L'amuleto di Samarcanda

Di

4.1
(1795)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Francese , Chi tradizionale , Portoghese

Isbn-10: A000066556 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Cravero

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
SCHEDA DOPPIA
SCHEDA DOPPIA da non aggiungere in libreria o, se la si possiede, da eliminare.
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  • 4

    Bartimeus, un jinn, un demone sarcastico ed impertinente viene convocato da un giovanissimo apprendista mago , Nathaniel, che cercando di vendicarsi dei soprusi subiti, ordina al jinn di rubare l'Am ...continua

    Bartimeus, un jinn, un demone sarcastico ed impertinente viene convocato da un giovanissimo apprendista mago , Nathaniel, che cercando di vendicarsi dei soprusi subiti, ordina al jinn di rubare l'Amuleto di Samarcanda ad un potente mago e si trova in una situazione complicata...
    La trama ben strutturata e il ritmo giusto sono elementi capaci di condurre il lettore, attraverso una Londra affascinante, in un mondo fatto di classi sociali dove i maghi detengono tutto il potere e i Comuni sono sottomessi …
    Lo stile risulta sempre scorrevole , il linguaggio chiaro , simpatica l'idea dei due narratori Nathaniel e Bartimeus con la sua ironia .
    Un libro semplice, piacevole, ironico, frizzante, divertente.

    ha scritto il 

  • 3

    Questi Jin

    Simpatico, ironico e con un buon ritmo narrativo, questo fantasy si fa leggere con piacere. Il target sicuramente è quello degli adolescenti ma in certi momenti è in dubbio che l'autore faccia anche u ...continua

    Simpatico, ironico e con un buon ritmo narrativo, questo fantasy si fa leggere con piacere. Il target sicuramente è quello degli adolescenti ma in certi momenti è in dubbio che l'autore faccia anche una velata satira per adulti legata al mondo della politica.
    Da leggere con gli occhi ben aperti, su tutti i livelli!

    ha scritto il 

  • 4

    simpatico

    Primo libro di una trilogia più un prequel con protagonista Bartimeus, un jinn millenario richiamato per servigi temporanei da un ragazzino apprendista mago. Il giovane ha molta intraprendenza e intel ...continua

    Primo libro di una trilogia più un prequel con protagonista Bartimeus, un jinn millenario richiamato per servigi temporanei da un ragazzino apprendista mago. Il giovane ha molta intraprendenza e intelligenza, ma manca del carisma del demone che, sebbene poco saggio nonostante i secoli di esperienza, si mostra spiritoso e sarcastico quel tanto che basta da far risalire i punti lenti della storia.
    Sono di certo fuori target degli intenti dell'autore, ma l'ho trovata comunque scorrevole e divertente.

    ha scritto il 

  • 4

    Fantasy + Humor = Bartimeus

    Prima di leggere questo libro, e la completa trilogia di cui fa parte, ero convinto che umorismo e ironia si sposassero poco bene con il genere fantastico. Tutta colpa delle mie esperienze pregresse c ...continua

