L'amante

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(2438)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 432 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806173618 | Isbn-13: 9788806173616 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Arno Baehr

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Sullo sfondo di una Haifa scossa dalla guerra del 1973, si dipana lo scenariode L'amante, il più sinceramente israeliano dei romanzi di Yehoshua. L'autore si affida alle voci dei suoi personaggi, ai loro sogni, ai ricordi, ai desideri, alle aspettative: sono le parole di Adam, agiato proprietario di una grande officina meccanica; le riflessioni della figlia Dafi, quindicenne insonne e ribelle; i sogni della moglie Asya, intellettuale precocemente ingrigita; gli stupori di Na'im, giovane operaio arabo; i vaneggiamenti della novantenne Vaduccia; e infine il resoconto stupefatto di Gabriel, l'amante scomparso. Mondi lontani, a dispetto dell'amore; voci tanto vicine quanto diverse siglano l'impossibilità di conoscere veramente chi ci vive accanto.
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  • 5

    Non so perché, io ho un debole per i luoghi disfunzionali. I recenti viaggi in Israele hanno scacciato dal mio cuore il ricordo e il rimpianto per la Berlino divisa dal muro. E per questo mi è nata un ...continua

    Non so perché, io ho un debole per i luoghi disfunzionali. I recenti viaggi in Israele hanno scacciato dal mio cuore il ricordo e il rimpianto per la Berlino divisa dal muro. E per questo mi è nata una cospicua curiosità anche per la letteratura israeliana, non escluso Yehoshua, il quale, capitatomi tra le mani quasi per caso, è immediatamente assurto ai vertici dei miei scrittori preferiti.

    In questo libro, ad esempio:

    - c’è Adam, un meccanico quarantenne, con una grande officina di successo, in cui impiega prevalentemente personale arabo che lavora alacremente e con soddisfazione anche se non si capisce bene da che parte stia;
    - c’è Asya, la moglie di lui, una professoressa precocemente invecchiata, dedita totalmente al lavoro e senza grilli per la testa;
    - c’è Dafi, la loro figlia, un’adolescente vitale e casinista che soffre di irredimibili insonnie;
    -c’è Gabriel, un giovane ebreo, emigrato a Parigi, male in arnese e piuttosto privo di coordinate, che torna in Israele per mettere le mani sull’eredità di una vecchia zia che pensa sia morta, ma in realtà lei è “solo” in coma; capita per caso nell’officina, viene in qualche misura adottato dal meccanico e da sua moglie, e contro ogni previsione diventa l’amante di lei; ma ad Adam la cosa non dispiace affatto, tanto che quando Gabriel scompare (scoppia la guerra del Kippur, viene impacchettato e spedito al fronte da un vecchio ufficiale che lo considera una specie di disertore) si mette alacremente a cercarlo per riportarlo alla moglie; nel frattempo, tanto per gradire, si porta a letto una ragazza adolescente, compagna di scuola di Dafi;
    - c’è Vaduccia, la vecchia zia che inaspettatamente esce dal coma;
    - c’è Na’im, un adolescente arabo, apprendista in officina, che prima assieme ad Adam e Dafi (che tanto soffre di insonnia) si mette a fare soccorso stradale notturno, finendo scontatamente per innamorarsi di quest’ultima, poi diventa il badante dell’anziana zia, e alla fine finisce a letto con Dafi, con grande soddisfazione di entrambi;
    - ci sono ebrei ortodossi assortiti, che se ne vanno in giro per il deserto del Sinai in mezzo alla guerra con i loro cappelloni neri e i loro cappottoni per portare la parola di Dio ai soldati;
    - ci sono compiute descrizioni di Gerusalemme di altri posti splendidi.

    Il libro è scritto in soggettiva da parte di tutti i vari personaggi, ad ogni capitoletto corrisponde la voce di uno di loro. La narrazione è fluente ed appassionante, spesso pervasa da un sottile umorismo. L’unica che non si capisce bene è Asya, perché si esprime solo per narrazioni di sogni.

