Dosto li rende eterni: nessuno di loro è “unico” ma ciascuno convive con un suo doppio più o meno addomesticato.
    La Pietroburgo del 1870 non è sfondo né protagonista ma senza la quale, i personaggi non sarebbero quello che sono, né l’allegoria senza tempo che diventeranno.

    Leggerlo, non leggerlo: questo è il problema che ognuno affronterà con se stesso. Spero di aver fatto propendere per la prima possibilità, sospettando che a volte la peroratio (lunghissima!) sia controproducente.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro complicato, appesantito da una serie di confabulazioni che intralciano lo svolgersi degli immancabili intrighi, passioni e rivelazioni. Mancano personaggi memorabili. Richiede impegno, ma val ...continua

    Un libro complicato, appesantito da una serie di confabulazioni che intralciano lo svolgersi degli immancabili intrighi, passioni e rivelazioni. Mancano personaggi memorabili. Richiede impegno, ma vale comunque la pena leggerlo. Primo libro di Dostoevskij in cui trovo riferimenti ad altri scrittori (Dickens e Hugo).

    ha scritto il 

  • 4

    "L'adolescente" nel panno verde de "ll giocatore"

    No v'è nessuna difficoltà a trovare in Dostoevskij quel dualismo e quella divisione che da sempre caratterizzano le sue opere; da “Umiliati e offesi" però, sebbene ancora circondato da un'aureola roma ...continua