    Prima di leggere questo libro, e la completa trilogia di cui fa parte, ero convinto che umorismo e ironia si sposassero poco bene con il genere fantastico. Tutta colpa delle mie esperienze pregresse con Terry Pratchett e Douglas Adams. Premetto che per alcuni aspetti i suddetti scrittori sono stati geniali e brillanti (come dimenticarsi di Marvin...alcune sue frasi sono epiche) e sicuramente le loro opere assumono valore se lette dai loro conterranei (ci si imbatte spesso in critiche e sbeggiamenti più o meno velati alla società britannica), ma, suvvia, pretendere che possano piacere a tutti "worldwide" sarebbe un pò come pretendere che i libri della Littizzetto possano sbancare il mercato editoriale americano.
    Jonathan Stroud nella serie di Bartimeus riesce ad inserire tratti di umorismo e comicità in perfetta armonia con il resto della storia. Nessuna forzatura o stonatura...tutto si amalgama perfettamente, anzi le pennellate di humor sono la linfa che Stroud usa per caratterizzare i personaggi e in particolar modo Bartimeus. Devo ammettere che questa caratteristica mi ha colpito positivamente perchè non mi aspettavo che si potesse ottenere un risultato così buono.
    Per quanto riguarda storia, world building e ambientazione ci sono alcuni aspetti molto originali e altri un pò meno, ma tutto sommato questo aspetto non appesantisce la lettura perchè i dialoghi pepati e ricchi di umorismo intelligente sopperiscono alle mancanze o debolezze della trama. La storia in effetti non brilla di colpi di scena ed è piuttosto lineare. Forse con un minimo di sforzo si poteva creare un intreccio un pò più intrigato, cosa che poi in parte avviene nei libri successivi. Probabilmente questo primo capitolo, nella mente dello scrittore, aveva come obiettivo primario quello di introdurre il lettore in questo mondo parallelo e fargli conoscere i tratti caratteristici dei personaggi principali...l'intreccio della storia diventa quindi abbastanza accessorio.
    In sostanza il punto di forza rimane il personaggio Bartimeus...è non è poco. Personaggio delineato molto bene, divertente, spassoso e pungente. Poche volte mi sono imbattuto in personaggi così ben riusciti. Nathaniel, d'altro canto, è un'ottima spalla. La coppia funziona tremendamente bene.
    Fantastica l'idea del bambino prodigio che, riuscendo a sottomettere al suo volere un potentissimo spirito vanitoso e sarcastico, si ritrova invischiato in un gioco di potere più grande di lui rischiando di fare una brutta fine in sua compagnia.

    E' stato un vero piacere leggere questo libro. I successivi capitoli della trilogia sono all'altezza del primo e offrono anche qualcosa di più dal punto di vista dello sviluppo della trama.

    ha scritto il 

  • 3

    «Guarda dove metti le tue vittime! Mi sono slogato un alluce su questa».

    La mia esperienza con questo libro è stata alquanto curiosa. L'ho cominciato armata delle migliori disposizioni e delle più rosee aspettative, e con sollievo e piacere ho avuto modo di notare che più ...continua

    La mia esperienza con questo libro è stata alquanto curiosa. L'ho cominciato armata delle migliori disposizioni e delle più rosee aspettative, e con sollievo e piacere ho avuto modo di notare che più andavo avanti con la lettura più la mia fiducia nella scorrevolezza e nella qualità del romanzo si andava rinsaldando. Ho voltato l'ultima pagina gongolante, pienamente soddisfatta, satolla dell'avventura che Stroud mi aveva gentilmente fornito. Qualche minuto dopo, apro la pagina della recensione qui su Goodreads e mi trovo davanti le cinque stelline vuote, pronte per essere riempite.
    Ed è allora che con enorme sconcerto mi rendo conto di non potergliene assegnare più di tre.

    Come ho già detto, L'amuleto di Samarcanda non è né noioso -anzi- né scritto male né presenta alcun difetto che io possa additare come neo vero e proprio, e questa è un'altra delle ragioni per cui la mia stessa mancanza di entusiasmo mi lascia disorientata, ma non posso negare che la lettura nel suo complesso non ha smosso in me nulla di particolare; dopo aver lasciato passare diverse ore, mi sono addirittura scoperta desolatamente insofferente, e me ne dispiaccio, perché, come ho già detto, stiamo parlando di una storia in cui non riesco ad individuare alcuna pecca definitiva, e che tra l'altro è stata capace di intrattenermi in modo non solo piacevole, ma anche intelligente. Non posso che concludere che mancasse quella scintilla in grado di far esplodere la mia euforia. Per queste ragioni, mi riesce più facile mettere nero su bianco quelli che invece sono i pregi del primo capitolo di questa trilogia.

