L'airone

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.6
(216)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000179546 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Autore:ebreo italiano (1916-2000). Ferrarese. Romanzo.

    Edgardo Limentani è un uomo fuori.

    Fuori dalla sua azienda agricola, ceduta alla moglie ariana, fuori da un matrimonio mai veramente accettato, f ...continua

    Autore:ebreo italiano (1916-2000). Ferrarese. Romanzo.

    Edgardo Limentani è un uomo fuori.

    Fuori dalla sua azienda agricola, ceduta alla moglie ariana, fuori da un matrimonio mai veramente accettato, fuori dalla casa dove è soggetto a rituali quotidiani che sente falsi, fuori dal rapporto con i propri contadini (siamo nel 1947 e molte erano le rivendicazioni), fuori anche dalla vita visto che dentro di sé sta maturando un qualche male.

    Nel periodo natalizio decide di andare a caccia.
    Una strana giornata che affronta con particolare sensibilità: il tempo, il paesaggio, le persone, la fame presto saziata e la caccia.
    Non spara un colpo lui. Tutto sé stesso è nel guardare. Soprattutto l’agonia di un airone, non di quelli bianchi belli da impagliare. Un uccello che non si mangia.

    Nel girovagare per il paese, verso sera, prima di tornare in quella casa, in lui matura una scelta. La sola sensata, la sola che gli dà senso e pace, finalmente.
    Come dice Daniele Dominici “”la prima notte di quiete è la morte, perché finalmente si dorme senza sogni.””
    Bellissimo ritratto di un uomo visto dall’interno.

    1969 - 21.07.2016

    ha scritto il 

  • 5

    "Se gli era bastato immaginarsi morto per sentirsi travolgere da un'onda improvvisa di felicità

    - ragionava fra sé e sé, sorridendo -, allora perché non uccidersi?"
    Mentre leggevo la prima parte, e cercavo di orientarmi nel racconto, ho dato un occhiata alle recensioni, e ho scoperto come andava ...continua

    - ragionava fra sé e sé, sorridendo -, allora perché non uccidersi?"
    Mentre leggevo la prima parte, e cercavo di orientarmi nel racconto, ho dato un occhiata alle recensioni, e ho scoperto come andava a finire. Di solito non mi importa di conoscere prima la trama o l'esito di una storia, ma qui il fatto è che, seppure si tratta di un finale possibile, non riuscivo a immaginare come un tale evento avrebbe bussato alla porta del lettore. Comunque, tornando indietro, di questo romanzo di aggettivi la prima cosa che ho pensato è stata: è sempre in un tempo sbagliato, il protagonista, non lo tiene sotto controllo, lui, il tempo. Il tempo lo sopraffà, sia quando scorre con un battito diverso dal suo, sia quando altri lo intralciano e lo dilatano o lo restringono lasciando Edgardo sempre un passo indietro, sempre nel momento sbagliato. E non che Edgardo non provi ad amicarselo, il tempo; ogni tanto immagina l'immediato futuro come un tempospazio accogliente, nel quale trovare il ristoro che mai lo accompagna; ma non appena quel futuro arriva, gli si mostra in tutta la sua banalità di presente, tradisce puntualmente le sue aspettative. E lui si trova ancora, tranne in rari attimi, nel vuoto di senso che non lo molla mai. Così gli accade il pensiero della morte, e gli accade pieno di speranza. Interverrà, la morte, a interrompere la catena dell'insensatezza dei piccoli eventi, dei sentimenti quotidiani; e l'interruzione restituisce senso a quelli stessi eventi, che persa la loro ripetitività, vissuti per l'ultima volta, diventano fonte di felicità. Bassani inventa un suicidio lieto fine. E nelle ultime pagine del racconto ci spalanca le porte di un mondo solido, del quale l'avvocato riconosce le coordinate.

    quanto agli aggettivi: "Imbarcazioni schierate in quel modo ne aveva viste infinite volte, soprattutto da ragazzo, nei porti-canale di Cesenatico, di Cervia, di porto Corsini: all'epoca delle beate, interminabili villeggiature che usavano allora, prima dell'altra guerra e subito dopo. Tuttavia da queste - basse, larghe, e sormontate, invece che da vaste, allegre vele dai colori sgargianti, da grame alberature scheletriche fra cui indugiavano, lievi e trasparenti come garze, pigri brandelli di nebbia -, da queste non c'era da ricavare nessun senso di gioia, di vita, di libertà."

    ha scritto il 

  • 4

    Sono molto confusa circa questo libro. Mi ha colpito sia in positivo che in negativo, ma forse la sorpresa di vedermi davanti un autore così moderno e disinibito prevale sul resto.. Anche perché la sc ...continua

