L'amore fatale

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 622)

3.8
(2149)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 283 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806152076 | Isbn-13: 9788806152079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Susanna Basso

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
Jed Parry è un fanatico religioso, o forse semplicemente un malato di mente,che si convince di dover amare un perfetto estraneo e dove esserne riamato.Joe Rose è un divulgatore scientifico, ma è anche un uomo fragile e deluso,che sta perdendo la propria fede nella scienza. L'occasione che li fa incontrare è una disgrazia, un incidente tanto banale quanto tragico, che sconvolge la mente di Jed Parry e lo trasforma nel persecutore di Joe Rose. McEwan descrive questa patologia erotica, coinvolgendo il lettore nel groviglio delle nevrosi contemporanee e interrogandosi sulla vera natura dell'amore estremo.
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  • 4

    End - during ...love

    “ Che idiozia, lanciarmi dentro questa storia e i suoi labirinti, allontanandomi di volata dalla nostra felicità, tra l’erba tenera di primavera accanto al cerro. “

    L’amore è sempre fatale quando acca ...continua

    “ Che idiozia, lanciarmi dentro questa storia e i suoi labirinti, allontanandomi di volata dalla nostra felicità, tra l’erba tenera di primavera accanto al cerro. “

    L’amore è sempre fatale quando accade. E come scriveva Shakespeare,” l’amore è cieco e gli amanti non possono vedere le piacevoli follie che essi commettono” . E la ragione serve a ben poco in questa cieca, appassionata, ineluttabile follia. Personalmente un amore razionale, cioè vissuto con la ragione, non l’ho mai conosciuto e mai vissuto e francamente non vorrei mai viverlo, dovesse casomai esistere da qualche parte o per qualcuno. Quindi il titolo, sembrerebbe portarci direttamente dentro questo sentimento così necessario e al tempo stesso sconvolgente, dove i limiti del giusto e dello sbagliato vengono annullati, e dove ogni possibile strategia o finzione, vengono smascherate all’istante. Il titolo in lingua originale è anch’esso forte: “ Enduring love”. Duraturo? Tollerante? Paziente? Certo che ogni volta ci aspettiamo che lo sia, duraturo, tollerante ed anche paziente. Il suono del titolo in lingua inglese però, oltre che suggerirmi questa speranza, mi lascia come il suono di uno strappo, quasi nascosto dall’apparenza conciliatoria dell’aggettivo, o come un lieve ghigno appena intuibile tra la vocale “ e “ e la consonante “ n “, che si contrae definitivamente nella durezza irrevocabile della lettera “ d “, per poi però cambiar rotta , ammorbidendosi in quel finale speranzoso e consolatorio, quasi provocante , che mostra tutta la sua carica seducente in quella lettera g accavallata su se stessa, che promette faville…Promette, appunto.

    E il romanzo inizia proprio sotto il segno propiziatorio di quella consonante g, sensuale e leggermente alcolica, che va incontro, rassicurante, ai nostri due amanti. Loro si sono appena accomodati su di un prato luminoso e verde per un picnic , desiderosi di stare insieme dopo alcune settimane di separazione e desiderosi di raccontarsi, ancora inconsapevoli che nel giro di pochi secondi quelle complicate coincidenze del Destino che avevano lavorato in segreto per mettere a dura prova quell’” enduring “, che noi tutti sempre ci auguriamo che sia, e che anche loro, i nostri personaggi letterari nati per amarsi e per dare stabilità alle nostre certezze si auguravano dal profondo del loro cuore che così fosse, quelle complicate coincidenze appunto, si erano adesso allineate sulla loro scacchiera, ed erano pronte, pronte per…

