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L'androide Abramo Lincoln

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.7
(246)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Paperback

Isbn-10: 883471878X | Isbn-13: 9788834718780 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianni Montanari ; Prefazione: Carlo Pagetti ; Postfazione: Philip K. Dick

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Louis Rosen e i suoi soci vendono persone. O, per meglio dire, simulacri, esseri umani sintetici, veri e propri cloni di personaggi storici come Abramo Lincoln, il presidente degli Stati Uniti più amato, e Edwin M. Stanton, il suo Ministro della Guerra. L'unico compratore che si presenta loro, però, è un avido multimilionario i cui progetti di utilizzo dei simulacri potrebbero portare a Louis dei seri problemi con la legge. La situazione, inoltre, è complicata dal fatto che qualcuno - o qualcosa - come l'ex presidente potrebbe non avere alcuna intenzione di essere venduto. I due simulacri risultano infatti ostinati e interiormente complessi proprio come coloro di cui sono le perfette repliche. Impossibili da gestire, e a volte più umani di chi li ha costruiti.
"We can build you" utilizza il simulacro come punto di partenza per una spietata disamina della condizione umana, che culmina nella cupa visione di una vita tanto crudele quanto dominata dalle leggi implacabili dell'inganno e della vana illusione.
In appendice, un estratto del saggio di Philip K. Dick "L'evoluzione di un amore vitale".
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  • 0

    “Pris,” dissi “il tuo guaio è che sei razionale.”
    “Non è vero; tutti dicono che faccio esattamente quello che mi sento di fare.”
    “Sei spinta da una logica corazzata. È spaventoso. Devi liberartene. Tu
    ...continua

    “Pris,” dissi “il tuo guaio è che sei razionale.”
    “Non è vero; tutti dicono che faccio esattamente quello che mi sento di fare.”
    “Sei spinta da una logica corazzata. È spaventoso. Devi liberartene. Tu funzioni come se la messa in moto della tua vita fosse controllata da un teorema geometrico. […] lascia che te lo dimostri. Per salvarti.”
    “Salvarmi da cosa?”
    “Dalle certezze della tua stessa mente.”

    “Prendimi dove riesci a trovarmi” disse Pris. “Così come mi trovi. Accontentati di questo, non fare domande.”

    Pur lanciandomi con la consueta foga nella lettura di questo autore che amo, sentivo che c’era qualcosa che non andava. Non in senso negativo, ma ero certo che si trattasse di un romanzo diverso dagli altri di Dick.
    Dopo un po’ ho realizzato: non avevo mai letto una storia lunga – nei racconti invece capita – narrata in prima persona, mancava quel narratore onnisciente che si sposta tra i personaggi, nello spazio e nel tempo frammentando la scrittura e sfidando il lettore a ricostruire un tessuto d’insieme.
    Il narratore personale permette di approfondire nell’intimo un solo personaggio, al quale spetta l’onere, e non al lettore, di trovare una visione complessiva.

    Del resto la scelta è sicuramente legata all’altra caratteristica del libro: è un romanzo d’amore.
    Non uno sdolcinato romanzo rosa, un Harmony, un parto di Liala, ma una storia d’amore che supera la questione fantascientifica del titolo – la presenza di un androide o meglio: di un simulacro è puramente funzionale alle riflessioni di Dick sui temi più puramente umani.

    Così come lo è l’ambientazione, con elementi distopici cari all’autore che mi è caro: uno Stato dominato dalla psichiatria, come sempre il totalitarismo è imbellettato per sembrare qualcosa che fa del bene, dove si finisce in clinica in base a un test in cui bisogna interpretare correttamente i proverbi – ho pensato che io avrei potuto finire male.

    E c’è la solita frontiera, le colonie sugli altri pianeti, che nascono come un ovest per assomigliare a un sud. Su cui si pensa di mandare anche gli androidi, ad alleviare la solitudine dei coloni. E ci si pone già il problema di che cosa succederebbe se un uomo giacesse con un androide donna.

    Un romanzo che anticipa quindi “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” ma anche “I simulacri”, Lincoln può essere il tentativo di creare un personaggio carismatico in grado di piacere – esperimento non riuscito visto che risulta malinconico e scoraggiato sul mondo che lo circonda.

