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L'amore in sé

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.4
(79)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882468631 | Isbn-13: 9788882468637 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In un'aula dell'università di Ginevra echeggiano i versi d'amore di Petrarca:davanti ai suoi studenti, un italianista legge e commenta, interpreta, ementre la poesia risuona tra le pareti, nella memoria del professore a poco apoco riaffiora una lontana storia d'amore, che va a intrecciarsi in modoinaspettato e imprevedibile con la sua vita presente. Ancora adolescente,nella pianura emiliana in cui è nato, si era innamorato di una ragazza dellaborghesia locale, ricca, bellissima, e naturalmente irraggiungibile come ledonne delle poesie. Era stato un amore forte, intenso, pieno di passione e diideali, ma anche un amore infelice, senza speranza, un incanto che forse soloi versi del poeta possono risvegliare.
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  • 2

    Libro diviso in due: la parte contemporanea molto raffinata, che sviluppa una lezione interessante, ed i flashback, nati da un pretesto deboluccio, che risultano invece piuttosto stiracchiati.

    ha scritto il 

  • 3

    Narrazione rievocatrice di un amore adolescenziale che sa di gia detto, già raccontato, già analizzato. Il romanzo si salva parzialmente grazie al commento a Petrarca che il protagonista, un professore, espone ai suoi studenti durante un seminario. Santagata, ora che elargito il giusto tributo a ...continua

    Narrazione rievocatrice di un amore adolescenziale che sa di gia detto, già raccontato, già analizzato. Il romanzo si salva parzialmente grazie al commento a Petrarca che il protagonista, un professore, espone ai suoi studenti durante un seminario. Santagata, ora che elargito il giusto tributo a un amore del passato, limitati a sfornare saggi... :-)

    ha scritto il 

  • 3

    Rimandato!

    L'idea del lapsus che, durante una lezione sul Petrarca, riporta l'attempato professore ai tremiti del primo amore adolescenziale, è senz'altro buona. Da quel momento, il romanzo si sdoppia sui due piani (la storia di Fabio e Bubi nel 1963, e la spiegazione alla classe del sonetto petrarchesco, c ...continua

    L'idea del lapsus che, durante una lezione sul Petrarca, riporta l'attempato professore ai tremiti del primo amore adolescenziale, è senz'altro buona. Da quel momento, il romanzo si sdoppia sui due piani (la storia di Fabio e Bubi nel 1963, e la spiegazione alla classe del sonetto petrarchesco, che continua nonostante il turbamento), cui se ne può aggiungere un terzo seppure appena abbozzato (la vicenda del tesista Serafino), con fortune alterne. Se, infatti, la parabola amorosa dei giovani liceali è fresca e commuovente (anche se non particolarmente originale), il resoconto della lezione è francamente un po' noioso e, a tratti, anche poco chiaro. Se il professor Santagata fosse uno studente, lo rimanderei pertanto a settembre, con la certezza che - visti i suoi mezzi - possa fare di meglio.

    ha scritto il 

  • 0

    La psicanalisi in mano al professore

    C'è un libro di Giovanni Pozzi (uno studioso di letteratura italiana) che si chiama "La rosa in mano al professore". Il titolo allude al fatto che la Rosa (cioè la Poesia, cioè la Letteratura), in mano ai professori che la smontano e la sezionano, diventa un'altra cosa.
    Allo stesso modo questo l ...continua

    C'è un libro di Giovanni Pozzi (uno studioso di letteratura italiana) che si chiama "La rosa in mano al professore". Il titolo allude al fatto che la Rosa (cioè la Poesia, cioè la Letteratura), in mano ai professori che la smontano e la sezionano, diventa un'altra cosa. Allo stesso modo questo libro di Santagata (che è anche lui professore, a Pisa, di letteratura italiana) potrebbe intitolarsi "La psicanalisi in mano al professore". La trama è semplice: un famoso professore (non Santagata ma un altro che è un po' lui e un po' no), mentre tiene una lezione su un sonetto di Petrarca, incorre in un lapsus: invece di "Laura" dice "Bubi". Chi è Bubi? Il racconto va avanti su due piani: mentre la lezione prosegue (i due professori - Santagata e il suo alter ego - fanno DAVVERO un commento al sonetto) il professore ricorda alcuni eventi della sua gioventù. Alla fine il mistero d Bubi sarà svelato. La cosa più interessante del libro (che è scritto bene e che si legge con piacere) è il modo in cui si svela l'origine del lapsus. Sarà capitato a tutti di notare che quando in un gruppo di persone di cultura medio-alta qualcuno ha un lapsus (magari un po' spinto), c'è di sicuro un altro che, sorridendo, commenta: "Ah, cosa direbbe Freud...", alludendo ovviamente a oscure storie di sesso (meglio se infantili). Ebbene, è questa la vulgata sul lapsus, nonostante l'opera (recente) di ridimensionamento delle prospettive freudiane. Nei fatti, la maggior parte dei lapsus NON sembra avere una radice profonda ma sarebbe riconducibile a fattori contingenti. Il professore di Santagata, tuttavia, aderisce perfettamente alla visione tradizionale. Una prospettiva, in fondo, consolatoria. Il mistero può essere svelato, ci dice. La memoria è percorribile a ritroso. La nevrosi può guarire. Ora, chiaramente il lapsus di Santagata, fino a prova contraria, è frutto di invenzione. Non è desunto dall'analisi e non può essere verificato in alcun modo. Quindi, dal punto di vista medico, ha lo stesso valore (cioè poco o nullo) dei tentativi di Freud di psicanalizzare i classici della letteratura mondiale. Ed è questo, per finire, il punto che mi interessa: il meccanismo de "L'amore in sé" conferma che una componente importantissima delle costruzioni psicanalitiche è il racconto. Noi "costruiamo" la strada che conduce dai lapsus ai pensieri profondi; non come si costruisce una teoria scientifica, con la possibilità di uno scambio continuo tra realtà e modello, ma esattamente come si costruisce una storia. Nei fatti, è possibile che le cose stiano molto diversamente e che i nostri lapsus, per quanto ci si pensi su, non rivelino nulla. O che rivelino qualcosa di importante solo quando siamo disposti a narrare una storia che ci conduca dal lapsus alla coscienza. Una storia che ci faccia dimenticare ciò che scriveva, nel 1923, un avversario di Freud: "Non dobbiamo chiederci: -Perché dimentichiamo qualcosa?-, ma -Perché ce la ricordiamo?-. La dimenticanza è l'evento abituale, la norma; il ricordarsi è l'insolito, l'anormale." (Rudolf Meringer, Gli errori quotidiani, in S. Timpanaro, La "fobia romana" e altri scritti su Freud e Meringer, ETS, Pisa, 1992, p. 92).

