Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'amore

Di

Editore: Mondadori (Oscar Classici moderni)

3.2
(132)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 126 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8804394455 | Isbn-13: 9788804394457 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Angelo Morino

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

Ti piace L'amore?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 1

    L'amour (1971)

    La stessa autrice definisce il testo pura idiozia, però mi raccomando non scriviamolo sulla quarta di copertina, anzi raffazzoniamo un riassunto in cui sembra ci sia una trama logica per attirare ...continua

    La stessa autrice definisce il testo pura idiozia, però mi raccomando non scriviamolo sulla quarta di copertina, anzi raffazzoniamo un riassunto in cui sembra ci sia una trama logica per attirare acquirenti

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un uomo che guarda: il viaggiatore. Un uomo che cammina: un prigioniero, ma anche un guardiano, un folle. Nulla che venga esplicitamente definito.

    Il coraggio di fuggire da un presente immobile come ...continua

    Un uomo che guarda: il viaggiatore. Un uomo che cammina: un prigioniero, ma anche un guardiano, un folle. Nulla che venga esplicitamente definito.

    Il coraggio di fuggire da un presente immobile come una spiaggia (la stessa dove si consuma gran parte delle scene di questo romanzo). E la stessa spiaggia, dove la vita muore e viene trascinata via da un mare rabbioso e rumoroso. Nella direzione opposta, invece, una città. Al centro di tutto, a volte ritratta nell'atto di dormire e chiudere dunque gli occhi (atto simbolico di fuga dalla realtà), sta Lei. Non un nome. Semplicemente, Lei. Non esistono nomi, perché la condizione di queste tre figure è propria di ogni uomo. Ognuno di noi osserva, e viaggia. Ognuno di noi cammina. E ognuno di noi ha bisogno di chiudere gli occhi. E si fugge da un passato in cui ci si è perduti, si cerca un futuro, oltre una diga più o meno immaginaria, ma ci si perde ugualmente. E non si sa dove andare. E soffriamo, piangiamo, e non sappiamo nemmeno dire perché. Ce la prendiamo, con gesti rabbiosi o calmi o rassegnati, con lo spazio e il tempo che ci circondano. Spazio e tempo fatti di luci e suoni. E anche la luce può dividere. E anche un suono di festa può far piangere. Tutto è distanza. I tre personaggi, che mutano impercettibilmente il loro rapporto, sono distanti. Vaghi, ma intensi, come certi sogni, di quelli che abbiamo la fortuna - o sventura, fate un po' voi - di ricordare. Tutto è così distante, che quasi, dico quasi, abbiamo l'impressione di poter toccare certe cose. Cose in cui questa irrealtà si rapprende, si condensa, come la porta di una casa, una pianta, una parete bianca cotta dal Sole. O basta anche solo un'onda, o meglio ancora,la consistenza sabbiosa (immagine non casuale) del respiro di Lei, attorno ai cui occhi chiusi (lascio a voi ricordare, capire, o scoprire il punto da cui fugge il suo sguardo)ruota buona parte del romanzo, così come il finale. Veramente un bel romanzo (è la parola corretta? Questo potreste domandarvi, nel caso presupponeste l'esistenza di una trama). Tutto è già esistito, poche cose avvengono realmente. E niente accade ancora. La storia si rapprende in un ricordo intenso come una città che è troppo, ripeto, troppo cambiata. Il presente è divorato dal tempo-mare. E il futuro perdizione. Ma di sfumatura in sfumatura (sfumatura di rapporti, di relazioni... si potrebbe approfondire questa strada e stabilire un parallelismo tra certe scelte tematico-stilistiche proprie della Duras e, ad esempio, della Woolf), qualcosa cambia. Perché quattro stelline? Perché è vero, la lettura presuppone un impegno del lettore, ma lo sforzo per toccare questi personaggi così lontani (tra loro e da noi, sebbene possano essere benissimo ognuno di noi) fa male. Un male buono, si badi bene. Ma anche uno di quei mali che avrebbero potuto essere meno angoscianti.

