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L'albero di Goethe

Di

Editore: Salani

3.9
(131)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8884513472 | Isbn-13: 9788884513472 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Situato nei dintorni di Weimar, il campo di concentramento di Buchenwald venne costruito nel 1937. Vi morirono circa 50.000 persone. Weimar è una città famosa per la sua vita culturale. Qui vissero Bach, Goethe, Schiller, Liszt. Goethe amava passeggiare nei dintorni, in particolare sedersi e scrivere all'ombra di un faggio sulle pendici dell'Ettersberg: fu nei pressi di quel luogo che i nazisti costruirono il campo di concentramento.
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  • 5

    Spettacolare

    Per chi volesse realmente rendersi conto degli orrori non soltanto sotto gli occhi di tutti di Auschwitz, ma anche più occulti e nascosti,questo libro è il massimo. Riesce a racchiudere ...continua

    Per chi volesse realmente rendersi conto degli orrori non soltanto sotto gli occhi di tutti di Auschwitz, ma anche più occulti e nascosti,questo libro è il massimo. Riesce a racchiudere emozioni,sentimenti e il profondo sentimento dell'amicizia in poche pagine. Una bellissima storia. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Difficile dare un voto perchè più che un libro è stato un "pugno nello stomaco". La violenza perpetrata nei confronti dei ragazzini/bambini nei lager è storia, storia da non dimenticare ma ogni ...continua

    Difficile dare un voto perchè più che un libro è stato un "pugno nello stomaco". La violenza perpetrata nei confronti dei ragazzini/bambini nei lager è storia, storia da non dimenticare ma ogni pagina per me è stata come un "macigno". Pensavo fosse un libro per ragazzi, in realtà la lettura la diffonderei soprattutto agli adulti.

    ha scritto il 

  • 4

    Non credo farei leggere questo libro a mio figlio; seppur dodicenne, gli orrori raccontati e vissuti dai ragazzi del campo di concentramento sono troppo forti per essere raccontati ai ragazzi. é ...continua

    Non credo farei leggere questo libro a mio figlio; seppur dodicenne, gli orrori raccontati e vissuti dai ragazzi del campo di concentramento sono troppo forti per essere raccontati ai ragazzi. é vero che raccontare, per evitare che questo orrendo buco nero della storia si ripeta, è essenziale; ma le atrocità commesse su questi ragazzini, fisiche e psicologiche sono durissime da accettare.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro molto duro per l'argomento trattato, non adatto a tutti i ragazzi ma solo a coloro che si sentono pronti a guardare in faccia il lato più oscuro del nazismo: la violenza fisica e ...continua

    un libro molto duro per l'argomento trattato, non adatto a tutti i ragazzi ma solo a coloro che si sentono pronti a guardare in faccia il lato più oscuro del nazismo: la violenza fisica e psicologica verso i bambini..... se solo gli alberi potessero parlare ......

    ha scritto il 

  • 3

    Siccome è un libro pensato per i ragazzi, i toni sono abbastanza edulcorati, nonostante l'argomento. Quello che però mi ha convinto poco è che, circondato dall'ambiente corrotto nel quale era ...continua

    Siccome è un libro pensato per i ragazzi, i toni sono abbastanza edulcorati, nonostante l'argomento. Quello che però mi ha convinto poco è che, circondato dall'ambiente corrotto nel quale era costretto a vivere, il protagonista sia rimasto fino alla fine un tontolone...

    ha scritto il 

  • 4

    Pensato per rivolgersi ad un pubblico giovane, questo libro si legge tutto d'un fiato (io l'ho letto in una sera), e nonostante la tematica trattata sia tutt'altro che piacevole, l'autrice mantiene ...continua

