L'anno della morte di Ricardo Reis

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 28

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.1
(1383)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8481304891 | Isbn-13: 9788481304893 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Ricardo Reis è uno dei tanti nomi ("eteronimi", appunto) con i quali Fernando Pessoa, massimo scrittore portoghese del Novecento, firmava le sue opere. A questo puro nome José Saramago, con un'invenzione vertiginosa - che è l'omaggio, ma anche la dolce resa dei conti, di un grande nei confronti di un altro grande del passato prossimo - dà un corpo, e una storia, e un vissuto. Lo fa tornare da Rio de Janeiro a Lisbona nel 1935, anno della morte di Pessoa, e lo fa morire un anno dopo, giusto in tempo perché possa visitare la tomba del suo creatore.Ma in quell'anno, il 1936, non muore soltanto Ricardo, che non è mai nato: comincia anche a morire la grande civiltà europea, che Pessoa aveva onorato, e che ora pare soccombere nella morsa nazifascista di Salazar, Franco, Hitler e Mussolini, con la tragedia della guerra di Spagna a segnare un sanguinoso destino di catastrofe. L'eteronimo sopravvive al suo fattore per un tempo breve, ma sufficiente per fargli commiserare il genio sprecato, l'anacronismo di un altissimo umanesimo dato in pasto a un'epoca di mostri.E Saramago, in questa sofferta elegia, ritrova la felicità di un'affabulazione tanto ricca quanto dolorosa, in un miracolo di stile che riesce a far coincidere un vastissimo corredo di evocazioni liriche, di intimistiche nostalgie, di scavi abissali fino alla radice del senso dell'esistere, con la durezza adamantina della denuncia politica, con un impegno etico e civile vieppiù esaltato dalla singolarità del contesto: la Psiche, la Cultura e la Storia, per una volta, si danno felicemente la mano.
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    - Una stelletta a Saramago, perché è Saramago, e non mi sembra che serva aggiungere altro;
    - Una stelletta a Lisbona;
    - Una stelletta a Ricardo Reis, metafora di un'Europa che si avvia verso il suo tr ...continua

    - Una stelletta a Saramago, perché è Saramago, e non mi sembra che serva aggiungere altro;
    - Una stelletta a Lisbona;
    - Una stelletta a Ricardo Reis, metafora di un'Europa che si avvia verso il suo tramonto, un'Europa che assiste inerte ad avvenimenti epocali che non sa interpretare secondo i suoi parametri tradizionali, ma che porteranno a sconvolgimenti tali da segnare la fine del mondo così come lo conoscevamo;
    - Una stelletta a Lidia,
    - Una stelletta in meno perché richiede troppe conoscenze per poterlo apprezzare appieno, conoscenze su Pessoa e sul suo alter ego Ricardo Reis che io non possiedo, e questo ha sicuramente appesantito la lettura, rendendola a tratti quasi frustrante.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissima l'atmosfera rarefatta che riesce a portare avanti magistralmente per tutte le 400 pagine. La narrazione è lenta, ma riesce a non essere noiosa, benchè in realtà non avvenga praticamente nul ...continua

    Bellissima l'atmosfera rarefatta che riesce a portare avanti magistralmente per tutte le 400 pagine. La narrazione è lenta, ma riesce a non essere noiosa, benchè in realtà non avvenga praticamente nulla fino alla fine, in cui si assiste addirittura ad una rivoluzione. Concordo con chi prima di me ha scritto che servirebbe una più vasta conoscenza della storia portoghese (e di Pessoa) per comprendere appieno i significati meno evidenti.
    Confermo ancora una volta comunque il mio amore per lo stile di Saramago, moderno ed elegante.

    ha scritto il 

  • 3

    Il 30 novembre del 1935 morirono, nello stesso giorno, cinque fra i migliori scrittori portoghesi. Con la scomparsa di Fernando Pessoa non venne infatti solo a mancare la sua figura, ma anche quella d ...continua

    Il 30 novembre del 1935 morirono, nello stesso giorno, cinque fra i migliori scrittori portoghesi. Con la scomparsa di Fernando Pessoa non venne infatti solo a mancare la sua figura, ma anche quella dei suoi quattro "eteronimi", ovvero i quattro nomi d'arte che, in alternativa al suo, Pessoa utilizzò per firmare alcune delle sue principali opere letterarie: Álvaro de Campos, Alberto Caeiro, Bernardo Soares e Ricardo Reis.

