L'amore molesto

Di

Editore: E/O

3.4
(964)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 173 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876417125 | Isbn-13: 9788876417122 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il tempestoso rapporto tra una donna e sua madre, in una Napoli dura espietata, si trasforma in un thriller domestico. Da questo romanzo è statotratto il film con Mario Morone, Anna Bonaiuto e Angela Luce. "Una storiasofisticata e complessa, crudele e intelligente". (Dacia Maraini).
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  • 2

    L'incipit è buono, mi aveva catturata, poi la narrazione si è un po' arenata. C'è qualcosa di dispersivo e di confuso che non riesco ancora a definire, ma sono ancora a metà...

    ha scritto il 

  • 5

    Una scrittrice favolosa.
    È difficile riuscire a far vivere al lettore le sensazioni di confusione che si possano provare quando soffriamo per qualcosa o qualcuno di veramente importante.
    Il rapporto t ...continua

    Una scrittrice favolosa.
    È difficile riuscire a far vivere al lettore le sensazioni di confusione che si possano provare quando soffriamo per qualcosa o qualcuno di veramente importante.
    Il rapporto tra Delia e Amalia parte dall'amore incondizionato che una figlia prova nei confronti della madre, fino ad arrivare ad un amore-fastidio che poi si concluderà con un ammissione di pace da parte della ragazza.
    Un amore violento cresce nella vita di una famiglia come tante, violenza domestica di un marito troppo geloso nei confronti di una moglie bellissima e socievole. Non solo Amalia deve affrontare queste percosse, ma sa che le figlie la vivono di rimando con terrore e con un odio smisurato nei confronti del padre.
    Solo con la morte di Amalia, Delia la figlia più grande dovrà fare i conti con il suo amore nei confronti della madre e nella realtà che la mente di una bimba di 5 anni cerca di celare per continuare a vivere normalmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Una lettura tosta

    http://piedinudinelparco.blogspot.it/2016/02/lamore-molesto-elena-ferrante.html
    Il romanzo inizia con la morte suicida della madre di Delia, Amalia. Un incipit che mi ha conquistata solo per il fatto ...continua

    http://piedinudinelparco.blogspot.it/2016/02/lamore-molesto-elena-ferrante.html
    Il romanzo inizia con la morte suicida della madre di Delia, Amalia. Un incipit che mi ha conquistata solo per il fatto che nomina luoghi che conosco molto bene. Dopo l'incipit, però, è iniziato il delirio.

    Prosegue poi con un flusso di coscienza che indaga il rapporto madre-figlia: un rapporto conflittuale e simbiotico. Delia, che abita a Roma, torna a Napoli, per i funerale e le incombenze che seguono la morte della madre. Ma niente di questo ci viene raccontato: tutto segue i pensieri, i ricordi frammentari e le emozioni di Delia.

    Tutta la prima parte è addirittura onirica: Delia è perseguitata dalla figura materna, che le appare sotto forma di incubo appena mette piede nella casa materna.

    Delia comincia qui a disseppellire il passato familiare: un padre insoddisfatto e violento, un presunto amante della madre, uno zio bestemmiatore e complice del padre, e sua madre. Una donna dalla quale credeva di aver preso le distanze; tanti anni a raccontarsi di essere diversa, e che ora invece scopre, suo malgrado, così simile, anche fisicamente.

    Una distanza maturata nella sofferenza dello smarrimento: da bambina Delia l'aveva amata, l'aveva sostenuta nella separazione dal padre, un pittore geloso che non esitava ad alzare le mani, aveva cercato a suo modo di proteggerla (la scena del cinema all'aperto in questo è emblematica: lei che si guarda intorno, per prevenire gli sguardi degli uomini sulla madre, che avrebbero fatto infuriare il padre). Ma Amalia l'aveva ricambiata tenendola fuori dalla sua vita, dalle sue amicizie, dalle sua allegria. Aveva confuso la figlia, non svelandosi per quella che era, ma vivendo sul filo dell'ambiguità. E questa ferita aveva innescato la colpa. Delia aveva parlato al padre, accusando la madre di avere un amante, o almeno questo è quello che credeva. Il senso di colpa per aver tradito la madre aveva offuscato nella memoria la violenza che aveva subito piccolissima.

    In una Napoli soffocante, ricca di un dialetto osceno, di violenza quotidiana, (anche qui compare il "rione", che tanta parte ha nei quattro libri dell'Amica geniale) Delia deve affrontare quello che voleva rimuovere. Solo così riuscirà a fare un passo in più verso la sua identità.

