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L'angelo azzurro

Di

Editore: Newton Compton editori

3.6
(317)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 190 | Formato: Non rilegato

Isbn-10: 885411393X | Isbn-13: 9788854113930 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Anna Reali ; Prefazione: Italo Alighiero Chiusano

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Questo romanzo, insieme all'omonimo film del 1930 di Joseph von Sternberg, è diventato motivo di culto per più di una generazione. Il tirannico Raat, professore di un liceo tedesco, strenuo difensore dell'ordine costituito e delle sue ferree leggi, si scopre suddito della passione e si rovina per amore di una canzonettista incontrata in un locale infimo, "L'angelo azzurro", nome ormai indissolubilmente legato alla celeberrima interpretazione cinematografica di Marlene Dietrich. Gradualmente il professore si distacca dai valori borghesi e inscena una sorta di rivolta anarchica contro le convenzioni che dominano l'ambiente della piccola città di provincia teatro della vicenda. Nella rappresentazione di questa ribellione penosa ed esasperata sta la maestria di Mann, come anche la ragione della imperitura fortuna del romanzo. A una lettura più attenta, inoltre, "L'angelo azzurro" rivela tutte le caratteristiche di una critica politico-sociale impietosa della decadence borghese, impersonata dal rigido e rispettabile, via via sempre più grottesco, lascivo e disperato, professore di liceo.
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  • 0

    Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
    forse quella che sola ti può dare una lezione
    quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
    quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie

    ha scritto il 

  • 3

    "Amore e odio si gonfiavano e ingigantivano a vicenda; Unrat aveva ormai la visione allucinante dell'umanità sconfitta e implorante pietà; della cittadina distrutta e deserta; di un mucchio d'oro e di sangue, coagulantisi nel grigio-cenere della fine di

    tutte le cose"


    Povera esistenza quella che trascorre, meglio che vien sprecata, nell'attesa del fallimento dei propri nemici (ma son poi veri nemici?). Meschina gioia quella di chi sa trarre felicità soltanto dalla rovina degli altri (che poi questi altri sappiano ripulirsi tanto in ...continua

    tutte le cose"

    Povera esistenza quella che trascorre, meglio che vien sprecata, nell'attesa del fallimento dei propri nemici (ma son poi veri nemici?). Meschina gioia quella di chi sa trarre felicità soltanto dalla rovina degli altri (che poi questi altri sappiano ripulirsi tanto in fretta da far dimenticare a tutti le scelleratezze commesse, le infamie perpetrate, diventa ulteriore, amara beffa per il povero avversario inacidito, logorato da un'ossessione che nasce nella sua mente e lì si consuma, bruciando anche lui).
    Piccola resta la vita del professor Raat (insegnante di ginnasio chiamato da tutti, con uno spregio contaminato da una punta d'affetto, Unrat, ovvero "spazzatura"), stretta tra incubi senza tregua e l'amore sbagliato, eccessivo per una ballerina di locali notturni (l'artista Rosa Fröhlich).
    Tutti i personaggi de L'angelo azzurro cadono disordinatamente e senza alcuna grazia; intorno a loro ambienti angusti (resi egregiamente dalla scenografia espressionista nel film di von Sternberg) si piegano a chiudere ogni spiraglio, a rubare alla vita le ultime molecole d'aria.
    Heinrich Mann, dal canto suo, li lascia precipitare, preparando con cura il fango nel quale finiranno per rotolarsi. Al lettore non resta che assistere alla dissoluzione di queste ombre, appassionandosi un poco ai destini di coloro che, durante la caduta, guardano in alto, a cercare le stelle (e forse non appare poi così paradossale che coloro che guardano in alto siano i giovani, ricchi, ribelli, poeti, alunni contro i quali Unrat combatte la propria ferocissima guerra).

    ha scritto il 

  • 5

    "Il professor Raat sembrava uno di loro che alzatosi dal banco si fosse posto in cattedra"
    I suoi alunni lo chiamano "Unrat" spazzatura e hanno ragione la cosa di cui non sono abbastanza consapevoli è il motivo : riversare su di lui il disprezzo che sentono per se stessi che sono spazzatura ...continua

    "Il professor Raat sembrava uno di loro che alzatosi dal banco si fosse posto in cattedra"
    I suoi alunni lo chiamano "Unrat" spazzatura e hanno ragione la cosa di cui non sono abbastanza consapevoli è il motivo : riversare su di lui il disprezzo che sentono per se stessi che sono spazzatura quanto e più di lui perchè l'unica persona a cui non si può mentire e farci passare per qualcosa di diverso da quello che siamo è noi stessi.
    Ecco la spazzatura su cui le altre spazzature vogliono riversare la propria si prende la rivincita e li colpisce uno alla volta mostrandogli l'enorme quantità di spazzatura che hanno dentro gli studenti figli dei borghesotti della cittadina di provincia tedesca dell'ottocento e i loro genitori che sono la fotocopia dei loro figli con la pancetta e i capelli ingrigiti. Lo fà usando uno degli strumenti più pericolosi per gli uomini : la bellezza l'attrazione la sensualità delle donne.
    L' "Angelo azzurro" indifferente alla sua bellezza agli uomini alla vita e alla spazzatura che ha intorno.
    L'urlo finale dell'ex alunno contro Unrat l'ostinato inossidabile eterno invincibile irriducibile trascendentale tentativo dell'uomo di scaricare la propria spazzatura sugli altri mi fa pensare con banale ma inevitabile tristezza che spazzatura è il genere umano.

