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L'altro Schubert

Di

Editore: EDT (Improvvisi)

4.2
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870636143 | Isbn-13: 9788870636147 | Data di pubblicazione: 

Genere: Musica

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Descrizione del libro
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    All’indomani della morte di Papa Giovanni XXIII, nel 1963, il recital pianistico da tempo programmato in Vaticano venne confermato, ma si ritenne opportuno limitare il repertorio a Mozart e ...continua

    All’indomani della morte di Papa Giovanni XXIII, nel 1963, il recital pianistico da tempo programmato in Vaticano venne confermato, ma si ritenne opportuno limitare il repertorio a Mozart e Beethoven e chiedere al pianista, nel corso di un colloquio telefonico, di non eseguire il brano di Schubert previsto dal programma.

    L’episodio, raccontato da Alfred Brendel, dà conto della perdurante, soffice ma ostinata, coltre di perplessità o silenzio addirittura, che per tanto tempo ha avvolto la figura di Franz Schubert, del quale in vita pochissime opere godettero della pubblicazione ( si dovrà attendere il 1884 per l’inizio –auspice Brahms- della pubblicazione sistematica) e le cui musiche furono eseguite in un concerto ad esse esclusivamente dedicato soltanto il 26 marzo 1828, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 19 novembre 1828, senza sacramenti, all’età di trentun’anni.

    In questa nebbia, risalente già alle reticenze dei suoi più stretti amici, Sergio Sablich avanza con evidente passione, e con genuina capacità narrativa ricostruisce la particolare vicenda biografica di Schubert, segnata all’origine da una precoce dimestichezza con la morte, da un complicato rapporto con suo padre nonchè dall’abitudine a vivere nell’atmosfera dei collegi da lui diretti, e via via, nell’apparente semplicità degli eventi, sempre più misteriosa e avvolta in una reticenza più allusiva che davvero elusiva. Si disvela così, poco a poco, e partendo da un esiguo corredo documentale, quella “doppia natura” –secondo la definizione del commediografo e sodale degli ultimi anni Eduard von Bauernfeld , quell’ ”altro Schubert” i cui lati più oscuri, oltre a provocarne probabilmente la morte prematura, si manifestarono in peccati intollerabili persino da una città tradizionalmente indulgente come Vienna, della quale rimase perciò –lui, l’unico viennese di nascita tra i musicisti di quella grande stagione- sostanzialmente ai margini.

    Fin qui gli aspetti biografici, concorrenti ma forse non sufficienti a spiegare l’incomprensione o il fraintendimento del ruolo di Schubert nell’evoluzione della musica europea.

    La seconda parte del libro si concentra quindi opportunamente sugli aspetti peculiari dell’opera di Schubert, indagandone una serie di caratteristiche che finiscono per risultare profondamente eversive rispetto ai principi che avevano informato la composizione in età classica e, per certi aspetti, troppo avanzate persino per la generazione a lui successiva, che ne comprese la portata solo parzialmente. La reinvenzione del rapporto tra musica e testo, la posposizione del materiale germinativo, l’attribuzione di significati simbolici a particolari figure ritmiche, la dilatazione orizzontale, la comparsa di associazioni di natura psicologica, la predilezione per le relazioni armoniche centrifughe, la particolarità della concezione teatrale sono tutti elementi di un pensiero musicale che, pur nel suo conservatorismo apparente, anticipa una visione dell’uomo e dell'arte che, sia in musica che in letteratura – quasi ovvio il riferimento a Musil-, si rivela tanto moderna da saper parlare agli uomini del Novecento più ancora che a quelli dell’Ottocento.

    Il libro si conclude con un breve ma accurato esame del romanzo “Il quinto atto” di Ingmar Bergman, nel quale il celebre regista incrocia le figura del protagonista, un ingegnere e inventore pazzo e sifilitico, con quella di Franz Schubert; interessantissimo epilogo che apparirebbe singolare se alla figura del Sablich musicologo non si affiancasse quella dell’ ”altro Sablich”, grande appassionato bergmaniano, il cui importante fondo è stato donato dalla famiglia al Museo Nazionale del Cinema di Torino due anni dopo la sua prematura scomparsa.

    http://www.sergiosablich.org/home.asp?L1=1&L2=0&L3=0

    ha scritto il 

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    GUTE NACHT

    Fremd bin ich eingezogen,
    Fremd zieh' ich wieder aus
    Der Mai war mir gewogen
    Mit manchem Blumenstrauß.
    Das Mädchen sprach von Liebe,
    Die Mutter gar von Eh', -
    Nun ist die Welt so trübe,
    Der ...continua

    GUTE NACHT

    Fremd bin ich eingezogen,
    Fremd zieh' ich wieder aus
    Der Mai war mir gewogen
    Mit manchem Blumenstrauß.
    Das Mädchen sprach von Liebe,
    Die Mutter gar von Eh', -
    Nun ist die Welt so trübe,
    Der Weg gehüllt in Schnee.

    Ich kann zu meiner Reisen
    Nicht wählen mit der Zeit,
    Muß selbst den Weg mir weisen
    In dieser Dunkelheit.
    Es zieht ein Mondenschatten
    Als mein Gefährte mit,
    Und auf den weißen Matten
    Such' ich des Wildes Tritt.

    Was soll ich länger weilen,
    Daß man mich trieb hinaus?
    Laß irre Hunde heulen
    Vor ihres Herren Haus;
    Die Liebe liebt das Wandern
    - Gott hat sie so gemacht -
    Von einem zu dem andern.
    Fein Liebchen, gute Nacht!

    Will dich im Traum nicht stören,
    Wär schad' um deine Ruh',
    Sollst meinen Tritt nicht hören -
    Sacht, sacht die Türe zu!
    Schreib' im Vorübergehen
    Ans Tor dir: Gute Nacht,
    Damit du mögest sehen,
    An dich hab' ich gedacht.

    BUONA NOTTE

    Sono giunto da straniero,
    da straniero me ne vo.
    Allor mi accolse maggio
    con molti e vari fior.
    D’amor dicea la bella
    sua madre Imen nomò:
    ma ora il mondo è fosco
    c’è neve sul cammin.

    Non posso, per il viaggio,
    quando vorrei, partir.
    Per strada vo da solo
    in questa oscurità
    e l’ombra al chiar di luna
    sola compagna m’è.
    Cerco sul bianco manto
    orma di feri piè.

    Perché indugiare ancora
    finché mi caccin fuor?
    Lascia latrare i cani
    sull’uscio del padron!
    L’amor ama viaggiare,
    - così Dio lo formò -
    dall’un amore all’altro.
    Buona notte, mio cor!

    Non vo’ turbarti i sogni:
    pel tuo riposo è un mal.
    Non più mi sentirai:
    chiudo la porta pian.
    E mentre parto scrivo
    "Addio" sul tuo porton:
    così che tu capisca
    che ancor pensavo a te.

    Dietrich Fischer-Dieskau & Alfred Brendel

    http://it.youtube.com/watch?v=TRg6geGIef4&feature=related

    ha scritto il