    L’inizio è bellissimo. Scritto con la grazia e l’eleganza di cui McEwan è straordinariamente capace, in una sorta di “ grazia matematica “ , in cui le coincidenze si incarnano per combinarsi tra di loro, in quella danza affascinante e misteriosa di preparazione all’accadere. L’immagine iniziale discende su di noi come una nevicata improvvisa e inaspettata, in cui i movimenti seppur febbrili, vengono registrati come a rallentatore e quasi in silenzio, perché di quella meccanica del movimento che è anche meccanica del Caso, non si perda nessun elemento, anzi, se ne registri consapevolmente ogni dettaglio. Su quella meccanica vorticante e rotatoria, direi danzante, lo scrittore ha costruito tutto l’impianto del racconto con una perfezione pressoché assoluta. L’intuizione premonitrice che spesso accompagna i momenti fondamentali e fatali delle nostre esistenze , mette in moto il meccanismo del racconto, e nel preciso momento che le coincidenze si combinano tra di loro, in un sincronismo perfetto, tutto cambierà improvvisamente e niente sarà più come prima. Un elemento perturbante e inatteso cambierà le dinamiche di coppia, ma non solo, cambierà il modo in cui i personaggi guarderanno se stessi, svestendoli di ogni certezza, obbligandoli a rivisitare tutta la loro vita e attraversare quei bui corridoi dell’anima in cui non ci sono più risposte rassicuranti ma solo emozioni allo stato puro, oscure forze incontrollabili che gridano dal fondo , che vanno ad attivare quel “ nostro primitivo sistema nervoso, il cosiddetto gran simpatico, un meccanismo meraviglioso che ci accomuna a tutte le altre specie animali che devono la loro sopravvivenza alla prontezza di reazione, all’efficacia e alla forza nella lotta, e alla rapidità nella fuga “.

    L’elemento perturbante di questo racconto si chiama Jed Perry ed è affetto dalla sindrome di de Clèrambault. Entra in modo perentorio e devastante nella vita dei nostri due personaggi, la nostra coppia di innamorati, Joe e Clarissa. Ma è veramente lui il colpevole di questa devastazione, la sua follia, il suo febbricitante delirio che cresce a dismisura nelle pagine del romanzo? Oppure c’è in ogni rapporto d’amore una parte inesplorata, rimossa e insondabile , pronta ad esplodere appena se ne presenti l’occasione? Si scava nella vulnerabilità di una coppia, nella sua intrinseca fragilità, nell’enigma, nell’inquietudine, perché l’amore non mette al riparo, al sicuro da niente e da nessuno, neppure da se stessi . La collera verbale, ma più spesso una collera muta, risalendo da quei bui anfratti in cui viene spesso relegata, come una corrente contraria all’amore prende forza e diventa sempre più potente, annullando ogni tentativo di patteggiamento su quel territorio familiare della complicità, di un vissuto stabile e sicuro. E mentre la relazione d’amore della coppia si va sgretolando, sempre più immemore di quel trucco che tiene in vita l’amore, l’amore di Jed, non ricambiato, diviene sempre più forte, più solido, vivo di una emozione palpabile. Forte, vero e credibile, nonostante la sua ovvia patologia. Ma non cresce questo amore come logica conseguenza di quella crisi che si sta insinuando nella coppia e che va a recidere quel rapporto di reciproca fiducia di cui si era alimentato , no, nasce come contropartita, come rovesciamento del punto di vista: “ La sindrome di de Clèrambault era l’oscuro specchio deformante nel quale si rifletteva alterato il mondo radioso di amanti il cui sconsiderato abbandono era considerato sano “.

    La storia, bellissima quanto inquietante, ci lascia un’infinità di domande. I personaggi si chiudono nel loro solipsismo, nella voragine di un vuoto, incapaci di essere all’altezza delle situazioni, sordi alle richieste dell’altro. Fragilità e sensazione di fallimento, un precipitare nelle crepe della propria esistenza, senza che nessuno venga mai in aiuto. Nemmeno l’amore , che è diventato sordo, cieco e soprattutto ostile. Così vulnerabile, così fragile, così pronto a lasciarci andare… Eppure tutto il racconto ruota sulla “ fatalità “ di questo sentimento, sulla sua necessità, sul suo potere salvifico. Ma cos’è l’amore, appunto? Perché accade? Quanto di noi siamo disposti a concedergli? Si può amare in modo ragionevole? Dove inizia la patologia e dove si può parlare di amore “ sano “ o insano? Quali soni i limiti? Il prisma di questo romanzo ruotando continuamente su se stesso, ci invia sensazioni e indicazioni contrastanti, lasciandoci da soli a risolvere i nostri vissuti, le scorie di amori finiti, i nostri fallimenti, la nostra incapacità di saper amare. Ma esiste un modo giusto per amare? E si può vivere senza amore? Esiste forse la possibilità che un amore sia per tutta la vita? E perché ? Quanto incide la Fortuna in questo sentimento o quanto invece siamo noi, con la nostra incapacità, o forse impreparazione, immaturità, a condizionarne la sua durata? Potrei continuare all’infinito, e continuerei sempre con pormi delle domande, perché le risposte stanno nella Vita, nell’abbracciarla nella sua complessità, nel sapere che risposte non ci sono, o se ci sono, sono parziali, insufficienti , inadeguate e rimandano sempre al loro opposto. Eppure, eppure l’amore esiste, ed è fatale sempre.
    " Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce ", scriveva Pascal...

