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L'anno delle ceneri

Di

Editore: Nutrimenti

4.0
(23)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 889584260X | Isbn-13: 9788895842608 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il fatale destino di un amore impossibile, quello tra Masino e Ninetta, s’innesta in un lungo racconto delle origini, in un anno di svolta, il 1948, a Palermo, crocevia e snodo d’interessi e traffici che si protraggono nel presente. Il tessuto connettivo della borgata di Buon Riposo riflette l’Italia di oggi: gli affarucci e gli interessi di miseri e capetti, la contrapposizione destra-sinistra, l’ingerenza della chiesa e degli americani, e la legge non scritta che tutto ciò non deve cambiare. Che l’oracolo è una condanna.
E sulle ceneri della civiltà, dell’ideologia, delle credenze che hanno spesse e profonde radici nel mito, aleggia la voglia di rinascita, necessariamente altrove, e domina il racconto perché come dice Nofrio, il vecchio del ponte Ammiraglio, “raccontare è ricordare, dare la vita, salvarsi”.

Con questo romanzo d’esordio, sostenuto e incoraggiato da Vincenzo Consolo, Schillaci porta avanti una personale ricerca delle origini in cui la componente socio-politica e quella magico-esoterica si intrecciano senza soluzione di continuità, sullo sfondo della Sicilia del dopoguerra. Questa riscoperta dell’identità ancestrale parte dall’assunto che ogni fine sia inscritta nelle origini, e viceversa; con le parole di Nofrio: “Dov’è cenere fu fuoco”. E nel libro la cenere diventa emblema e simbolo: cenere di una civiltà, quella magico-religiosa, e di un’ideologia, il comunismo. Ma è anche cenere di un amore, quello per Ninetta, e di un sogno, quello di partire per l’America, in un finale che è l’inevitabile realizzazione dell’oracolo iniziale.
Partendo dalla cenere, Schillaci invita ad un viaggio nel passato che non ha niente di nostalgico, ma che è narrazione viva e appassionata di ciò che un tempo fu legno e fuoco.


Una Palermo profonda, vera, questa di Schillaci. Una Palermo non aulica, non gattopardesca, ma popolare, dell’antico quartiere della Guadagna, del Buon Riposo, nel periodo cruciale delle elezioni dell’aprile del ’48. Personaggi straordinari e una scrittura non di maniera che esprime il modo d’essere e di pensare dei popolani palermitani.

Vincenzo Consolo
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  • 3

    Ho letto 30 pagine e l'autore, pur scrivendo bene, non ce l'ha fatta a portarmi dentro; la storia non inizia, fatico a ricordare i personaggi e i nomi, eccede troppo nella cornice che vuole creare per dare l'atmosfera.
    Peccato.
    Ma forse merita una seconda possibilità.
    Però più i ...continua

    Ho letto 30 pagine e l'autore, pur scrivendo bene, non ce l'ha fatta a portarmi dentro; la storia non inizia, fatico a ricordare i personaggi e i nomi, eccede troppo nella cornice che vuole creare per dare l'atmosfera.
    Peccato.
    Ma forse merita una seconda possibilità.
    Però più in là, se non lo scambio prima.

    ha scritto il 

  • 0

    Cenere (d)alla cenere

    È il 1948 e nella borgata palermitana di Buon Riposo le cose non vanno affatto bene: c’è l’attesa per il fatidico 18 aprile, che vedrà trionfare la Democrazia Cristiana e la prima parola effettiva scritta sul libro della Repubblica italiana; c’è il popolo che suppone, parla, combatte e lavora, il ...continua