    È proprio quest'ultimo che cinquant'anni dopo viene ripreso da José Saramago per "L'anno della morte di Ricardo Reis": lo scrittore portoghese omaggia il letterato più conosciuto del suo Paese rendendo protagonista del romanzo quel suo eteronimo, Ricardo Reis, portoghese emigrato in Brasile e rappresentante il lato più classico della letteratura occidentale. Nella storia di Saramago sarà lui, unico fra gli eteronimi a non avere una data di morte, a tornare a Lisbona all'indomani della scomparsa di Pessoa. In una Europa oramai prossima alla seconda guerra mondiale, lentamente cercherà di riprendere la normalità di una vita che oramai pensava di essersi lasciato alle spalle, percorrendo i suoi ultimi mesi di vita fra incontri con lo spirito di Pessoa e avvenimenti ben più terreni, come l'amore diviso fra una povera cameriera e una giovanissima ragazza malata. A far da contorno è però la guerra, sempre più incalzante, tanto che sarà essa a prendere negli ultimi capitoli la scena, abbandonando al nostro eteronimo uno spazio sempre più marginale.

    Il libro di Saramago è, appunto, un omaggio a Pessoa, e come tale va affrontato. Per chi Pessoa non lo conoscesse, "L'anno della morte di Ricardo Reis" risulterà un libro quasi indigesto e incomprensibile. La lentezza della narrazione e lo stile sembrano anch'essi ricalcare certi libri di Pessoa: "L'anno della morte..." è un libro principalmente "contemplativo", con diverse digressioni filosofico-letterarie, e non la storia avvincente che qualcuno si potrebbe aspettare. Anche il lungo finale, dove protagonisti sono i cambiamenti nella scena europea prossima all'arrivo del nazifascismo, riporta all'opera di Pessoa e a quanto l'autore, scomparendo quattro anni prima dello scoppio della guerra, ha lasciato con le sue opere letterarie. Saramago purtroppo non riesce a sostenere tutto il peso di un omaggio del genere: alcune immagini in questo libro rimangono vivamente impresse nel lettore, ma non è stato facile, almeno per me, leggerlo tutto di seguito, proprio per la pesantezza di alcune parti e per una trama che sembra spesso immobile, incapace di evolversi insieme al personaggio. Sono tre stelle e mezza, ma potrebbero diventare quattro a una lettura più coscienziosa.

    ha scritto il 

  • 4

    E' l'anno della morte di Ricardo Reis si ma morte volontaria, abbandono del mondo e quindi riscatto dell'inetto e irritante Reis che decide di andarsene, di morire, di lasciare un mondo, in cui i suo ...continua

    E' l'anno della morte di Ricardo Reis si ma morte volontaria, abbandono del mondo e quindi riscatto dell'inetto e irritante Reis che decide di andarsene, di morire, di lasciare un mondo, in cui i suoi valori sono sepolti, persi, sbagliati e in cui lui non è in grado di abbracciarne altri.
    Scrittura in punta di fioretto questa di Saramago, mescola con sapienza temi ostici, complessi, respingenti. La paura, l'inadeguatezza verso un mondo che cambia, che forse non abbiamo mai capito, che non ci appartiene. Siamo tutti storpi in fondo.

    ha scritto il 

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    Ho abbandonato “L’anno della morte di Ricardo Reis” a tre quarti.
    Di solito Saramago mi piace molto, ma per questo romanzo ho fatto proprio una gran fatica.
    Il problema, secondo me, è che per un porto ...continua

    Ho abbandonato “L’anno della morte di Ricardo Reis” a tre quarti.
    Di solito Saramago mi piace molto, ma per questo romanzo ho fatto proprio una gran fatica.
    Il problema, secondo me, è che per un portoghese questo libro è stupendo, o quanto meno per uno che conosca bene tutta l’opera di Pessoa.
    Dato che io non sono portoghese (non sono mai nemmeno andata in Portogallo) e non conosco tanto Pessoa ho capito metà delle cose che ho letto.
    Comunque è un romanzo interessante, che ha in sé tutta la genialità e la filosofia pratica di Saramago.
    Ricardo Reis è uno degli eteronimi di Pessoa.
    Un eteronimo è molto più di uno pseudonimo; è una sfaccettatura della personalità del poeta.
    Pessoa ne utilizzò diversi nella sua carriera letteraria, inventando per ognuno di essi una vita, con data di nascita e di morte, tranne che per Ricardo Reis.
    Medico portoghese emigrato in Brasile, non si sa in quale anno egli morì.
    Saramago se ne appropria e lo fa tornare a Lisbona nel 1936, anno della morte di Pessoa.
    Qui egli vive per un po’ in un albergo, intrecciando delle relazioni sentimentali con una delle cameriere e con un’ospite della struttura, salvo poi trasferirsi in un appartamento suo per riprendere la sua professione.
    La cosa curiosa è il fantasma di Pessoa che se ne va in giro per le strade della città, comparendo ogni tanto a Ricardo. Dico che è curioso perché sono l’uno l’altro, rendendo tutto sommato questo un romanzo che parla di Pessoa più che di Reis, anche se Saramago riesce a dare un involucro perfetto di carne e sentimenti a questo personaggio altrimenti etereo.
    Sullo sfondo c’è il 1936, il che vuol dire la guerra in Libia, l’avvento della dittatura franchista in Spagna, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania.
    Un libro da leggere con calma (forse non era il momento giusto per me) con quel pizzico di realismo magico che caratterizza questo autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Scopro Saramago da poco tempo. è infatti il secondo libro questo dopo il Vangelo secondo Gesù Cristo...letture difficili impegnative ma che appena riesci a immergerti sembra quasi di affogarne. Bellis ...continua

