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L'altra Venezia

Di

Editore: Garzanti Libri

3.8
(38)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 127 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811665574 | Isbn-13: 9788811665571 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Scotti

Genere: History , Textbook , Travel

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Descrizione del libro
Nella prefazione di Raffaele La Capria è descritta l'essenza di questo libro dello scrittore nato nella Bosnia Erzegovina, autore di "Breviario mediterraneo",: "Una Venezia fatta di scrittura che diventa materia e sensazione, materia e sensazione che ci restituiscono quelle che riceviamo da Venezia, sensazioni di umido, di acqua, di marcio, di tempo, di bellezza,di passato, di malinconia, di miraggio, di marmo, di sabbia, di fango, di oro,di sfumato, di splendente, di torbido, di Venezia insomma, dell'indicibile Venezia."
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  • 4

    E' lo stile riconoscibilissimo di Matvejevic già apprezzato in Mediterraneo. C'è qui un profonda conoscenza della città di Venezia, dell'altra Venezia, appunto: i giardini, le piante spontanee che crescono sui muri, le sculture esterne e poi le osterie, il pane, i barbieri. E in ogni pagina lo sp ...continua

    E' lo stile riconoscibilissimo di Matvejevic già apprezzato in Mediterraneo. C'è qui un profonda conoscenza della città di Venezia, dell'altra Venezia, appunto: i giardini, le piante spontanee che crescono sui muri, le sculture esterne e poi le osterie, il pane, i barbieri. E in ogni pagina lo spunto, il rinvio a un'altra lettura, a tornare in una chiesa per rivedere quel certo dipinto, ma anche a ripercorrere strade già fatte con un altro occhio, un altro spirito. Da mettere in pratica la prossima volta direttamente a Venezia!

    ha scritto il 

  • 3

    «Ero davvero a Venezia, non più nell’immagine che ne serbavo».

    Ristampato nel 2009 con il titolo Venezia minima:
    http://bit.ly/xeRaBI

    Entrambi i titoli rispecchiano il metodo adottato dall’autore; come spiega La Capria nella prefazione, una “accurata archeologia della mente, che scava e scopre frammenti e reperti pulendo delicatamente co ...continua

    Ristampato nel 2009 con il titolo Venezia minima:
    http://bit.ly/xeRaBI

    Entrambi i titoli rispecchiano il metodo adottato dall’autore; come spiega La Capria nella prefazione, una “accurata archeologia della mente, che scava e scopre frammenti e reperti pulendo delicatamente con un pennello la realtà sepolta sotto la polvere delle rappresentazioni, è la strategia di Predrag Matvejević per avvicinarsi a Venezia” (5).
    Emblemi di questo modus operandi, ad esempio, sono i capitoli dedicati all’erba di Venezia, alla “flora murale”, che immagino abbiano infastidito altri lettori. Eppure la scelta stilistica di Matvejević è tutt’altro che pretestuosa; è anzi altamente simbolica e quasi inevitabile. Scrivendo di una città di cui ogni singola pietra è stata già cantata, infatti, non resta forse che infilarsi nelle fessure come fanno i fili d’erba fra i masegni, “là dove nessuno se li aspetta e dove —si direbbe— non servono a niente” (31).

    Una storia diversa, più giusta, darà a questa prole erbacea, a questo proletariato murale, un posto più importante. Senza di esso l’immagine del mondo accanto a noi —e quella della stessa Venezia— sarebbe più disadorna e scialba” (39).

    Quando poi arriva a parlare delle pietre, l’autore non si concentra sulla statuaria quanto su pàtere e formelle: sculture modeste, eseguite non da maestri di scalpello ma da intagliatori improvvisati, “esposte al vento e alla pioggia, al caldo e al freddo (…). Il tempo e le intemperie ne corrodono e raschiano la superficie, incidono su di esse rughe e solchi simili a quelli del volto umano” (40). Da qui il nome di sculture esterne o anche erratiche, “per caratterizzare un destino randagio” (43).
    Matvejević inanella dettagli generalmente ignorati dalla letteratura su Venezia. Prende la via d’acqua, facendosi accompagnare su isole poco note e pressoché disabitate; visita una sorta di cimitero dei gabbiani; dedica un capitolo alla misconosciuta Chioggia. Snocciola lunghe liste di nomi: erbe, venti, imbarcazioni. Menziona San Marco in Boccalama, una delle isole “affondate, scomparse, dimenticate”: sede di un convento di benedettini, venne ingoiata dalla laguna e se ne perse anche il mero ricordo. I recenti lavori di scavo sul sito dell’isola, cui Matvejević ebbe occasione di assistere, riesumarono tra i molti reperti l’unico esemplare esistente di un certo modello di galea medioevale.