    Sono molto confusa circa questo libro. Mi ha colpito sia in positivo che in negativo, ma forse la sorpresa di vedermi davanti un autore così moderno e disinibito prevale sul resto.. Anche perché la scena dell'airone morente, dell'immedesimazione del protagonista con questo animale e la sua triste fine è qualcosa di davvero incredibile.. Credo il libro meriti già solo per questo!
    Il protagonista.. A volte avrei voluto prenderlo e malmenarlo selvaggiamente per il suo spirito di completa rassegnazione, di esistenza passiva, di tedio e per il modo in cui si fa scivolare addosso la vita.. Eppure ho anche compreso a pieno i suoi pensieri, le sue difficoltà, il grigiore della sua esistenza e una gran pena (insieme a tanta tristezza e impotenza) mi ha sopraffatto!
    Bassani in un romanzo parecchio breve e tramite personaggi di contorno, spesso solo nominati addirittura riesce a rappresentare vividamente l'Italia del dopoguerra e del 'comunismo', contrapposto al periodo fascista che viene rievocato vividamente tramite episodi sparsi per la storia.
    La narrazione è molto diretta e 'di pancia' e devo dire che l'ho trovata parecchio intima e adatta a seguire la tormentata giornata di Edgardo e suoi pensieri sconforta(n)ti.. Promosso!

    ha scritto il 

  • 5

    Era da tanto che volevo leggerlo, e non mi ha deluso. E' la giornata di un Harold Bloom ferrarese nel '47. Bassani nella prima parte fa un ritratto della classe dei proprietari terrieri emiliani strao ...continua

    Era da tanto che volevo leggerlo, e non mi ha deluso. E' la giornata di un Harold Bloom ferrarese nel '47. Bassani nella prima parte fa un ritratto della classe dei proprietari terrieri emiliani straordinario.

    ha scritto il 

  • 5

    stupendo!

    un'opera straordinaria! mi soffermo solo sull'ambientazione che è resa in maniera incredibile, forse per aver riacceso in me lontanissimi ricordi - sembrano passati secoli - come la cabina telefonica ...continua

    un'opera straordinaria! mi soffermo solo sull'ambientazione che è resa in maniera incredibile, forse per aver riacceso in me lontanissimi ricordi - sembrano passati secoli - come la cabina telefonica interna ai bar.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultimo romanzo di caccia

    Questo romanzo del 1968 ha colto un punto di svolta nella società italiana.
    Infatti, dopo secoli di letteratura, pittura e musica dedicati alla celebrazione della caccia quale virile passatempo delle ...continua

    Questo romanzo del 1968 ha colto un punto di svolta nella società italiana.
    Infatti, dopo secoli di letteratura, pittura e musica dedicati alla celebrazione della caccia quale virile passatempo delle classi dominanti, qui il protagonista non spara neppure un colpo, anzi, si immedesima con l'airone ferito per poi, alla fine, puntare il fucile contro sé stesso.

    Sarà un caso, ma proprio in quegli anni, mio padre proibiva le armi giocattolo a noi bambini e suo fratello abbandonava la doppietta per dedicarsi alla barca a vela.
    Sarà un caso, ma proprio in quegli anni la caccia era progressivamente abbandonata dal ceto medio urbano e in particolare dai giovani.
    Sarà un caso. ma proprio in quegli anni, Giorgio Bassani fondava Italia Nostra, primo embrione del movimento ecologista.

    Non mi sono volutamente soffermato sulla qualità letteraria, che pure c'é e si sente. Ci hanno già pensato in 19 prima d me e francamente c'è poco da aggiungere: grande romanzo, da leggere di un fiato.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/10/24/lairone-giorgio-bassani/

    “Lo guardava pieno di ansia, immedesimandosi totalmente. Per quale motivo Gavino aveva sparato? E perché non si alzava in piedi a ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/10/24/lairone-giorgio-bassani/

    “Lo guardava pieno di ansia, immedesimandosi totalmente. Per quale motivo Gavino aveva sparato? E perché non si alzava in piedi adesso, e non tirava un altro colpo, quello di grazia? Non era questa la regola? E la cagna? Che cosa temeva, Gavino: che l’airone, non ancora dissanguato a sufficienza, potesse servirsi del becco per difendersi? E l’airone? Che cosa avrebbe fatto? Aspettare, va bene. Ma che cosa, e fino a quando? Si sentiva la testa confusa, sbalordita, affollata di domande che non ricevevano risposta. Passarono così tanti minuti. Finché, improvvisamente, si rese conto che l’airone si era mosso”.
    (Giorgio Bassani, “L’airone”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