    In ogni caso, un libro splendido. Che, alla fine, mi lascia la solita domanda: devo impiegare tutto il mio tempo per leggere il più possibile di un autore che mi entusiasma, o nello stesso tempo potrei cercarne e approfondirne degli altri e magari scoprire cose nuove e più interessanti?

    Il fatto di non essere eterni comporta anche questo tipo di problemi.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo popolo è la trappola di se stesso.

    Storia a più voci, introspettiva e ben orchestrata, che fotografa mirabilmente la dimensione umana dello Stato d'Israele negli anni Settanta, durante e dopo uno dei tanti conflitti arabo-israeliani.
    I ...continua

    Storia a più voci, introspettiva e ben orchestrata, che fotografa mirabilmente la dimensione umana dello Stato d'Israele negli anni Settanta, durante e dopo uno dei tanti conflitti arabo-israeliani.
    I riferimenti alla situazione politica sono pochissimi, mentre si predilige la descrizione dettagliata, fatta in prima persona, di pensieri e stati d'animo dei personaggi principali: una famiglia borghese benestante (padre, madre, figlia quindicenne), il giovane amante un po' svagato, una vecchia signora e un ragazzino arabo.
    La coppia, segnata dalla perdita del primo figlio, è implosa da un pezzo senza far rumore e le macerie della loro unione pesano su una sterile armonia familiare:
    “Non le ho detto che non l'amo, ancora non gliel'ho detto...”.
    Eppure lui, col portafogli gonfio di soldi e il cuore intirizzito, pensa a lei continuamente, a lei che non desidera più ma che vorrebbe vedere felice, per incrinare quella dura e invisibile patina di ghiaccio che incombe sotto il loro tetto.
    Non agisce consapevolmente ma per istinto, finendo per procacciare ciò che serve al benessere del focolare: un ragazzo che ricorda un po' il figlio perduto anni prima e che ritorna sotto forma di amante, un amante per la moglie. Non è una perversione ma una sorta di ossessione, il senso di un dovere da compiere che lo investe alla stregua di un colpo di fulmine.
    Il romanzo è intenso, carico della bellezza “inesorabile” di Gerusalemme e della terra d'Israele, con le case pulite e ben arredate degli ebrei facoltosi, l'odore “di melanzane, di aglio verde e di fieno fresco” degli arabi, quello ortodosso di certi oggetti, “un misto di vecchi libri e di cipolle fritte con un leggero puzzo di fognatura”.
    Nessuna esplicita presa di posizione sulla questione israelo-palestinese, solo qualche frase ammiccante (“Questo popolo è la trappola di se stesso”) che lascia intuire il punto di vista dello scrittore.
    Le emozioni sono opportunamente calibrate per non scadere nel melenso e mai banali anche nel filone più prevedibile: il tenero amore sbocciato tra due adolescenti, un'ebrea e un arabo.
    Tema dominante della narrazione è la mancanza di sonno, lo stato di spossatezza di chi, per un motivo o per l'altro, passa le notti in bianco e dorme e sogna nelle ore più improbabili, trasmettendo al lettore una perenne sensazione di irrequietezza:
    “E' tutto un sogno deludente, senza una vera fine”.

    ha scritto il 

  • 4

    solitudini a più voci

    Un romanzo a più voci che ho assaporato lentamente e che, in alcuni momenti, mi ha letteralmente catturato.
    E’ un alternarsi di monologhi ricchi di silenzi e di solitudini, di ricordi, paure,rimorsi ...continua