    In primis abbiamo indubbiamente i personaggi. Non mi riferisco soltanto al jinn Bartimeus, scorbutico, scaltro, sarcastico e divertentissimo, ma anche a Nathaniel. Nelle prime pagine non si può evitare di provare nei suoi confronti una sorta di avversione a pelle: è un bambino orgoglioso, presuntuoso, saccente -e lo mostrerebbe assai di più se solo avesse occasione di praticare a livelli maggiori la sottile arte del contatto umano-, vendicativo e terribilmente determinato. Poi però nel racconto si inserisce una folta schiera di maghi adulti, e allora ci si rende conto che Nathaniel in realtà altro non è che il meno peggio. Eppure non arriva a piacere soltanto per questo: suscita nel lettore una sorta di empatia che è tra le più curiose e complesse che esistano, perché è un'empatia che deriva un po' dal disprezzo, un po' dall'invidia e un po' dalla pietà. Sentiamo di dover biasimare Nathaniel per il modo in cui tratta Bartimeus e i demoni in generale, per la bramosia che dimostra nel volersi vendicare a tutti i costi, per la sconsideratezza di cui fa sfoggio mettendosi contro maghi di gran lunga più potenti di lui e causando tutti quei guai; al contempo, non possiamo fare a meno di ammirarlo per l'astuzia con cui gioca il suo jinn e provare almeno un briciolo di pietà al pensiero delle angherie e dell'indifferenza che ha dovuto sopportare. E' un personaggio che di certo non è stato pensato per risultare facile da amare -al contrario, evidentemente, di quelli che erano i piani per Bartimeus, che è adorabile proprio perché brontolone-, ma che infine si fa amare comunque. Ho un sacco di idee su quali strade potrebbe prendere nei romanzi successivi, e non vedo l'ora di scoprire se qualcuna di queste si avvererà.
    Il resto dei personaggi, in realtà, sono abbastanza piatti. Ognuno ha un suo ruolo e nessuno rientra propriamente in qualche stereotipo, ma nemmeno spiccano. Sono quel che devono essere e fanno quel che devono fare, punto. Tutta l'originalità viene riversata sulle spalle dei riuscitissimi Nat e Bartimeus.

    La trama è ottima, e mi sono piaciuti i flashback di Nat, anche se una prima persona anche da parte sua sarebbe stata molto gradita. Immagino che il secondo avrà parecchio a che fare con la Resistenza, che guarda caso era l'elemento che più m'intrigava e che meno è stato esplorato, almeno finora.

    Sono stata tanto previdente da farmi regalare in anticipo anche i due volumi successivi. Probabilmente in questo momento la mia autoammirazione supera persino quella di Bartimeus.

    ha scritto il 

  • 3

    A malincuore devo dire che non finirò questo libro e che non continuerò la saga. Il motivo è che le parti con Bartimeus sono simpatiche e lui mi piace. Ma credevo fosse un libro diverso, il bambino ov ...continua

    A malincuore devo dire che non finirò questo libro e che non continuerò la saga. Il motivo è che le parti con Bartimeus sono simpatiche e lui mi piace. Ma credevo fosse un libro diverso, il bambino ovvero Nathaniel è sempre smorto nelle sue parti, anche quando parla il maestro al suo posto. E trovo assurdo che ci sia un libro con parti ritmate e parti smorte.

    ha scritto il 

  • 3

    non riesco a dargli più di tre stelline. Perchè? perchè forse mi sono lasciata ingannare dai commenti entusiastici, dalla media altissima delle valutazioni e sono rimasta terribilmente delusa, al punt ...continua

    non riesco a dargli più di tre stelline. Perchè? perchè forse mi sono lasciata ingannare dai commenti entusiastici, dalla media altissima delle valutazioni e sono rimasta terribilmente delusa, al punto che dopo aver letto un centinaio di pagine proprio non riuscivo ad andare avanti e l'ho abbandonato... Il caso ha voluto che una mattina avevo moltissima voglia di leggere ma avevo appena finito un altro libro e allora ho deciso di riprenderlo, convincendomi ad arrivare alla fine... ho rispettato il proposito e l'ho finito, ma la mia opinione è cambiata di poco. Ho trovato la trama abbastanza inconsistente e quel ragazzino mi dava proprio sui nervi!! Quindi mi dispiace, estimatori di Bartimeus, ma per me è no! non lo boccio solo perchè trovo che si sia ripreso un po' sul finale, ma comunque non l'ho trovato assolutamente all'altezza della fama che lo precede!

    ha scritto il 

  • 4

    Divertente!

