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L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin

Una riflessione su musica colta e modernità

Di

Editore: Feltrinelli

3.1
(482)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 89 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8807721376 | Isbn-13: 9788807721373 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Musica , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
Secondo Hegel, la musica deve elevare l'anima al di sopra di se stessa. I ricercatori dell'Università del Wisconsin si sono invece fatti un'idea più prosaica della funzione della musica: hanno scoperto che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5 per cento. Alessandro Baricco esplora l'universo che va da Beethoven a Sting alla ricerca di indizi per ritrovare il senso della musica nella società contemporanea: polemizzando contro le rigidità formalistiche dell'avanguardia, con l'assolutezza della sua ricerca linguistica, e con il supermarket delle hit parade. Per recuperare invece un piacere che può essere innescato dalla spettacolarità sonora di un Mahler o di un Puccini e dalle infinite sottigliezze dell'interpretazione.
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  • 4

    La musica colta senza un'interpretazione che la faccia dialogare con il presente diventa uno spettacolo per mummie. Il tentativo di superare il classicismo romantico con l'atonalità della Nuova Musica è fallito, in quanto non si regge su altro che la negazione di valori sorpassati, ma non ha sapu ...continua

    La musica colta senza un'interpretazione che la faccia dialogare con il presente diventa uno spettacolo per mummie. Il tentativo di superare il classicismo romantico con l'atonalità della Nuova Musica è fallito, in quanto non si regge su altro che la negazione di valori sorpassati, ma non ha saputo costruire nulla. E in fondo ha bisogno dell'antico nemico (e delle mummie) per acquisire senso. Puccini e Mahler hanno provato ad interpretare la modernità, che è un grande spettacolo. La musica colta per essere moderna deve essere spettacolare, farsi cinema.

    ha scritto il 

  • 2

    Il titolo e la seconda di copertina erano accattivanti, i Barbari mi era piaciuto, quindi mi aspettavo un’analisi interessante sulla musica classica.
    Invece ho trovato un saggio logorroico e menoso, con alcune buone idee ripetute alla nausea per fare sfoggio di eloquio e di cultura, con que ...continua

    Il titolo e la seconda di copertina erano accattivanti, i Barbari mi era piaciuto, quindi mi aspettavo un’analisi interessante sulla musica classica.
    Invece ho trovato un saggio logorroico e menoso, con alcune buone idee ripetute alla nausea per fare sfoggio di eloquio e di cultura, con quella sensazione di “io che ne so e so anche parlare benissimo ora faccio un temino delle superiori così prendo un bel 10 e la prof va in brodo di giuggiole perché so usare la punteggiatura e parole di almeno 4 sillabe”.
    Alcune idee ci sono e sono interessanti, va riconosciuto, ma essendo lo scopo più o meno dichiarato menarsela non sono esplicate per bene, perché si da per scontato che il lettore sia appassionato e profondo conoscitore della musica classica; il che, per un saggio che avrebbe la pretesa di spiegare come la musica classica di apre alla modernità non è gran che, visto che il risultato è che se non sei un fighetto frequentatore di “musica colta” automaticamente rischi di capire la metà di quel che dice.
    Complessivamente bocciato.

    ha scritto il 

  • 3

    Riflessione molto interessante su musica colta (comunemente detta "classica" ) e modernità. Sarebbe stata ancora più efficace se condensata nella metà delle pagine...

    ha scritto il 

  • 3

    LA MODERNITÀ SPETTACOLARIZZATA

    Nel 1992, un trentaquattrenne Baricco – laureato in filosofia con Gianni Vattimo e già autore di un libro su Rossini – riflette sulla relazione tra musica “colta” e modernità in un testo dal titolo L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin.
    Il libro è diviso in quattro saggi: l’idea di mus ...continua

    Nel 1992, un trentaquattrenne Baricco – laureato in filosofia con Gianni Vattimo e già autore di un libro su Rossini – riflette sulla relazione tra musica “colta” e modernità in un testo dal titolo L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin.
    Il libro è diviso in quattro saggi: l’idea di musica colta, l’interpretazione, la Nuova Musica, la spettacolarità.

