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L'agente segreto

Di

Editore: Sansoni

3.7
(513)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 301 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000037854 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Lela Jahn

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
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  • 0

    Sono davvero così

    No sono peggio. Le nostre BR stavano molti gradini sotto. I fasci peggio. Alcuni personaggi del romanzo hanno almeno una certa dignità, lavorano. E c'è ancora gente che ci marcia. Peggio delle emorroidi. Ma per fortuna abbiamo allargato il mercato alle culture altre, l'islamismo non mancherà di f ...continua

    No sono peggio. Le nostre BR stavano molti gradini sotto. I fasci peggio. Alcuni personaggi del romanzo hanno almeno una certa dignità, lavorano. E c'è ancora gente che ci marcia. Peggio delle emorroidi. Ma per fortuna abbiamo allargato il mercato alle culture altre, l'islamismo non mancherà di fornirci esemplari ancora più pittoreschi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Conrad leggermente diverso dalla sua classica immagine. Un ritratto oscuro, tragico e nel suo modo ironicamente grottesco di un gruppo di anarchici terroristi inglesi.
    Verloc, l'agente segreto, un pò goffo nell'agire combina un drammatico errore, immischiando nei suoi affari il cognato, un po ...continua

    Un Conrad leggermente diverso dalla sua classica immagine. Un ritratto oscuro, tragico e nel suo modo ironicamente grottesco di un gruppo di anarchici terroristi inglesi. Verloc, l'agente segreto, un pò goffo nell'agire combina un drammatico errore, immischiando nei suoi affari il cognato, un povero ragazzo minorato.

    ha scritto il 

  • 4

    A quanto pare uno dei primi esempi di "spy-story" nel romanzo occidentale.
    Lento e misterioso, di forte impianto teatrale, risente della buia ambientazione londinese: caratteri ben disegnati, tensione ben dosata.
    In realtà, fin dalle prime pagine ho cominciato a chiedermi se l'avevo già letto e d ...continua

    A quanto pare uno dei primi esempi di "spy-story" nel romanzo occidentale. Lento e misterioso, di forte impianto teatrale, risente della buia ambientazione londinese: caratteri ben disegnati, tensione ben dosata. In realtà, fin dalle prime pagine ho cominciato a chiedermi se l'avevo già letto e dimenticato (succede), oppure se avevo visto un film tratto dal libro. A lettura ultimata, e dopo qualche ricerca, propendo per la seconda ipotesi: mi riferisco al film omonimo del 1996 di Christopher Hampton, con Bob Hoskins, Gerard Depardieu e Patricia Arquette. Però ce n'è anche uno precedente di Hitchcock (1936).

    ha scritto il 

  • 4

    Un Conrad cupissimo e per certi versi espressionista.
    I caratteri sono fissati nei corpi e nei volti dei personaggi che sfilano nel teatro-sfondo degli eventi politici di fine '800 e in realtà sono maschere, cioè contengono un significato simbolico che ne trascende i ruoli e le vicissitudini. ...continua

    Un Conrad cupissimo e per certi versi espressionista. I caratteri sono fissati nei corpi e nei volti dei personaggi che sfilano nel teatro-sfondo degli eventi politici di fine '800 e in realtà sono maschere, cioè contengono un significato simbolico che ne trascende i ruoli e le vicissitudini. Un affresco statico che descrive magistralmente, come Conrad sa fare, una società umana senza salvezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro prende spunto da un fatto realmente accaduto nel 1894, il fallito attentato all'osservatorio di Greenwich nel quale perse la vita l'anarchico francese Martial Bourdin: la bomba esplose, probabilmente per un caso, prima che l'uomo potesse raggiungere il suo obiettivo. Ed è questo, il ...continua