    Un romanzo atipico, in cui Dick si fa intimista, portando all’apice la sua visione non certo conciliante del rapporto uomo-donna, che è la stessa della disordinata vita sentimentale dello scrittore. Il protagonista, ingenuo, fallito ci viene fatto capire anche se non si spiega il perché, insegue la donna dominatrice, che è poi una diciottenne con il corpo non scolpito di un’adolescente.
    Leitmotiv presente in tutte le storie che in questo romanzo diventa il centro, per arrivare alla conclusione che, se la donna non sta bene (dal punto di vista della psichiatria invasiva che Dick stigmatizzava), l’uomo non è messo meglio; per trovare lei finisce per perdersi, mettendo allo scoperto tutta la propria debolezza.

    La canzone che Earl Grant stava cantando; quello era un modo per addomesticarci, per riplasmarci, modificandoci più e più volte con innumerevoli percorsi lenti. Il Creatore era ancora all’opera, continuava a plasmare ciò che in noi restava molle.

    ha scritto il 

  • 3

    Non tra i miglior di Dick

    Innanzitutto non è un libro di fantascienza, quindi se cercavate questo potete passare oltre.
    I simulacri sono solo una scusa per raccontare la solita storia d'amore psicotica di un alter ego di Dick ...continua

    Innanzitutto non è un libro di fantascienza, quindi se cercavate questo potete passare oltre.
    I simulacri sono solo una scusa per raccontare la solita storia d'amore psicotica di un alter ego di Dick con un clone di winona ryder versione schizo.
    La storia si sviluppa nella solita maniera grunge che rende comunque coinvolgente la lettura e non fa rimpiangere di aver scelto il libro.
    Direi che è il meno bello dopo: un'oscuro scrutare

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto nel 1962, venne pubblicato solo dieci anni più tardi.
    Con questo romanzo, Philip Dick testimonia il suo cocente desiderio di non essere rigidamente ingabbiato nel contenitore fantascientifico. ...continua

    Scritto nel 1962, venne pubblicato solo dieci anni più tardi.
    Con questo romanzo, Philip Dick testimonia il suo cocente desiderio di non essere rigidamente ingabbiato nel contenitore fantascientifico. Pur essendo ormai considerato uno dei massimi maestri del genere, il grande scrittore statunitense si è cimentato in prove narrative di più ampio respiro, con il risultato di avere creato una vera poetica, coerente nelle sue variegate prospettive. Romanzi come “Confessioni di un artista di merda”, “In terra ostile”, “L’uomo dai denti tutti uguali” non hanno nulla di fantascientifico. Tuttavia, attraverso quel loro modo di parlare dell’uomo sempre alla ricerca di se stesso, nella travagliata necessità di distinguere il sogno dalla realtà, la finzione dall’autenticità, alimentano la profonda tematica presente in tutti gli scritti dickiani. La vera ossessione dello scrittore fu quella di cercare il vero bandolo della matassa, il senso e le ragioni di una realtà che sempre sfugge ad ogni nostra classificazione.
    “L’androide Abramo Lincoln” si colloca su una via di mezzo. L’argomento fantascientifico c’è, eccome! Ma alla fine risulta diluito in un’ampia narrazione che mette al centro l’uomo, il suo bisogno di amare, di realizzarsi e di sfuggire alla subdola minaccia della psicosi.
    Louis Rosen racconta in prima persona. In risalto stanno lui, la sua famiglia e il socio in affari, Maury Rock. Con quest’ultimo si barcamena nella realizzazione e nella vendita di organi elettrici e spinette… fino a quando il tecnico Bob Bundy e la squilibrata, bella figlia di Maury (Pris) non realizzano un androide. Gli danno l’aspetto, il nome e la personalità di Edwin M. Stanton, ministro della guerra ai tempi del conflitto civile tra nordisti e sudisti. E allora, perché non aggiungere un altro simulacro che porti i connotati di Abramo Lincoln? Ma si potrebbe anche riprodurre colui che lo aveva assassinato, in quel lontano 1865. Quindi è lecito vagheggiare l’affare del secolo: riprodurre la guerra civile americana a beneficio dei contemporanei e della loro voglia di sapere. Ma si mette di mezzo un industriale miliardario di Seattle, che ha idee diverse: acquistare la fabbrica o il brevetto della Rock & Rosen per attuare un losco affare riguardo l’imminente colonizzazione della Luna.
    A complicare il tutto c’è l’affascinante e stramba Pris, che accalappia il povero Rosen e lo porta a dubitare della sua stessa sanità mentale.
    Ancora una volta troviamo gli androidi. Come già nei romanzi “I simulacri” e “Ma gli androidi sognano pecore elettriche”, qui ci troviamo in quella dimensione allucinata e indistinta dove il robot è qualcosa di molto più evoluto di una semplice congegno, proprio perché simula l’uomo in tutto e per tutto.
    È un racconto di grande fascino, pieno di interrogativi e di questioni che ben si aprono a una speculazione di carattere filosofico. Si può considerare un’opera fantascientifica, ma anche realistica e autobiografica: una vera e propria indagine su quel terreno dove sfumano i confini tra reale e irreale, tra verità e inganno.