    No v'è nessuna difficoltà a trovare in Dostoevskij quel dualismo e quella divisione che da sempre caratterizzano le sue opere; da “Umiliati e offesi" però, sebbene ancora circondato da un'aureola romantica, comincerà quel progressivo cambiamento e presa di coscienza che caratterizzeranno il secondo periodo artistico dello scrittore. Troppo esteso però il suo precocissimo successo, per appropriarsi di temi e concetti tanto alti come la religione, l'etica o la morale. Lo scrittore russo dopo la fulminea gloria accetterà di buon grado di essere Dio, lontano dagli uomini e dalle loro briciole di società. Ma ancora un'altra trasformazione avverranno nelle memorie del sottosuolo e da qui in poi si formerà un groviglio di amore, passione, passione del gioco e quindi denaro, fortuna , disperazione... E' il denaro ad avere un ruolo importante nei personaggi di molti suoi romanzi...ricomparirà determinante al servizio di una volontà di potenza e affermazione ne “L'adolescente”, penultimo romanzo di Dostoevskij e tramite, sembrerebbe, per arrivare alla fine di quel viaggio dell'essere umano con i Karamazov. Non quindi opera transitoria ma chiave di volta per cercare unità e ragionamento sull'analisi umana dello scrittore russo; Il giovane Arkadij non attribuisce alcun valore in sé alla ricchezza ma la riconosce come mezzo per elevare al di sopra degli altri anche il più mediocre degli uomini (tema , neanche a dirlo tra i più attuali del mondo di oggi). Questo adolescente quindi, figlio illegittimo dell'aristocratico Versilov e di Sofja, contadina da lui sottomessa e sedotta, porta in sé il rancore dell'abbandono paterno e il desiderio di rivalsa senonaltro per placare e ricomporre un anima scissa alla disperata ricerca di un'identità...L'autore ci descrive quindi, magistralmente quel passaggio dell'età in cui lo spirito uscito dall'infanzia comincia a rodere il corpo combattendo senza apparente soluzioni i dolori e le contraddizioni del corpo e della mente: il bisogno è l'approdo ad una sponda e ancor di più di una mano che in questa base concreta lo faccia salire e riposare, sentire il terreno quindi e non più le correnti aeree dei dubbi e delle paure. Fin dall'infanzia la sofferenza di Arkadij consiste nel rettificare continuamente la propria origine: un gioco terribile per un bambino costretto sempre a negare chi è il padre e precisando l'appartenenza ad una classe inferiore...cresce così in lui la stessa esperienza provata da sempre; non essere riconosciuti ed amati da il via libera a non riconoscere e a non amare nessuno...è una sorta di lunga e inesaudita preghiera, che porta l'adolescente a vivere nell'età più importante dell'infanzia una completa ed assoluta negazione, un nobile principio assoluto negato e, di rimando, una devozione spezzata per sempre.A differenza di un altro personaggio, Sofja, la madre simbolo del saggio fatalismo russo,qualità profonda ma allo stesso tempo irraggiungibile nella quotidiana limpidezza dell'anima contadina Versilov non ha, agli occhi del giovane figlio, alcuna attenuante: sedotta Sonja, moglie del suo anziano servo, egli lo costringe poi a seguirlo nella regione per i servigi, lasciando il piccolo in una solitudine ancor più crudele, vittima della malizia senza pietà dei coetanei, disprezzato dai maestri ignoranti, tra tutti Touchard, altra magistrale creazione dello scrittore, che ne fa l'esempio dell'educatore come di un male assoluto di viltà, cattiveria e quasi incredibile contrasto; colui infatti che dovrebbe educare si serve del piccolo Arkadij come del suo servo personale, in un crescendo di rancori e angherie contrapposte tanto appena percettibili quanto ancor più reali. L'infanzia violata è uno dei grandi temi del romanzo realista ottocentesco, ma in Dostoevskij essa schiude un orizzonte tanto vasto da assumere valenze metafisiche o filosofiche intorno al problema del Male e della suo inspiegabile gratuito scegliere nello scontro-incontro di due essenze e simboli contrapposti: L'innocenza dei bimbi e “ quella cosa “ che nessuno risparmia, nemmeno le anime pure...In Dostoevskij quindi non esiste un parametro, una linea invalicabile, e tutta la sua opera è piena di creature malate, dai destini difficili in una povertà che già li colorano espressioni adulte nei loro piccoli visi...è un percorso che solo nell'ultimo lavoro “I fratelli Karamazov” prende una posizione personale faccia a faccia con l'ingiustizia del destino. Per quanto riguarda “L'adolescente” basterà leggere le parole di Arkadij alla madre, a Versilov e a Tatiana Pavlovna; veri fulcri del romanzo che sottolineano come tutta l'opera non sia che il ripetersi angoscioso di un sentimento conscio e inconscio e dall'ambivalente slancio ora gettato con rabbia al niente ora trattenuto in un”pensiero adolescente”. Arkadij nel crescere, porterà questo blocco interiore ormai indistruttibile, proveniente dall'incapace critica definitiva del padre, una zona indefinitan che non porterà mai ad una piena affermazione concreta dei sentimenti e di un amore per se stesso e per gli altri definitivamnete adulto. Sono pagine davvero appassionate quelle dei tormenti del giovane, dei dubbi tra condanna e giustificazione del genitore...forse l'ambigua figura di Versilov riprende nuovamente nel romanzo il tema del doppio dal punto di vista differente di un adolescente ferito il quale mai finirà di chiedersi della bontà o della cattiveria del padre, domande che andranno a plasmare altri sdoppiamenti e atteggiamenti fuggenti proprio in Arkadi che inconsciamente rileva l'atteggiamento adolescenziale del principe Versilov...a questa catastrofe dei sentimenti e dei rapporti familiari l'adolescente risponderà quindi con le bassezze del padre trasformate, per sopravvivere al dolore, in qualità: l'insicurezza e la solitudine saranno, come è oggi, rimpiazzate dall'immagine esteriore, dal successo, dai soldi, dall'ambizione quanto dall'arroganza. Un romanzo che più attuale è impossibile dire...come un matematico delle vicende psicologiche Dostoevskij scrive di fenomeni che sono quelli di oggi. Ne “l'adolescente” ci aggiunge l'avarizia e il cinismo ricercato, come ruolo di tendenza. Questa grande saga dell'unione senza riconciliazione, definisce la Russia e, a detta di Dostoevskij,l'uomo moderno in generale. Niente da eccepire anzi: in primo piano il gioco della roulette dove ad ogni puntata dominio, disgrazia, schiavitù, sorriso o suicidio si susseguono, a seconda di un numero e di un'altra ambivalenza: il rosso o il nero nell'aridità della vita trasformata in un gioco. Nemmeno bello. E qui, per finire, lo scrittore si specchia, rivede la sua vita indebitata e disperata, di giocatore incallito, vede, al di la di tutte le belle parole sull'immagine di Cristo, quanto l'immagine del male gli sia stata vicino, con le sembianze che lui meglio preferiva...le fisches e un panno verde, il rumore ipnotico di una pallina che scorre...perché il personaggio di Arkadij ancor meglio che nel" Giocatore" è uno degli elementi principali "dei sotterranei" dello stesso Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 4

    “ ...Alle tenebre delle basse verità preferisco l'inganno che mi innalza ? “

    La crescita e la maturazione del giovane Arkadij Dolgorukij , figlio illegittimo di un nobile e di una serva , che cerca di riscattare i suoi natali coltivando un' “idea” , fantastica quanto scarsamen ...continua

    La crescita e la maturazione del giovane Arkadij Dolgorukij , figlio illegittimo di un nobile e di una serva , che cerca di riscattare i suoi natali coltivando un' “idea” , fantastica quanto scarsamente realizzabile, prima di rendersi conto che l'obiettivo prefisso si può invece raggiungere più semplicemente vivendo la vita stessa , con tutte le sue avversità , le sue difficoltà , ma anche le le sue conquiste.
    Ogni tanto , specie dopo letture poco impegnative (anche se divertenti... ) , mi prende il desiderio di isolarmi , di rifugiarmi almeno per un po' in un mondo lontano e totalmente diverso dall'attuale , come quello che si può ritrovare nella grande letteratura russa , per riassaporare il piacere intimo di un certo tipo di scrittura.
    E sebbene la struttura di questo romanzo non sia delle più semplici sia per il numero dei personaggi , ovviamente citati con nome e patronimico , che per lo sviluppo non sempre lineare della trama, basterebbe tuttavia la potente e splendida parte finale , nella quale alle parole di Nikolàj Semenovié , ex precettore di Arkadij ossia del narratore e protagonista principale , viene affidato un commento relativo alle “Memorie” che costituiscono appunto l'intero corpo dell'opera , per trovarvi motivo sufficiente per affrontare un testo che , pur nella sua complessità, vale comunque la pena di leggere .

    ha scritto il 

  • 4

    Letto da: Peppe.