    Da leggere. Da rileggere.

    ha scritto il 

  • 4

    L'Amore, Marguerite Duras

    L'Amore di Marguerite Duras è un romanzo breve di appena 93 pagine. Tre personaggi. Una donna dagli occhi chiusi, un uomo che guarda, uno che cammina. È ambientato, nella sua totalità, in una ...continua

    L'Amore di Marguerite Duras è un romanzo breve di appena 93 pagine. Tre personaggi. Una donna dagli occhi chiusi, un uomo che guarda, uno che cammina. È ambientato, nella sua totalità, in una spiaggia, nelle cui vicinanze vi è una città, S. Thala, dalla quale giungono urla. Una città che si incendia. Una città che vive, bruciante, nei ricordi. Gli ambienti di questo romanzo non sono ben definiti. Tutto è sospeso in una sorta di nebbia che sfuma i contorni e che rende tutto impalpabile. S. Thala è la città della memoria, quella in cui dimora il passato di ognuno dei personaggi e che si accende, ogni notte, dei ricordi che non riescono ancora ad essere dimenticati. La donna, che chiude gli occhi e rimane così, addormentata, fino alla comparsa della luce, è prigioniera di un passato insopportabile, di un amore che non vuole spegnersi e che, ogni notte, si manifesta, incontrollabile, in quella città. Il presente si fa meno concreto, i ricordi si mescolano ad esso e per i personaggi non c'è altra scelta che abbandonarsi alle emozioni suscitate da questo luogo. Si perdono in esso. Non hanno il controllo delle proprie azioni.

    “- Piangi, perché? - Piango?”

    Le sensazioni suscitate dalla memoria sono talmente forti da annientare. E così i personaggi non provano più nulla. Non sono più niente. La donna non guarda e chiude gli occhi, perché l'assenza dello sguardo vuole essere un rifiuto per la realtà, durante le notti in cui il passato viene sempre a chiedere di essere rivissuto e sofferto. L'uomo che cammina è un prigioniero del tempo, costretto nel suo cammino, avanti e indietro, dalla spiaggia alla città, dal presente al passato, incessantemente. Il tema del ricordo si intreccia con quello del ritorno. Come tornare senza perdersi nel passato?

    “- È pur vero che mi sono perso laggiù, ho superato la distanza – aggiunge – l'ora. […] La sua mano trema. - Non sapevo più ritornare.”

    La donna si è persa. Si è persa il giorno in cui ha perso l'Amore. E lo vuole ritrovare ad S. Thala, anche se sa che il viaggio può essere doloroso, che può rivelarle realtà difficili da accettare. Realtà che dimostrino come il passato sia ormai stato superato dal presente. La donna rimane in quella spiaggia, cullata tra le braccia di una memoria che non consola, e dorme fino all'arrivo del giorno. L'Amore, ad una prima lettura, può sembrare un'accozzaglia di parole, di frasi senza senso, di piccoli lampi di luce che sanno unicamente accecare senza lasciare un bagliore di comprensione. In realtà bisogna centellinare la lettura, godere di ogni pagina, di ogni parola, e cogliere il senso più profondo che si nasconde dietro di esse. Così si riesce a cogliere il senso dei personaggi, di S. Thala e dell'Amore, quello che ti lega a sé e ti intrappola nella sua prigione costruita sui ricordi.

    ha scritto il 

  • 4

    L'Amore, Marguerite Duras

    L'Amore di Marguerite Duras è un romanzo breve di appena 93 pagine. Tre personaggi. Una donna dagli occhi chiusi, un uomo che guarda, uno che cammina. È ambientato, nella sua totalità, in una ...continua