    “ Viviamo avvolti dentro una nebbia percettiva in parte condivisa, ma inaffidabile, e i nostri dati sensoriali ci arrivano distorti dal prisma dei desideri e convinzioni che alterano persino i ricordi. Avevamo visto e registrato la scena e ci eravamo persuasi della nostra buona fede. L’oggettività spietata, specie riguardo a noi stessi, è sempre stata una strategia sociale funesta. Discendiamo da una stirpe di spacciatori di mezze verità i quali per convincere gli altri, escogitarono l’espediente di persuadere se stessi. Nel corso delle generazioni, il successo ci ha selezionati lasciandoci anche inciso nei geni, però, il solco profondo del nostro peggiore difetto: se qualcosa non risponde ai nostri interessi, siamo portati a negarne l’esistenza. Credere coincide col vedere. E’ per questo che la gente divorzia, litiga e si fa la guerra: per questo una statua della Vergine Maria si mette a piangere sangue e un’altra di Ganesh incomincia a bere latte. Ed è sempre per questo che la scienza e la metafisica costituiscono imprese tanto coraggiose, invenzioni tanto sorprendenti, più della ruota, più dell’agricoltura, perché sono prodotti umani che si oppongono all’essenza stessa dell’umana natura. Verità disinteressate. Ma non bastano a salvarci da noi stessi, i solchi sono troppo profondi. L’oggettività non può essere strumento di redenzione del singolo. “

    Ian McEwan.

    ha scritto il 

  • 3

    Joe, Joe, perchè sei tu Joe?

    Parry, con le sue lettere d'amore, mi ha ricordato un pò Romeo e Giulietta. Ma scherzi a parte tre stellette a McEwan. Primo libro suo che leggo, sono curiosa degli altri che mi procurerò magari non s ...continua

    Parry, con le sue lettere d'amore, mi ha ricordato un pò Romeo e Giulietta. Ma scherzi a parte tre stellette a McEwan. Primo libro suo che leggo, sono curiosa degli altri che mi procurerò magari non subito.
    Dicevamo tre stellette perchè non mi ha convinta del tutto. La parte che mi è piaciuta di più è stata l'appendice finale, il che è tutto dire, dove viene spiegata nei dettagli la sindrome di De Clerambault (quanto mi gustano ste robe di psicologia) che è poi il pretesto della storia. Questa cosa mi è piaciuta molto, soprattutto ho imparato una cosa nuova che non conoscevo. Altro tema del racconto è come l'ossessione amorosa rende diverse le persone e i rapporti di coppia. Qui c'è un triangolo che prende spunto da un incidente all'interno del quale si trovano coinvolti dei perfetti sconosciuti. Ci scappa il morto e nessuno dei presenti sa a chi attribuire la responsabilità, dilemma che assedierà poi il nostro protagonista Joe e che confonderà la mente di Parry. I primi due capitoli nei quali viene descritto l'incidente li ho trovate di una noia mortale e a me le descrizioni piacciono, ma qui mi hanno sinceramente tediato. Il resto scorre via abbastanza agevolmente e le digressioni di cui il protagonista infarcisce la sua vita spezzano piacevolmente la narrazione e soprattutto lo stato di ansia all'interno del quale vive dopo che Parry gli si dichiara. Probabilmente Parry è il personaggio più interessante dell'intera vicenda: fuori come un balcone. solo al mondo, convinto di avere una missione superiore, vede segnali d'amore ovunque da parte di Joe, schiavo della sua ossessione d'amore, è il personaggio più vero, sicuramente il più deciso. Stona invece la coppia Joe - Clarissa il cui rapporto viene messo a dura prova proprio dall'impatto che Parry ha sulle loro vite. Da un lato Joe, vittima dell'ossessione di Parry, si sente incompreso e "tradito" dalla compagna che non crede a quello che dice e sottovaluta la situazione, dall'altro Clarissa che si sente offesa dagli atteggiamenti del compagno che non le rivela subito la situazione in cui suo malgrado si è venuto a trovare e che scarica su di lei la frustrazione che prova nel non vedersi aiutato in una situazione di cui si sente vittima. Il rapporto si logora e finisce per rompersi senza sanarsi neanche nel momento in cui Clarissa vede con i suoi occhi la follia di Parry. La parte più veritiera del loro rapporto di coppia sta nella lettera che Clarissa scrive a Joe all'interno della quale vengono ammesse colpe, errori ma anche una buona dose di scarica barile reciproco ed ecco che un rapporto duraturo scoppia come una bolla di sapone di fronte all'ossessione di un pazzo.
    Romanzo strano dove l'autore non parteggia per nessuno, l'empatia che si instaura con i personaggi non resta a livello profondo e questo è un vero e proprio peccato. Vedremo con il prossimo.

