L'altalena del respiro

Di

Editore: Feltrinelli (I Narratori)

3.9
(243)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880701811X | Isbn-13: 9788807018114 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Carbonaro

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Gennaio 1945, la guerra non è ancora finita: per ordine sovietico inizia la deportazione della minoranza rumeno-tedesca nei campi di lavoro forzato dell’Ucraina. Qui inizia anche la storia del diciassettenne Leopold Auberg, partito per il Lager con l’ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all’angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà poi l’esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana.
Per scrivere questo libro Herta Müller ha raccolto le testimonianze e i ricordi dei sopravvissuti e in primo luogo quelli del poeta rumeno-tedesco Oskar Pastior. Avrebbe dovuto essere un’opera scritta a quattro mani, che Herta Müller decise di proseguire da sola dopo la morte di Pastior nel 2006. È infatti attraverso gli occhi di quest’ultimo, quelli del ragazzo Leo nel libro, che la realtà del Lager si mostra al lettore. Gli occhi e la memoria parlano con lingua poetica e dura, metaforica e scarna, reale e nello stesso tempo surreale – come la condizione stessa della mente quando il corpo è piagato dal freddo e dalla fame. Fondato sulla realtà del Lager, intessuto dei suoi oggetti e della passione, quasi dell’ossessione per il dettaglio quale essenza della memoria e della percezione, L’altalena del respiro è un potente testo narrativo, una grande opera letteraria.
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  • 4

    Quale vita dopo il lager?

    Una scrittura non facile, non immediata. Non l'ho apprezzato tanto mentre lo leggevo. Solo dopo che l'ho terminato si è sedimentato dentro di me e si è svelato nella sua pienezza. Immagini potenti che ...continua

    Una scrittura non facile, non immediata. Non l'ho apprezzato tanto mentre lo leggevo. Solo dopo che l'ho terminato si è sedimentato dentro di me e si è svelato nella sua pienezza. Immagini potenti che restano dentro. Nessun altro libro su questa tematica tematica mi ha fatto provare emozioni così vivide e intense. Il lettore viene trasportato dentro la realtà del lager, e percepisce realmente l'impossibilità del protagonista di riuscire a vedere la realtà con gli occhi di prima, una volta tornato a casa. Mi sono sentita veramente empatica con il disadattamento che il protagonista prova nel post-internamento. Un ritorno alla vita che per lui ha un sapore quasi di mancanza, tanto forte era il legame con la vita appesa ad un filo ogni giorno nel campo di lavoro. Il senso del lager, grazie a questa scrittura così immaginativa, rimane davvero dentro. Un libro che difficilmente dimenticherò.

    ha scritto il 

  • 3

    Al termine della seconda guerra mondiale, la comunità tedesca della Romania subì una serie di deportazioni da parte dei sovietici: di una di queste è vittima l’adolescente Leo, che sul momento consid ...continua

    Al termine della seconda guerra mondiale, la comunità tedesca della Romania subì una serie di deportazioni da parte dei sovietici: di una di queste è vittima l’adolescente Leo, che sul momento considera il trasferimento in Ucraina come una fuga dall’opprimente piccola cittadina in cui è cresciuto e in cui è appena sbocciata la sua omosessualità. Gli basta poco per rendersi conto che il lager è il rosario di sofferenze che abbiamo imparato a conoscere: la fame, il freddo, il lavoro tanto inutile quanto massacrante, i pidocchi producono un abbrutimento che trasforma l’esistenza in pura lotta per sopravvivere. Per mantenere intatta la propria essenza, il giovanotto fa convergere l’attenzione sulle piccole cose, regalando nella sua mente agli oggetti inanimati una sorta di soffio vitale, e al contempo si aggrappa alle parole, unendone suono e significato allo scopo di restare in contatto con una realtà che l’assurdità del vivere quotidiano tende a sfumare. Nei cinque anni di prigionia in molti muoiono e chi sopravvive resta segnato per sempre: al ritorno a casa, il protagonista si sente un estraneo e, malgrado i tentativi, un tranquillo tran-tran esistenziale non riesce ad aver senso per lui. Come Leo, rumena di origine tedesca è anche l’autrice che ha pubblicato il libro nello medesimo anno – il 2009 – in cui ha vinto il premio Nobel: per riuscire a narrare il doloroso argomento, Müller si basa sui ricordi del poeta Oskar Pastior, tanto che l’opera doveva essere a quattro mani, progetto sfumato dopo la morte di Pastior stesso. Come ci si può aspettare, il risultato è un romanzo su cui aleggia una coltre plumbea, ma che sa comunque affascinare in svariati dei suoi passaggi malgrado il ritmo sia nell’insieme al rallentatore. La prosa è complessa e fitta di immagini poetiche, ma la concentrazione in più che richiede è ripagata dai numerosi momenti e personaggi che rimangono nella memoria, non importa se isolati o ciclici: se fra i primi si possono citare l’incontro con la vecchia o la raccolta delle patate, dei secondi vanno almeno sottolineati i balli di gruppo o le sedute dal barbiere. I capitoli che raccontano simili episodi sono spesso e volentieri brevi o brevissimi, come per meglio mettere a fuoco i particolari, e si alternano ad altri che si dilungano nei dettagli della vita e, soprattutto, del lavoro nel campo: la descrizione è senza eccezioni minuziosa in modo esagerato, finendo per stridere con il tono complessivo del volume. Forse il contrasto tra la banalità di ogni giorno e la capacità di sollevarsi della mente è voluto, ma non si può negare che il mancato amalgama fra le due parti appesantisca un po’ la lettura, togliendo qualcosa alla soddisfazione complessiva.

