L'altra Ester

Di

Editore: CDE su licenza Feltrinelli

4.0
(342)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000017234 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lia Secci

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    E' il romanzo dei grandi contrasti, tutto viene messo in opposizione duale, sentimenti, vite, avvenimenti. Ogni rapporto è conflittuale o di completa fusione, nulla scorre senza scossoni, tutto deve e ...continua

    E' il romanzo dei grandi contrasti, tutto viene messo in opposizione duale, sentimenti, vite, avvenimenti. Ogni rapporto è conflittuale o di completa fusione, nulla scorre senza scossoni, tutto deve essere vissuto o sentito sopra le righe. Teatro e vita, amore e odio, invidia e generosità, gelosia e fiducia, è la storia di due donne, Estzer e Angela, legate tra di loro dal vissuto sofferto e contraddittorio della prima donna, legate ad un destino diverso ma che inesorabilmente continua ad intrecciarsi, consapevolmente e inconsapevolmente.
    Io mi sono identificata nella protagonista per il coraggio che ha l'autrice di parlare di emozioni e sentimenti scomodi, l'invidia e la gelosia, portandoli all'esaperazione per renderli letterari ma facendoci rispecchiare in quello che anche noi, in modo blando e accennato, possiamo aver provato nella vita senza tuttavia riconoscerli come invece fa Estzer, figura indimenticabile di donna, un'antieroina superba, insofferente, complessa e proprio per questo molto vera, molto reale.
    Romanzo che difficilmente si dimentica.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    da leggere

    L’altra Eszter è uno di quei libri che lasciano uno strascico emotivo e psicologico nel lettore anche giorni dopo averlo finito. A me ha lasciato un magone, una sensazione alla bocca dello stomaco che ...continua

    L’altra Eszter è uno di quei libri che lasciano uno strascico emotivo e psicologico nel lettore anche giorni dopo averlo finito. A me ha lasciato un magone, una sensazione alla bocca dello stomaco che ho faticato a superare.
    Nella sua lettera aperta all’uomo che ama, Eszter si mette a nudo, senza inibizioni né filtri, e non si fa scrupolo di ammettere senza mezzi termini che Angéla, per il semplice fatto di essere nata in una famiglia benestante, per il semplice fatto di essere lei, le ha rovinato l’infanzia e la vita, perché incarnava l’emblema dell’opulenza mentre Eszter davanti agli occhi aveva solo povertà, privazioni, anche aridità di affetti e sentimenti, visto che sua madre e suo padre erano troppo occupati a riversare il loro amore l’una sull’altro per pensare alla figlia.
    Eppure, trovo che incolpare qualcun altro della miseria e delle difficoltà in cui ci troviamo a vivere, crogiolandosi nell’eterno “a chi tanto e a chi niente” oppure “perché a lei sì e a me no?”, ecco, trovo che sia il comportamento più vigliacco, debole, codardo di cui una persona si possa macchiare. Odiare è troppo facile. È una strada troppo comoda.
    Non lo so, è un libro che ti lascia per giorni a riflettere su quanto possa essere malato, contorto, marcio l’animo umano, e su quanto l’ambiente nel quale siamo cresciuti, dove magari ci è mancato non solo l’affetto e la protezione, ma anche la sicurezza economica e la serenità in generale, possa influire sul nostro carattere, sulla nostra anima, sulla nostra stessa crescita.
    È la prima volta in vita mia che non parteggio per il protagonista di un romanzo, non sono riuscito a provare empatia né solidarietà né compassione per Eszter, nemmeno in una circostanza. Nonostante capisca benissimo da dove traggano linfa il livore e l’odio che prova, non solo verso Angéla, ma verso la vita tutta e l’ingiustizia a essa connaturata, non riesco, da lettore, ad avallare nessuna sua scelta, nessuna sua affermazione, nessun suo comportamento. Più volte, tra un salto temporale e l’altro, mi si è gelato il sangue al leggere come augurasse la morte ad Angéla, come traesse godimento dal semplice pensiero che lei soffrisse o potesse, eventualmente, soffrire. Non solo: mi ha ghiacciato anche quando prova sollievo, paradossalmente, al vedere Lorinc’ in quelle condizioni (non posso spoilerare). Sollievo perché almeno, adesso, non avrebbe più dovuto preoccuparsi per lui. So bene che la Magda non si era prefissa l’obiettivo di far parteggiare il lettore per Eszter o fargliene comprendere scelte e azioni, senza giudicarle dal piedistallo, lei si limita a presentarci una donna priva di maschera, in tutta la sua essenza più vera. Ci fa vedere chi era l’ALTRA Eszter, quella fuori dal palcoscenico del teatro, quando poteva smettere la sua seconda pelle.
    Niente da dire sulla prosa, la Szabò aveva una “mano” che scorreva via liscia nonostante periodi lunghi, appesantiti da subordinate o incisi e inframmezzati da virgole come se piovesse; niente da dire sullo stile – l’impostazione della lettera-confessione e della narrazione in prima persona sono funzionali a renderlo accorato, diretto, sentito e a volte spietato; niente da dire sulla caratterizzazione psicologica della protagonista, dubito che in letteratura si possa trovare una migliore rappresentazione del confine labile che c’è tra odio e amore.
    Un libro e un’autrice da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 3

    amaro

    Amo molto questa scrittrice, ho ritrovato in questo libro il suo incomparabile modo di scrivere, nonostante ciò questo libro non mi è piaciuto quanto gli altri.
    Scoppia di livida rabbia, la storia non ...continua