    Questo libro prende spunto da un fatto realmente accaduto nel 1894, il fallito attentato all'osservatorio di Greenwich nel quale perse la vita l'anarchico francese Martial Bourdin: la bomba esplose, probabilmente per un caso, prima che l'uomo potesse raggiungere il suo obiettivo. Ed è questo, il sempre amato caso, il destino legato ad un fatto tragico, ad aver solleticato la fantasia di Conrad, spingendolo a scrivere nel 1896 una versione romanzata del medesimo fatto, basata però interamente su personaggi fittizi. Nell'occhio acuto di Conrad ci sono il potere e la sua manipolazione dei mezzi d'informazione, tema modernissimo, e il destino di un uomo, l'agente delta Mr. Verloc, che vive al confine fra i vari mondi: agent provocateur al soldo delle ambasciate straniere, ma anche occasionalmente della polizia britannica, nonché infiltrato nel movimenti anarchici. L'intrigo politico e spionistico sono il manifestarsi in grande di una doppiezza che come un'ombra si allunga su ogni rapporto umano: in questa storia, a parte un ragazzo con problemi mentali, tutti mentono, giocano una partita doppia di identità e personalità, mentre falsità e menzogna si estendono dal privato ambito famigliare fino ai vertici del potere. Come al solito Conrad ci riserva una molteplicità di punti di vista, facendoci vivere gli stessi eventi dalla prospettiva di vari personaggi, e in maniera originale gioca con il tempo facendoci sapere in contemporanea cosa è accaduto, ma spiegandoci solo in un secondo tempo il “come”. Un intreccio forse un po' statico, in cui ci sono troppi personaggi che muoiono dalla voglia di pontificare sulla società e sui propri obiettivi, cosa che fiacca il romanzo che, per quanto eccezionalmente moderno, non è tra i miei preferiti dell'autore. Una recensione più estesa sul mio blog: http://gold.libero.it/angolodijane/12246708.html

    ha scritto il 

  • 2

    Conrad normalmente mi piace e trovavo interessante che, finalmente, si cimentasse in un romanzo ambientato sulla terraferma. Personalmente però l'ho trovato deludente, avvinghiato a se stesso con elucubrazioni psicologiche eccessive e pedanti, con un ritmo inutilmente lento e, in ultimo, con ben ...continua

    Conrad normalmente mi piace e trovavo interessante che, finalmente, si cimentasse in un romanzo ambientato sulla terraferma. Personalmente però l'ho trovato deludente, avvinghiato a se stesso con elucubrazioni psicologiche eccessive e pedanti, con un ritmo inutilmente lento e, in ultimo, con ben poco da dire.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando la quarta di copertina ti inganna...

    Presentato come un thriller avvincente è completamente privo di azione, avventura, suspense. Insopportabilmente lento e forse troppo ambizioso, si salva parzialmente per la caratterizzazione di alcuni personaggi, ma questo non basta per non considerarlo una grande delusione. Sarebbe stato meglio ...continua

    Presentato come un thriller avvincente è completamente privo di azione, avventura, suspense. Insopportabilmente lento e forse troppo ambizioso, si salva parzialmente per la caratterizzazione di alcuni personaggi, ma questo non basta per non considerarlo una grande delusione. Sarebbe stato meglio rieditarlo come saggio.

    ha scritto il 

  • 2

    La nebbia

    Capita che guardi lo scaffale, capita che ti cade l’occhio su un nome :”Conrad”; e subito ti vengono alla mente oceani, avventura, scenari esotici, intrigante! Il titolo:“l’agente segreto”; bene l’idea si fa misteriosa, ok proviamo! Insomma è Conrad! Così faccio di solito, non si può programmare ...continua

    Capita che guardi lo scaffale, capita che ti cade l’occhio su un nome :”Conrad”; e subito ti vengono alla mente oceani, avventura, scenari esotici, intrigante! Il titolo:“l’agente segreto”; bene l’idea si fa misteriosa, ok proviamo! Insomma è Conrad! Così faccio di solito, non si può programmare di trovare l’amore, di solito è lui che trova te. Il sospetto che si trattasse di un romanzo di spionaggio era legittimo, ma non è proprio così, o meglio lo è in parte, sicuramente è noir che più noir non si può, muffa, sporcizia, nebbia persistente, clima perennemente uggioso, è un romanzo politico, dove il buon Joseph espone in maniera non troppo celata le sue convinzioni in materia, è un romanzo psicologico, dove i comportamenti e le emozioni dei protagonisti vengono vivisezionati minuziosamente per ponderarne le azioni, è nichilista sicuramente, dove non ne viene fuori una bella immagine dell’uomo, questo romanzo è tutto ed è niente. Ricorda tanto “Delitto & Castigo”,ma più leggero tanto che se non lo leghi vola via e non ti lascia niente, ma sta’ al libro di Fedor come una collinetta all’Everest, ma si lascia leggere molto bene. Ho avuto la sensazione che Conrad scrivendo questo romanzo fosse uno scultore alle prese con una tela, e l’esito l’ho trovato mediocre, finito di leggere mi è restata addosso la nebbia di Londra, e basta. Una cosa sola poteva mantenere un po’ di tensione durante la lettura, ma viene svelata nella terza di copertina!!! Quindi un consiglio, se proprio volete affrontarlo, evitate di leggerla e non leggete neppure la prefazione!