    ha scritto il 

  • 3

    "Per non perdere il suo favore, per avvicinarsela, perchè di lei aveva bisogno, perchè gli faceva paura, si esponeva più di quanto non facesse solitamente con la massa."

    ha scritto il 

  • 4

    Un tirannico professore di liceo tedesco,strenuo difensore dell'ordine costituito e delle leggi ferree,si scopre suddito della passsione e si rovina per amore di una canzonetista incontrata in infimo locale.questo romanzo non è solo una caricatura pur incisiva della scuola tedesca in epoca guglie ...continua

    Un tirannico professore di liceo tedesco,strenuo difensore dell'ordine costituito e delle leggi ferree,si scopre suddito della passsione e si rovina per amore di una canzonetista incontrata in infimo locale.questo romanzo non è solo una caricatura pur incisiva della scuola tedesca in epoca guglielmina,ma,a una lettura più attenta,rivela tutte le caratteristiche di una critica della decadenza borghese,attraverso la vicenda tragico-grottesca del suo personaggio principale. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline a Heinrich non perché non riesca (io) a prescindere dalla Grandezza di Thomas, ma perché non mi ha colpito. Non eccessivamente.. C'è chi la considera un'opera complessa e ben strutturata; a me per adesso sembra che manchi un po' di scioltezza, di disinvoltura nella narrazione, e che ...continua

    Due stelline a Heinrich non perché non riesca (io) a prescindere dalla Grandezza di Thomas, ma perché non mi ha colpito. Non eccessivamente.. C'è chi la considera un'opera complessa e ben strutturata; a me per adesso sembra che manchi un po' di scioltezza, di disinvoltura nella narrazione, e che tutto sia estremamente controllato. Persino inverosimile - dài, il professor Unrat vede il locale dove canta la Fröhlich così, come se all'improvviso trovasse un'oasi in un deserto -. Però il tema è senz'altro interessante, magari scopro diverse interpretazioni alla fine della lettura; e ricordiamo che per l'epoca in cui fu pubblicato (il 1906 mi pare?), fu un romanzo sovversivo per la sua critica feroce e caustica quasi alla società dei padri ed all'istituzione scolastica di matrice guglielmina.

    ha scritto il 

  • 2

    L'angelo che non spicca il volo

    Premetto che al più presto vedrò il film e spero che sia più entusiasmante del libro... Trama bella e di sicuro intraprendente per l'epoca. Peccato che Mann sfracassa i maroni all'ennesima potenza con il suo stile. Se suo fratello è pesante, lui lo è il doppio perchè ben appunto non è il fratello ...continua

    Premetto che al più presto vedrò il film e spero che sia più entusiasmante del libro... Trama bella e di sicuro intraprendente per l'epoca. Peccato che Mann sfracassa i maroni all'ennesima potenza con il suo stile. Se suo fratello è pesante, lui lo è il doppio perchè ben appunto non è il fratello (che ra cmq più genio e più bravo di lui). Detto ciò rimane il colpo di coda finale dove finalmente il libro scorre velocemente e con brio.
    Quanto son freddi e mosci sti crucchi!
    Il professor Unrat viene descritto nella sua complessità di personaggio solo nell prima parte del romanzo, dove è molto approfondita tutta la sua interiorità e i suoi tormenti. Peccato che però quando la storia si fa più interessante ci si dimentica di lui com persona e si pensa solo a narrare ciò che avviene. Per quanto riguarda Lei, L'angelo, ben poco si capisce e si sa di questo personaggio che rimane nebuloso e inafferrabile per tutto il tempo. Più che eterea, una visione (?) trasparente!

    ha scritto il 

  • 4

    Inaccessibile e ameno

    E'considerato un libro di culto e non a torto.Certamente è un'opera magistrale nel descrivere una certa epoca e un certo tipo di società. Una satira acre e mordace la percorre e ne svela la vena fortemente polemica e antiborghese. Quando però ti illudi di possederne l'anima, l'opera si ribella ...continua

    E'considerato un libro di culto e non a torto.Certamente è un'opera magistrale nel descrivere una certa epoca e un certo tipo di società. Una satira acre e mordace la percorre e ne svela la vena fortemente polemica e antiborghese. Quando però ti illudi di possederne l'anima, l'opera si ribella a qualsiasi classificazione, diventa sfuggente ed enigmatica, sfoderando una malia alla quale non vuoi più sottrarti. Il protagonista maschile poi è un inno alla creatività e resta indelebile nella memoria come poche altre invenzioni letterarie.

    ha scritto il 

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