    *** *** *** *** *** *** *** *** *** *** ***

    Nato a Mostar da madre croata e padre russo, Predrag Matvejević è figlio di quel Mediterraneo che, come lui stesso ricorda, “un tempo era detto golfo di Venezia” (46). Non stupisce quindi il suo interesse per la Serenissima. Si sofferma sulla Riva degli Schiavoni, che prende il nome dagli Sciavuni o Morlacchi suoi conterranei. Descrive, in una pagina in cui etimo e poesia si fondono, ciò che unisce e distingue le due sponde dell'Adriatico: il sole, che a occidente scompare tra i monti (tramonta), mentre a oriente affonda nel mare.

    Quelli che arrivano a Venezia dai vari centri dell'Europa vi incontrano l'Oriente. Per le popolazioni dei Balcani e del Vicino Oriente, invece, Venezia è al tempo stesso Europa e Occidente! Gli uni vedono in essa le origini di Bisanzio, gli altri la fine. Venetiae quasi alterum Bysantium ― sono le parole del celebre cardinale Bessarione, che a suo tempo arricchì la Biblioteca di San Marco con i tesori librari della bizantina Costantinopoli. Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una delle caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo” (29).

    Sarà per questo che a Venezia gli slavi si sentono a casa. sebbene Matvejević, al contrario di Brodskij, sia appunto uno slavo mediterraneo. Pare quasi di vederli, a prendere appunti... esiste un equivalente slavo delle moleskine?

    Il libro è arricchito da una serie di xilografie, in buona parte del XVI-XVII secolo, dalla collezione del Museo Correr.
    http://correr.visitmuve.it/

    ha scritto il 

  • 0

    toccando l'acqua

    venezia è una città di strati, la sua architettura è sospesa nel tempo e l'acqua che la bagna dà l'impressione che quel tempo non è mai lo stesso. i colori del cielo insieme a quelli della laguna rendono mutevole ogni immagine che abbiamo nella nostra memoria.
    le pietre di venezia sono com ...continua

    venezia è una città di strati, la sua architettura è sospesa nel tempo e l'acqua che la bagna dà l'impressione che quel tempo non è mai lo stesso. i colori del cielo insieme a quelli della laguna rendono mutevole ogni immagine che abbiamo nella nostra memoria.
    le pietre di venezia sono come esplose e la sua natura, il suo scheletro è difficile da ricostruire perche le ossa sono nascoste un luoghi che il turista guidato non potrà mai vedere.
    venezia è forse una anagramma del perdersi e scoprire che lì la bellezza trova lo specchio che cercava.
    matvejevic ci racconta l'anima di questa città parlando dei suoi frammenti ossei ricostruendo il probabile possessore di quel reperto. perché la città non è solo quella dei nostri passi visitatori ma sopratutto uno spazio d'occhi, egli si sofferma e si trova a volare sulle ali di un gabbiano, sulla schiuma di un onda provocata, perché questa libertà ci infila dritti nell'anima di quello stato che è venezia.
    dalla penna dell'autore non esce una guida ma un trattato per riconoscre le sensazioni della bellezza.

    brodkij, in un altro libro profondissimo dice di venezia:
    'gigantesco specchio liquido, e la città vi si crogiola, gustandone il tocco, la carezza dell’infinito dal quale essa è venuta. Un oggetto, dopo tutto, è ciò che rende privato l’infinito.'

    due libri per viaggiatori solitari che sognano quotidianamente il sublime.

    ha scritto il 

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