    È il 1948 e nella borgata palermitana di Buon Riposo le cose non vanno affatto bene: c’è l’attesa per il fatidico 18 aprile, che vedrà trionfare la Democrazia Cristiana e la prima parola effettiva scritta sul libro della Repubblica italiana; c’è il popolo che suppone, parla, combatte e lavora, il popolo che prega e che annaspa senza una guida. Ecco, perciò, gli ecclesiastici modellatori di coscienze e la mafietta locale regina di intrallazzi. Quella descritta da Giuseppe Schillaci, al suo esordio narrativo, è una scenografia negli anni modificata da quinte e fondali ma che, fondamentalmente, è rimasta immutata. Quasi lo scarpone ...Continua a leggere su Pub-lettori alla spina
    http://www.pubzine.eu/2011/07/02/cenere-dalla-cenere/

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto perché riesce a stare entro i margini che s'è scelto, senza (quasi) mai esagerare, senza scadere nel bozzettismo o nell'aspirazione di trasporre i Malavoglia nel XX secolo. Poteva essere un grande libro con un lavoro di editing più accorto, o forse semplicemente con un lavoro di edi ...continua

    Mi è piaciuto perché riesce a stare entro i margini che s'è scelto, senza (quasi) mai esagerare, senza scadere nel bozzettismo o nell'aspirazione di trasporre i Malavoglia nel XX secolo. Poteva essere un grande libro con un lavoro di editing più accorto, o forse semplicemente con un lavoro di editing, che eliminasse certe gratuità che vorrebbero sembrare misteri ma invece solo solo buchi nella narrazione, come gli affari dello zio o le morti a catena delle sorelle Bonanno. Resta però un buon libro, scritto con linguaggio asciutto ma mai arido.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Nelle intenzioni dell'autore, il romanzo vuole descrivere una Sicilia (ed in particolare una Palermo) fuori dagli stereotipi, e per questo l'autore immerge il lettore nella vita di una borgata nell'immediato dopoguerra, in un quotidiano di miseria e superstizione. Indubbiamente l'ambientazione "a ...continua

    Nelle intenzioni dell'autore, il romanzo vuole descrivere una Sicilia (ed in particolare una Palermo) fuori dagli stereotipi, e per questo l'autore immerge il lettore nella vita di una borgata nell'immediato dopoguerra, in un quotidiano di miseria e superstizione. Indubbiamente l'ambientazione "antropologica" è efficace, la lingua asciutta, l'uso del dialetto appropriato e ben inserito nel contesto narrativo.

    Nonostante questo, molti elementi del libro lasciano perplessi. Una serie di elementi chiave della vicenda narrativa sono appena accennati, senza alcuna credibilità, anzi lasciandoli così superficiali da far pensare che l'autore stesso non abbia un'idea chiara di cosa ci sia dietro la sua superficiale descrizione: le vicende del protagonista si svolgono sullo sfondo di una serie di oscuri traffici mai meglio descritti: misteriosi traffici di casse con la stella bianca che passano di mano nella notte, una cestaia che compra proprietà immobiliari una dopo l'altra, sempre grazie ai misteriosi non specificati traffici. Ed il nostro protagonista, uno spiantato con una bicicletta scassata, che recapita altrettanto misteriose buste dal contenuto mai specificato fra boss locali, parroci, politici, perfino il cardinale. Difficile non domandarsi perché tali altolocati personaggi dovrebbero affidarsi ad un disgraziato sulla bicicletta, e non pensare che avrebbero accesso a mezzi un po' più affidabili, anche nel 1949.

    Infine, l'eccesso di disgrazie nella famiglia di Ninetta, 3 figlie morte ai 17 anni, roba da far impallidire i Malavoglia. Un eccesso di disgrazie non necessario, il libro e la narrazione della vita nelle borgate sarebbero belli così come sono, senza questa sequenza di morti misteriose ed inspiegate. Un peccato, il libro, con un minimo di lavoro editoriale per smussare e rimuovere certi spigoli inutili sarebbe piacevole, un libro forte ed intenso. Ancora una volta, un libro che potrebbe beneficiare del supporto di un buon editore, che potrebbe aiutare ad incanalare la creatività dell'autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro assolutamente perfetto, non riesco a trovare un'altra definizione. Una narrazione dolorosamente ma appassionatamente realistica che non perde mai una meravigliosa vena poetica, non scade mai nel documentaristico. Un taglio originale da cui osservare le miserie attuali e passate del nostr ...continua