    ha scritto il 

  • 3

    La vita nel lager, accanto alla morte. Le cicatrici di chi è sopravvissuto. Per Leopold Auberg, l'io narrante del romanzo, anche il solo ricordo toglie il fiato: “L'altalena del respiro incalza, non p ...continua

    La vita nel lager, accanto alla morte. Le cicatrici di chi è sopravvissuto. Per Leopold Auberg, l'io narrante del romanzo, anche il solo ricordo toglie il fiato: “L'altalena del respiro incalza, non posso fare a meno di ansimare”. Un libro duro, gelido: doppiamente, per i contenuti e per la forma narrativa.

    ha scritto il 

  • 4

    ...ho il lager e il lager ha me.

    Con una prosa scarna e aspra, il romanzo narra la gli anni vissuti da Leo Ausberg il un campo di lavoro forzato dell'Ucraina, la violazione della dignità' umana, la quotidiana paura della morte, il ma ...continua

    Con una prosa scarna e aspra, il romanzo narra la gli anni vissuti da Leo Ausberg il un campo di lavoro forzato dell'Ucraina, la violazione della dignità' umana, la quotidiana paura della morte, il massacrante lavoro, la fame feroce, il gelo lacerante, e il ritrovarsi poi libero, ma prigioniero dei propri ricordi e dei fantasmi del lager.

    ha scritto il 

  • 3

    So che ritornerai

    Non è proprio una facile lettura, però nonostante una prosa un pò macchinosa -a tratti ossessiva nel dettaglio- è una scrittura franca e rappresenta molto bene la realtà del Lager e il mondo degli spo ...continua

    Non è proprio una facile lettura, però nonostante una prosa un pò macchinosa -a tratti ossessiva nel dettaglio- è una scrittura franca e rappresenta molto bene la realtà del Lager e il mondo degli spodestati: freddo, fame, violenza e solitudine.

    ha scritto il 

  • 0

    Preferisco non dare un voto.
    I libri che raccontano le tragedie della deportazione e dei lager mi mettono sempre in un triste imbarazzo, perchè se da un lato non si può dare un voto "positivo" al racc ...continua

    Preferisco non dare un voto.
    I libri che raccontano le tragedie della deportazione e dei lager mi mettono sempre in un triste imbarazzo, perchè se da un lato non si può dare un voto "positivo" al racconto di un orrore, non ci si può neppure limitare ad un "non mi è piaciuto", rischiando di sminuire il contributo umano.
    Nessun voto, quindi. Perchè questa storia è LA storia. Se devo proprio fare un paragone con altri testi che trattano dello stesso argomento, ammetto di preferire uno stile più sobrio e materiale.

    ha scritto il 

  • 3

    linguaggio complesso

    Molto forti e coinvolgenti le immagini della vita del protagonista nel lager. L'asprezza del gelo, del duro lavoro, delle ingiustizie e dei soprusi, così come le sopraffazioni tra persone pur accomuna ...continua

    Molto forti e coinvolgenti le immagini della vita del protagonista nel lager. L'asprezza del gelo, del duro lavoro, delle ingiustizie e dei soprusi, così come le sopraffazioni tra persone pur accomunate da una così iniqua sorte... e la FAME permeano ogni pagina del libro.
    Tuttavia, per il mio gusto nella lettura, trovo il linguaggio dell'A. piuttosto ostico, spesso di non immediata comprensione. Talvolta ho dovuto leggere più di una volta qualche riga per averne una chiara comprensione ed ho impiegato quasi un mese per completare la lettura. Lo ammetto: è un MIO limite!

    ha scritto il 

  • 0

    colpa mia

    Grande poesia e sensibilita'!
    L'angelo della fame mi rimmara' dentro per sempre, tuttavia, i miei limiti e la mia incapacita di farmi piacere tutto quello che e' molto "colto" solo perche' e' "colto" ...continua

    Grande poesia e sensibilita'!
    L'angelo della fame mi rimmara' dentro per sempre, tuttavia, i miei limiti e la mia incapacita di farmi piacere tutto quello che e' molto "colto" solo perche' e' "colto" mi frenano nel dare un giudizio entusiasmato.

    ha scritto il 

  • 5

    Una poesia lunga un libro...un romanzo, una reminiscenza delle torture e delle brutture inflitte dall'uomo all'uomo disegnate con immagini di pittore il cui pennello gocciola ancora le lacrime della s ...continua

    Una poesia lunga un libro...un romanzo, una reminiscenza delle torture e delle brutture inflitte dall'uomo all'uomo disegnate con immagini di pittore il cui pennello gocciola ancora le lacrime della sofferenza.

    ha scritto il 

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