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L'ami retrouvé

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Editeur: Gallimard (Folio bilingue, 2)

4.1
(14844)

Language:Français | Number of pages: 181 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Catalan , Italian , English , German , Spanish , Dutch

Isbn-10: 2070383083 | Isbn-13: 9782070383085 | Publish date: 

Translator: Léo Lack

Aussi disponible comme: Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Teens

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Description du livre
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  • 5

    c'è un senso

    c'è un senso in questo libro, è giusto, e quando arriva ti si spezza il cuore dalla felicità.
    un capolavoro, bellissimo, un'amicizia pura, che non si distingue dall'amore più intenso. un amore che sol ...continuer

    c'è un senso in questo libro, è giusto, e quando arriva ti si spezza il cuore dalla felicità.
    un capolavoro, bellissimo, un'amicizia pura, che non si distingue dall'amore più intenso. un amore che solo chi ha provato veramente, chi ha avuto la fortuna di provarlo, riesci a ritrovarlo in queste pagine.
    un libro che rimane dentro e non va via più. un regalo che solo pochissimi autori sanno fare.

    la descritta da solo chi l'ha provata nel pieno della sua forza. quando i confini con l'amore sono superati, perchè di amore si t

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  • 4

    mi aspettavo di più

    mi aspettavo di più: più dettagli,, più storia..
    resta comunque un bel libro..molto significativo che tocca il periodo più brutto della storia dell'umanità..
    se avesse avuto qualche pagina in più sare ...continuer

    mi aspettavo di più: più dettagli,, più storia..
    resta comunque un bel libro..molto significativo che tocca il periodo più brutto della storia dell'umanità..
    se avesse avuto qualche pagina in più sarebbe stato un capolavoro!

    dit le 

  • 4

    Dalla prima alla seconda - 19 lug 15

    Un po’ strana la storia di questo libro. Lo avevo letto una trentina di anni fa, e poi lasciato a depositarsi di polvere nell’enorme biblioteca paterna (ora solo materna, purtroppo). In partenza per i ...continuer

    Un po’ strana la storia di questo libro. Lo avevo letto una trentina di anni fa, e poi lasciato a depositarsi di polvere nell’enorme biblioteca paterna (ora solo materna, purtroppo). In partenza per il primo giro asiatico, in cerca di librini agili, che non occupassero troppo spazio, mi è capitato tra le mani, ed ho deciso di aggregarlo al viaggio. E bene ho fatto, che, in due giorni pieni di tosse, nel ritemprarmi da fatiche sui monti del Vietnam del Nord, l’ho riletto e nuovamente trovato di un ottimo livello, di scrittura e di contenuti. È una storia da anni Trenta, tutta interna alla Germania, ed ai suoi sentimenti, che si svolge quasi completamente a Stoccarda nel 1932. Narrata in prima persona da Hans Schwarz, ragazzo ebreo di sedici anni, famiglia alto borghese, tranquilla e rispettata, dalle idee aperte e quasi incurante della propria identità ebraica. In una pagina, infatti, si capisce come loro si sentano prima di tutto svevi, poi tedeschi e infine ebrei. Una famiglia che vive rapporti pacifici con tutte le comunità religiose locali. Durante la seconda metà dell’anno scolastico entra nella classe di Hans, il nobile Konradin von Hohenfels. Con i suoi modi altezzosi, Konradin intimidisce e attrae tutti i ragazzi. In special modo Hans che vorrebbe diventargli amico, cercando mille modi per attirarne l’attenzione. Finché, inaspettatamente, Konradin rivolge la parola ad Hans, iniziando una forte amicizia. Sono entrambi figli unici, nessuno dei due ha mai avuto un vero amico, ed entrambi si sentono profondamenti soli. Piccolo inciso, è bello fare un parallelo con i sentimenti che rivela il ragazzo Bassani in “Dietro la porta”, anche se poi vicende e modi letterari sono ben diversi. Tornando alla storia, Hans da allora invita spesso Konradin a casa sua, aprendogli cuore e famiglia. Mentre non avviene l’analogo da parte di Konradin, che, quando lo fa entrare nella sua magione, è sempre quasi di nascosto, e quando non ci sono i genitori. Il motivo principe è l’odio feroce che la madre del nobile ha verso gli ebrei, in questo assecondata dall’innamorato anche se ignavo marito. E quando capita, in un teatro, che Hans incontri Konradin insieme ai genitori, questi lo ignora. La loro amicizia, da questo momento, si avvia a rotta di collo verso la rottura. accentuata e corroborata dalla graduale intrusione dell'ideologia nazionalsocialista nella vita scolastica. Quando l’anno successivo Hitler prende il potere, tutta la situazione, sociale e scolastica si deteriora in maniera irreparabile. Hans viene spedito in America da degli zii, dove rimarrà per sempre, studiando, laureandosi e facendo la sua vita lontano dalla patria. La famiglia di Konradin rimane invece (come ovvio) a Stoccarda. Dove rimane anche il padre di Hans, che, alla vista dell’antisemitismo montante, quasi uno Stefan Zweig ante-litteram, decide di togliersi la vita. La storia salta verso la vecchiaia di Hans, che viene raggiunto da un opuscolo che vorrebbe adoperarsi per la costruzione di un monumento agli ex-alunni del suo Ginnasio di Stoccarda. Qui assistiamo ad una feroce lotta con se stesso del nostro, che legge e ripercorre con la memoria i nomi dei compagni amati e odiati. Con una resistenza che vince solo a fatica per arrivare a sfogliare la lettera H, dove alla fine trova il nome di Konradin: giustiziato perché coinvolto nel complotto organizzato per uccidere Hitler, in quella che fu chiamata “Operazione Valchiria” del 20 luglio 1944. Qui, non senza qualche lacrima, il nostro Hans ritrova il suo amico di gioventù. L’ho trovata ancora una storia intensa, e sempre leggibile a distanza di anni. Con quel tocco problematico in più, che affianca il tema dell’amicizia tra adolescenti e di tutti i problemi che questa comporta, derivante dal contesto in cui viene inserita la trama. Alla fine anche noi ritroviamo i nostri amici, Konradin (anche se sempre un po’ altezzoso), Hans ma soprattutto Fred, l’autore con tutte le sue problematiche di tedesco ed ebreo fuggito anche lui nel ’33 (ma aveva già più di trenta anni) ed il suo errare per il mondo alla ricerca (ritrovandola) della sua identità.