    "Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido."
    http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/43188998-l-amuleto-di-samarcanda-j-stroud-2003-

    ha scritto il 

  • 4

    E non fatevi spaventare dalla copertina

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho dec ...continua

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho deciso di variare un pochino le mie letture, orientandomi su una trilogia che mi è stata consigliata da mia sorella. Si tratta della trilogia di Bartimeus, creata da Jonathan Stroud. A dire la verità non conoscevo molto di questa saga prima di iniziare a leggere il primo libro, e mia sorella mi aveva raccontato soltanto alcuni spezzoni che l’avevano colpita particolarmente per l’ironia di uno dei suoi protagonisti.

    La saga è stata pubblicata in Italia da Salani Editore, ed il titolo del primo libro di cui vi voglio parlare con questa opinione è‘L’Amuleto di Samarcanda’.
    Siamo a Londra in un periodo imprecisato e la città è molto differente da quella cui siamo abituati.
    La Londra immaginata da Stroud è una città dove sono abituati a coesistere ‘maghi’, ‘comuni’ e ‘spiriti’.

    E’ compito dei maghi preservare e garantire la sicurezza dei cittadini ed assicurare che Londra rimanga la capitale della magia. Nel mondo di Stroud, infatti, Londra risulta essere la città magica per eccellenza, strappando il primato alla più antica Praga. Ma in questo mondo i maghi non hanno poteri diretti, l’unica loro capacità è quella di evocare dei ‘demoni’ (non me ne voglia Bartimeus, ma i sinonimi sono davvero pochi…), che attraverso la loro magia sono in grado di compiere opere inimmaginabili. Proprio grazie a questa capacità di evocare e di avere contatti con ‘l’altro mondo’, i maghi sono in netto vantaggio rispetto ai ‘comuni’ che non hanno questo genere di facoltà.
    L’educazione di un ‘comune’ infatti è nettamente differente rispetto a quella di un futuro mago, e mentre i maghi sono abituati fin da bambini a barcamenarsi fra formule e simboli, i ‘comuni’ crescono nella totale ignoranza della fonte del potere e sono costantemente sottoposti alle scelte dettate dai maghi. Poche pagine e scopriamo che l’intero potere è stretto nelle mani di alcuni potenti maghi che governano Londra e di conseguenza tutti i ‘comuni’ sono costretti ad occuparsi soltanto di attività umili.

    La capacità di evocazione dei maghi varia a seconda delle capacità e dell’età del mago stesso che può invocare questi spiriti sulla terra per far compiere loro delle azioni. La magia di questi ‘spiriti’ è differente a seconda del livello di potere degli stessi e così poche pagine e per il lettore diventeranno famigliari termini come folletto, foliot, jinn ed afrit. Gli ‘spiriti’ richiamati dai maghi hanno pochissime possibilità di ribellarsi al proprio padrone, in quanto possono soltanto cogliere qualche incertezza nella formula o qualche errore nel pentagono di convocazione, senza questi errori sono veri e propri schiavi obbligati ad eseguire qualsiasi ordine.
    Uno dei protagonisti di questo libro è un giovane mago, così giovane da non aver ancora assunto un nome da mago e quindi noi lettori veniamo a conoscenza del suo nome di battesimo Nathaniel. Il giovane Nathaniel viene accolto come apprendista nella famiglia del mago Underwood, che lavora come impiegato nel governo. Compito di Underwood, sarà quello di istruire il giovane apprendista all’arte dell’evocazione e renderlo un mago di discrete capacità in grado di ambire ad un lavoro qualsiasi nei bassi ranghi del governo.

