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L'airone

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.6
(189)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000179546 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/10/24/lairone-giorgio-bassani/


    “Lo guardava pieno di ansia, immedesimandosi totalmente. Per quale motivo Gavino aveva sparato? E perché non si alzava in piedi adesso, e non tirava un altro colpo, quello di grazia? Non era questa la regola? E la cagna ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/10/24/lairone-giorgio-bassani/

    “Lo guardava pieno di ansia, immedesimandosi totalmente. Per quale motivo Gavino aveva sparato? E perché non si alzava in piedi adesso, e non tirava un altro colpo, quello di grazia? Non era questa la regola? E la cagna? Che cosa temeva, Gavino: che l’airone, non ancora dissanguato a sufficienza, potesse servirsi del becco per difendersi? E l’airone? Che cosa avrebbe fatto? Aspettare, va bene. Ma che cosa, e fino a quando? Si sentiva la testa confusa, sbalordita, affollata di domande che non ricevevano risposta. Passarono così tanti minuti. Finché, improvvisamente, si rese conto che l’airone si era mosso”.
    (Giorgio Bassani, “L’airone”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

    Su queste pagine Giorgio Bassani non è molto presente, anzi direi che è quasi assente, perché lessi le sue opere molti anni fa, apprezzandole. Tra i titoli, segnalo il “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Gli occhiali d’oro” e le “Storie ferraresi”. “L’airone” è un romanzo breve che non conoscevo e che ho trovato in libreria. La storia è ambientata sempre nella provincia di Ferrara, nell’immediato secondo dopoguerra, e il protagonista è l’avvocato Edgardo Limentani, del quale è narrata una giornata della sua esistenza, più nello specifico la sua ultima giornata.
    L’avvocato Limentani, quarantacinquenne, sposato con la “cattolica-ariana” Nives, che lo ha, di fatto, spodestato dalle sue proprietà terriere, decide di concedersi una domenica diversa, tornando a praticare la caccia, come tanti anni prima. Bassani ci mostra il crescendo del disgusto che Edgardo prova per ciò che lo circonda, il progressivo distacco dagli eventi, dagli oggetti che gli paiono assurdi, dalle dinamiche sociali ipocrite, insomma da tutto ciò che lo ha portato a sentirsi immerso in una “cupa pozza di tristezza accidiosa”. La giornata a caccia diventa così un pretesto narrativo che ci consente di vedere Edgardo alle prese con la propria solitudine, che però non è così totale come forse auspicherebbe, perché, nel corso del tragitto per giungere nei boschi, egli incontra diversi personaggi: il fedele portinaio Romeo, che da trent’anni serve la sua famiglia, Bellagamba l’ex fascista adesso riciclatosi come albergatore, Ulderico il cugino che non vede da decenni, e soprattutto Gavino, che dovrebbe solo accompagnarlo nel terreno di caccia e che invece diventa il vero cacciatore. Edgardo, infatti, non riesce a sparare neanche un colpo, disgustato com’è da quell’attività che pure aveva praticato in passato, e la vista di un airone ferito, e poi morto, assurge non solo e non tanto a simbolo della vacuità dell’esistenza, quanto a meta che egli si prefigge di raggiungere. L’airone, infatti, è destinato a essere imbalsamato, ed Edgardo scorge proprio in quel destino, cioè nella sua stessa morte, l’unica possibile fonte di felicità.
    Quanto scritto, potrebbe far pensare a un romanzo tragico, annichilente, a una lettura indigesta, e invece non è così, perché la morte, che pure permea l’intero romanzo, lo fa dall’esterno, e gli eventi che caratterizzano la giornata di Edgardo sono a tratti anche divertenti, per esempio quando perde del tempo perché non riesce a trovare un bagno. Non c’è dubbio, però, che “L’airone” sia soprattutto un romanzo sul dolore che pervade l’esistenza dell’uomo e la natura più in generale.