    Scopro Saramago da poco tempo. è infatti il secondo libro questo dopo il Vangelo secondo Gesù Cristo...letture difficili impegnative ma che appena riesci a immergerti sembra quasi di affogarne. Bellissimo, soprattutto se prima di leggerlo ci si informa un po' più a fondo della straordinaria mente e le involuzioni psico filosofiche di Fernando Pessoa...

    ha scritto il 

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    Noia

    E' il terzo libro di Saramago che leggo; mentre Cicità ed Il Vangelo secondo Gesù mi hanno emozionato sin dall'inzio in questo il sentimento prevalente è stata: noia. L'ho abbandonato senza dopo una 4 ...continua

    E' il terzo libro di Saramago che leggo; mentre Cicità ed Il Vangelo secondo Gesù mi hanno emozionato sin dall'inzio in questo il sentimento prevalente è stata: noia. L'ho abbandonato senza dopo una 40ina di pagine quindi non esprimo un voto.

    ha scritto il 

  • 5

    Certo di non aver esaurito la sua vita Pessoa Morto richiama, per i 9 mesi in cui, secondo la tradizione portoghese, i morti vagano sulla terra, ino dei suoi etronimi, l'esiliato politico monarchico ...continua

    Certo di non aver esaurito la sua vita Pessoa Morto richiama, per i 9 mesi in cui, secondo la tradizione portoghese, i morti vagano sulla terra, ino dei suoi etronimi, l'esiliato politico monarchico Ricardo Reis.
    Dona quindi carne, anima e passioni , anche solo per 9 mesi a questo fantasma che è il fantasma di un fantasma....
    Eccezionale opera di saamago, scritta con mano "pessoana", con citazioni , giochi di parole, che affascinano ogni amante di Pessoa....
    Vieni con me a sederti, Lidia, in riva al fiume.
    Serenamente osserviamone il corso ed impariamo
    come la vita passa, senza prenderci per mano.
    (Intrecciamo le mani).

    E poi pensiamo, bimbi cresciuti, che la vita
    Passa e non resta, nulla lascia e mai ritorna,
    Corre verso un mare lontanissimo, vicino al Fato,
    più degli dèi remoto.

    Lasciamoci le mani, non vale la pena stancarci,
    che si ricerchi oppure no il diletto, passiamo come il fiume.
    Meglio saper passare silenziosamente
    E senza grandi turbamenti.

    Senza amori, né odio o passioni che ingrossano la voce,
    Né invidia che troppo fa storcere gli occhi,
    Né ambasce, ché non si fermerebbe il fiume se ne avesse,
    E in mare sfocerebbe sempre.

    Amiamoci tranquillamente, pensando che potremmo,
    volendo, scambiarci baci e abbracci e carezze,
    ma che è meglio stare seduti uno accanto all’altra
    A sentire il fiume e a guardarlo andare.

    Cogliamo fiori, prendili tu e cingitene,
    Il collo, e che il profumo loro renda il momento dolce –
    quest’attimo in cui serenamente noi non crediamo a nulla,
    Pagani innocui della decadenza.

    Almeno se ombra sarò per primo, tu mi ricorderai
    Senza che il mio ricordo t’infiammi, ferisca o scuota,
    perché non ci prendemmo mai per mano, né ci baciammo,
    né fummo altro che bambini.

    E se prima di me pagassi l’obolo al barcaiolo mesto,
    Io pensandoti non avrò di che soffrire.
    Sarai dolce al mio ricordo quando ti penserò – in riva al fiume,
    pagana triste e con i fiori in grembo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ammaliante

    In assoluto uno dei libri più poetici, originali, suggestivi ed indimenticabili in cui abbia avuto la fortuna di imbattermi. Definisco senza esitazioni Saramago il mio scrittore preferito.

    ha scritto il 

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