    Amo molto questa scrittrice, ho ritrovato in questo libro il suo incomparabile modo di scrivere, nonostante ciò questo libro non mi è piaciuto quanto gli altri.
    Scoppia di livida rabbia, la storia non è granchè

    ha scritto il 

  • 4

    In un lungo monologo Eszter, famosa attrice ungherese nel secondo dopoguerra, ripercorre la sua vita, rivolgendosi all'amato Lorinc. Ricorda, piena di rancore la sua infanzia di stenti e fame, l'invid ...continua

    In un lungo monologo Eszter, famosa attrice ungherese nel secondo dopoguerra, ripercorre la sua vita, rivolgendosi all'amato Lorinc. Ricorda, piena di rancore la sua infanzia di stenti e fame, l'invidia e l’odio per la rivale Angela, bella, perfetta, sensibile, ricca, elegante, che rappresenta ai suoi occhi tutto quello che non è, e ha tutto ciò che non possiede.
    Il livore di Ezster non si placa neanche quando si afferma come attrice teatrale, anzi si alimenta negli anni, fino al punto di amare Lorinc, il marito di Angela.

    Eszter è una donna oscura, logorata dalla rabbia e dalla gelosia, eppure è riuscita a suscitarmi compassione per il vuoto e la solitudine che l’accompagnano, per avere indossato una maschera e recitato un ruolo tutta la vita, per non avere mai ammesso le sue debolezze e il suo disperato bisogno di accettazione “Se solo una volta qualcuno, chiunque, mi avesse accettata per quella che sono davvero, senza riserve, senza condizioni…”

    ha scritto il 

  • 4

    L'ERBA DEL VICINO E' SEMPRE PIU' VERDE

    Un'infanzia non solitaria,ma di solitudine che non ha permesso l'acquisire consapevolezza,sviluppando insicurezza e una gelosia insensata,cieca,furiosa,distruttiva.
    Intelligente,bella,affermata,ma si ...continua

    Un'infanzia non solitaria,ma di solitudine che non ha permesso l'acquisire consapevolezza,sviluppando insicurezza e una gelosia insensata,cieca,furiosa,distruttiva.
    Intelligente,bella,affermata,ma si guardava allo specchio e vedeva.....ANGELA. Povera Eszter,non è riuscita come Alice ad attaversare lo specchio.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo colpisce soprattutto per l'altissima qualità stilistica. Per quanto riguarda la storia la prima metà del romanzo non prende, ci sono troppi personaggi più di quanti se ne riesca a seguire, ...continua

    Il romanzo colpisce soprattutto per l'altissima qualità stilistica. Per quanto riguarda la storia la prima metà del romanzo non prende, ci sono troppi personaggi più di quanti se ne riesca a seguire, con nomi stranieri e a volte simili. Io ho faticato a capire storia e personaggi. In ogni caso, si parla della vita misera di una famiglia, i genitori della protagonista Ezter, in cui lui è avvocato e lei pianista ma con troppo orgoglio per sopravvivere e per garantire una esistenza decente alla figlia che fin da bambina impara l'arte di arrangiarsi e di guadagnarsi il pane. L'amore tra i genitori della protagonista è così totalizzante da lasciare la bambina completamente in ombra. Forse nel rapporto con la madre troviamo le radici della gelosia patologica di Ezster. Solo che la gelosia la troviamo rivolta nel romanzo contro la bellissima e buonissima amica di infanzia Angela. Angela che ha tutto, che ha così tanto da poter dare generosamente agli altri, che trova sempre chi pensa a lei. La lotta con Angela, che forse è simbolica della lotta con la madre per l'affetto paterno (ma anche viceversa con il padre per l'affetto materno), inizia con il furto del capriolo dell'amica quando erano ancora bambine e poi continua quando Ezter porta via ad Angela il marito. Ma la gelosia non si placa mai, perchè il marito di Angela continua a pensare ad Angela, a preoccuparsi di lei anche se solo delle scadenze e di cose materiali (Ezter non si accontenta del cuore vuole anche tutti i pensieri per sè). In tutti e due i casi l'oggetto dell'amore fa una brutta fine, in tutti e due i casi, capriolo e marito di Angela si intuisce che Ezter ha qualche motivo per sentirsi responsabile della morte dell'essere amato. La seconda metà del romanzo e soprattutto il finale sono bellissimi. Il romanzo è in crescendo.

    ha scritto il 

  • 3

    Quattro stelline le darei molto volentieri per il contenuto, per il ritratto di una donna che mi ha suscitato pagina dopo pagina sentimenti molto contraddittori e ambivalenti, oscillanti in continuazi ...continua

    Quattro stelline le darei molto volentieri per il contenuto, per il ritratto di una donna che mi ha suscitato pagina dopo pagina sentimenti molto contraddittori e ambivalenti, oscillanti in continuazione tra l'antipatia e la comprensione. Quattro stelline perchè il ritratto che la Szabo fa di quello che definirei un vero e proprio caso clinico è davvero straordinario.
    Perchè allora solo tre stelline? Esclusivamente perchè personalmente non mi trovo in genere a mio agio con la tecnica del monologo, che tranne rarissime eccezioni mi annoia e mi irrita. Ma si tratta di una reazione assolutamente personale, che nulla ha a che vedere con il giudizio letterario a proposito di questo romanzo, che è ottimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Non all'altezza della "La Porta " e "La ballata di Iza", ma comunque un libro intenso . Un pò difficile all'inizio entrare nelle vicende e nella psiche di Eszter, ma man mano che si procede nella lett ...continua

    Non all'altezza della "La Porta " e "La ballata di Iza", ma comunque un libro intenso . Un pò difficile all'inizio entrare nelle vicende e nella psiche di Eszter, ma man mano che si procede nella lettura, il libro scorre molto piacevolmente.

    ha scritto il 

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