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L'altra Ester

Di

Editore: CDE su licenza Feltrinelli

4.0
(304)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000017234 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lia Secci

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Non all'altezza della "La Porta " e "La ballata di Iza", ma comunque un libro intenso . Un pò difficile all'inizio entrare nelle vicende e nella psiche di Eszter, ma man mano che si procede nella lettura, il libro scorre molto piacevolmente.

    ha scritto il 

  • 5

    Eszter non è mai stata la protagonista, nonostante sia un'attrice affermata: non è mai stata la protagonista della sua stessa vita, ha sempre avuto un posto in seconda fila, tenuta in disparte dal totalizzante amore dei suoi genitori l'una per l'altro, dalla povertà della sua famiglia che la cost ...continua

    Eszter non è mai stata la protagonista, nonostante sia un'attrice affermata: non è mai stata la protagonista della sua stessa vita, ha sempre avuto un posto in seconda fila, tenuta in disparte dal totalizzante amore dei suoi genitori l'una per l'altro, dalla povertà della sua famiglia che la costringeva a tagliare la punta alle scarpe, a ingannare gli altri per guadagnare qualche soldo.. E poi c'è Angéla, c'è sempre stata Angéla ad incarnare tutto ciò che Eszter non ha mai avuto: la ricchezza, l'affetto, una vita facile, qualcuno che facesse le cose al suo posto, che si occupasse di lei.

    E' del marito di Angéla che Eszter si innamora, del marito di Angéla che Eszter diventa l'amante: neanche in amore ha il ruolo da protagonista, anche in amore è seconda a qualcuno. E' a lui che Eszter si rivolge, raccontando la sua infanzia, i vuoti della sua anima, la sua invidia, la sua sofferenza. Non c'è felicità per Eszter, non c'è serenità, pace; la sua gelosia ci scava dentro, fa emergere i nostri lati oscuri, la nostra compassione per la bambina che era e la comprensione per la donna che è diventata, e a cui in qualcosa di noi assomiglia.

    ha scritto il 

  • 3

    In un monologo immaginario, Ester si racconta, bambina e donna, al suo uomo che non c’è più. E si apre totalmente, mettendo in luce soprattutto il peggio di sé, il suo essere “cattiva, scontrosa, irritabile e invidiosa”. Ne esce, in effetti, un ritratto odioso. Ma Ester… sarà davvero così? ...continua

    In un monologo immaginario, Ester si racconta, bambina e donna, al suo uomo che non c’è più. E si apre totalmente, mettendo in luce soprattutto il peggio di sé, il suo essere “cattiva, scontrosa, irritabile e invidiosa”. Ne esce, in effetti, un ritratto odioso. Ma Ester… sarà davvero così? Qualche dubbio è lecito, perché lei stessa avverte: “Quand’ero bambina, ho taciuto per tanti anni, e poi è stato troppo tardi per imparare a parlare: so soltanto mentire o tacere. La mia biografia è una menzogna.” E un altro grosso dubbio viene dal fatto che è una grande attrice, Ester Encsy, in perenne recita: “Io non ho neanche una faccia, non ho lineamenti, tutto in me è confuso quando non sono truccata. Io ho solo delle maschere.” E allora… qual è la vera Ester? E quale “l’altra”? Domande senza risposta. Quello che di certo arriva al lettore è un clima pesante, che persiste pagina dopo pagina, legato in parte alla costruzione del romanzo in sé, complessa anche per il transito veloce di molteplici personaggi; ma dovuto soprattutto all’imperante cattiveria odiosa della donna che narra: una protagonista - sincera o menzognera, poco importa - che non si vede l’ora di abbandonare.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo andati a camminare sulla passeggiata dei bastioni lasciavo che mi precedessi d’un passo per poterti fare smorfie e linguacce mentre sgambettavo dietro a te come Puck. Ti odiavo.

