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L'altalena del respiro

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(225)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880701811X | Isbn-13: 9788807018114 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Carbonaro

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Gennaio 1945, la guerra non è ancora finita: per ordine sovietico inizia la deportazione della minoranza rumeno-tedesca nei campi di lavoro forzato dell’Ucraina. Qui inizia anche la storia del diciassettenne Leopold Auberg, partito per il Lager con l’ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all’angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà poi l’esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana.
Per scrivere questo libro Herta Müller ha raccolto le testimonianze e i ricordi dei sopravvissuti e in primo luogo quelli del poeta rumeno-tedesco Oskar Pastior. Avrebbe dovuto essere un’opera scritta a quattro mani, che Herta Müller decise di proseguire da sola dopo la morte di Pastior nel 2006. È infatti attraverso gli occhi di quest’ultimo, quelli del ragazzo Leo nel libro, che la realtà del Lager si mostra al lettore. Gli occhi e la memoria parlano con lingua poetica e dura, metaforica e scarna, reale e nello stesso tempo surreale – come la condizione stessa della mente quando il corpo è piagato dal freddo e dalla fame. Fondato sulla realtà del Lager, intessuto dei suoi oggetti e della passione, quasi dell’ossessione per il dettaglio quale essenza della memoria e della percezione, L’altalena del respiro è un potente testo narrativo, una grande opera letteraria.
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  • 0

    Preferisco non dare un voto.
    I libri che raccontano le tragedie della deportazione e dei lager mi mettono sempre in un triste imbarazzo, perchè se da un lato non si può dare un voto "positivo" al racconto di un orrore, non ci si può neppure limitare ad un "non mi è piaciuto", rischiando di ...continua

    Preferisco non dare un voto.
    I libri che raccontano le tragedie della deportazione e dei lager mi mettono sempre in un triste imbarazzo, perchè se da un lato non si può dare un voto "positivo" al racconto di un orrore, non ci si può neppure limitare ad un "non mi è piaciuto", rischiando di sminuire il contributo umano.
    Nessun voto, quindi. Perchè questa storia è LA storia. Se devo proprio fare un paragone con altri testi che trattano dello stesso argomento, ammetto di preferire uno stile più sobrio e materiale.

    ha scritto il 

  • 3

    linguaggio complesso

    Molto forti e coinvolgenti le immagini della vita del protagonista nel lager. L'asprezza del gelo, del duro lavoro, delle ingiustizie e dei soprusi, così come le sopraffazioni tra persone pur accomunate da una così iniqua sorte... e la FAME permeano ogni pagina del libro.
    Tuttavia, per il m ...continua

    Molto forti e coinvolgenti le immagini della vita del protagonista nel lager. L'asprezza del gelo, del duro lavoro, delle ingiustizie e dei soprusi, così come le sopraffazioni tra persone pur accomunate da una così iniqua sorte... e la FAME permeano ogni pagina del libro.
    Tuttavia, per il mio gusto nella lettura, trovo il linguaggio dell'A. piuttosto ostico, spesso di non immediata comprensione. Talvolta ho dovuto leggere più di una volta qualche riga per averne una chiara comprensione ed ho impiegato quasi un mese per completare la lettura. Lo ammetto: è un MIO limite!

    ha scritto il 

  • 0

    colpa mia

    Grande poesia e sensibilita'!
    L'angelo della fame mi rimmara' dentro per sempre, tuttavia, i miei limiti e la mia incapacita di farmi piacere tutto quello che e' molto "colto" solo perche' e' "colto" mi frenano nel dare un giudizio entusiasmato.

    ha scritto il 

  • 5

    Una poesia lunga un libro...un romanzo, una reminiscenza delle torture e delle brutture inflitte dall'uomo all'uomo disegnate con immagini di pittore il cui pennello gocciola ancora le lacrime della sofferenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Le parole, per Leo, hanno un colore e un peso, un odore e una consistenza. Alcune lo aggrediscono, altre scivolano senza appigli. Sono cose, le parole, cose che nel lager assumono un ruolo vitale o mortale. Avere nel proprio bagaglio le parole giuste: questa l'unica arma per sopravvivere, per sup ...continua

    Le parole, per Leo, hanno un colore e un peso, un odore e una consistenza. Alcune lo aggrediscono, altre scivolano senza appigli. Sono cose, le parole, cose che nel lager assumono un ruolo vitale o mortale. Avere nel proprio bagaglio le parole giuste: questa l'unica arma per sopravvivere, per superare. Ma certo non per dimenticare. Perché quelle parole-cose sono come sassate che continuano a colpirlo per le strade della sua cittadina tedesca in terra rumena, dove Leo non trova più il suo posto. A chi appartiene Leo, al campo o alla casa? Al lavoro forzato o al mestiere? Agli amori rubati nel parco o alla negazione del corpo nel lager?
    Con empatia rara, e con la forza di una grandissima scrittura, la Muller ricostruisce una vicenda poco nota: la deportazione in campi di lavoro ucraini dei cittadini rumeni tedeschi dal 1945 al 1949. Prendendo a prestito l'esperienza vissuta dal poeta Oskar Pastior, col quale il libro doveva essere scritto a quattro mani, ma morto prima della realizzazione del progetto, la scrittrice fotografa con uno sguardo acuto fino al minimo dettaglio e insieme lirico e stralunato, la vita del campo, il suo rituale, la fame (ognuno, dice Leo, ha un suo "angelo della fame" che lo segue e lo guida...), l'altalena tra speranza e disperazione. I lager ucraini non sono quelli nazisti tristemente noti, i prigionieri soffrono fame e freddo ma l'obiettivo è renderli produttivi, non sterminarli. Anche il processo di spersonalizzazione si arresta un momento prima: ognuno conserva i suoi poveri oggetti personali, può barattarli, può chiedere l'elemosina ai villaggi... E tuttavia quel passo che manca alla disumanità completa è anche quello che lascia i prigionieri dolorosamente coscienti della loro condizione, del loro sesso, del loro appetito, dei loro logori vestiti e capelli pieni di pidocchi.
    Tutto questo è nel libro nella sua consistenza e nel suo odore: anche le parole di questo libro sono cose, hanno la materialità che sola può descrivere il dolore quando travalica la soglia del concetto astratto, a meno di non cedere al melenso sentimentalismo. La Muller no, non ha di questi cedimenti. E le sue pagine concentrano forza e dolcezza, rabbia e paura, sogno e follia in poche, densissime parole.