    “Rideva, strizzando le palpebre. E lui, dal fondo del letto, mentre osservava incuriosito la loro forma e ogni altro particolare di quel viso, sentiva crescere dentro sé stesso lo stupore. Si rendeva benissimo conto come era potuto succedere che quel donnino di paese tra i trenta e i quaranta, con gli occhietti grigi e inespressivi, col naso corto e adunco come il becco d’un rapace, e con la piccola bocca, sotto, dal labbro superiore sottile, pressoché invisibile, e quello inferiore grosso e prominente, fosse diventata sua moglie. Oh, se ne rendeva conto! Ma al tempo stesso, guardandola recitare con compunzione la sua parte di dama della più eletta società cittadina, che in campagna, lei, e in particolare nella Bassa, mai aveva messo piede, non riusciva a capacitarsi che fosse vero. Nives. La Nives. Come si chiamava di suo, insomma di cognome? Ah, già. Pimpinati. Pimpinati Nives”.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultimo volo

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. Una scrittura magistrale in cui il dettaglio prevale nel raccontare l’introspezione umana, il f ...continua

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. Una scrittura magistrale in cui il dettaglio prevale nel raccontare l’introspezione umana, il fascino dei luoghi, il colore e la forma delle cose. Uno stile capace di attenuare la descrizione amara di una vita volta al tedio come quella vissuta dal protagonista di questo breve e intenso romanzo.

    L’Airone” racconta l'ultima giornata di Edgardo Limentani. Un ebreo quarantenne che svegliatosi all’alba in una gelida domenica d’inverno, si avvia tra le paludi nebbiose del Po di Volano per la solita battuta di caccia. Eppure, già riflettendo la propria immagine allo specchio, quella mattina Edgardo avverte i sintomi di un peso che gli comprime l'anima. È infastidito dalla percezione che ha di sé, dalla mimica delle sue espressioni, dalle proprie movenze, dai piccoli gesti che scandiscono l’abitudine quotidiana. Poi il contatto con la natura, l’incontro con le folaghe e l’airone. Un bellissimo volatile dal collo ad esse e le vaste ali, che dopo essere stato ferito a morte dallo sparo di una browning, incrocia lo sguardo di Edgardo, il suo carnefice. Un uomo che s’identifica nella preda immaginandone i pensieri e senza smettere di seguirne gli spostamenti. Uno scambio di sguardi, tra i due, che acquista il significato di una proiezione della coscienza, di un malessere del vivere e del dolore, la metafora di un'angoscia esistenziale che si dissolve attraverso un nefasto epilogo.

    È un romanzo grigio, “L’Airone”. Grigio quanto le atmosfere invernali che ammantano il Po, ma dal respiro ampio e suggestivo proprio come l’apertura di due grandi ali che sbattono per tirarsi, dietro, il maggior volume di aria possibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indifferente, un po' in balia degli eventi, lento e indeciso, appartenente a un mondo in via d'estinzione. ...continua

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indifferente, un po' in balia degli eventi, lento e indeciso, appartenente a un mondo in via d'estinzione. Indifferente a tutto, solo alla fine, quando verrà folgorato dalla più dolorosa delle idee, riuscirà a sentirsi felice. Lento e - per forza di cose - deprimente.

    ha scritto il 

  • 4

    Son quasi 25 anni che abito a Ferrara, e ancora non ho letto nulla di Bassani, escluso il "giardino" letto ben più di 30 anni fa.
    Così questa lettura, con luoghi ben descritti a me conosciuti, m'è suonata strana, a me abituato ad immaginare luoghi e personaggi legandoli alle mie impressioni ...continua

    Son quasi 25 anni che abito a Ferrara, e ancora non ho letto nulla di Bassani, escluso il "giardino" letto ben più di 30 anni fa.
    Così questa lettura, con luoghi ben descritti a me conosciuti, m'è suonata strana, a me abituato ad immaginare luoghi e personaggi legandoli alle mie impressioni di lettura, "vedendo" il protagonista come fossi in un cinema a 3D.
    Quanto al romanzo è proprio il protagonista che vede scorrere la vita intorno, tutta quanta, come fosse al cinema: alcune cose gli sembrano grottesche e le deride, altre son talmente immobili che l'unica azione che pare possibile è osservarle come parti distaccate da sé. Ed è quello che il Liverani (il protagonista) fa restandone schiacciato tanto da evocare la morte come evento dinamico.
    Lettura interessante, penso proseguirò con altre opere dello stesso autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Un’esistenza segnata dal tedium vitae e dal vuoto emotivo è quella di Edgardo Limentani, un proprietario terriero ebreo che è uscito dalla seconda guerra mondiale senza più radici né certezze, da solo in una vita consistente ormai esclusivamente in un “monotono su e giù di mangiare e defecare, d ...continua