    Pensato per rivolgersi ad un pubblico giovane, questo libro si legge tutto d'un fiato (io l'ho letto in una sera), e nonostante la tematica trattata sia tutt'altro che piacevole, l'autrice mantiene uno stile leggero, anche nei momenti più drammatici. La cosa incredibile di questa storia è come un sentimento di profonda amicizia si sia mantenuto saldo in un luogo che più di tutti è stato quello caratterizzato dalla legge del più forte, quello dove uomini e donne sono stati costretti ad abbracciare il più spietato istinto di sopravvivenza, abbandonando ogni tipo di legame, ogni tipo di morale, guidati solo dalla forza della disperazione. La Schneider ci racconta di tutti coloro che nella cruda realtà dei campi di concentramento, tra la sofferenza, la fame, la fatica, la malattia, la disperazione e l'umiliazione, sono comunque riusciti ad avere la forza necessaria a mantenere viva la propria umanità, e lo fa attraverso un gruppo di ragazzi, uniti da un'amicizia nata durante la prigionia. E' amicizia allo stato puro, fatta di solidarietà, sorrisi, sostegno reciproco e sacrificio. E' grazie a questo che i superstiti di questa storia riescono a giungere vivi alle ultime pagine, uniti fino alla fine, anche quando, nonostante il legame che li unisce, il terrore riuscirà ad un certo punto a prendere il sopravento, con conseguenze fatali per uno di loro. Una candela che resta accesa nell'oscurità, nello stesso modo in cui la quercia sotto la quale soleva passare il suo tempo Goethe si erge magnifica a Buchenwald. L'ironia è proprio questa: lì, in un luogo di poesia, si decise di dar forma a un incubo. E la riflessione sorge spontanea: l'Uomo che ha dato vita alle cose più meravigliose è anche il creatore delle più terribili tragedie.

    Non ti diedi né volto, né luogo che ti sia proprio, né alcun dono che ti sia particolare, o Adamo, affinché il tuo volto, il tuo posto e i tuoi doni tu li voglia, li conquisti e li possieda da solo. La natura racchiude altre specie in leggi da me stabilite. Ma tu che non soggiaci ad alcun limite, col tuo proprio arbitrio al quale ti affidai, tu ti definisci da te stesso. Ti ho posto al centro del mondo affinché tu possa contemplare meglio ciò che esso contiene. Non ti ho fatto né celeste né terrestre, né mortale né immortale, affinché da te stesso, liberamente, in guisa di buon pittore o provetto scultore, tu plasmi la tua immagine. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nelle cose superiori che sono divine.

    In questo passaggio dell'Orazione della Dignità dell'Uomo (che, personalmente, trovo stupendo) l'umanista Pico della Mirandola riprendeva il mito della creazione per presentare l'essere umano come una creatura in grado di autodeterminarsi in quanto, per natura, un essere indeterminato. Ed è proprio per via di questa indeterminazione che ho deciso di citare questo passaggio. In fondo qual è la natura umana? Buona? Cattiva? Né l'una né l'altra al momento della nascita, destinato, l'Uomo, a diventare un animale come qualunque altra creatura. Ma quando cresce e non diventa un animale, ecco che diventa qualcosa che può essere migliore... o peggiore. Potenzialmente, l'Uomo è la creatura più stupenda e al tempo stesso la più terribile. Nel libro della Schneider, la cosa si rende ancor più evidente nel momento in cui una SS, mentre accompagna il commando giovanile al lavoro, si ferma davanti all'albero e comincia a parlare di Goethe, e a raccontare di lui, della sua vita e delle sue opere nello stesso modo in cui farebbe un insegnante appassionato con i suoi allievi. Eppure lui era il loro aguzzino, il loro carnefice, un vero e proprio mostro. Un mostro sensibile alla bellezza. E in effetti la verità è questa: i mostri del nostro mondo sono loro stessi esseri umani che hanno passioni, che si commuovono di fronte alla bellezza, che amano i propri figli. Le stesse SS erano persone che non vedevano l'ora di rivedere i propri bambini, erano le stesse persone che scrivevano lettere d'amore alle proprie mogli. E in mezzo a tutto questo c'era una tale mostruosità, e noi, essendone consapevoli non possiamo che rimanere increduli di fronte al resto. Non è possibile. Non è accettabile. Ma in fondo anche un dualismo così estremo fa parte della natura umana. Un dualismo che a volte non fa che rendere tutto più complicato, e accresce la nostra disperazione di fronte a simili tragedie.

    ha scritto il 

  • 5

    La prima volta che l'ho letto è stato diversi anni fa su consiglio della mia migliore amica e devo dire che ho fatto veramente bene a leggerlo. La storia è intensa, drammatica, crudele ma allo ...continua

    La prima volta che l'ho letto è stato diversi anni fa su consiglio della mia migliore amica e devo dire che ho fatto veramente bene a leggerlo. La storia è intensa, drammatica, crudele ma allo stesso tempo per certi versi felice . L'amicizia è secondo me il tema centrale di questo,a mio avviso ,bellissimo libro. L'ho letto in poche ore e appena l'ho finito ho subito desiderato di riprenderlo in mano e rileggerlo. Consigliatissimo!!!

    ha scritto il