    ha scritto il 

  • 3

    Probabilmente è un errore, ma il mio giudizio è condizionato da altre letture su temi analoghi e altri racconti di deportazioni. E devo dire, con il massimo rispetto della vicenda qui narrata, che ho preferito lo stile asciutto e composto di Primo Levi, o la cronaca obiettiva e misurata dei R ...continua

    Probabilmente è un errore, ma il mio giudizio è condizionato da altre letture su temi analoghi e altri racconti di deportazioni. E devo dire, con il massimo rispetto della vicenda qui narrata, che ho preferito lo stile asciutto e composto di Primo Levi, o la cronaca obiettiva e misurata dei Racconti della Kolyma, o al contrario l’epica drammaticità di alcuni brani di Vita e destino, pagine che tolgono il sonno.
    Qui c’è un punto di vista troppo individuale e intimista, che arriva quasi a mortificare la storia.
    La narrazione riprende il volo nell’ultima parte, bella e terribile, sul ritorno: lo spaesamento, la vertigine, l’impossibilità di riprendere il contatto con il mondo dopo un tempo sospeso che ha segnato per sempre la vita del protagonista, così come quelle dei suoi familiari, ormai inevitabilmente estranei.
    In effetti, dal lager non si ritorna mai.

    ha scritto il 

  • 4

    "L'altalena del respiro" è una testimonianza toccante della deportazione di tedeschi naturalizzati rumeni in campi di lavoro in Ucraina nel '45.
    Nato inizialmente come lavoro a quattro mani tra Herta Muller e il poeta rumeno tedesco Oskar Pastior che, attraverso i suoi ricordi dei cinque an ...continua

    "L'altalena del respiro" è una testimonianza toccante della deportazione di tedeschi naturalizzati rumeni in campi di lavoro in Ucraina nel '45.
    Nato inizialmente come lavoro a quattro mani tra Herta Muller e il poeta rumeno tedesco Oskar Pastior che, attraverso i suoi ricordi dei cinque anni trascorsi nel lager, dà alla Muller il materiale necessario per la realizzazione del romanzo. L'improvvisa morte di Pastior però costringe la scrittrice a far propri tali ricordi e a dar voce in prima persona alle sofferenze di Leo, il protagonista.
    Il freddo, la fame, i pidocchi, le relazioni umane, la fatica e il ritorno, nonché l'inadeguatezza e il silenzio imbarazzato di chi è rimasto a casa rendono il lettore partecipe della sofferenza, benché la scrittura della Muller e la struttura scollegata del racconto non siano di grande coinvolgimento.
    Certamente un romanzo interessante, da leggere in ogni caso.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia de L’altalena del respiro - pubblicato nel 2009 e uscito in Italia nel 2010 per Feltrinelli – è incentrata sull’esperienza del diciassettenne Leopold Auberg in un campo di lavoro forzato sovietico e ben rappresenta il motivo per cui l’autrice ha ricevuto il Nobel. Scritto come una seri ...continua

    La storia de L’altalena del respiro - pubblicato nel 2009 e uscito in Italia nel 2010 per Feltrinelli – è incentrata sull’esperienza del diciassettenne Leopold Auberg in un campo di lavoro forzato sovietico e ben rappresenta il motivo per cui l’autrice ha ricevuto il Nobel. Scritto come una serie di riflessioni sulla vita di un individuo che è stato strappato alla famiglia senza colpe alcune se non quella di essere tedesco – quindi nemico nonostante la guerra si stia concludendo con l’inesorabile sconfitta della Germania -, il libro mostra al lettore l’abisso in cui si può perdere l’animo umano quando l’ideologia prevarica il buon senso.

    Leopold, partito quasi come se stesse andando in gita – come ci si aspetterebbe dal figlio di una famiglia agiata –, finirà per patire le sofferenze dalla fame e del lavoro forzato, sopravvivendo ma rimanendone segnato per sempre. I rapporti con il mondo esterno sono irrimediabilmente incrinati e l’unico amico che continuerà a stare vicino a Leopold per tutta la vita è quello che l’ha cambiato radicalmente: l’angelo della fame. Quest’ultimo è la più importante delle tante metafore che accompagnano il lettore nella poetica della Müller.
    I pensieri del protagonista – che racconta la sua terribile esperienza in prima persona – sono ricordi che vengono descritti senza linearità temporale, costruiti in potenti figure retoriche per dare un’idea della differenza tra la forza dello spirito e la desolante realtà in cui è immerso il corpo. Le parole della Müller lasciano infatti il segno e la descrizione della vita nel lager è un pugno nello stomaco del lettore, nonostante venga fatto capire che Leopold rimarrà in vita per portare l’esperienza del lager come fardello, pena ancora maggiore della morte.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2013/11/speciale-premio-nobel-laltalena-del.html

    ha scritto il 

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