    Un'anima in formazione si affaccia all'uscio della società. Un adolescente è l'idea stessa dello sperimentare. Dostoevskij utilizza l'ennesimo strumento per scavare la recondita psico ...continua

    Letto da: Peppe.

    Un'anima in formazione si affaccia all'uscio della società. Un adolescente è l'idea stessa dello sperimentare. Dostoevskij utilizza l'ennesimo strumento per scavare la recondita psicologia umana e per suggerire vie salvifiche per l'umanita', suggerendo un messaggio che sia universale. Si rintracciano nel romanzo molte idee poi sviluppate in altre opere dostoevskijane.

    ha scritto il 

  • 3

    Quasi come Dumas

    Uno legge Dostoevskij: Delitto e castigo, capolavoro (ah, Raskolnikov!); L'idiota, capolavoro (ah, Myshkin!); I demoni, capolavoro (ah, Stavrogin!); L'adolescente, capol... ah, no.

    È uno strano roman ...continua

    Uno legge Dostoevskij: Delitto e castigo, capolavoro (ah, Raskolnikov!); L'idiota, capolavoro (ah, Myshkin!); I demoni, capolavoro (ah, Stavrogin!); L'adolescente, capol... ah, no.

    È uno strano romanzo. Si direbbe quasi che D si sia sfidato a far entrare i suoi personaggi (qui, più esagitati che tormentati, diventano quasi delle formule) in un intrigo alla Dumas. C'è troppo di tutto: troppe lettere, troppi impazzimenti, troppi suicidi, troppi innamoramenti repentini... per non farsi mancar nulla, persino una banda di ricattatori (uno dei quali si suicida: ricattatore sì, ma russo).

    Troppe cose: al punto che alcune (la passione del padre e del figlio per la stessa donna, il figlio illegittimo, l'uomo di Dio) saranno ricombinate e riutilizzate, con altra arte, nei Fratelli Karamazov. Che è il libro immenso che sappiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ah, Fëdor, Fëdor, giungerà mai il momento in cui terrò fra le mani una tua opera che non abbia amato sino alla follia?

    Che dire? Che le aspettative sono state soddisfatte, se non addirittura superate. ...continua

    Ah, Fëdor, Fëdor, giungerà mai il momento in cui terrò fra le mani una tua opera che non abbia amato sino alla follia?

    Che dire? Che le aspettative sono state soddisfatte, se non addirittura superate. L'adolescente è la storia, assolutamente non lineare, di Arkadij Makàrovič, giovane ragazzo figlio illegittimo del ricco Versilov, padre adorato e disprezzato, figura emblematica e instabile, verso cui il protagonista riversa un amore misto a rabbia, nonché un'adulazione eretta su un terreno fatto di dubbi. La storia si dipana ribollente di sentimenti e ansietà, sprezzante e mai piatta, come una piccola barca in una tempesta di pioggia e vento, in cui pochi sono gli appigli e gli scogli sicuri: uno di questi è il personaggio, indimenticabile, di Sof'ja Andrèevna, madre di Arkadij, simbolo di amore, umiltà, devozione. E aggiungerei, seppur sia un carattere minore, il personaggio di Makàr Ivanovič, originario marito di Sof'ja, rappresentante di una vita semplice e forse incosciente, intrisa di una bellezza che non fa uso delle parole. E attraverso questi personaggi lo svolgersi delle vicissitudini che li investono, in un crescendo di emozioni e avvenimenti, sino al finale esplosivo ma riflessivo, perfettamente e splendidamente "dostoevskijano".

    «Addio, Kraft! A che pro cacciarsi fra la gente che non vi vuole? Non vale meglio forse mandar tutto all’aria, e farla finita?»
    «E poi? Dove andare?», domandò egli accigliato guardando in terra.
    «A casa, a casa! Spezzare tutti i vincoli e ritirarsi nel proprio guscio.»
    «In America?»
    «In America! A casa, sì… Ecco tutta quanta la mia idea, Kraft.»
    Egli mi fissò curioso.
    «E l’avete voi questo posto che chiamate a casa?»
    «L’ho. Arrivederci, Kraft. Vi ringrazio, dolente di avervi disturbato. Nei vostri panni, per poco che mi figurassi una Russia come voi la vedete, manderei tutti al diavolo: via di qua, intrigate, rodetevi… A me di voi non importa niente.»

    ha scritto il 

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