    L'Amore di Marguerite Duras è un romanzo breve di appena 93 pagine. Tre personaggi. Una donna dagli occhi chiusi, un uomo che guarda, uno che cammina. È ambientato, nella sua totalità, in una spiaggia, nelle cui vicinanze vi è una città, S. Thala, dalla quale giungono urla. Una città che si incendia. Una città che vive, bruciante, nei ricordi. Gli ambienti di questo romanzo non sono ben definiti. Tutto è sospeso in una sorta di nebbia che sfuma i contorni e che rende tutto impalpabile. S. Thala è la città della memoria, quella in cui dimora il passato di ognuno dei personaggi e che si accende, ogni notte, dei ricordi che non riescono ancora ad essere dimenticati. La donna, che chiude gli occhi e rimane così, addormentata, fino alla comparsa della luce, è prigioniera di un passato insopportabile, di un amore che non vuole spegnersi e che, ogni notte, si manifesta, incontrollabile, in quella città. Il presente si fa meno concreto, i ricordi si mescolano ad esso e per i personaggi non c'è altra scelta che abbandonarsi alle emozioni suscitate da questo luogo. Si perdono in esso. Non hanno il controllo delle proprie azioni.

    “- Piangi, perché? - Piango?”

    Le sensazioni suscitate dalla memoria sono talmente forti da annientare. E così i personaggi non provano più nulla. Non sono più niente. La donna non guarda e chiude gli occhi, perché l'assenza dello sguardo vuole essere un rifiuto per la realtà, durante le notti in cui il passato viene sempre a chiedere di essere rivissuto e sofferto. L'uomo che cammina è un prigioniero del tempo, costretto nel suo cammino, avanti e indietro, dalla spiaggia alla città, dal presente al passato, incessantemente. Il tema del ricordo si intreccia con quello del ritorno. Come tornare senza perdersi nel passato?

    “- È pur vero che mi sono perso laggiù, ho superato la distanza – aggiunge – l'ora. […] La sua mano trema. - Non sapevo più ritornare.”

    La donna si è persa. Si è persa il giorno in cui ha perso l'Amore. E lo vuole ritrovare ad S. Thala, anche se sa che il viaggio può essere doloroso, che può rivelarle realtà difficili da accettare. Realtà che dimostrino come il passato sia ormai stato superato dal presente. La donna rimane in quella spiaggia, cullata tra le braccia di una memoria che non consola, e dorme fino all'arrivo del giorno.

    L'Amore, ad una prima lettura, può sembrare un'accozzaglia di parole, di frasi senza senso, di piccoli lampi di luce che sanno unicamente accecare senza lasciare un bagliore di comprensione. In realtà bisogna centellinare la lettura, godere di ogni pagina, di ogni parola, e cogliere il senso più profondo che si nasconde dietro di esse. Così si riesce a cogliere il senso dei personaggi, di S. Thala e dell'Amore, quello che ti lega a sé e ti intrappola nella sua prigione costruita sui ricordi.

    ha scritto il 

  • 0

    La Duras stessa ha detto di questo suo libro "Si potrebbe dire che questo testo è pura idiozia. Ho smesso di capire quello che sto scrivendo. Quando una certa musica è presente, so che il testo ...continua

    La Duras stessa ha detto di questo suo libro "Si potrebbe dire che questo testo è pura idiozia. Ho smesso di capire quello che sto scrivendo. Quando una certa musica è presente, so che il testo progredisce. Quando la musica si ferma, mi fermo. Quando ricomincia, ricomincio anch'io". Questo è quello che trovate nella postfazione. Ora credo che con questa frase sia stata fin troppo severa con se se stessa, ma di certo è un libro che richiede un certo impegno mentale. Non è certo una lettura semplice e leggera.

    ha scritto il 

  • 4

    la fine l'inizio il senso di una storia d'amore... perderla e ritrovarla ... un libro difficile da affrontare per come è scritto, a tratti lo lanceresti contro il muro per il suo ripetersi continuo ...continua

    la fine l'inizio il senso di una storia d'amore... perderla e ritrovarla ... un libro difficile da affrontare per come è scritto, a tratti lo lanceresti contro il muro per il suo ripetersi continuo per le frasi buttate là, ma alla fine questa è la sua forza ...

    ha scritto il