    ha scritto il 

  • 5

    Non c'è salvezza nel grande gioco del potere

    Indubbiamente Conrad è un grandissimo narratore, probabilmente uno dei più grandi. E' incredibile pensare che l'inglese fosse per lui una lingua appresa, addirittura la terza dopo polacco e francese. Forse proprio lo sforzo che presumibilmente doveva fare per rendere in inglese le sue sensazioni ...continua

    Indubbiamente Conrad è un grandissimo narratore, probabilmente uno dei più grandi. E' incredibile pensare che l'inglese fosse per lui una lingua appresa, addirittura la terza dopo polacco e francese. Forse proprio lo sforzo che presumibilmente doveva fare per rendere in inglese le sue sensazioni fa sì che il suo linguaggio sia così ricco e suggestivo. Ne L'agente segreto si rivela anche un maestro della suspance: sa creare tensione ed attesa, sa rallentare in modo sublime le azioni che si svolgono nelle scene centrali del romanzo, tanto da rendere quasi insopportabile la lettura, tanta è l'ansia che si crea intorno a quello che sta accadendo; usa una tecnica narrativa che non segue esattamente lo svolgersi temporale degli avvenimenti per permetterci di scoprirli a tempo debito. Non intendo entrare in particolari raccontando pezzi della storia, che va innanzitutto gustata per quello che è -un bellissimo thriller- ma posso assicurare che alcuni capitoli sono davvero memorabili, per l'avanzare lento dell'azione, sempre accompagnato dall'introiezione nella psicologia dei personaggi in essa coinvolti; su tutti, il capitolo XI, che da solo merita la lettura del libro. Non stupisce che Alfred Hitchcock abbia tratto dal libro il film Sabotaggio (Sabotage o The Woman alone, 1936) anche se non si tratta di uno dei suoi capolavori e “tradisce” il romanzo. Il fascino maggiore del libro deriva comunque, come spesso capita negli autori più grandi, dalla stratificazione dei livelli che lo compongono. Quello della storia in sé è naturalmente il più immediato da percepire, ma a questo si accompagna subito quello dell'atmosfera generale del libro, che è cupa e torbida come la storia. Tutti i personaggi che si affacciano nella storia sono brutti, grotteschi, a volte deformi, inadeguati rispetto al ruolo che intendono assumere, quando non decisamente malvagi. Tutti sembrano essere semplici pedine di un gioco molto più grande di loro, di cui è impossibile capire le regole, chi le ha stabilite, ma anche ribellarsi ad esse. In questo senso Mr Verloc, il protagonista, è esemplare: pur essendo un personaggio decisamente negativo, responsabile di nefandezze e codardia, pure fa quasi pena, e Conrad si premura di descrivercelo nella sua intimità familiare come un marito premuroso. Abbastanza paradossalmente rispetto all'andamento della storia quasi ci si affeziona a questo pasticcione, vittima predestinata dell'azzardo con cui conduce l'esistenza. Quasi caricaturali, poi, sono i tratti del gruppo di anarchici frequentato da Verloc, ciascuno fortemente tipizzato ma tutti caratterizzati da una infinita distanza tra ideali sbandierati e comportamenti concreti. Infine, una menzione particolare merita Mrs. Verloc, che da figura apparentemente sbiadita e secondaria si trasforma, all'acme del romanzo, nel vero deus ex machina. Anche la città in cui si muovono questi personaggi, Londra, è sempre umida e nebbiosa, sporca, fatta di vicoli solitari e bui oppure brulicante di gente ignara ed indifferente ai drammi che si stanno consumando. Se questi sono i punti di forza del libro, non è possibile tacere anche quelli che secondo me ne sono i difetti. Dal punto di vista della storia credo che Conrad avrebbe potuto finire prima: gli ultimi due capitoli sembrano posticci, e corrono il rischio di trasformare una storia perfetta in un melodramma. Mi piacerebbe chiedere all'autore cosa lo ha spinto a scriverli: forse il bisogno di portare sino alle estreme conseguenze il senso di mancanza di qualsiasi possibilità di riscatto che il libro trasmette. Secondo me ha ecceduto (ma chi sono io per affermare ciò?) C'è poi la valutazione “politica” del libro, che indubbiamente ha il grandissimo pregio di denunciare il cinismo e l'amoralità del potere, ma che, come detto, riduce chi a questo potere si oppose, in quell'epoca storica, a poco più che macchiette o a soggetti dotati dello stesso cinismo ed amoralità (è il caso del professore, personaggio che non a caso chiude il libro). Ritengo che la storia del pensiero rivoluzionario a cavallo tra '800 e '900 non possa essere ridotta alla caricatura che ne fa Conrad, anche se questa è ovviamente perfettamente funzionale al messaggio disperante che il libro ci vuole trasmettere.

    ha scritto il 

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