    Un romanzo a più voci che ho assaporato lentamente e che, in alcuni momenti, mi ha letteralmente catturato.
    E’ un alternarsi di monologhi ricchi di silenzi e di solitudini, di ricordi, paure,rimorsi, desideri e sogni. Adam, ricco proprietario di una grande officina, la moglie Asya, insegnante annoiata… ingrigita ( entrambi vivono in uno stato di immobilità), e la figlia Dafi parlano del passato e del presente in prima persona mettendo a nudo, senza nessuna remora, se stessi. L’elemento più bello e tenero è la storia di due coetanei che provengono da realtà molto diverse: Dafi, una quindicenne irrequieta, insonne, critica e osservatrice attenta, e Na’im, giovane operaio arabo che lavora nell’officina di Adam. Entrambi diffidenti…si cercano, si avvicinano e si allontanano.
    E poi i sogni di Asya, i vaneggiamenti di Vaduccia, la nonnina novantenne innamorata del nipote Gabriel, l’amante scomparso che ci regala un racconto stupendo che occupa molte pagine… sicuramente le più coinvolgenti.
    Il tutto sullo sfondo di una guerra inutile… come tutte le guerre.
    Bellissima lettura.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Scrivo una recensione dopo alcuni giorni, il tempo necessario per apprezzare il libro, che si legge velocemente. Il vero protagonista è Adam, (involontario a volte) deus ex machina: annoiato e disinna ...continua

    Scrivo una recensione dopo alcuni giorni, il tempo necessario per apprezzare il libro, che si legge velocemente. Il vero protagonista è Adam, (involontario a volte) deus ex machina: annoiato e disinnamorato della moglie, le cerca un amante, pescandolo nella sua officina: Gabriel è uno squinternato cliente, che non può pagare la riparazione della sua automobile, o meglio dell'automobile della nonna. La noia di Adam genera anche la sua curiosità nei confronti del suo apprendista Na'im e l'innamoramento di quest'ultimo per la figlia di Adam. I punti di vista e le voci narranti sono molteplici: Adam. Asya (la moglie), Gabriel, Dafi, Na'im e la nonna di Gabriel.

    ha scritto il 

  • 3

    Se l avessi letto appena uscito negli anni 70 ....L'avrei trovato ottimo o anche di più........Adesso leggerlo quando i miei anni sono 70........Lo trovo bello ma i personaggi soprattutto gli adulti . ...continua

    Se l avessi letto appena uscito negli anni 70 ....L'avrei trovato ottimo o anche di più........Adesso leggerlo quando i miei anni sono 70........Lo trovo bello ma i personaggi soprattutto gli adulti ....Li trovo strani

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di una famiglia, di uno strano equilibrio coniugale, di una ricerca notturna senza pace dell'amante sfuggente. Storia di ebrei e arabi, della guerra sullo sfondo, dei tormenti di una ragazzina, ...continua

    Storia di una famiglia, di uno strano equilibrio coniugale, di una ricerca notturna senza pace dell'amante sfuggente. Storia di ebrei e arabi, della guerra sullo sfondo, dei tormenti di una ragazzina, dell'amore che va oltre l'ostilità tra due razze in guerra.
    Bello e coinvolgente, ma senza riuscire a entusiasmarmi.

    ha scritto il 

  • 4

    "questo popolo è la trappola di sè stesso"

    Un romanzo commovente ma anche divertente e ironico, molte voci, ognuna racconta la sua parte come in un puzzle, lo sfondo è la guerra israelo-palestinese del '73 ma potrebbe essere uno qualunque dei ...continua

    Un romanzo commovente ma anche divertente e ironico, molte voci, ognuna racconta la sua parte come in un puzzle, lo sfondo è la guerra israelo-palestinese del '73 ma potrebbe essere uno qualunque dei conflitti in questa regione senza pace. I personaggi a volte sono umani e a volte spregevoli e tutti raccontano la storia di un paese dilaniato, dove arabi ed ebrei si guardano con sospetto ma poi finiscono per rappresentare due facce della stessa medaglia. Amore e guerra tra personaggi che hanno ognuno un suo dolore e una sua speranza. Secondo me è una splendida storia sull'inutilità della guerra.