    Giuseppe Novellino
    http://www.pescepirata.it
    http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic.php?f=43&t=2403

    ha scritto il 

  • 3

    ** e 1/2

    Non il migliore di Dick, ma fortemente introspettivo e autobiografico.
    La perla di questa edizione è proprio la spiegazione dell'autore in fondo al libro: un ulteriore passettino nel fantastico univer ...continua

    Non il migliore di Dick, ma fortemente introspettivo e autobiografico.
    La perla di questa edizione è proprio la spiegazione dell'autore in fondo al libro: un ulteriore passettino nel fantastico universo Dickiano. Grazie.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo che ho letto di Dick e devo dire che non mi ha deluso.
    Sul mio blog ho fatto una recensione accurata di questo romanzo :
    http://capitolonero.blogspot.it/2012/10/landroide-abramo-lincoln-phili ...continua

    Il primo che ho letto di Dick e devo dire che non mi ha deluso.
    Sul mio blog ho fatto una recensione accurata di questo romanzo :
    http://capitolonero.blogspot.it/2012/10/landroide-abramo-lincoln-philip-k-dick.html

    ha scritto il 

  • 5

    Quella ragazza di nome Pris

    Arrivato alle battute finali di questo capolavoro (Lo fu pure Le stimmate di Palmer Eldritch, e lo saranno gli altri 50 romanzi e passa che mi rimarrano ancora di Philiph K. Dick, ne sono fermamente c ...continua

    Arrivato alle battute finali di questo capolavoro (Lo fu pure Le stimmate di Palmer Eldritch, e lo saranno gli altri 50 romanzi e passa che mi rimarrano ancora di Philiph K. Dick, ne sono fermamente convinto) la prima esclamazione materializzatasi nelle mia mente fu: "Che figlia di puttana!". E credo non esista espressione più recondita per descrivere la figura di Pris, ragazza diciottenne dai lunghi capelli neri....schizofrenica. Il romanzo ruota attorno a lei, ma non è la protagonista. Ne sono rimasto affascinato. Mi è capitato di essere stato abbagliato più volte da personaggi cui scrittori davano a loro anima e corpo, ma qui Philiph K. Dick fa di questa Pris una personificazione di un tipo di ragazza che "ogni uomo ammira, a cui finisce per legarsi, di cui non riesce a liberarsi...e dalla quale finisce per lasciarsi distruggere, con sua somma gioia".
    Affascinante. Affascinato da una narrazione magistrale. Esiste un piano invertito in questo capolavoro. L'androide Abramo Lincoln, creato in laboratorio, riportato in vita, insieme di circuiti, relè, schede di memoria, ma con qualità umane e visibili spasmi di depressione e Pris, la "figlia di puttana", ragazza apparentemente psicotica, con passati da ricoveri in cliniche fin da piccola (e forse con spettri di abusi sessuali) ma sostanzialmente fredda, lucida ed intelligente, calcolatrice.
    Concludo. Un libro che lascia atterito dalla Somma descrizione e relative vicende dei suoi personaggi, descrizioni ottimamente scorrevoli, mai pesanti. Umani o androidi qual essi siano. Una storia d'amore, ma anche fantascienza, non pura ma una sua forma ibrida, ma di una dignità signori......."che figlia di puttana!!"

    ha scritto il 

  • 3

    decisamente non il miglior dick, ci sono molti spunti ai quali p.k. si rifà in "do androids dream of electric sheep" o in altri racconti sui simulacri, ma il libro è lento e poco accativante, si legge ...continua

    decisamente non il miglior dick, ci sono molti spunti ai quali p.k. si rifà in "do androids dream of electric sheep" o in altri racconti sui simulacri, ma il libro è lento e poco accativante, si legge la volonta di dick di scrivere qualcosa non di fantascienza, inserendoci però elementi fatascentifici quali appunto i simulacri, che però hanno un ruolo decisamente minoritario nella sotria. l'esperimento a mio avviso non è riuscito. molto interessante invece la finale di Dick che chiude questa edizione, in cui racconta le sue idee sul libro sul personaggio di Pris e su alcune delle sue relazioni. il vero dick comunque è altro

    ha scritto il 

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