    Appartiene alla schiera dei libri anomali e furiosi in cui un personaggio senza rèquie avvelena l’esistenza agli altri e a se stessa. Eszter è un donna implacabile, sgradevole, esasperata. Sdegnata col mondo, non si sente amata, sa che l’unica cosa per la quale l’apprezzano è la recitazione (dive ...continua

    Appartiene alla schiera dei libri anomali e furiosi in cui un personaggio senza rèquie avvelena l’esistenza agli altri e a se stessa. Eszter è un donna implacabile, sgradevole, esasperata. Sdegnata col mondo, non si sente amata, sa che l’unica cosa per la quale l’apprezzano è la recitazione (diventerà attrice di teatro). Sdegnata con i suoi genitori che si amano troppo e il loro amore non arriva a lei, con Angela la sua compagna di classe bella e gentile e sdegnata in modo furibondo col suo amato Lorinc che sposerà proprio Angela. Nonostante Eszter sappia che già prima di sposarsi Lorinc prova una forte attrazione per lei non è affatto contenta, vorrebbe che Angela non esistesse, vorrebbe che le persone buone e caritatevoli come Angela non fossero al mondo. “Ho odiato Angela dal primo istante in cui l’ho vista, e non ho mai smesso, la odio mentre dormo, la odio da sveglia, la odierò sempre persino quando sarò morta, ammesso che qualcosa esista dopo la morte”.

    “Che senso ha insegnare a scuola fesserie del tipo «chi ha bene agito s’aspetti il bene»? Magari qualcuno prende la frase sul serio, compie sforzi, nutre speranze, ma poi non capita nulla”.

    Quando Lorinc e Angela saranno sposati lei continuerà la relazione clandestina con Lorinc, facendolo ingelosire, facendo capire ad Angela che lui ama lei. Arriva a pensare che anche se Lorinc dovesse lasciare sua moglie per lei lo rifiuterebbe finché non ci sarà l’oblio della mente, perché Lorinc ha conosciuto Angela e si adoperato per la gentilezza di lei. Eszter è un personaggio inquietante, causa la fuga del capriolo che Angela aveva in casa, capriolo che finirà sotto un’auto, spia il suo primo ragazzo mentre parla di lei con un suo amico e rimedierà calci e pugni. Spacca le tazze in cui Angela beve il tè. Sarà artefice delle disavventure di Lorinc fino ad un epilogo che non racconto. Tuttavia è un personaggio capace di dire e fare cose ammalianti. Recita per lui a teatro e recita nella vita. “Quando sei venuto a prendermi, in quella sera di pioggia, dicendomi che volevi mostrarmi le colline avvolte dalla nebbia, e siamo andati a camminare sulla passeggiata dei bastioni lasciavo che mi precedessi d’un passo per poterti fare smorfie e linguacce mentre sgambettavo dietro a te come Puck. Ti odiavo”.

    “Ti amavo più di mia madre. Ti amavo persino più di mio padre”.

    ha scritto il 

  • 4

    È il romanzo dell'invidia assoluta,totale di una ragazzina,poi donna verso una compagna.Libro difficile e scostante,ma la Szabo,come al solito,e' fine conoscitrici dell'animo umano

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo mi ha lasciato un'enorme senso di tristezza.
    Tristezza verso una donna che solo nel momento sbagliato è in grado di parlare apertamente di se stessa.
    Tristezza verso una donna che per tutta la sua esistenza ha dovuto combattere contro tutto, tutti e anche contro se stessa. Quest'u ...continua

    Questo romanzo mi ha lasciato un'enorme senso di tristezza. Tristezza verso una donna che solo nel momento sbagliato è in grado di parlare apertamente di se stessa. Tristezza verso una donna che per tutta la sua esistenza ha dovuto combattere contro tutto, tutti e anche contro se stessa. Quest'ultima battaglia si rivelerà persa in partenza. Estzer non riuscirà mai a mettersi alle spalle il suo "lato oscuro" quell'insieme di senso di inadeguatezza, gelosia e vuoto interiore che la sofferenza patita per tutta la sua vita l'ha spinta a crearsi. Non una corazza per evitare di soffrire, ma una vergine di Norimberga che la stritola nel suo mortale abbraccio, non permettendole di vivere la propria vita come meglio crede. Sia nel rapporto con i suoi genitori che in quello con il grande amore della sua vita, la protagonista sembra sempre sentirsi come il terzo incomodo, pronta in ogni momento a vedersi chiudere la porta in faccia.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il terzo libro che leggo della Szabò, dopo La ballata di Iza e La porta che mi avevano appassionato, avevo quindi grosse aspettative che purtroppo non sono state confermate dall’inizio! Mi ci è voluto un po’ per entrare nella storia e in particolare per entrare in sintonia con la protago ...continua