    Un libro assolutamente perfetto, non riesco a trovare un'altra definizione. Una narrazione dolorosamente ma appassionatamente realistica che non perde mai una meravigliosa vena poetica, non scade mai nel documentaristico. Un taglio originale da cui osservare le miserie attuali e passate del nostro popolo.Una Sicilia alle prese con le elezioni del 1948 e con la lotta per la perpetuazione dell'attuale, del codificato. Paragonabile solo a Silone e a Pirandello. Non abbastanza di destra per i giurati dello Strega, tant pis!

    ha scritto il 

  • 5

    È una voce autentica come poche, quella di Giuseppe Schillaci, che dalle pagine del suo L’anno delle ceneri celebra la profonda passione per la terra natale, la Sicilia, dilaniata al tempo delle elezioni politiche del ’48 dagli interessi particolari, dalle spartizioni operate dal potere politico ...continua

    È una voce autentica come poche, quella di Giuseppe Schillaci, che dalle pagine del suo L’anno delle ceneri celebra la profonda passione per la terra natale, la Sicilia, dilaniata al tempo delle elezioni politiche del ’48 dagli interessi particolari, dalle spartizioni operate dal potere politico ed economico che non trovano ostacoli di fronte all’accondiscendenza e alla piaggeria, all’ignoranza ammantata da pratiche sciamaniche e credenze popolari. Continua su www.libriconsigliati.it

    ha scritto il 

  • 4

    Un tuffo nel nostro recente passato che ci conferma, se ce ne fosse bisogno, di quanto non siamo ancora cambiati, anzi....
    siamo e siamo stati delle marionette in mano a pupari camuffati da benefattori.
    Un bel libro scritto con un linguaggio forbito e popolare che riesce magnificament ...continua

    Un tuffo nel nostro recente passato che ci conferma, se ce ne fosse bisogno, di quanto non siamo ancora cambiati, anzi....
    siamo e siamo stati delle marionette in mano a pupari camuffati da benefattori.
    Un bel libro scritto con un linguaggio forbito e popolare che riesce magnificamente a farti "assaporare" le situazioni.
    La mia opinione non vale niente, ma al giovane scrittore vorrei solo dire di continuare così.

    ha scritto il 

  • 5

    Di Giuseppe Schillaci conosco da tempo la vena narrativa e la capacità descrittiva, quasi cinematografica, di cogliere le sfumature di ogni singola immagine ed azione, dilatata e contratta nel tempo come dall’occhio attento di una cinepresa nell’ombra. Sagace, intelligente, ironico, coglie gli as ...continua

    Di Giuseppe Schillaci conosco da tempo la vena narrativa e la capacità descrittiva, quasi cinematografica, di cogliere le sfumature di ogni singola immagine ed azione, dilatata e contratta nel tempo come dall’occhio attento di una cinepresa nell’ombra. Sagace, intelligente, ironico, coglie gli aspetti più miseramente umani nelle vicende quotidiane e storiche, con una presa diretta che tradisce la consapevolezza del racconto documentaristico, qui però intessuto al tessuto umano e popolare dei vicoli e degli odori di una Palermo schiacciata da un ordine “prestabilito”, condito di superstizione, ignoranza e miseria, che ne impediscono e castrano alle radici ogni volontà di cambiamento. Il romanzo, tuttavia, non va letto come narrazione storica di una singola terra, la Sicilia, bensì va “assimilato” come testimonianza – romanzata, ma testimonianza – di un pezzo di storia italiana, fatta di intrighi, accordi “alti” e convenienze perché le “cose” non cambiassero.

    nc

    ha scritto il