    L'amore molesto è tale non solo per la violenza che ha subito, ma anche per i laidi personaggi maschili che compaiono in questo libro: dallo zio, che non fa che riversare sugli altri il suo rancore, al padre, che non è mai cambiato, e ancora anziano continua a non risparmiare violenza, a questo "Caserta", la cui ombra compare fin dalle prime pagine, ossessionato dalla madre, feticista e viscido.

    Un romanzo psicologico, dallo stile ricco e un po' ostico, che contiene in nuce molti degli elementi che si ritrovano nel suo capolavoro celeberrimo.

    ha scritto il 

  • 5

    La Ferrante è una narratrice straordinaria.
    Il libro parte dalla morte della madre. Di lì, la protagonista percorre luoghi e ricordi, scava nel rapporto con sua madre che chiama per nome: Amalia.
    Ne r ...continua

    La Ferrante è una narratrice straordinaria.
    Il libro parte dalla morte della madre. Di lì, la protagonista percorre luoghi e ricordi, scava nel rapporto con sua madre che chiama per nome: Amalia.
    Ne ripercorre le vicende drammatiche. Le liti con il marito gelosissimo.
    La rivelazione che spingerà l'uomo ad andarsene di casa.
    Il presunto amante Caserta.
    Le ipotesi diverse su certi fatti rimasti solo come ricordo.

    Grande scrittura.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo romanzo di Elena Ferrante è uno dei più belli dell’autrice, un romanzo onirico e simbolico che andrebbe analizzato non solo dal punto di vista letterario ma psicanalitico. E’ un romanzo pieno d ...continua

    Questo romanzo di Elena Ferrante è uno dei più belli dell’autrice, un romanzo onirico e simbolico che andrebbe analizzato non solo dal punto di vista letterario ma psicanalitico. E’ un romanzo pieno di immagini, e spesso il racconto assume la dimensione fantasiosa del sogno. Fin dall’inizio, con la prima riga: Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, ci fa entrare nel vortice emotivo di rapporti famigliari in cui i congiunti si amano di un amore storto. Molesto è l’amore della madre per la figlia ma anche della figlia per la madre, o del marito per la moglie. Le molestie del vecchio sporcaccione non hanno lo stesso grado di malignità insita in questi rapporti e non fanno gli stessi danni.
    L’amore più doloroso e difficile, più ambivalente è senza dubbio quello tra figlia e madre. E’ un amore minato dalla paura dell’abbandono, dalla sfiducia, dalla ambiguità della figura materna e infine dal senso di colpa della figlia sia per la morte della madre che per la vita della madre. Il senso di colpa esplora anche il sentimento di gelosia per la madre, un sentimento maschile simile e quasi più forte della gelosia ossessiva paterna. Delia è gelosa del padre che sente rivale, dell’amante (vero, presunto o possibile) della madre, delle persone che rivolgono la parola alla madre, dei sorrisi, dei pensieri di lei. L’amante della madre è una figura irreale, ingigantita e resa onnipotente dalla fantasia della bambina. La madre di Delia è una donna a due volti. Ha più di sessant’anni, età in cui una donna non si sente nemmeno donna. Eppure Delia ne dà al lettore una doppia immagine: vecchia e giovane, la donna con il ventre cascante e le mutande slabbrate e quella dalle gambe giovani, con il reggiseno sexi con cui è stata trovata, che ride con gli uomini, il cui corpo sembra gonfiarsi di una sensualità fuori controllo.
    Delia descrive le sua ansie da abbandono: da bambina si chiude nello stanzino perché ha paura che la madre non torni, teme che incontri un uomo che gliela porti via. Da grande aspetta una sua telefonata per una giornata intera e ha paura che le succeda qualcosa nel viaggio come in effetti succede. L’amore della madre per la figlia non è sano, non è sicuro. La donna le manda messaggi contraddittori.
    Ultimo ma non meno significativo, si suicida il giorno del compleanno di Delia. Quale regalo più crudele? Però, nonostante il suicidio e le telefonate strane alla figlia che come a cinque anni è a casa in pena attaccata al telefono, pensa a farle un regalo di compleanno: una valigia con vestiti della sua taglia e con biancheria femminile di lusso.
    Il rapporto madre-figlia ricorda molto il rapporto madre-figlio di Purdy descritto nella versione di Geremia: un amore ossessivo in cui il figlio ammette di non poter amare altre donne che la madre. L’ambiguità materna si trasmette da madre a figlio come un’eredità e in un certo senso anche il regalo dei vestiti sembra andare in questa direzione. Sembra che la madre, sfuggente, debba essere incorporata da Delia dentro si sé per poterla avere con sé. Delia si allontana da se stessa per poter avvicinare lei e sentirsi Amalia.
    Questa condizione di allontanamento da sé e di perdita di identità è accentuata dal senso di colpa, dalla bassa opinione che Delia ha di se stessa. L’unico modo per avere la madre con sé è introiettarla e intrappolarla dentro di sé al posto di sé. Il romanzo segue un percorso di riscatto e in parte di recupero ma soprattutto della figura materna. Il percorso seguito dal romanzo non è “sano” per la figlia che insegue la madre per la strada della nostalgia, del rimpianto, del senso di colpa. Fondamentalmente , la morte della madre mutila e manipola il tentativo di Delia di inseguire la verità sulla madre. Delia sente la necessità di salvarla più che di salvare se stessa. A un certo punto il lettore si trova al bivio ma da lì Delia allontana anche il lettore da sé, cerca di spingere la sua simpatia verso sua madre. Il conflitto non viene dunque risolto se non con il sacrificio di Delia .