    Un’esistenza segnata dal tedium vitae e dal vuoto emotivo è quella di Edgardo Limentani, un proprietario terriero ebreo che è uscito dalla seconda guerra mondiale senza più radici né certezze, da solo in una vita consistente ormai esclusivamente in un “monotono su e giù di mangiare e defecare, di bere e orinare, di dormire e vegliare, di andare in giro e stare”. La profonda crisi esistenziale in cui versa si incarna in un airone ferito che Edgardo vede da vicino in una mattinata di caccia, senza il coraggio di ucciderlo, perché con uno sguardo uomo e uccello si riconoscono, si identificano e condividono il comune destino, che si presenta per Edgardo come la scelta estrema ma obbligata per uscire dall'abisso di dolore: passare dall’altra parte del vetro da cui guarda la realtà, passare da una vita illusoria a quella vera, l’unica che conta veramente.
    Un romanzo doloroso, opprimente, che trasmette disagio fin dalle prime righe; un romanzo in cui la sofferenza individuale si allaccia con la difficoltà sociale di sopravvivere di una classe, quella dei proprietari terrieri alle prese con le prime rivendicazioni contadine, destinata a scomparire, e soprattutto con lo sradicamento dal passato e l’incertezza del futuro che un ebreo sopravvissuto alla guerra vive sulla sua pelle.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questo ulteriore capitolo del ROMANZO DI FERRARA, chiedendo un prestito ad Eugene O'Neill, si potrebbe intitolare “il lungo viaggio verso la notte" di Edgardo Limentani.
    Quest'ultimo, il protagonista, avvocato e proprietario terriero trasferitosi in città, dopo tanto tempo, decide per una b ...continua

    Questo ulteriore capitolo del ROMANZO DI FERRARA, chiedendo un prestito ad Eugene O'Neill, si potrebbe intitolare “il lungo viaggio verso la notte" di Edgardo Limentani.
    Quest'ultimo, il protagonista, avvocato e proprietario terriero trasferitosi in città, dopo tanto tempo, decide per una battuta di “caccia in botte” nelle valli di Comacchio, nel tentativo di attenuare il tormento dell'estraneità che avverte rispetto alla vita.
    Ma, purtroppo, l'intera giornata di Edgardo si dipanerà all'insegna del ritardo inconsciamente cercato, della distaccata osservazione – come attraverso un vetro - di luoghi e di persone, del ricordo della sua impotenza fisica e sociale. Edgardo non sparerà nemmeno un colpo, lasciando alla sua guida il compito di abbattere la selvaggina.
    Il senso di inutilità del quale Edgardo si sente prigioniero, si dissolverà con la serena e virile accettazione del suicidio.
    Ma se ne GLI OCCHIALI D'ORO il professor Fatigati si uccideva per sottrarsi all'ostracismo della comunità di appartenenza, l'avvocato Limentani giunge al gesto estremo perché consapevole di essere solo ed ormai incapace di contribuire in alcunché all'esistenza propria ed altrui.
    La prosa è quella bassaniana: evocativa, rarefatta, sommessa, inimitabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma cosa ci fa Yehoshua a Ferrara?

    Leggevo questo libro e più andavo avanti più mi sembrava che qualcosa mi fosse particolarmente familiare. Ad un tratto ho avuto l'illuminazione e ho capito che se non fosse stato per l'ambientazione ferrarese, questo romanzo avrebbe potuto essere scritto da Yehoshua. Ho ritrovato qui alcune carat ...continua

    Leggevo questo libro e più andavo avanti più mi sembrava che qualcosa mi fosse particolarmente familiare. Ad un tratto ho avuto l'illuminazione e ho capito che se non fosse stato per l'ambientazione ferrarese, questo romanzo avrebbe potuto essere scritto da Yehoshua. Ho ritrovato qui alcune caratteristiche che spesso riscontro nei personaggi dell'israeliano; il protagonista pur essendo un uomo di una certa cultura ed estrazione sociale si muove nella vita quasi con timore; è goffo, insicuro, a disagio nelle sue stesse scarpe, prima di compiere qualsiasi azione ci pensa e ripensa senza comunque riuscire ad essere soddisfatto delle proprie scelte; è ateo ma si porta dentro tutti i retaggi dell'essere ebreo. E Bassani, come Yehoshua, o sarebbe più corretto dire Yehoshua come Bassani, fa spesso riferimento al sesso senza mai essere esplicito o volgare.
    Sì, ne sono quasi certo, a Gerusalemme alcuni decenni fa deve essere arrivata una copia dell'Airone ed essere finita in mano ad un ragazzotto israeliano di nome Abraham che a quei tempi già si dilettava scrivendo i suoi primi racconti.

    ha scritto il