    ha scritto il 

  • 5

    amo yeoshua, ho amato soprattutto il responsabile delle risorse umane - il primo che ho letto, a 23 anni, restandone folgorata come mi capita di rado. dopo aver finito un suo romanzo tendo a lasciar p ...continua

    amo yeoshua, ho amato soprattutto il responsabile delle risorse umane - il primo che ho letto, a 23 anni, restandone folgorata come mi capita di rado. dopo aver finito un suo romanzo tendo a lasciar passare parecchi anni prima di cominciarne un altro.
    L'amante è chiaramente il romanzo di un uomo più giovane, e inoltre è un romanzo degli anni 70 in cui il discorso politico\sociale\razziale richiedeva di essere esplicito tanto da suonare, oggi che siamo consapevoli di un sacco di cose, addirittura telefonato; poco importa, dato che il valore letterario è come sempre straordinario. Incantevole e verissimo, in particolare, il racconto delle adolescenze - tutte le adolescenze del libro hanno scatenato in me una sensazione tipo dove si era nascosto quest'uomo a spiarmi quando andavo al liceo.

    ha scritto il 

  • 4

    Radichiamo il libro in reti di comunicazione ostruite. Partiamo pure dal macrocosmo, l'Haifa nell'Israele del 1973, sfondo di due popoli che s'annusano reciprocamente con sospetto. Tutto ciò che cono ...continua

    Radichiamo il libro in reti di comunicazione ostruite. Partiamo pure dal macrocosmo, l'Haifa nell'Israele del 1973, sfondo di due popoli che s'annusano reciprocamente con sospetto. Tutto ciò che conoscono uno dell'altro è proprio un certo odore, cioè un grumo di pregiudizi che dipingono un gruppo culturale solo in maniera macchiettistica, e poi si stupiscono, se, una volta approfondita reciprocamente la conoscenza (come avviene ai singoli personaggi del libro), in fondo né gli arabi sono tutti delinquenti che vanno tenuti al guinzaglio, né gli ebrei sono un'alterità da tenere a distanza, come se il toccare solamente le loro usanze, anche religiose, potesse provocare una pericolosa infezione. Ora, però, andiamo al nocciolo, al microcosmo. Ecco che qui le reti di comunicazione ostruite si restringono a vite individuali e allo stesso tempo si allargano, perché sovrastano la loro vita come una sostanza soffocante nell'aria, e allo stesso tempo è una distanza fondante. L'amore come fondazione di questa specifica famiglia non è veramente tale, è un consistente affetto nato da due vite che avevano bisogno di sistemarsi. La società preferisce le coppie e non le zitelle e gli scapoli, perché tutti dicono che l'amore è l'esperienza più bella della vita e rimanerne a corto fa credere che bisogna aggrapparsi alla prima fonte che anche solo pallidamente fa nascere un presentimento, cioè che incarni il significato di questo misterioso accadimento che sconvolge di norma le esistenze. È un'incombenza che bisogna sbrigare, per agevolazioni economiche, per continuare a lavorare senza dover investire altre energie nella ricerca di qualcuno che tolga l'etichetta di “single”. Nell'intento di continuare le propre vite individuali sotto le stesso tetto, pur scrutandosi reciprocamente, ecco che nasce quella distanza che unisce forzatamente più persone senza che esse, di per sé, s'avvicinino veramente. Un po' come avere tre pezzi di un collage appiccicati uno all'altra: un'unione di carta, fragile, carente come il suo materiale. Così questa maniera di percepirsi reciprocamente è ciò che si conosce come l'affetto più caro che si ha di fatto, in un mondo dove gli altri allora saranno ancora più distrattamente cordiali estranei; e da qui, da ciò che si è sempre conosciuto, insorgera la novità sconvolgente del vero amore.
    Adam, Asya (moglie), Dafna (figlia). Adam ha la sua vita, Asya la sua vita, Dafna, quindicenne, ha la sua vita. E queste vite influiscono una nell'altra nella maniera della mancanza. È vero che sono compartimenti stagni che si osservano reciprocamente da una finestrella, da cui forse sporgono una mano come per cercare la vicinanza uno dell'altro, ma brancolano nel buio, in tentativi solo accennati e presto falliti. Ecco perché “l'amante”, un altro personaggio che entrerà fisicamente nella casa di Adam e Asya, è così fondamentale da dare il titolo al romanzo. Non si scaccino i presentimenti che nascono da questo inquadramento: Gabriel è l'amante di Asya. Asya conosce finalmente l'amore, quel sentimento che la rianima e rende il suo volto invecchiato con l'età più vivo, più giovane. E la cosa commovente, una di quelle che mi sono piaciute di più, è che alla scomparsa di Gabriel – andrà al fronte a combattere nella brevissima guerra del Kappur tra Egitto e Israele – sarà proprio Adam a gettarsi alla sua ricerca, a rintracciarlo tramite scartoffie, centralini, e infine tramite la traccia che può individuare più facilmente, in quanto meccanico: la sua macchina, una vecchia Morris del '47. In questa strenua ricerca di un oggetto-simbolo di una persona, della sua ondata di vita che ha portato alla persona che più si è tentato di raggiungere, come sua moglie, vengono trascinati tutti i personaggi, ognuno alla sua maniera. In un certo senso la donna a cui in un punto ultimo è destinato qualsiasi risultato di questa ricerca senza pace è il personaggio più esternamente osservatore, in semplice attesa. Arriva l'elemento più bello per me del libro: come, nella ricerca di una persona, che involontariamente ha risvegliato le distanze, la voglia così impellente, densa di carenze, logoramento, si cada spesso, s'inciampi, ma s'arrampichi su di esso come un altro germoglio nascente sulla stessa pianta, un amore genuino, vitale, sincero e bello (non faccio nomi per non rovinare la narrazione). C'è un altro personaggio ancora, la nonna di Gabriel, che manifesta quel procedimento di morte e rinascita che i personaggi vivono: lo stato vegetativo del coma, come lo stato vegetativo in cui ristagna la famiglia di Adam, e poi un accelerato, inaspettato tornare alla vita – nonostante i 90 anni – e la voglia di ricominciare, di tenere duro nonostante le rughe, il tempo. Tuttavia l'impaccio che caratterizza la famiglia di Adam è quell'aggiuntivo che smuove ancora di più queste formichine che s'agitano, non sapendo come altro attingere ciò che hanno sperimentato, quella fiammella calda che ha permesso loro una soluzione ad un infossamento, s'arrangiano puntando a ciò che già conoscono, corrono da tutte le parti e fanno accadere eventi, perché smuovere un tassello finisce per coinvolgere i tasselli circostanti e scatenare un generale formicaio. Si smuove persino il confronto tra arabi ed ebrei, si rompono semplici parvenze di chi siano gli uni e chi siano gli altri. Questo complesso è l'elemento che ricorderò, che mi ha fatto affezionare al libro, e per cui i personaggi sono umani, troppo umani.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli orizzonti