    Il resto su IL PICKWICK: http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/324-la-modernit%C3%A0-spettacolarizzata

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ma che titolo è mai questo!? Sembra una presa in giro per lettori sprovveduti che, però, non volendo cedere alla provocazione, vanno a fondo e si ritrovano in un mondo di passione e di poesia, tanto che, alla fine, elaborano una propria spiegazione, la mia è questa: dal mondo fantasioso ed ingeg ...continua

    Ma che titolo è mai questo!? Sembra una presa in giro per lettori sprovveduti che, però, non volendo cedere alla provocazione, vanno a fondo e si ritrovano in un mondo di passione e di poesia, tanto che, alla fine, elaborano una propria spiegazione, la mia è questa: dal mondo fantasioso ed ingegnoso della teoria a quello più tangibile e non meno ingegnoso della pratica.
    Il tema fondamentale è la musica, in particolare ”Musica Colta e Nuova Musica”, per avere l’opportunità di offrire delle risposte parziali a domande infinite, ma anche per analizzare le stesse alla luce di un passato difficile da mantenere vivo con gli stessi punti di riferimento e di un presente, più o meno recente, che ha pretese di aprire orizzonti diversi in nome di una ”modernità” tutta da (ri)definire. Nulla da obiettare, purché, al fuori e al di sopra di tutto, - leggi anche commercializzazione - non si trascuri il ” piacere” sia dell’interpretazione che dell’ascolto.
    Quindi, dall’idea di musica in cui sono immanenti valori come ” cuore, spirito, verità” che servono ad elevarla sul piano ” spirituale e filosofico” alla sua manifestazione e rivelazione a fruitori/ascoltatori che, però, non ne conoscono, veramente, la sua genesi, il suo sviluppo ed il suo scopo. ”Idea e divenire” sono alla base del sentire immediato e del suo sviluppo nei tempi e nei luoghi più idonei, per cui facilmente si rischia che il passato si cristallizzi in schemi difficili da rimuovere, mentre il presente, inteso in senso lato, mirerebbe ad una frattura di codici che non può, per la sua naturale spinta progressista e rigeneratrice, più riconoscere.
    Azione e reazione sarebbero, pertanto, l’espressone più prossima di verità troppo scontate che rischiano di morire per mancanza di ‘fiato’ e di verità da (ri)scoprire per rendere vivo il valore intrinseco dell’espressone musicale, un diverso approccio perché la parola ‘musica’ conservi il suo significato/valore che altri non è che ”idea che diventa”. Fondamentale, come afferma Baricco, è ”la prassi dell’interpretazione”, la sola che può offrire al ”prodotto musicale...’una vita seconda’” per assurgere ad ”opera d’arte”, un diritto sacrosanto per affermare, nella sua ‘spiritualità’, la sua vitalità oltre il paesaggio/tempo reali, garantita dalla sua capacità di spingersi in una sfera trascendentale.
    ”La musica è suono ed esiste nel momento in cui la si suona: e nel momento in cui la si suona non si può fare a meno di interpretarla.

    ha scritto il 

  • 4

    A. Baricco - L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Feltrinelli, 2009)

    www.laorilla.it


    Era il 1992 quando un quasi sconosciuto Alessandro Baricco scriveva di critica musicale. L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin raccoglie quattro saggi d’argomento musicale (per l’appunto) che polemizzano in diverso modo la tendenza piuttosto diffusa, e comunque spesso ...continua

    www.laorilla.it

    Era il 1992 quando un quasi sconosciuto Alessandro Baricco scriveva di critica musicale. L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin raccoglie quattro saggi d’argomento musicale (per l’appunto) che polemizzano in diverso modo la tendenza piuttosto diffusa, e comunque spesso vittima di inutili pregiudizi, a classificare la musica in generi di serie A e B. Un lavoro suggestivo, ma di non facile lettura. Siamo evidentemente lontani dal Baricco maturo che conosciamo e apprezziamo per la sua immediatezza e limpidezza di scrittura. Se il suo intento, senza dubbio lodevole, era di stimolare il lettore alla riflessione sui misteri della musica considerata 'colta', l’obiettivo resta raggiunto solo in parte. Colpa del linguaggio, difficile, farinoso, forse troppo ricco di riferimenti teorici e, di conseguenza, non per tutti. È una densità di scrittura che limita la comprensione di chi la musica l’ascolta, emotivamente, e senza supporti tecnico-teorici.

    Quando è nata la musica cosiddetta colta? Davvero si rivolge a un pubblico di nicchia? Perché risulta legata (a nodo strettissimo) ai rigidi cliché della classificazione di genere?