    Su queste pagine Giorgio Bassani non è molto presente, anzi direi che è quasi assente, perché lessi le sue opere molti anni fa, apprezzandole. Tra i titoli, segnalo il “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Gli occhiali d’oro” e le “Storie ferraresi”. “L’airone” è un romanzo breve che non conoscevo e che ho trovato in libreria. La storia è ambientata sempre nella provincia di Ferrara, nell’immediato secondo dopoguerra, e il protagonista è l’avvocato Edgardo Limentani, del quale è narrata una giornata della sua esistenza, più nello specifico la sua ultima giornata.
    L’avvocato Limentani, quarantacinquenne, sposato con la “cattolica-ariana” Nives, che lo ha, di fatto, spodestato dalle sue proprietà terriere, decide di concedersi una domenica diversa, tornando a praticare la caccia, come tanti anni prima. Bassani ci mostra il crescendo del disgusto che Edgardo prova per ciò che lo circonda, il progressivo distacco dagli eventi, dagli oggetti che gli paiono assurdi, dalle dinamiche sociali ipocrite, insomma da tutto ciò che lo ha portato a sentirsi immerso in una “cupa pozza di tristezza accidiosa”. La giornata a caccia diventa così un pretesto narrativo che ci consente di vedere Edgardo alle prese con la propria solitudine, che però non è così totale come forse auspicherebbe, perché, nel corso del tragitto per giungere nei boschi, egli incontra diversi personaggi: il fedele portinaio Romeo, che da trent’anni serve la sua famiglia, Bellagamba l’ex fascista adesso riciclatosi come albergatore, Ulderico il cugino che non vede da decenni, e soprattutto Gavino, che dovrebbe solo accompagnarlo nel terreno di caccia e che invece diventa il vero cacciatore. Edgardo, infatti, non riesce a sparare neanche un colpo, disgustato com’è da quell’attività che pure aveva praticato in passato, e la vista di un airone ferito, e poi morto, assurge non solo e non tanto a simbolo della vacuità dell’esistenza, quanto a meta che egli si prefigge di raggiungere. L’airone, infatti, è destinato a essere imbalsamato, ed Edgardo scorge proprio in quel destino, cioè nella sua stessa morte, l’unica possibile fonte di felicità.
    Quanto scritto, potrebbe far pensare a un romanzo tragico, annichilente, a una lettura indigesta, e invece non è così, perché la morte, che pure permea l’intero romanzo, lo fa dall’esterno, e gli eventi che caratterizzano la giornata di Edgardo sono a tratti anche divertenti, per esempio quando perde del tempo perché non riesce a trovare un bagno. Non c’è dubbio, però, che “L’airone” sia soprattutto un romanzo sul dolore che pervade l’esistenza dell’uomo e la natura più in generale.

    “Rideva, strizzando le palpebre. E lui, dal fondo del letto, mentre osservava incuriosito la loro forma e ogni altro particolare di quel viso, sentiva crescere dentro sé stesso lo stupore. Si rendeva benissimo conto come era potuto succedere che quel donnino di paese tra i trenta e i quaranta, con gli occhietti grigi e inespressivi, col naso corto e adunco come il becco d’un rapace, e con la piccola bocca, sotto, dal labbro superiore sottile, pressoché invisibile, e quello inferiore grosso e prominente, fosse diventata sua moglie. Oh, se ne rendeva conto! Ma al tempo stesso, guardandola recitare con compunzione la sua parte di dama della più eletta società cittadina, che in campagna, lei, e in particolare nella Bassa, mai aveva messo piede, non riusciva a capacitarsi che fosse vero. Nives. La Nives. Come si chiamava di suo, insomma di cognome? Ah, già. Pimpinati. Pimpinati Nives”.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultimo volo

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. ...continua

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. Una scrittura magistrale in cui il dettaglio prevale nel raccontare l’introspezione umana, il fascino dei luoghi, il colore e la forma delle cose. Uno stile capace di attenuare la descrizione amara di una vita volta al tedio come quella vissuta dal protagonista di questo breve e intenso romanzo.

    L’Airone” racconta l'ultima giornata di Edgardo Limentani. Un ebreo quarantenne che svegliatosi all’alba in una gelida domenica d’inverno, si avvia tra le paludi nebbiose del Po di Volano per la solita battuta di caccia. Eppure, già riflettendo la propria immagine allo specchio, quella mattina Edgardo avverte i sintomi di un peso che gli comprime l'anima. È infastidito dalla percezione che ha di sé, dalla mimica delle sue espressioni, dalle proprie movenze, dai piccoli gesti che scandiscono l’abitudine quotidiana. Poi il contatto con la natura, l’incontro con le folaghe e l’airone. Un bellissimo volatile dal collo ad esse e le vaste ali, che dopo essere stato ferito a morte dallo sparo di una browning, incrocia lo sguardo di Edgardo, il suo carnefice. Un uomo che s’identifica nella preda immaginandone i pensieri e senza smettere di seguirne gli spostamenti. Uno scambio di sguardi, tra i due, che acquista il significato di una proiezione della coscienza, di un malessere del vivere e del dolore, la metafora di un'angoscia esistenziale che si dissolve attraverso un nefasto epilogo.

    È un romanzo grigio, “L’Airone”. Grigio quanto le atmosfere invernali che ammantano il Po, ma dal respiro ampio e suggestivo proprio come l’apertura di due grandi ali che sbattono per tirarsi, dietro, il maggior volume di aria possibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indiffere ...continua

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indifferente, un po' in balia degli eventi, lento e indeciso, appartenente a un mondo in via d'estinzione. Indifferente a tutto, solo alla fine, quando verrà folgorato dalla più dolorosa delle idee, riuscirà a sentirsi felice. Lento e - per forza di cose - deprimente.

    ha scritto il