    ha scritto il 

  • 4

    Molto particolare questo romanzo, sicuramente molto colto, pieno di citazioni, tratte da Petrarca. Si può leggere come un romanzo d'amore, o come una lode a Laura.La cosa che mi ha lasciato a metà è il finale l'avrei voluto diverso

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Un professore universitario italiano, in trasferta a Ginevra per un ciclo di lezioni sul Petrarca, si sveglia d’umore bizzarro, dopo una notte agitata. Guarda con occhi stupiti la città svizzera, che una nevicata eccezionale ha reso diversa nella luce, nei profili, negli stati d’animo che ispira. ...continua

    Un professore universitario italiano, in trasferta a Ginevra per un ciclo di lezioni sul Petrarca, si sveglia d’umore bizzarro, dopo una notte agitata. Guarda con occhi stupiti la città svizzera, che una nevicata eccezionale ha reso diversa nella luce, nei profili, negli stati d’animo che ispira.
    E vagheggia che il maltempo gli dia l’occasione di non tornare a Roma dove lo aspetta la moglie, e insieme il loro dolore comune e l’appuntamento settimanale con un figlio “diverso”.
    E cambia il programma della lezione (un piccolo sacrilegio, sembrerebbe): l’argomento sarà un sonetto che non è quello già stabilito.
    E cade infine in un lapsus verissimo e impossibile. Dovrebbe dire che Laura è il nome del desiderio, gli scappa detto che Bubi è il nome del desiderio. E parte il terzo piano narrativo.
    Perché il romanzo ha il pregio di portare avanti tre distinti percorsi, alternandoli con la facilità con la quale si accavallano nella mente di ognuno di noi pensieri e ricordi, pure mentre si bada alle cose che nella vita ci occupano e ci interessano.
    C’è in primo luogo la spiegazione dei versi, che va molto a fondo nella psiche del grande poeta medievale, uno che per il fatto di averlo studiato a scuola tutti si crede di conoscere già bene: una spiegazione magistrale, che coinvolge come un giallo.
    C’è la rievocazione di un amore dell’adolescenza, una breve stagione tra il ginnasio, il paese, il parco cittadino; e le vasche, i compiti, i quarantacinque giri con le canzoni degli anni ’60. Singolarissimi i versi del Petrarca alternati a quelli delle canzonette.
    C’è infine la vita del protagonista ai giorni nostri; come l’ha fatta la passione per la poesia, nata nell’età in cui si scopre con entusiasmo che altri hanno dato parole quel che noi stessi sentiamo; come l’hanno fatta i suoi propri errori, e i successi e le sventure.
    Aspetti ed eventi che apparivano separati all’improvviso si riuniscono nella mente dell’autore, e di conseguenza in quella del lettore, e danno un senso, una spiegazione a come quel ragazzo, proprio quello, si è fatto uomo, proprio questo.
    Dalla lettura del romanzo resta molto, moltissimo. Arrivati all’ultima pagina si torna indietro a ripercorrere tappe, a interpretare più a fondo episodi, versi, parole.
    Si apprezza la scrittura, semplice e piana, che tuttavia nella giustapposizione tra le cose dette e quelle lasciate all’intuizione comunica molto più di quanto effettivamente sia scritto.
    Si segnala, e non si potrebbe non farlo, la magia del cortocircuito tra la vita e la poesia, che a tradimento innesca pensieri, ricordi, rovescia come un guanto la visione che si ha di se stessi e della realtà.
    Infine, tornando al Petrarca, si scoprirà o si riscoprirà il segreto che sta dietro ai versi che almeno in parte tutti conosciamo; si potrà condividere con l’autore la passeggiata dentro una poesia, e insieme la scoperta del potere irrazionale e salvifico dell’amore in sé. Appunto.

    ha scritto il 

  • 4

    Bella l'idea di prendere spunto da una lirica per fare un salto all'indietro nel passato di un adolescente nella Modena primi anni '60.
    La poesia diventa metafora della vita quotidiana, così come, secondo me, dovrebbe sempre essere.

    ha scritto il