    ha scritto il 

  • 3

    3,5 stelle

    Sinceramente da McEwan mi aspettavo altro.

    Lo so che il tema principale del libro sono gli “sconfinamenti patologici dell’amore”, però ad un certo punto si sfiora un argomento estremamente affascinant ...continua

    Sinceramente da McEwan mi aspettavo altro.

    Lo so che il tema principale del libro sono gli “sconfinamenti patologici dell’amore”, però ad un certo punto si sfiora un argomento estremamente affascinante:
    "Viviamo avvolti dentro una nebbia percettiva in parte condivisa, ma inaffidabile, e i nostri dati sensoriali ci arrivano distorti dal prisma di desideri e convinzioni che alterano persino i ricordi. […] Discendiamo da una stirpe di spacciatori di mezze verità i quali per convincere gli altri, escogitarono l'espediente di persuadere se stessi. […] se qualcosa non risponde ai nostri interessi, siamo portati a negarne l'esistenza. Credere coincide col vedere. "
    Ecco, io mi aspettavo che McEwan giocasse diversamente questa carta.

    Per di più questa volta – senza dubbio per una questione di interessi personali – ho trovato che nella prima metà del libro le digressioni spezzassero fastidiosamente il ritmo narrativo.
    Lo so, è profondamente incoerente detto da una che ama Javier Marìas – cui non a caso è caro il tema della relatività delle verità – il quale ha fatto delle digressioni la sua cifra stilistica.
    Però io già da tempo ho fatto pace con le mie incoerenze.

    ha scritto il 

  • 5

    Le fatali casualità della vita

    Come il caso può cambiare il corso delle esistenze di alcuni individui che, nel tentativo di salvare una vita, finiscono per assistere impotenti alla morte di un'altra. E sempre per caso questo episod ...continua

    Come il caso può cambiare il corso delle esistenze di alcuni individui che, nel tentativo di salvare una vita, finiscono per assistere impotenti alla morte di un'altra. E sempre per caso questo episodio finisce per essere l'inizio di un incubo per uno di loro, oggetto delle attenzioni malate e ossessive di un ragazzo affetto dalla sindrome di De Clerembault (finora a me ignota).
    Ci troviamo a seguire il percorso di Joe, vittima delle attenzioni morbose e pericolose, nel tentativo di fermare il maniaco. Assistiamo ai suoi vani ricorsi alle forze dell'ordine che non prendono nella giusta considerazione le sue denunce e soprattutto al deterioramento del suo rapporto con la moglie, la quale non crede ai suoi racconti.
    Intorno la vita continua con la sua quotidianità pur nella difficile situazione in cui si trova Joe.
    La fine, inevitabile, porta ad una soluzione che lascia strascichi nella coppia mentre si risolve un piccolo mistero legato alla vittima dell'incidente iniziale.
    Arrivata alla fine sono rimasta un po' interdetta perché mi sembrava non così esaltante come mi aspettavo. Poi, riflettendo, ho capito che era assolutamente strepitosa proprio nella sua banalità di soluzione. E' la vita che spesso è più semplice e banale ( nel senso positivo del termine) di quello che ci aspettiamo. Nei romanzi cerchiamo sempre (o quasi) qualcosa in più, un quid che ci lasci a bocca aperta ma è proprio rappresentare la realtà per quello che è la cosa più difficile. E saperla rendere interessante con una scrittura sapiente non è da tutti...perciò bravo McEwan!

    ha scritto il 

  • 4

    “Forse questo genere di amnesia è funzionale: coloro che non sono in grado di strappare la mente e il cuore dai loro amati, sono destinati a fallire nella lotta per la vita e a non lasciare alcuna impronta genetica”.