    Se mi venisse concessa l'opportunità di scegliere il titolo di questo ottimo romanzo sono certo lo intitolerei 'L'orizzonte' perché L'amante, secondo me, è un titolo fuorviante, tende a depistare e de ...continua

    Se mi venisse concessa l'opportunità di scegliere il titolo di questo ottimo romanzo sono certo lo intitolerei 'L'orizzonte' perché L'amante, secondo me, è un titolo fuorviante, tende a depistare e derubricare questo romanzo ad una tresca amorosa.
    In realtà non è così, l'amante serve da miccia, da spinterogeno affinché i protagonisti si rianimino, si sottraggano ad una vita avvolta dal torpore e da una insoddisfazione latente che li avvolge comprimendo in maniera letale le loro esistenze. L'amante, o meglio la sua assenza, serve ad Adam per riprendere il lavoro manuale, ad Asya per uscire 'dai sogni' e confrontarsi con la realtà, a Dafi per 'riavere' i suoi genitori e comprendere l'importanza della passione e a Nai'm per emanciparsi dalla condizione di ragazzino arabo senza possibilità di futuro. L'amante, e ribadisco, la sua assenza, serve a ciascuno per intravvedere un orizzonte che prima di Gabriel (l'amante) non riuscivano neppure a scorgere.
    L'amante conferisce loro l'impulso proprio della passione, il fuoco sacro del desiderio per un traguardo, la forza propulsiva del piacere per la vita.
    Un'ottima lettura collocata in un'atmosfera ovattata, delicata, tra i colori e i paesaggi incantevoli del medio oriente.

    ha scritto il 

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