    Partendo dalla contrapposizione tra l’assunto hegeliano per cui missione santificatrice della musica è elevare l’anima al di sopra di se stessa, e uno studio dell’Università del Wisconsin che dimostra come la produzione del latte aumenti del 7,5% se le mucche ascoltano musica sinfonica, Baricco costruisce le sue argomentazioni passando dalla complessa spiritualità innovativa e anticommerciale di Beethoven, alla spettacolarità del cromatismo teatrale melodrammatico di Puccini, fino alle sinfonie di Mahler, caratterizzate da un linguaggio musicale che anticipa certi carismi dell’inquadratura cinematografica fissa e muta. Al centro Baricco ci lascia la trascendenza interpretativa di Mozart e la ricerca continua e serrata della diversificazione dal resto, rappresentata dalla musica atonale di Schönberg. La musica colta «deve tornare ad essere idea che diventa e non parola d’ordine che si svuota nel tempo» e, per questo motivo, ha il dovere di essere ben radicata nel tempo in cui sorge e si evolve.

    L’opera d’arte non si fa, non si costruisce, né si concepisce, ma succede insieme agli accadimenti della storia e delle storie. Per questo, non può e non deve esistere una differenza netta tra colto e commerciale, tra sacro e profano: divisioni, queste, che irrigidiscono e, di conseguenza, contraddicono il significante della cultura, tout court. L’arte, per sua stessa natura, non si chiude, ma accoglie e raccoglie spunti. Continuamente. E continuamente si evolve, attraverso la gente. E, all’anima della gente, l’arte va restituita. Qui ed Ora.

    ha scritto il 

  • 3

    una riflessione sulla "grande musica" e la "buona musica"

    La storiella delle mucche, come anche quella secondo cui facendo ascoltare Mozart ai pancioni faccia nascere bambini più intelligenti, mi suona un po' come la favola che si racconta ai bambini sugli spinaci che ti fanno diventare come braccio di ferro pur di farglieli mangiare. Come l'amara medic ...continua

    La storiella delle mucche, come anche quella secondo cui facendo ascoltare Mozart ai pancioni faccia nascere bambini più intelligenti, mi suona un po' come la favola che si racconta ai bambini sugli spinaci che ti fanno diventare come braccio di ferro pur di farglieli mangiare. Come l'amara medicina descritta da Lucrezio nel "De Rerum Natura":
    -Come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli
    il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt'attorno al bicchiere,
    cospargono col dolce e biondo liquore del miele,
    perché nell'imprevidenza della loro età i fanciulli siano ingannati,
    non oltre le labbra, e intanto bevano interamente l'amara
    bevanda dell'assenzio e dall'inganno non ricevano danno,
    ma al contrario in tal modo risanati riacquistino vigore;-
    Ecco, l'amara medicina, sarebbe la musica classica,colta, la "grande musica", come piace a me definirla, quella che oggi è diventata prerogativa di certe èlites, ma si cerca tuttavia di ridarle vigore e maggiore diffusione in questi tempi bui di ignoranza musicale e di commercializzazione degradante. Ecco, Baricco ci ha provato in questo saggio, o meglio , ha cercato di darle nuova dignità adattata alla contemporaneità.

    "Buona parte della produzione Mozartiana, nacque con finalità analoghe a quelle di un 45 giri".

    Credo che in parte sia vero e che Mozart sia stato l'albero generatore del Rock. MA la cosa su cui mi sono trovata pienamente d'accordo è la critica che Baricco fa a tutti quelli che, usciti dai migliori conservatori musicali(che poi già il termine"conservatorio"è tutto un programma), si ostinano a voler preservare oggi una purezza ed un'originalità della musica classica che non esiste:

    -L'originale non esiste. Il vero Beethoven[...] è stato smarrito per sempre[...]qua si continua a fare i secondini di un prigioniero evaso ormai da tempo-

    Oggi si ci avvale dell'interpretazione, perché "l'interprete è il medium tra opera d'arte e tempo" e perché "le opere d'arte, e completamente quelle di suprema dignità, attendono la loro interpretazione".
    In tutto ciò mi sto guardando la7 e c'è la Parodi che mentre cerca di far cucinare Allevi, gli dice: "vabbeh, sarai una frana in cucina, ma hai il merito di aver portato la musica colta ai giovani".

    ha scritto il 

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