    Un pomeriggio al parco. Un pallone aerostatico che si libera in volo. Un uomo anziano che cerca affannosamente di riportarlo a terra. Quattro persone che corrono in suo aiuto e cercano senza successo ...continua

    Un pomeriggio al parco. Un pallone aerostatico che si libera in volo. Un uomo anziano che cerca affannosamente di riportarlo a terra. Quattro persone che corrono in suo aiuto e cercano senza successo di trattenerlo. L’uomo che precipita a terra, morendo sul colpo.
    Da questa terribile tragedia nasce la storia raccontata da Ian McEwan che ha come tema principale un problema molto attuale: lo stalking.
    Da quel giorno infatti il protagonista, il giornalista scientifico Joe Rose, si trova a essere perseguitato ossessivamente dal giovane Jed Parry che, avendo vissuto con lui quei terribili momenti al parco, si è convinto di amarlo alla follia e di dover essere da lui ricambiato.
    Cominciano le telefonate notturne, gli appostamenti sotto casa e sul luogo di lavoro, le lettere, le persecuzioni.
    Per Joe è l’inizio di un incubo, dal quale però avrà modo di trarre delle conclusioni e di riflettere sulla sua vita e sul suo rapporto con la moglie Clarisse.
    Ian McEwan scrive un romanzo affascinante e per me abbastanza complesso dove thriller, fanatismo religioso e psichiatria vanno perfettamente a braccetto.
    Ciò che maggiormente colpisce è la caratterizzazione dei personaggi implicati nella vicenda e di come McEwan ce li rappresenti per quello che sono realmente, perfetti all’apparenza ma profondamente insoddisfatti nella realtà.
    Tutti e tre condividono un senso di frustrazione e di impotenza che li divora dentro, Joe per aver dovuto rinunciare al lavoro della sua vita ed essersi accontentato di un “misero” impiego di giornalista, Clarisse per non aver potuto provare le gioie della maternità, un dolore che la fa sentire ogni giorno una donna a metà e Jed per non riuscire a farsi amare dal prossimo come vorrebbe, una mancanza e un bisogno di affetto il suo che lo portano ben presto all’ossessione.
    E’ l’insoddisfazione il comune denominatore della storia, lo stesso senso di impotenza e di inadeguatezza che molto spesso proviamo noi cittadini dell’era moderna.
    Ci sono alcune parti un po’ “stanche” che ho fatto fatica a leggere, ma il mio giudizio finale rimane comunque molto buono, soprattutto per lo stile con cui scrive McEwan e che mi piace molto.
    Trovo che questo romanzo sia un buon approccio per chi non conosce questo autore(l’inizio poi è bellissimo, ti coinvolge e ti stravolge).

    “Eppur anche lasciare andare la fune era nella nostra natura. Anche l’egoismo ce lo portiamo scritto nel cuore. E’ questo il conflitto di noi mammiferi: quanto dare agli altri e quanto tenere per noi. All’atto di calpestare la linea di tale confine, il controllo che esercitiamo sull’altro e quello che l’altro esercita su di noi, costituisce ciò che noi chiamiamo etica. Appesi lassù a qualche metro di altezza sopra la scarpata delle Chiltern, il nostro equipaggio affrontò l’antico irrisolto dilemma morale tra il noi e il sé”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Alzi la mano chi conosce la sindrome di de Clerambault....

    Io non ne avevo mai sentito parlare.
    Il libro parla di questa sindrome e dei suoi effetti su chi si trova, suo malgrado, ad essere oggetto del paziente affetto da tale malattia.
    Per farla breve di un' ...continua

    Io non ne avevo mai sentito parlare.
    Il libro parla di questa sindrome e dei suoi effetti su chi si trova, suo malgrado, ad essere oggetto del paziente affetto da tale malattia.
    Per farla breve di un' ossessione si tratta (stalking si direbbe in tv; per i termini tecnici della malattia fatevi una ricerca su internet.) Durante la lettura si avverte il grado di impotenza del perseguitato, il suo essere senza via di scampo, la mancanza di appoggio da parte delle autorità e persino dalle persone a lui care...non una bella sensazione insomma. E questo nonostante le tante digressioni che ci vengono offerte grazie al lavoro del protagonista principale (tutte interessanti), a significare che la vita va avanti, continua al di là di tutti i nostri problemi.