    dit le 

  • 3

    così come davo per scontato che "dulce et decorum pro Germania mori", non avevo dubbi sul fatto che "morire pro amico" sarebbe stato lo stesso

    libriccino gradevolissimo che narra una storia tenera, che esalta il valore dell'amicizia e lo colloca nel delicato periodo delle idee del nazionalsocialismo. le pagine scorrono da sole con una legger ...continuer

    libriccino gradevolissimo che narra una storia tenera, che esalta il valore dell'amicizia e lo colloca nel delicato periodo delle idee del nazionalsocialismo. le pagine scorrono da sole con una leggerezza notevole, e la storia si esaurisce parecchio velocemente.
    in generale quindi consigliato, lo sforzo è minimo e vale la pena vivere l'esperienza. ciò che è certo è che non lo ricorderete per lo stile - abbastanza dimenticabile, né per la traduzione - abbastanza indegna.

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  • 2

    Sinceramente penso che mi aspettavo troppo da questo libro... E le recinzioni hanno alimentato questo fuoco tanto che nel leggerlo non ha soddisfatto le mie aspettative...

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  • 5

    Fred Uhlman maggiormente conosciuto come pittore, è anche scrittore.
    Uno dei più famosi è l'amico ritrovato, da cui è stato anche tratto il film.
    È una breve novella che si legge in poco tempo ma lasc ...continuer

    Fred Uhlman maggiormente conosciuto come pittore, è anche scrittore.
    Uno dei più famosi è l'amico ritrovato, da cui è stato anche tratto il film.
    È una breve novella che si legge in poco tempo ma lascia molto.

    È la storia di una forte amicizia tra Hans, ragazzo ebreo e Konrandin ragazzo cristiano protestante.
    Il primo un tipo solitario, senza amici, pur essendo un tipo socievole.
    In Konrandin trova ciò che ha sempre cercato in una persona, lealtà e fiducia; gentile con tutti e sempre sorridente.
    Hans non è religioso, perché se esistesse veramente un Dio non succederebbero l'atrocità; mentre Konrad cresciuto nei dogmi religiosi, combatteva per dare una spiegazione plausibile agli eventi negativi.
    Insieme cercavano di trovare una risposta plausibile al marcio intorno a loro.
    Hans è la sua famiglia sentono la Germania il loro paese e la loro patria, è che essere ebreo è come nascere con i capelli neri o rossi.
    In primis sono persone!!!!
    Non hanno paura del nazismo perché la reputano una cosa passeggera a cui non dare peso.
    "Non le veniva in mente che un essere umano dotato di buon senso potesse mettere in discussione il suo diritto di vivere o morire in quel paese"
    Purtroppo non è così.
    Pongono troppa fiducia nella natura umana...
    La loro amicizia se pur forte, ne risente, perché non è facile combattere contro le convenzioni sociali.

    Tenero e violento allo stesso tempo, mi ha smosso i nervi.
    Come si può agire così?
    Ma quale senso di superiorità, chi agisce in questo modo vale meno di zero.
    In questi casi mi vergogno di far parte del genere umano.

    Voto 10/10

    dit le 

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