    Il percorso di difesa di Delia bambina e di comprensione per l’amore difettoso dei suoi non è portato avanti. C’è rancore di Delia per se stessa, la violenza che subisce da parte di Caserta nonno non suscita nessuna pietà in lei. Pensa di essersela meritata e cercata. Delia anche nel romanzo resta una figura smorta rispetto alla madre. Fisicamente la sua sessualità e la sua femminilità sono discutibili. Il suo corpo magro e muscoloso è descritto in alcuni momenti del racconto come maschile e in altri come femminile. Il racconto non riesce mai a smontare come invece dovrebbe (non per una riuscita letteraria ma di percorso psicologico) le radici del senso di colpa di Delia, di conseguenza il cammino di avvicinamento alla madre non passa per la consapevolezza del sé ma per la perdita dell’identità. Il sé lontano e indegno è sostituito da un ego lontano dal conoscersi, dall’accettarsi e dall’amarsi. Un ego che si sfama dello stesso amore insoddisfacente che la madre e il padre hanno vissuto nella loro vita in un perpetuarsi malato degli stessi errori. Delia ne è consapevole e interrompe la catena opponendo al meccanismo che intuisce perverso il suo rifiuto di avere figli. Non tenta però di percorrere la strada di smontare il senso di colpa legato alle pulsioni infantili incestuose. E’ curioso come il senso di colpa per pulsioni e emozioni resti prepotente e che spesso persone con simili traumi anziché smontare il meccanismo perverso del senso di colpa tendano a minare il senso morale che ha una funzione positiva e necessaria. Io credo che dipenda dalla profondità del senso di colpa e dal fatto che uno continui a guardarsi indietro con gli occhi di bambino e non di adulto condizionando però la vita da adulto. Delia non tenta di avvicinarsi ai suoi sul piano della realtà ma della fantasia e del sogno. Anche lei decide di restare avvolta dallo stesso sogno, dalla stessa nebbia da cui è forse affascinata.

    ha scritto il 

  • 1

    Deludente

    Questo libro dimostra come i bambini che hanno assistito alla violenza del padre sulla madre ne restano segnati per sempre. Ad esempio perdono la capacità di scrivere un libro decente.
    Dispiace fare d ...continua

    Questo libro dimostra come i bambini che hanno assistito alla violenza del padre sulla madre ne restano segnati per sempre. Ad esempio perdono la capacità di scrivere un libro decente.
    Dispiace fare dell'ironia su un tema così triste ed importante, ma la Ferrante non è assolutamente all'altezza del compito che si è proposta, la descrizione della storia è quasi inconsistente, i pensieri della protagonista difficilmente riescono a coinvolgere.

    ha scritto il 

  • 1

    Più che molesto direi "modesto"

    Una storia che non mi ha coinvolto granché, lasciandomi assai tiepida sul piano emotivo. Una vicenda che poteva avere qualcosa di intrigante ma che si perde scioccamente tra confusi e vaghi ricordi, c ...continua

    Una storia che non mi ha coinvolto granché, lasciandomi assai tiepida sul piano emotivo. Una vicenda che poteva avere qualcosa di intrigante ma che si perde scioccamente tra confusi e vaghi ricordi, con una agnizione finale dalle tinte assai sbiadite. Non lo consiglio

    ha scritto il 

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