    P.s.: terzo libro di McEwan che leggo. Tutti ottimi. Eppure a nessuno ho dato le 5 stelle, io che sono così facile a darle. Sarà che scrive veramente bene, e tiene alto il livello dall'inizio alla fine...e non ci si fa più caso, lo si da per scontato...o magari gli manca quel guizzo, quello scatto tale da lasciare il segno.
    Mah!

    ha scritto il 

  • 3

    Una buona lettura, ma non mi ha entusiasmato..

    Non so, è il quinto libro che leggo di McEwan.. la scrittura è impeccabile, ma i personaggi mi lasciano sempre perplessa. Non trovo particolari episodi, poi, che mi abbiano colpito... sicuramente una ...continua

    Non so, è il quinto libro che leggo di McEwan.. la scrittura è impeccabile, ma i personaggi mi lasciano sempre perplessa. Non trovo particolari episodi, poi, che mi abbiano colpito... sicuramente una buona lettura, ma nulla di entusiasmante.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando sento tanto entusiasmo nei confronti di un libro, poi ovviamente mi aspetto i fuochi d'artificio che leggendo L'amore fatale non ho trovato.
    Bella lettura, ho apprezzato e sottolineato parecchi ...continua

    Quando sento tanto entusiasmo nei confronti di un libro, poi ovviamente mi aspetto i fuochi d'artificio che leggendo L'amore fatale non ho trovato.
    Bella lettura, ho apprezzato e sottolineato parecchi passaggi, finezze psicologiche nelle quali mi sono ritrovata, ma complessivamente non sono riuscita a trovare l'entusiasmo delle persone che me lo hanno consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Joe è un divulgatore scientifico...

    ...sua moglie Clarissa è una studiosa di Keats, durante un pic-nic assistono all'incidente di una mongolfiera causato da raffiche di vento molto violente, Joe cercherà di aiutare il pilota a riportare ...continua

    ...sua moglie Clarissa è una studiosa di Keats, durante un pic-nic assistono all'incidente di una mongolfiera causato da raffiche di vento molto violente, Joe cercherà di aiutare il pilota a riportare il pallone a terra insieme ad altri uomini, non ce la faranno, uno ad un molleranno il pallone (in cui è rimasto intrappolato un ragazzino), tutti tranne uno che, lasciato da solo dagli altri, finirà per precipitare e morire. Questo episodio, di per sè scioccante che costituisce tra l'altro un filo narrativo secondario nel romanzo, scatenerà in uno degli uomini accorsi in aiuto una erotomania a sfondo religioso nei confronti di Joe. Jed perseguiterà Joe nella convinzione di doverlo salvare dal suo ateismo per poterlo riportare all'amore di Dio, costruendo una realtà distorta in cui è Joe stesso a chiedergli di farlo. Non sarà facile far capire al resto del mondo, a cominciare da sua moglie, che Jed è pericoloso e che la sua ossessione non può essere liquidata con qualche battuta. Questa incomprensione da parte degli altri (che a ben pensarci spesso si ritrova nelle vicende di stalker) farà sentire solo Joe e lo allontanerà da Clarissa, incapace di comprendere la sensatezza dei timori del marito. Forse è proprio questo il punto più interessante del romanzo, il rapporto perfetto ed equilibrato tra i due, all'apparenza solidissimo, si rileverà estremamente fragile, lo shock dell'incidente potrebbe aver influito ma sarà proprio la persecuzione subita da Joe a mostrare come, anche nel matrimonio più riuscito, ci sono punti deboli che fanno presto a trasformarsi in crepe. La persecuzione è talmente inaspettata e fuori dalla regole condivise da entrambi da farli allontanare l'uno dall'altra, l'amore che provano è un meccanismo delicato che mal sopporta gli scossoni dovuti ad una erotomania fuori dagli schemi, il fatto che sia una persecuzione omosessuale è probabilmente uno dei motivi per cui Clarissa e anche la polizia sottovalutano la pericolosità di Jed e contribuiscono a far sentire Joe ancora più indifeso.

    ha scritto il 

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