    Nathaniel, diversamente da quello che pensa il suo insegnante, è davvero intenzionato a diventare un grandissimo mago e, ne ha tutte le capacità. Si impegna più del necessario, è attento, è sicuro delle sue capacità ed è ambizioso, caratteristica che lo rende in grado di evocare demoni anche soltanto per vendette.
    Nathaniel evoca per pura vendetta, un jinn di nome Bartimeus. Bartimeus è il nostro secondo protagonista, si tratta di uno spirito potente e davvero antico, e dai suoi racconti scopriamo che ha vissuto ai tempi dell’edificazione di Praga, che ha conosciuto Nefertiti e che ha vissuto almeno un milione di avventure sulle terre di tutto il mondo.

    Il compito che gli si prospetta ora è piuttosto avvilente, come è avvilente essere lo ‘schiavo’ di un ragazzino iroso e pieno di sé, ma tant’è che spesso e volentieri nessuno può scegliere il proprio destino e quindi il povero Bartimeus.... ma, non voglio rovinarvi la lettura di un romanzo che va letto tutto di un fiato e senza alcuna anticipazione sulla sua trama, e quindi mi fermo qui...
    Il mondo creato da Stroud è finalmente diverso da quanto normalmente si è abituati a pensare di un fantasy. Sono un po’ in difficoltà in quanto non sono un esperta del genere ma davvero ho apprezzato come la visione del mondo magico sia totalmente invertita rispetto a quello cui ci hanno abituati nel corso degli anni, semplicemente le ultime uscite e la cinematografia.

    Nell’’l’amuleto di Samarcanda’, il mondo dei maghi, non è perfetto e soprattutto non esiste la rassicurante distinzione fra buono e malvagio, i ‘maghi’ sono indubbiamente una popolazione di soggetti altamente ambiziosi, ipocriti e pronti a tutto pur di raggiungere i propri scopi. La magia non è utilizzata per fini altruistici o per sconfiggere il male, la magia viene utilizzata per accrescere il potere e per rendere il governo ancora più forte a scapito dei più deboli.
    Con Nathaniel è necessario abbandonare il vecchio stereotipo del protagonista buono e giudizioso, Nathaniel è diverso, è ambizioso e vendicativo ed agisce per rendersi meritevole agli occhi di chi conta nel governo. L’originalità di Stroud è proprio nei suoi protagonisti, mentre lo sviluppo del carattere di Nathaniel non promette nulla di buono, il suo ‘schiavo’ è davvero differente da quanto il termine ‘demone’ possa evocare. Bartimeus è una continua scoperta, la sua parlantina avvincente ed ironica rende il suo modo di raccontare la storia davvero imperdibile.

    Il mondo dei maghi viene continuamente messo in contrapposizione con quello degli spiriti attraverso la figura del giovane Nathaniel e quella del millenario Bartimeus. Impossibile non patteggiare per Bartimeus che sembra nella sua neutralità essere ‘migliore’ dell’umano. E così Bartimeus risulta essere ponderato ed altruista diversamente da Nathaniel che risulta solamente egoista e troppo sicuro di sé.
    Il romanzo è da leggere proprio per questo rapporto fra i suoi protagonisti e per le loro differenze caratteriali. Essendo strutturato con capitoli alterni dedicati ad ognuno dei suoi due protagonisti, questa sua originale (per le mie letture) caratteristica rende ancora più forte la discordanza fra i due mondi rappresentati.

    Ovviamente io ho amato di più le parti che avevano come protagonista Bartimeus, per la sua ironia, ma da leggere anche quelle con i battibecchi tra i due.
    Nonostante sia chiara la mia netta preferenza per Bartimeus, sono stata comunque molto contenta anche di un protagonista ‘nuovo’ come Nathaniel, in quanto finalmente ho letto di un protagonista che non è necessariamente il ‘più buono’ oppure ‘il più coraggioso’.
    Al termine di questa opinione ovviamente non posso far altro che consigliarvi la lettura di questo primo libro della Saga di Bartimeus, proprio per il mondo che quest’autore rappresenta e soprattutto per la discordanza fra i due mondi raccontati. La storia raccontata è originale, ma il testo è reso davvero interessante dalla differenza fra i due mondi e dall’originalità di questa rappresentazione inversa rispetto a quello cui siamo abituati.

    ha scritto il 

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