    Questo è il terzo libro che leggo della Szabò, dopo La ballata di Iza e La porta che mi avevano appassionato, avevo quindi grosse aspettative che purtroppo non sono state confermate dall’inizio! Mi ci è voluto un po’ per entrare nella storia e in particolare per entrare in sintonia con la protagonista, Eszter. Grande attrice teatrale ungherese, Eszter fa un lungo monologo all’uomo che ha amato e gli parla della sua poverissima e durissima infanzia, dell’odio che prova per Angéla, sua coetanea ricca, coccolata e amata da tutti, fino ad entrare nei dettagli del loro burrascoso rapporto. Ammetto che Eszter non l’ho amata fin da subito, è lei stessa che non si fa amare. E’ dura, è cinica, è cattiva, ma poi a un certo punto della storia è scattato qualcosa che mi ha fatto capire perché lei sia così, parli e si comporti in questo modo e ho visto una persona così umana, forte e fragile allo stesso tempo e ho sentito una grande partecipazione nei suoi confronti, affetto e comprensione . Questa storia partita in sordina mi ha rapita e nel fine settimana non riuscivo a staccarmene! Che dirvi sulla scrittura? E’ scorrevole, ci sono continui salti temporali dai ricordi della sua infanzia al tempo in cui parla ma ciò nonostante la storia è molto fluida e movimentata, mai ingarbugliata e confusa. Certo, la sua è l’unica voce nel romanzo, quindi potrebbe essere noioso per chi preferisce un romanzo a più voci, ma una volta entrata nella trama non mi ha più pesato.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo che si svolge in Ungheria è scritto sotto forma di monologo, Eszter immagina di raccontare all’amante la sua vita, l’infanzia povera anche se proveniva da una famiglia colta e borghese, la sua rabbia e l’odio, odio che cresce insieme a lei e resta una costante per tutta la sua vita, an ...continua

    Il romanzo che si svolge in Ungheria è scritto sotto forma di monologo, Eszter immagina di raccontare all’amante la sua vita, l’infanzia povera anche se proveniva da una famiglia colta e borghese, la sua rabbia e l’odio, odio che cresce insieme a lei e resta una costante per tutta la sua vita, anche quando diventa un’acclamata attrice di teatro ricca e famosa, racconta i suoi più intimi e oscuri pensieri e sentimenti, senza tabù, senza giustificazioni, con una sincerità assoluta, disarmante. Un viaggio nel dolore e nell’abisso di un’anima infelice. L’odio che la possiede e che lei sa ben dissimulare e nascondere, è personificato nella persona di Angela, la compagna di scuola, che è bella, è amata, è ricca, è buona, è tutto ciò che non è Eszter. Quando una volta adulta si incontrano casualmente e riannodano l’antica amicizia e frequentazione, l’odio di Eszter si rinnova fino alla devastazione. E’ una lettura a tratti sconvolgente, Eszter è una persona negativa, autolesionista e incapace di sentimenti di empatia, eppure riesce a suscitare profonda pietà (forse perché in qualche modo anche i nostri sentimenti negativi riemergono e dobbiamo farci i conti). Interessanti anche i personaggi minori e le loro vicende, così come le ambientazioni, e non ultimo le atmofere di un epoca in bilico tra tradizione e futuro. Non è una lettura facile, ma diventa immediatamente appassionante, la scrittura della Szabò è straordinaria, Herman Hesse la definì “pesce d’oro delle letteratura ungherese”.

    ha scritto il 

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